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Gentile lettrice,
non sono del tutto d'accordo con le ragioni del Suo relatore
a proposito dell'acquisto di vino sfuso nelle cantine di produzione.
Non è vero che acquistare il prodotto in damigiana significa
prendere fregature, bere vino di scarto o adulterato, anzi, se fossi
un produttore mi offenderei non poco.
Per quanto riguarda i conservanti non si può dire che non
ce ne siano perché la moderna enologia impiega normalmente
l'anidride solforosa per i vini in bottiglia come per quelli sfusi,
ma è un utilizzo consentito dalla legge e che prevede il
rispetto di alcuni limiti che devono essere certificati da analisi
di controllo del prodotto.
La vendita di vino sfuso per un'azienda è semplicemente
un ritorno economico in un periodo dell'anno in cui gli investimenti
sono elevati (soprattutto per la gestione del vigneto) e la produzione
della vendemmia non è ancora sul mercato.
Sono in parte d'accordo con quanto dice Lei a proposito dell'imbottigliamento
in casa, non tanto perché il vino che viene imbottigliato
in casa "non può" essere invecchiato, quanto per
il fatto che normalmente il vino che si acquista sfuso non è
una tipologia di vino adatta all'invecchiamento e questo varrebbe
anche se lo si acquistasse imbottigliato (fatte salve comunque le
possibili eccezioni).
È anche vero poi che in casa non si ha disponibilità
di attrezzature particolarmente sofisticate e anche utilizzando
bottiglie pulite e avendo tutti gli accorgimenti igienici del caso,
spesso si possono verificare inconvenienti di vario tipo (si veda
a questo proposito, in questa sezione "Cosa
fare se il vino imbottigliato ora frizza
").
Probabilmente il relatore del corso che Lei sta seguendo o ha una
personale convinzione sull'argomento alquanto sbagliata, o semplicemente
si fa portavoce di un'ideale generalizzato di marketing che cerca
di orientare il consumatore all'acquisto di vino imbottigliato e
non sfuso in nome della qualità con però, mi sia consentito,
un po' di esagerazione.
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