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In
un ristretto comprensorio a nord del fiume Esino, nella provincia
di Ancona, viene coltivato un vitigno rosso dalle alte qualità
che stava per essere abbandonato: il Lacrima. Esso fa parte di una
famiglia di vitigni molto antica e piuttosto intricata a
causa delle diverse varietà che ancora sono coltivate nel
centro e sud Italia. È da questo vitigno che si ottiene il
Lacrima di Morro d'Alba, un ottimo vino rosso che grazie al riconoscimento
D.O.C. ha ottenuto l'attenzione che meritava ed evitato l'espianto
del vitigno.
Il Lacrima ha un'estensione vitata piuttosto limitata che comprende
il territorio di sei comuni con al centro Morro d'Alba che dà
il nome al vino. Il disciplinare di produzione prevede che il Lacrima
di Morro d'Alba venga prodotto con uve provenienti dal vitigno Lacrima.
Possono concorrere alla produzione anche uve di Montepulciano e
Verdicchio, da sole o congiuntamente, per un massimo del 15%. La
produzione è piuttosto limitata (circa 50.000 ettolitri all'anno)
ma ha buone prospettive sul mercato e si prevede, per questo vino,
un futuro roseo poiché è indubbio che sia un vino
di qualità.
Viene imbottigliato in due epoche diverse alle quali corrispondono
due tipologie diverse di vino. Imbottigliato precocemente, tra febbraio
e marzo, si presenta nella tipologia "amabile"
poiché, non avendo svolto totalmente gli zuccheri, è
ancora dolce e leggermente frizzante. In questa versione è
da consumarsi nell'annata per assaporarne appieno la fragranza.
Va servito con il dessert e in particolare con la pasticceria da
forno. Imbottigliato invece a fermentazione completata, si rivela
un ottimo vino da pasto. Si beve giovane o dopo un moderato
periodo di invecchiamento di 2-3 anni. Il colore è rosso
rubino con sfumature violacee, il profumo, intenso e fruttato, ricorda
i frutti rossi e con l'invecchiamento il fruttato evolve
nel floreale con sentori di ginestra, corbezzolo, erica e mirtillo.
La gradazione alcolica minima prevista è di 11° e il
gusto ripropone note vinoso-fruttate con corpo importante e tendente
al morbido. Si serve alla temperatura di 15°C prevedendo qualche
grado in più se il vino ha subito un moderato invecchiamento.
Trova ottimi accostamenti con antipasti di pesce, con i primi con
salse a base di carne, con secondi piatti a base di carni bianche,
con fegatini o salsicce o con il piatto tipico della regione: i
vincisgrassi alla maceratese.
Le antiche origini di questo vitigno, che per tradizione veniva
coltivato insieme a olmi e aceri, sono testimoniate dalla storia.
Si narra infatti che quando Federico Barbarossa nel 1167
assediò la città di Ancona e scelse come dimora il
castello di Morro d'Alba, assaggiò questo prezioso vino rosso
che già allora era conosciuto e prodotto.
BIBLIOGRAFIA
C. Saracco, VINI DOC E ABBINAMENTI, Arnoldo Mondatori editore,
Milano, 1990
G. Cavazzana, L. Innocenti, T. De Rosa, LA MIA CANTINA, Edizioni
Librex, Milano, 1969
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