I giganti dell'Avanguardia: Miró, Mondrian, Calder e le Collezioni Guggenheim,
ospitata dal 3 marzo al 10 giugno da Arca a Vercelli, è la quinta esposizione
del fortunato ciclo ideato e curato da Luca Massimo Barbero per il Comune di
Vercelli. Con circa quaranta opere, tra dipinti e sculture, tutte sceltissime,
che ricostruiscono in modo puntuale l'arco cronologico della carriera dei tre
artisti, l'esposizione ripercorre, dagli esordi alla celebrità, la carriera
artistica dei giganti dell'avanguardia, Miró, Mondrian, Calder, appunto.
I Guggenheim, si sa, sono stati esempio di collezionismo lungimirante delle
avanguardie. Peggy e Solomon hanno scommesso su artisti che sono diventati pietre
miliari della storia dell'arte del Novecento, collezionando opere che rappresentano
oggi a tutti gli effetti le "radici" da cui sono nati i protagonisti
dell'arte del XX secolo.
Miró, Mondrian, Calder, i tre grandi maestri proposti da questa mostra,
emergono in maniera prominente dalle loro collezioni .
I tre incarnano, a tutti gli effetti, uno dei paradigmi dell'avanguardia del
XX secolo: Joan Miró con il suo poetico Surrealismo da una parte, Piet
Mondrian con la pura astrazione dall'altra, e la scultura di Alexander Calder,
con le sue componenti surrealiste e astratte, entrambe riflesso dell'immaginario
artistico dei due pittori, al centro.
La mostra è arricchita di prestiti provenienti dalla Calder Foundation
di New York, dal Gemeentemuseum dell'Aja, dal Museo Civico di Spoleto, oltre
che dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim. Dall'incontro e dall'intreccio delle
opere di queste grandi personalità, nasce una occasione unica per poter
ritrovare i vertici della fantasia poetica che ha percorso il XX secolo. Riuniti
per la prima volta a Vercelli saranno i tre grandi maestri della ricercatezza
visiva e della giocosità immaginifica
Joan Miró (1893-1983), nasce a Barcellona, in Spagna, ed rappresenta
uno dei capisaldi del Surrealismo. André Breton, fondatore del movimento,
lo definì "il più surrealista di noi tutti", mentre
secondo William S. Rubin "era senza dubbio il più raffinato pittore
ad aver aderito al Surrealismo". Dal 1924 al 1929 è tra i principali
protagonisti di quella linea simbolica del Surrealismo che sviluppa l'elaborazione
d'immagini stilizzate, sospese, spesso tradotte in segni e figurazioni astratte,
e che tende a ricondurre questa apparenza di astrazione ad una propria origine
reale, come da egli stesso affermato: "Per me una forma non è mai
qualcosa di astratto, ma è sempre segno di qualcosa. È sempre
un uomo, un uccello, o qualcos'altro. Per me la pittura non è mai forma
in sé". Nel 1942 espone nella galleria newyorkese di Peggy Art of
This Century, luogo-simbolo del debutto americano della collezione d'arte europea
contemporanea della mecenate, accanto ai gradi esponenti del Surrealismo, come
Jean Arp, Max Ernst, René Magritte. "Il grande pittore che riesce
a costruire un dipinto con pochi tratti scuri, con pochi toni squillanti, anche
in assenza di ogni pretesto figurativo e di ogni compiacimento caricaturale",
così Gillo Dorfles scrive dell'artista spagnolo nel 1954, quando gli
viene conferito il premio per la grafica alla Biennale di Venezia. Tra liquide
campiture e personaggi fluttuanti, il suo linguaggio diviene da subito il punto
di riferimento per le generazioni successive, portandolo ad essere considerato
oggi anche dal grande pubblico uno dei protagonisti indiscussi del XX secolo.
La mostra di Vercelli rappresenta inoltre un'occasione unica che vede riunite
tutte insieme, per la prima volta al di fuori delle "mura veneziane",
le preziose opere dell'artista spagnolo, amate e collezionate da Peggy.
