Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 17 febbraio - 25 maggio 2008
Palazzo dei Diamanti inaugura la propria stagione espositiva 2008 con un'importante
antologica dedicata a Joan Miró - la prima nel nostro paese da oltre
venticinque anni - che rilegge per la prima volta la sua straordinaria parabola
creativa alla luce del suo rapporto con la terra. La mostra, organizzata da
Ferrara Arte e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, documenta gli esiti più
alti della carriera del grande artista catalano, dalla data della sua prima
personale, nel 1918, alle opere degli anni Ottanta, portando per la prima volta
in Italia molti tra i suoi massimi capolavori.
Tutta l'arte di Miró è segnata da un profondo attaccamento per
la nativa Catalogna, per la sua gente e le sue tradizioni. Nell'esposizione
il tema viene indagato nelle sue più ampie accezioni e simbologie, con
opere ispirate al mondo rurale e al culto delle origini, ai temi della sessualità
e della fertilità, a quelli legati alla metamorfosi, all'aldilà
e all'eterno susseguirsi di vita e morte. Sul piano formale, l'interesse di
Miró nei confronti della terra si manifesta in un'esaltazione della materia
e dei materiali che compongono l'opera d'arte, scelta che lo porta a raggiungere
soluzioni formali inedite e straordinarie, premessa fondamentale di importanti
correnti del Novecento, come l'Informale americano ed europeo.
La mostra, a cura di Tomàs Llorens, esplora l'affascinante intrecciarsi
di questi motivi nell'opera dell'artista e ne offre una nuova chiave di lettura.
A documentarla sono un'ottantina di opere di tecniche diverse - soprattutto
dipinti, ma anche disegni, collage, assemblaggi, sculture, litografie - provenienti
dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo.
Aprono il percorso della rassegna le opere ispirate all'ambiente rurale della
località catalana di Mont-roig, tra le quali La contadina del 1922-23,
dipinto emblematico della produzione di quegli anni, eccezionalmente concesso
in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. La tela è dominata dalla ieratica
e imponente figura femminile, signora del ciclo della vita e del rito quotidiano
del lavoro rurale, che partecipa in maniera originale del ritorno al classicismo
degli anni Venti.
La seconda sezione testimonia il contatto con l'avanguardia avvenuto a Parigi
e la nascita di un nuovo tipo di paesaggio, rarefatto e metaforico, nel quale
il mondo rurale di Mont-roig è evocato da lievissimi segni su fondi monocromi,
che richiamano la sostanza instabile e trasparente dei sogni. Tale processo
di progressiva astrazione e trasfigurazione del dato naturale inizia con Terra
arata del Guggenheim Museum, si accentua nel Paesaggio catalano (Il cacciatore)
del Museum of Modern Art, due opere capitali del 1923-24, entrambe provenienti
da New York, che questa mostra offre la rara opportunità di vedere affiancate,
e giunge a piena maturazione in una serie di dipinti che hanno come soggetto
il contadino catalano. In mostra ne sono esposte due versioni: quella bellissima
del Museo Thyssen-Bornemisza Madrid, scelta come logo della mostra, con la figura
sospesa su uno sfondo blu di Prussia come un'apparizione notturna e quella altrettanto
bella della National Gallery di Washington, solare e diurna, disegnata su un
fondo giallo chiaro che satura ogni centimetro della composizione. Il culmine
e il superamento di questa fase - segnata dall'adesione al surrealismo - è
rappresentato da dipinti dell'estate del 1927, quali Paesaggio (La lepre) del
Guggenheim e Paesaggio con coniglio e fiore della National Gallery of Australia
di Canberra. In queste tele di grande formato Miró rievoca una Catalogna
primordiale, dando vita ad un personale mito della genesi.
