Composta di circa 270 opere e divisa in 5 ampie sezioni, la mostra per
la prima volta in Italia tratteggia limportante vicenda della nascita
del paesaggio impressionista. Facendolo però da un punto di vista
molto più dilatato e così storicamente fondato. Infatti, la prima
sezione indicherà, attraverso lopera di Constable e Turner, le
maggiori preesistenze in Europa, al di fuori della Francia, nei termini della
più elevata qualità quanto a una nuova interpretazione del paesaggio.
Non è inutile ricordare, tra laltro, come Constable e Turner siano
stati fondamentali, il primo in modo particolare per gli artisti di Barbizon
e il secondo specialmente per Monet. Questo capitolo introduttivo sarà
già laffondo dentro una natura descritta e interpretata in modo
assai diverso rispetto al XVIII secolo. Con Constable seguendo le vie di un
realismo che si tramuta in lume nuovo sulle cose, e con Turner lungo i sentieri
di quella dissoluzione della natura nella luce e nel colore che conteranno così
tanto appunto per Claude Monet.
La seconda sezione, intitolata DallAccademia al primo plein air, intende
illustrare levoluzione del paesaggio da fondale scenografico, luogo in
cui accadono le storie della Mitologia e delle Sacre scritture, a genere in
cui la natura, pur non assumendo mai quella rilevanza che, negli stessi anni,
le era propria con lopera di Constable e Turner, viene consapevolmente
studiata dal vero da pittori come Granet, Constantin, Valenciennes e, naturalmente,
Corot. Artisti tutti che, soprattutto nei loro soggiorni italiani, sembrano
decisamente capovolgere il gusto della ricostruzione storica in favore di uno
sguardo più limpido sulla natura, finalmente accarezzata e amata, percorsa
da uno sguardo mai vuoto e inutile. Questa disposizione damore sarà
il punto di partenza anche per i giovani pittori impressionisti quando, qualche
decennio più tardi, si affacceranno sulla scena parigina.
Poi sarà limpressionismo a guadagnare gradualmente il centro
della scena. E, naturalmente, volendo spiegare cosa abbia rappresentato
per quel gruppo straordinario di pittori, il paesaggio, bisognerà partire
da Barbizon. Nella terza sezione infatti, intitolata Da Barbizon al primo paesaggio
impressionista, si avrà modo di misurare quale fu la vera, incredibile
novità introdotta da quei pittori, i cui esordi sono da ricondurre ai
primissimi anni trenta, riconosciuti come gli artefici di una rottura che segna
la fine dellascendente teorico ed estetico del paesaggio classico. La
natura non è più quella di unItalia pittoresca e idealizzata,
ma quella di una Francia scoperta gradualmente. Si inizia con lesplorazione
delle foreste attorno a Parigi, come Compiègne, Montmorency e Louveciennes.
Ma il luogo che, più di altri, rinvigorì il paesaggio contemporaneo
francese tra gli anni trenta e gli anni cinquanta, fu la foresta di Fontainebleau
con le sue frazioni, Barbizon, Marlotte e Chailly. Corot, Français e
Huet furono tra i primi a frequentare questi luoghi mitici, e vennero poi seguiti
da Diaz de la Peña, Rousseau, Daubigny e Courbet, solo per dire degli
artisti più celebri che hanno costituito un fondamentale ponte tra la
pittura accademica di paesaggio in Francia e gli impressionisti. Ai loro esordi
infatti Monet, Bazille, Sisley e Pissarro si ritrovano negli stessi anni a dipingere
in questo luogo mitico rielaborando la lezione dei maestri più anziani
e sviluppando in particolare unattenzione affatto nuova per il dato atmosferico
e limportanza della luce.
Intitolata Paesaggi dellimpressionismo, la quarta sezione abbraccia
oltre 150 opere, dunque il cuore vero di tutta la mostra. Non più
solo il paesaggio, ma i paesaggi. Un plurale che si rende necessario per raccontare
la ricchezza e diversità di visione che a partire dai primi anni settanta,
e fino agli albori del nuovo secolo, tanti pittori della generazione impressionista
hanno saputo tradurre nelle loro opere. In quasi quarantanni di pittura,
non solo matura e giunge a compimento il linguaggio impressionista più
universalmente noto, ma di lì si evolvono in modo assolutamente perentorio
singole figure di artisti che apportano ulteriori e più fecondi elementi
di novità. Se al primo momento dunque possiamo associare i nomi, tra
gli altri, di Sisley, Pissarro, Guillaumin e Caillebotte, i veri giganti di
questa irripetibile stagione sono Manet prima di tutti, e poi Gauguin, Monet,
van Gogh e Cézanne. Artisti il cui ruolo dominante è testimoniato
in mostra da ampi gruppi di opere di qualità assoluta.
