Un mese di rappresentazioni, incontri, dibattiti, letture, proiezioni e spettacoli
dedicati alla figura e al pensiero del Signor G. Milano: 29 ottobre - 19 novembre
2007
Nulla di Giorgio Gaber era facile. Non era facile guardarlo, con quella calligrafia
espressiva quasi impossibile da decifrare e che nemmeno lui, forse, era riuscito
a sondare fino in fondo con le innumerevoli possibilità offerte dal vocabolario
della sua mimica. Non era facile ascoltarlo, né capirlo. Non perché
facesse ricorso ad un linguaggio inaccessibile, tuttaltro. Confrontarsi
con le sue verità imponeva e impone il difficile esercizio dellonestà
intellettuale; la scelta di preferirsi persona, piuttosto che maschera.
Non era facile accettarlo, come non è mai facile quando qualcuno ci mette
di fronte al vizio delle nostre finzioni e si trasforma, per noi, in quella
particolare qualità di specchio in grado di mostrarci esattamente chi
e come siamo dentro.
E oggi, come allora, non è facile nemmeno parlarne. Né probabilmente
lui avrebbe gradito che lo fosse. Non amava le etichette e forse proprio per
questo nel corso della sua esistenza, ha fatto di tutto per evitarle. Risulta
infatti impossibile confinarlo nella camicia di forza di una parola, di una
formula o di una definizione. Forse perché Gaber andrebbe ascoltato,
meditato e lasciato decantare dentro di noi, ma non raccontato. Se non altro
perché non esiste un unico Gaber: da quello di Ciao ti dirò
(1958), scritta insieme a Tenco e pensando ad Elvis, a quello di Io non
mi sento italiano (2003), il suo ultimo album, uscito postumo, a poco
meno di un mese di distanza dalla sua morte. Così come esiste un Gaber
diverso per ogni persona da lui raggiunta, conquistata o persa, perché
è assai improbabile che il rapporto con lui concedesse vie di mezzo.
Gaber e Milano - Quella di Gaber è unesperienza personale e artistica
costellata di incontri importanti. Incontri vissuti sempre con lintensità
unica di una passione e di una dedizione totali, che non ammettevano distrazioni,
né digressioni. Ma lincontro più importante di tutti è
senzaltro quello con Milano. Senza Milano non si potrebbe immaginare Gaber.
Si mischiavano e si fondevano luno nellaltra: impossibile capire
dove finisse luno e dove cominciasse laltra. Milano era il suo universo
quotidiano nel quale svolgere il tema sul quale non avrebbe mai smesso di interrogarsi
e di interrogare: il senso del rapporto tra luomo e laltro da sé;
le piccole e grandi cose della quotidianità e il tempo dellesistere.
Milano era soprattutto paradigma universale della forma che la vita andava assumendo
nello scorcio più difficile della fine del millennio. Un tempo nel quale
luomo appariva più che mai divaricato e sospeso, tra il mondo che
aveva imparato a conoscere e che ormai non esisteva più, e un mondo che
non esisteva ancora e che lui si sentiva incapace di definire e comprendere.
Un mondo nuovo, per la costruzione del quale quella Milano, unica metropoli
europea in terra dItalia, crocevia tra Nord e Sud, povertà e ricchezza,
civiltà contadina e società industriale, la Milano dellincanto
e del disincanto, del boom e del terrore, dell esasperato ed esasperante
conflitto tra individuo e massa, era senzaltro il più grande cantiere
a cielo aperto del Paese. E di questa Milano di frontiera, con i piedi nel vecchio
e la testa nel tempo nuovo, Gaber non ha mai smesso di sondare ogni umore, ogni
vibrazione, ogni palpito. Per scoprire e rivelare le ragioni profonde, le contraddizioni
insanabili, le tensioni di forze, i meccanismi e gli ingranaggi della vita stessa
che nella sua città, ideale e universale palcoscenico, veniva rappresentata
con ogni registro: dalla commedia alla tragedia, dal grottesco alla farsa. In
questa Milano che amava, profondamente ricambiato, e per la quale aveva scelto
di essere cittadino ripetendo spesso ironicamente di detestare la
campagna. In questa Milano dove aveva trovato la cifra ideale della propria
dimensione artistica, anche grazie a Paolo Grassi e al Piccolo Teatro che avevano
creduto in lui nel decisivo momento di passaggio dalla televisione al teatro.
In questa Milano dove aveva incontrato il pittore Sandro Luporini, compagno
di pensiero e parole e co-autore di tutti i lavori teatrali; dove aveva ricevuto
le più grandi soddisfazioni professionali come gli innumerevoli esauriti
al Teatro Lirico con la gente in coda nella notte per acquistare i biglietti,
o gli indimenticabili Capodanno al Palazzetto dello Sport.