Raggiunto il successo, a partire dal 1928 Miró conduce una profonda
riflessione sulle componenti dell'opera d'arte, il cui esito sono i collage
e gli assemblaggi dei primi anni Trenta, come ad esempio l'Oggetto del MoMA,
costruzione del 1931, che rappresenta la prima incursione dell'artista del campo
della scultura. L'attrazione per l'elemento "terrestre" risveglia
un nuovo interesse per i materiali - scelti ed associati con assoluta libertà
e con raffinata ironia - che, da ora in avanti, divengono componenti fondamentali
del linguaggio dell'artista. Nei dipinti della seconda metà degli anni
Trenta, presentati nella sezione Figure plutoniche, Miró utilizza supporti
inusuali e una tavolozza dai colori violenti e vivaci, dando vita a paesaggi
che sembrano appartenere ad un altro mondo, popolati da creature misteriose.
In particolare, in una importante serie di dipinti su masonite eseguiti a Mont-roig
nell'estate del 1936, di cui in mostra sono per la prima volta riuniti cinque
esemplari, l'artista introduce materiali come caseina, pece, sabbia e ghiaia
raggiungendo un grado di espressività che precorre l'Informale.
Nel 1940 Miró lascia la Francia e fa ritorno in Spagna. Nella sua terra
trova ispirazione per un'ulteriore evoluzione: sperimenta la ceramica e torna
a cimentarsi, con rinnovata audacia, nell'impiego di nuovi materiali, adottando
soluzioni che rivelano un diretto rapporto con i recenti sviluppi dell'arte
americana ed europea. Attestano la vitalità di un artista ormai maturo
e coronato dal successo internazionale opere realizzate di getto, con macchie
di colore gocciolante e con inserti in corda, come la Composizione con corde
(1950) del Van Abbemuseum di Eindhoven, o assemblaggi che integrano materiali
inconsueti, come accade nel caso della Donna (1946), capolavoro della Fundació
Joan Miró di Barcellona, composta da un osso, una macina in pietra e
un filo d'acciaio.
L'ultima sezione della mostra è dedicata ai lavori realizzati, a partire
dal 1956, nel nuovo atelier di Palma di Maiorca, nei quali ricorre il formato
monumentale e la scelta di temi legati alla femminilità e alla sessualità
nel loro carattere primordiale e tellurico. Sono motivi che toccano le corde
più profonde della sensibilità dell'artista, come rivelano le
diverse interpretazioni che questa mostra permette di ammirare: dalle drammatiche
Donne, uccelli dipinte su grandi tele e carte, alle Donne in bronzo e in ceramica,
essenziali ed enigmatiche come idoli primitivi, fino agli assemblaggi che integrano
materiali sempre nuovi. Ancora in tarda età Miró continua infatti
a misurarsi con originali procedimenti operativi, alla ricerca di nuovi traguardi
espressivi, di cui è un esempio emblematico il ciclo di opere intitolato
Sobreteixim (1972-73).
La mostra si chiude con un capolavoro della tarda maturità esposto in
rarissime occasioni, Figure e uccelli nella notte (1974) del Centre Pompidou,
un immenso murale su tela dipinto con una pennellata gestuale, che evoca la
palpitazione oscura della notte e la potenza misteriosa dei principi vitali
della natura nella loro incessante trasformazione.
Mostra a cura di Tomàs Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione
con il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Comune di Ferrara, la Provincia
di Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara
e la Cassa di Risparmio di Ferrara.
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalla
domenica al giovedì dalle 9.00 alle 20.00, venerdì e sabato 9.00
alle 22.00. Aperto anche 23 e 24 marzo, 25 aprile e 1 maggio
Ingresso: intero 10.00, ridotto 8.00, scuole 4.00
Catalogo edito da Ferrara Arte Editore, a cura di Tomàs Llorens, con
testi di Tomàs Llorens e Marta Ruiz del Árbol
Per informazioni e prenotazioni:
Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064
e-mail: diamanti@comune.fe.it, WS: www.palazzodiamanti.it