Limpressionismo non nasce con un manifesto programmatico stilato in
un momento preciso da un maître à penser. E la prima esposizione,
presso lo studio fotografico di Nadar nellaprile del 1874, è solo
il battesimo ufficiale di un movimento. I cui protagonisti in realtà
si frequentavano già da diversi anni, stimolandosi a vicenda nella ricerca
di un linguaggio diverso da quello proposto nei Salon, di un modo nuovo di guardare
alla realtà e di farne esperienza. Questa sezione vuole dunque restituire
il senso di tale confronto continuo che ha animato le esistenze degli impressionisti,
del loro cimentarsi molto spesso su soggetti simili, nello stesso tempo o a
distanza di anni, in perfetta solitudine o luno a fianco dellaltro.
E sarà dunque anche inevitabile, e affascinante, verificare quanto lapporto
di un pittore sia leggibile nellopera di un altro. Quanto cioè
limpressionismo sia sostanzialmente un riandare continuo, ciascuno con
la propria sensibilità, alla natura, tutta, che ci circonda, per coglierne
fin dove possibile la fuggevole bellezza. O per trasferirvi, è il caso
emblematico di Monet, nel periodo ultimo di Giverny, il senso lacerato di una
visione, e, per van Gogh, la corrispondenza con il suo più intimo sentire.
In una succedersi affascinante le opere saranno disposte per nuclei tematici.
Dalle vedute di Parigi realizzate da molti tra gli impressionisti, Caillebotte
in primis, al gruppo fondamentale centrato sulla campagna francese, dove tanti
tra questi artisti danno il meglio di loro stessi. Quindi il tema dellacqua,
ovvero i fiumi di Francia, dalla Senna allOise, e poi i quadri dedicati
al mare, da quelli celeberrimi di Manet, e dai molti che Monet vi dedicò
soprattutto durante i soggiorni importanti in Normandia o in Costa Azzurra,
fino allesaltazione dellaccecante luce mediterranea nei quadri di
Signac.
Sempre restando al tema delle città, un ruolo centrale, anche per i quadri
dipinti fuori Parigi, lavrà ancora Monet, con le immagini di Londra
e di Venezia, e ancora della cattedrale di Rouen che vivrà in un magnifico
raffronto con due superbe versioni della chiesa di Moret dipinte da Sisley.
Questo capitolo della mostra includerà anche i viaggi che gli impressionisti
fecero. Allora le visioni olandesi e inglesi di Monet si alterneranno a quelle
provenzali di Cézanne, sublimi lungo tutto il corso della sua vita. Senza
dimenticare la Bretagna, primo eden abitato da Gauguin e Bernard, e il mitico
Sud cercato e dipinto da Van Gogh dopo la scoperta della pittura impressionista
fatta a Parigi.
Talvolta gli impressionisti non dipingono neppure nella chiarità
di un campo o sulla riva del fiume, ma si fermano alla brevità del giardino
di casa. A Il giardino è intitolata infatti la quinta e ultima sezione
dove sono presentati molti dei capolavori più alti di tutta la mostra.
A cominciare per esempio da Un angolo del giardino a Rueil dipinto da Manet
nel 1882, qualche mese prima della sua morte. La necessità che Manet
conserva fino allultimo di dipingere en plein air è uno dei tratti
comuni che lo legano ancora allesperienza impressionista. Qui però
la dimensione di dialogo intimo che egli rende avvertibile nella sua opera è
unassoluta novità. Quando infatti gli impressionisti dipingevano
un giardino era per ambientarvi una scena di famiglia o per esaltare la propria
abilità nel rendere i giochi di chiaroscuro che la luce creava con la
vegetazione. È quello che accade per esempio negli Oleandri celeberrimi
realizzati da Bazille nel 1867 o quanto si può vedere nel Parco a Yerres
dipinto da Caillebotte dieci anni dopo. Entrambi gli artisti hanno qui voluto
celebrare lo sfarzo di colori che fioriscono in ogni dove, calibrando sapientemente
le zone dombra con le parti illuminate dal sole. A una visione più
aperta e meno scintillante di riverberi luminosi, si rifà Pissarro che
a distanza di ventanni luna dallaltra dipinge due opere, gli
Orti a LHermitage, Pontoise del 1874 e gli Alberi in fiore. La casa dellartista
a Éragny, in cui lo spazio del giardino è riletto come luogo di
vita, dove luomo appare con le fatiche del lavoro quotidiano.
Per molti degli impressionisti il giardino continuerà a esser letto
come il luogo della fioritura, della vita felice che nasce. Questo tipo
di soggetto non poteva che affascinare van Gogh al suo arrivo a Arles, nella
primavera del 1888. Il Frutteto stretto dai cipressi è infatti il tentativo
felicemente riuscito di fermare sulla tela la bellezza effimera e gioiosa che
la natura stava regalando ai suoi occhi. E anche se sono riconoscibili dei debiti
nei confronti della cultura figurativa giapponese, è altrettanto evidente
che, proprio in queste opere, van Gogh torna quasi istintivamente a riallacciarsi
al più puro stile impressionista. Con la formulazione commovente di una
pittura della luce e dello spazio che è tra gli esiti di più intima
poesia leggibili nella sua opera.