In questa Milano dove si era sposato con Ombretta Colli nel 1965 nellAbbazia
di Chiaravalle, la stessa nella quale nel 2003 avrebbe ricevuto lestremo
saluto da parte di una folla immensa in coda e dove è ora sepolto, al
Famedio del Monumentale, accanto ai figli più illustri della città.
Solo in questa Milano Gaber sapeva di poter coltivare lurgenza delle domande
e quello straordinario rigore delle risposte che lo hanno reso e lo rendono
una delle voci più alte della cultura italiana. Le ragioni del progetto
Gaber è soprattutto impareggiabile navigatore del sé, del senso
che hanno o che prendono le cose quando sono in rapporto diretto con l´uomo.
Coscienza inquieta perennemente animata dalla febbre e dallurgenza di
interrogarsi e di interrogare nella consapevolezza che, più delle risposte,
contano le domande.
Voce isolata che dice le cose che gli altri non dicono o si rifiutano di dire;
che si oppone alle finte aggregazioni e alla falsa coscienza;
che lotta per cercare una ragione, per inseguire la chiarezza; che rifiuta e
combatte la volgarità dilagante; che vuole smascherare le false convinzioni,
personali e sociali, che diffida dei finti comportamenti e rifiuta gli slogan
propagandistici, a favore della verità e di una ricerca davvero autentica.
Voce che denuncia il mutamento quasi antropologico di uomini che gli appaiono
al minimo storico di coscienza", che sanno tutto e non sanno nulla
e che, incapaci di reagire di fronte alla dittatura del mercato e di resistere
alla seduzione dei consumi, vivono nella pressoché totale mancanza di
consapevolezza delle cose importanti ed essenziali della vita. E nella speranza
incrollabile che, al di là delle frequenti disillusioni, se cambiasse
la testa delle persone, allora anche le cose cambierebbero. In perfetto spirito
milanese, Gaber amava il suo lavoro.
La passione con la quale lo seguiva, glielo faceva considerare una festa, non
un sacrificio. Lavorare era, per lui, un privilegio. La scrittura con Luporini
nasceva dallurgenza di intervenire e il teatro era lunico mezzo
possibile dove esprimersi in assoluta libertà e con unassoluta
assunzione di responsabilità. Alla fine di unintera stagione di
teatri sempre esauriti il numero complessivo degli spettatori era pur sempre
esiguo se rapportato alle enormi potenzialità del mezzo televisivo. Ma,
fedele a se stesso, a Gaber interessava solo lautenticità di rapporto
diretto ed intenso con ciascun spettatore che solo il teatro era in grado di
garantire.
Ed è proprio in questa direzione che la Fondazione che porta il suo
nome vuole proseguire; perché lopera di Gaber e Luporini, oggi
più che mai attuale, possa insinuare nelle nuove generazioni la curiosità
per le cose della vita e il tarlo di una riflessione senza compromessi, accomodamenti
e finzioni, regalando loro unoccasione unica di confronto, di crescita
e di arricchimento. Il dono, prezioso, del dubbio e dellesercizio del
pensiero.
Il Calendario
29 ottobre 2007 - ore 21.00 Teatro Studio (Via Rivoli, 6 - Milano) GIORGIO
GABER E IL TEATRO DEVOCAZIONE: IL DIO BAMBINO interpretato
da Eugenio Allegri, regia di Giorgio Gallione, produzione Teatro DellArchivolto.
30 ottobre 2007 - ore 16.30 Sala Pio XII (Via SantAntonio, 5 - Milano)
LETTURE ALLUNIVERSITA Dirette ed eseguite da Flavio Oreglio.
10 novembre 2007 - dalle ore 9.30 Auditorium Gaber - Grattacielo Pirelli (Piazza
Duca DAosta, 1 - Milano) CONVEGNO: GIORGIO GABER, MILANO E GLI ANNI
70 Interventi di autori di saggi e monografie dedicate allArtista,
approfondimenti scientifici, testimonianze filmate, unintervista a Sandro
Luporini e una tavola rotonda.
12 novembre 2007 - ore 21.00 Teatro Studio (Via Rivoli, 6 - Milano) TRIBUTO
AL TEATRO CANZONE DI GIORGIO GABER: SE CI FOSSE UN UOMO con Giulio
Casale.
19 Novembre 2007 - ore 21.00 Teatro Strehler (Largo Greppi, 1 - Milano) GLI
ARTISTI MILANESI PER GIORGIO GABER Un tributo degli artisti milanesi a Giorgio
Gaber.
INFORMAZIONI: Lingresso agli eventi di Milano per Giorgio
Gaber è gratuito. A partire dal 22 ottobre è possibile prenotare,
fino ad esaurimento posti, i biglietti per assistere agli eventi (massimo 2
per persona) telefonando al n 02/202.334 dal lunedì al venerdì
(giorni feriali) dalle ore 10.00 alle ore18.00. Per informazioni sul programma
della manifestazione: www.giorgiogaber.it