Giovedì 26 giugno 2008, presso il Castello Cinquecentesco dell'Aquila,
s'inaugura una grande mostra del pittore Giuseppe Fiducia (nato ad Anversa degli
Abruzzi, L'Aquila, nel 1952), spesso segnalato dalla critica come uno dei più
interessanti artisti italiani della sua generazione. La mostra, dal titolo GIUSEPPE
FIDUCIA : ALBE DISATTESE. Opere 1988-2008, comprenderà 80 opere, realizzate
appunto tra il 1988 e il 2008, e sarà visitabile fino al 31 agosto 2008.
Promosso dalla Presidenza della Giunta Regionale d'Abruzzo, con la collaborazione
della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Abruzzo,
della Sovrintendenza al Patrimonio Storico, Artistico ed Etno-antropologico
dell'Abruzzo, con il Patrocinio della Provincia dell'Aquila e del Comune dell'Aquila,
e la consulenza organizzativa dell'Associazione Culturale "Angelo Ribelle"
dell'Aquila, l'evento espositivo sar
documentato da un catalogo edito
da MAZZOTTA, con testi di Ottaviano Del Turco, Anna Imponente, Enrico Crispolti
e Silvia Pegoraro, curatrice della mostra.
GIUSEPPE FIDUCIA, che attualmente vive e lavora a Pescara, ha esordito nell'ambito
della mostra Condizioni di ricerca 1972 (Roma, Galleria Due Mondi, 1972), partecipando
successivamente ad importanti rassegne, come Alternative Attuali/ Abruzzo 1987,
curata da Enrico Crispolti e tenutasi proprio al Castello Cinquecentesco dell'Aquila
(1987). Il critico Mario De Micheli, in occasione di una personale milanese
di Fiducia nel 1982 , poneva al centro della sua arte "la tematica della
modernità in un mondo che non cessa d'avere radici in un retroterra arcaico",
riferendosi anche alla contestualit
sociologica della sua collocazione
geo-culturale in terra d'Abruzzo.
La sua pittura a olio su tela, di straordinaria perizia tecnica, è estremamente
originale per la sua doppia natura: da un lato, si nutre della più nobile
tradizione pittorica italiana, soprattutto quella del Cinquecento manierista,
dall'altro presenta una forte ascendenza fumettistica, come scrive Crispolti
nel suo testo in catalogo: "Non dimentichiamo infatti che Fiducia è
stato vicino a Andrea Pazienza, e lo è a Tanino Liberatore, dunque ad
un ambito molto avanzato, innovativo e vividamente spericolato del fumetto e
dell'illustrazione. E del resto il fumetto stesso Fiducia ha praticato con esiti
che hanno avuto fortuna anche fuori d'Italia".
L'arte di Giuseppe Fiducia si muove tra due poli psicologici : quello di un
intenso e singolarissimo vitalismo cromatico e quello di una sottile malinconia
(proprio Melanconia s'intitola un suo splendido dipinto del '95). Due poli che
l'artista ha saputo unire efficacemente, creando un'irripetibile simbiosi di
"reale" e "fantastico". Le cromie acide e i silenzi irreali
in cui sono immersi figure ed oggetti nei suoi dipinti producono un irripetibile
effetto di straniamento, che rende unica la sua figurazione.
E' una narrazione per immagini, quella di Fiducia, secondo uno stile unico
e immediatamente riconoscibile, che fonde le suggestioni del Manierismo di Rosso
Fiorentino, Pontormo, Bronzino, con l'esacerbata, tagliente eleganza della grafica
Jugendstil e Déco (Beardsley), e con l'immediatezza aggressiva dell'iconografia
Pop, del fumetto e dello story-board. A partire dal radicalismo critico e dall'impegno
socio-politico degli anni '70, questo artista ha tracciato un suo percorso alieno
da ogni snobismo, come da ogni intellettualismo di posa: Fiducia incarna la
figura di un artista che esce dalla sua torre d'avorio e scende in campo, entrando
in stretto rapporto, seppur dialettico e contrastato, con quel reale che poi
supera e trascende, guidandoci in un mondo che travalica la contingenza fenomenica
e la realtà sociale.
Nel corso degli anni '80 e '90 si è andata rafforzando la vocazione
narrativa della sua pittura, che si è fatta così sempre più
ansia di racconto, inarrestabile flusso di memorie e di sogni, architettura
di fiabe e di incubi del moderno. Crispolti ha evidenziato, nelle opere di Fiducia
a partire dagli anni '90, "meno espressionismo d'un tempo" , e invece
"più metafisica, più lucidità di visione, in una contestualità
non più urlata". Superata "la dimensione sociologica iniziale",
Fiducia è via via pervenuto a "una dimensione di valenza onirico-immaginativa",
a "situazioni che spaziano dal reale possibile all'irrealtà onirica".
E tutto ciò "Per dare figura tuttavia nuovamente, ma in modo più
sottilmente inquietante, ad uno spaesamento che sembra essere oggi d'ogni possibile
orizzonte, e non più soltanto di situazioni di comportamento".