Il tema del giardino è però forse quello che per eccellenza va
ricondotto allopera di Monet e al tempo ultimo della sua vita a Giverny.
La mostra infatti si conclude, lontanissima da dove era partita, già
ben dentro il XX secolo. Eppure, daltro canto, vicina a certi quadri di
Turner che, ancor prima della metà del secolo precedente, erano già
dispersione dentro la tempesta del colore. Fosse essa di luce o neve.
Alcune visioni del giardino, dei glicini e delle ninfee di Monet, esposte nellultima
sala della mostra, sigillano, nella decantazione della materia dipinta, un percorso
fatto ormai di fiorite sottrazioni di luce. La natura è diventata il
respiro del cosmo, la voce di un infinito nata dallo stagno incantato di Giverny.
Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
Organizzazione www.lineadombra.it
Progetto a cura di Marco Goldin. Possibilità di vendita del catalogo
in contrassegno e con carta di credito.
Orario delle mostre
Da lunedì a giovedì ore 9 - 19
Venerdì e sabato ore 9 - 21
Domenica ore 9 - 20
1 novembre 2006 ore 9 - 20
1 gennaio 2007 ore 11 - 20
Mostre in Castello ore 9 - 19
Pinacoteca ore 9 - 19
Servizio prenotazioni e informazioni
Call center tel. 0422 429999 fax 0422 308272 - www.lineadombra.it/biglietto
Orario call center
Ore 9-18 da lunedì a venerdì,
sabato ore 9-13.
Biglietti
Tipo 1
- Turner e gli impressionisti
- Mondrian
- Licini (dal 28 ottobre 2006 al 19 gennaio 2007)
- Pirandello (dal 20 gennaio al 25 marzo 2007)
- Complesso di Santa Giulia
- Mostre in Castello
- Pinacoteca Tosio Martinengo
Intero € 16,00
Ridotto € 13,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre
i 60 anni, gruppi (capogruppo gratuito), tesserati TCI.
Ridotto € 10,00: minorenni
Ridotto € 9,00: scuole con due
accompagnatori a titolo gratuito.
Per il diritto di prevendita, con esclusione delle scuole, € 1,50.
Tipo 2
- Turner e gli impressionisti
- Licini (dal 28 ottobre 2006 al 19 gennaio 2007)
- Pirandello (dal 20 gennaio al 25 marzo 2007)
- Complesso di Santa Giulia
- Mostre in Castello
Intero € 12,00
Ridotto € 10,00: studenti universitari con attestato
di iscrizione, oltre
i 60 anni, gruppi (capogruppo
gratuito), tesserati TCI.
Ridotto € 8,00: scuole con due accompagnatori
a titolo gratuito, minorenni.
Per il diritto di prevendita, con
esclusione delle scuole, € 1,50.
Il seguente biglietto consente l'ingresso soltanto ai visitatori singoli
- Mondrian
- Licini (dal 28 ottobre 2006 al 19 gennaio 2007)
- Pirandello (dal 20 gennaio al 25 marzo 2007)
- Complesso di Santa Giulia
- Mostre in Castello
Intero € 8,00
Ridotto unico € 6,00
Per il diritto di prevendita, € 1,50.
I biglietti di questa fascia si possono prenotare al numero 030-2977834
- Mostre in Castello
Intero € 5,00
Ridotto unico € 4,00
Scuole € 3,00.
- Pinacoteca Tosio Martinengo
Intero € 5,00
Ridotto unico € 4,00
Scuole € 3,00.
Visite guidate
Per le mostre Turner e gli impressionisti + Mondrian
Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 140,00
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 persone): € 50,00
Non prenotate (minimo 10 persone, massimo 25, solo in caso di disponibilità
del personale): € 7,00 a persona
Per la mostra Turner e gli impressionisti
Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): €110,00
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 40,00
Non prenotate (minimo 10 persone, massimo 25, solo in caso di disponibilità
del personale):
€ 8,00 a persona
Altre informazioni utili
Con esclusione delle scuole, le visite guidate delle mostre in Santa Giulia
verranno effettuate con l'ausilio di un apparato microfonico e cuffie personalizzate.
Questo servizio è compreso nel costo della visita guidata. Per i gruppi
con guida propria, l'affitto obbligatorio delle cuffie è di: € 110,00
(Turner e gli impressionisti e Mondrian) o di € 100,00 (Turner e gli impressionisti).
Ingresso gratuito per i bambini della scuola materna.
Vendita biglietti sospesa un'ora prima della chiusura.
Guardaroba gratuito obbligatorio per borse e zaini, la cui pericolosità
è valutata dal personale di sorveglianza. Bookshop, servizio audioguide,
ristorante e bar all'interno di Santa Giulia. Accesso e servizi per i disabili.
Laboratori didattici Solo se prenotati e comprendenti anche una visita guidata,
per un totale di ore 2,30 (massimo 20 alunni): € 70,00.
Non possono essere ammessi passeggini, ombrelli e animali. Sono consentiti marsupi
per bambini all'interno delle mostre.