Fratta Polesine, Villa Badoer, dal 21 febbraio 2009
Due concomitanti iniziative focalizzano l'attenzione su una delle più
belle ville palladiane, la Badoera a Fratta Polesine, a sedici chilometri da
Rovigo.
La prima è l'allestimento, all'interno dei saloni del piano nobile della
Villa, vis a vis con gli affreschi di Giallo Fiorentino, di una attentissima,
superba selezione di capolavori di Giò Ponti. Quelli esposti nella mostra
"Giò Ponti in Casa Palladio" sono mobili e ceramiche creati
nel ventennio preso in esame dalla grande mostra "Dèco. Arte in
Italia 1919 - 1939" allestita sino al 28 giugno a Palazzo Roverella a Rovigo,
mostra di cui questa, a Villa Badoer, è una preziosa "appendice"
di approfondimento. La scelta di ospitare Giò Ponti in Casa Palladio
è dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Rovigo, ente proprietario
della celebre dimora palladiana, in collaborazione con la Fondazione Cassa di
Risparmio di Padova e Rovigo, l'Accademia dei Concordi, la Regione del Veneto
e il Comune di Rovigo.
Se il corpo centrale della Villa ospita Giò Ponti, la barchessa di destra
propone un autentico insieme di tesori. Ancora una volta, sostenitore dell'iniziativa
è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che, in questo
caso, ha affiancato la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, la
Provincia di Rovigo e il Comune di Fratta Polesine per garantirne la visita.
I tesori sono quelli presentati nel nuovissimo Museo Archeologico Nazionale
che qui espone, secondo criteri e con allestimenti estremamente scenografici
ed efficaci, una scelta delle molte migliaia di reperti riaffiorati nel territorio,
frutto di diverse campagne di scavo.
Dove oggi si stendono campi coltivati sorgeva, tra il dodicesimo e l'ottavo
secolo avanti Cristo, un importante centro di import-export di materie prime
fatte qui convergere dalla Penisola, ma anche dall'estremo nord d'Europa, dall'Africa
e dall'Oriente. Qui confluivano i pani di bronzo proveniente dall'Italia centrale,
le ambre, l'avorio, i metalli preziosi da territori lontani.
Le manifatture locali lavoravano queste preziose materie prime ma anche i palchi
di cervo, risorsa del luogo, e soprattutto i vetri: qui esistevano certamente
le più antiche manifatture di oggetti di pasta vitrea d'Europa.
I manufatti, di altissima qualità, venivano quindi affidati ad una rete
di commercianti che li proponeva lungo un circuito di traffici che coinvolgeva
l'intera penisola, la Sicilia, l'Egeo e le coste del Mediterraneo orientale.
Le più belle testimonianze della loro attività in vita, accompagnavano
gli artigiani ed i commercianti anche nell'aldilà. Ed è proprio
dalle due Necropoli di Frattesina e da altre rinvenute nel territorio lungo
le sponde del Po di Adria, allora principale ramo padano, che provengono i corredi
funerari, talvolta davvero importanti: molti ed eleganti gli oggetti di ornamento,
le collane, le fibule, i pendenti, i pettini di vari materiali. Autentici tesori
che il nuovo Museo svela finalmente al pubblico.
A curare il nuovo Museo sono stati, per la parte scientifica, il dott. Luciano
Salzani, coordinatore del Comitato scientifico comprendente la dott. Anna Maria
Bietti Sestieri, il dott. Paolo Bellintani, e la dott. Maurizia De Min coadiuvati
dai collaboratori: dott. Cecilia Colonna, dott. Massimo Saracino, dott. Maria
Cristina Valicelli, e per l'allestimento, davvero di grande effetto l'architetto
Loretta Zega coadiuvata dall'arch. Marco Fontanive. Gli splendidi disegni ricostruttivi
si devono all'arch. Fabio Maria Fedele. I lavori di realizzazione sono stati
affidata ad OTT.ART (capogruppo) e Permasteelisa.
I due nuovi "contenuti" non debbono far passare in secondo ordine
l'eccezionalità del "contenitore" ovvero Villa Badoer, capolavoro
di Andrea Palladio.
La Badoera, considerata dall'Unesco tra i "Patrimoni dell'umanità",
è, infatti, una delle più armoniose, per proporzioni e forma,
tra le opere del celebre architetto di cui si celebrano i 500 anni dalla nascita
(1508 - 2008). Gli interni sono decorati da Giallo Fiorentino con tematiche
mitologiche ed allegoriche dai significati ancora, in parte, oscuri. Palladio
progettò la villa nel 1554 e nel 1563 era completata. A volerla fu Francesco
Badoer, quale centro funzionale alla conduzione dei 500 campi posseduti dalla
famiglia, ma anche come segno della presenza e potenza della casata veneziana
sul territorio.
Forse sfruttando i resti di un preesistente castello, il corpo centrale della
villa si innalza su un alto basamento così come avviene a Villa Medici
a Poggio a Caiano o a Villa dei Vescovi a Luvigliano. Scenografiche scalinate
a più rampe collegano il corpo padronale al giardino antistante la villa
a sua volta "abbracciato" dalle armoniose barchesse. Queste ultime,
probabilmente influenzate dalle esedre del tempio di Augusto a Roma, procedono
prima ad emiciclo, per assumere poi un andamento rettilineo, quasi ad accogliere
i visitatori e fungono da quinta architettonica dietro la quale si sviluppavano
gli ambienti della fattoria.
Ma non meno interessante è andare alla scoperta di Fratta Polesine, una
piccola città dipanata sulle sponde di un canale, che stupirà
chi non la conosce. Stupirà per l'impressionante concentrazione di ville
venete e parchi storici, per le memorie di Giacomo Matteotti e dei Carbonari,
oltre che, naturalmente, per quel perfetto gioiello che è Villa Badoer.
Per saperne di più e per orari di visita: www.provincia.rovigo.it/cultura