L'astrazione nell'arte figurativa, che tanto influenzò sia Miró
che Calder, è strettamente legata al nome di Piet Mondrian (1872-1944),
nato ad Amersfoort, in Olanda. Membro fondatore del movimento del De Stijl nel
1917, Mondrian è tra massimi protagonisti e pensatori delle ricerche
astratte della prima metà del XX secolo. Di lui Solomon e Peggy acquisirono
diverse opere ripercorrendone il percorso artistico, dalla figurazione all'estremo
astrattismo. Se condivide con Kandinsky l'idea di un fondamento spirituale e
metafisico della creazione artistica, Mondrian persegue la costruzione di un
linguaggio che traduce l'espressione lirica soggettiva nella griglia di un ordine
cosmico, nel tentativo di rendere visibile questa relazione tra libertà
dell'individuo e determinazione dell'universo. Dà così origine
ad un personalissimo stile astratto neoplastico, in cui ciascun elemento figurativo
è ridotto alle direttrici verticali e orizzontali a cui è possibile
ricondurre ogni struttura naturale. In questa griglia sono inserite campiture
riempite dai colori primari blu, giallo e rosso. Ne nasce un mondo pittorico
rigoroso e libero insieme, che dà immagine alle dinamiche dell'universo,
dal micro al macrocosmo. Mondrian trascorre la sua esistenza tra l'Olanda, Parigi,
Londra e New York, dove si trasferisce nel 1940, aderendo al gruppo degli American
Abstract Artists, e dove il ritmo e l'euforia della vita cittadina hanno un
impatto significativo sulla sua tarda produzione. Peggy e Mondrian si conoscono
in Inghilterra nel 1938 e rimarranno amici fino alla scomparsa dell'artista
nel 1944. Nel 1971 il museo Solomon R. Guggenheim di New York gli ha dedicato
un'importante retrospettiva per celebrarne il centenario della nascita, confermando
il ruolo centrale svolto dall'artista nella storia dell'astrazione.
Alexander Calder (1898-1976), nato a Lawnton, in Pennsylvania, è stato
"il primo americano del XX secolo a guadagnarsi una reputazione europea"
(George Heard Hamilton). Nel 1926 si trova a Parigi e qui diventa presto amico
di Miró, con cui condivide il suo formale senso dell'umorismo, la predisposizione
per le forme di carattere vegetale, e per linee espressive che creano forme
ricorrenti nello spazio. Una sua visita nello studio di Mondrian suscita un
forte impatto sulla sua arte, come l'artista olandese anche Calder si limita
all'utilizzo dei colori primari e compone utilizzando linee e piani. Calder
sviluppa questo linguaggio visivo in tre dimensioni, e dai primi anni '30, con
i suoi "mobiles", permette alle sue sculture sospese di muoversi nello
spazio. I suoi primi ritratti e le sue sculture sospese vengono chiamati mobiles
da Marcel Duchamp per il loro lento e costante movimento. La mostra di Vercelli
presenta l'intero repertorio artistico di Calder: Mobiles e Stabiles (sculture
che poggiano a terra), sculture da tavolo costituite da parti mobili, ritratti
realizzati con il fil di ferro, opere da parete (Costellazioni, titolo che rimanda
all'opera di Miró), gioielli e dipinti su carta. Peggy e Solomon instaurarono
una duratura amicizia con Calder, riconoscendo la carica innovatrice della sua
concezione del fare scultura. Peggy indossa un orecchino creato da Calder in
occasione dell'apertura della sua galleria-museo Art of This Century nel 1942,
e successivamente gli commissiona la testiera del letto. Scrive la collezionista
nella sua autobiografia: "Non solo sono l'unica donna al mondo a dormire
in un letto di Calder, ma anche l'unica donna ad indossare i suoi enormi orecchini
mobiles". Entrambe i lavori saranno esposti a Vercelli. La padronanza della
meccanica (Calder fece studi di ingegneria), lo stupore per il movimento dei
corpi celesti, l'infantile amore per il mondo circense sono tra i principali
elementi che hanno dato vita alle imprevedibili e fluttuanti sculture sospese
di Calder.
I giganti dell'avanguardia: Miró, Mondrian, Calder e le collezioni Guggenheim.
Arca, Chiesa di San Marco, Vercelli, 3 marzo - 10 giugno 2012. Mostra a cura
di Luca Massimo Barbero promossa da Regione Piemonte - Città di Vercelli
In collaborazione con Peggy Guggenheim Collection con il contributo di Fondazione
Cassa di Risparmio di Vercelli. Organizzazione e produzione Sistema Museo. Orari:
8 - 19, sabato e festivi: 8 - 20.
Informazioni e prenotazioni: tel 199.151.123 - callcenter@sistemamuseo.it