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Carnevale nella tradizione

L' ultimo carnevale. Goya, de Sade e il mondo alla rovescia
Victor Stoichita e Anna Maria Coderch partono dai "Capricci", la serie di immagini grottesche e violente in cui Goya smaschera vizi e ipocrisie della sua epoca, per analizzare l'opera dell'artista ma anche l'immaginario di fine Settecento, nel quale predominano i concetti di "rivoluzione" e di "carnevale", entrambi rivolgimenti di un ordine costituito. In quest'opera vengono presi in esame temi e immagini ricorrenti come i mondi alla rovescia, in cui le gerarchie tra servi e padroni, tra uomini e animali, maschile e femminile sono invertite; ma anche i mondi visionari di de Sade, attingendo da un vasto patrimonio di fonti che spaziano dai miti classici alla satira politica, dalla chimica alla letteratura carnascialesca.
Le maschere e i volti. Il «carnevale» nella letteratura italiana dell'Otto-Novecento
Professore ordinario di Letteratura italiana nell'Università del Piemonte Orientale, Giuseppe Zaccaria analizza in questo volume i modi e le forme in cui il carnevale diventa oggetto di rappresentazione nella letteratura italiana contemporanea. Parte dalla censura moralistica a cui è sottoposto da alcuni autori ottocenteschi (Manzoni, Sacchetti e Tarchetti) per analizzare quella sorta di estraneità esistenziale espressa da Verga e dallo Svevo di "Senilità", ed arrivare all'atteggiamento di Pirandello, Gadda, Eco che, nel "Nome della rosa", attua una rivisitazione postmoderna delle tematiche carnevalesche.
Dal carnevale veneziano al romanticismo musicale tedesco
Frutto di un accurato lavoro di ricerca, questa affascinante indagine prende avvio nella Venezia del tardo Settecento per comprendere il “malinteso fortunato” che portò l’aristocratico Carlo Gozzi a essere con le sue Fiabe ispiratore dei Romantici tedeschi e non solo. Lucilla Castellari analizza così Le fate, prima opera compiuta di Richard Wagner, per rivelarne la genesi, i contenuti, gli influssi, i legami con le successive creazioni wagneriane.
Una storia d’amore tra un comune mortale e una fata è il tema de La donna serpente, la fiaba gozziana presa a modello da Wagner per le sue Fate. Dallo studio del rapporto fra i due testi emergono elementi sorprendenti. Tra i meriti di questa ricerca, l’occasione di approfondire la conoscenza di un periodo della vita di Wagner - i suoi vent’anni - tra i meno esplorati. L’ampia e articolata indagine su Le fate rivela una creazione, sia pur aurorale, in cui il talento del giovane Wagner - come musicista e drammaturgo - si esprime in forme già stupendamente mature.
I canovacci della commedia dell'arte
È stato Ludovico Zorzi, negli anni Settanta e primi Ottanta, a lavorare sistematicamente sui canovacci della Commedia dell'Arte nell'intento di ottenerne il quadro completo a livello di inventario e di trascrizioni, e avere dunque gli strumenti per comprendere nel profondo la natura e i meccanismi del teatro "all'improvviso". La morte dello studioso, nel 1983, ha interrotto questo imponente lavoro, ma alcuni suoi allievi hanno continuato a studiare in quella direzione. Una di loro, Annamaria Testaverde, con la collaborazione di Anna Evangelista, riunisce ora in questo volume una cospicua raccolta dei più interessanti canovacci, o scenari che dir si voglia, tutti tratti da stampe o manoscritti seicenteschi. Sappiamo che, a partire dalla fine del Cinquecento fino a Goldoni, si recitava "a soggetto". Ma che cosa erano i soggetti? Com'erano scritti? Quali le loro caratteristiche linguistiche? Nel presente volume ne vengono raccolti settantatre fra quelli messi in scena nel periodo d'oro della Commedia dell'Arte: il Seicento. Leggendo questi canovacci si può capire il livello culturale degli attori-autori che li scrivevano: le conoscenze dei classici da un lato, l'inestricabile gioco dei debiti e dei crediti con il coevo teatro spagnolo, inglese e francese dall'altro.
Arlecchino servitore di due padroni. Con videocassetta
Il cofanetto contiene un libro con il testo della commedia goldoniana in un'edizione curata da Guido Davico Bonino con postfazione di Paolo Bosisio. Al testo goldoniano si aggiunge un saggio che racconta la fortuna teatrale di Arlecchino da prima di Goldoni a Strehler, e oltre. Insieme al libro è offerto una videocassetta con la prima versione integrale in video dell'"Arlecchino servitore di due padroni" diretto da Strehler nel 1973. È l'edizione detta "dei carri" interpretata da Ferruccio Soleri.
Il teatro e la maschera. Arlecchino, Pantalone e compagnia. Alla scoperta dell'illusione ottica della maschera-viso e la natura dell'improvvisazione
«Volendo rappresentare la commedia stesa e finita come se fosse un albero, potremmo affermare che: le radici sono l'improvvisazione; il tronco costituisce l'analisi, la selezione e la ripetizione; i rami sono il lavoro del montaggio delle scene, e il verde fogliame è la trama dei movimenti e delle parole che i personaggi svolgono nell'arco dello spettacolo. Tutto è commedia rigogliosa, qualcosa si vede, qualcosa è nascosto, segreto: l'improvvisazione, le radici».

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