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Ongi
Etorri! E' questo il cartello di benvenuto che ci annuncia di
essere entrati in territorio basco... Fatichiamo a immaginare di
essere ancora in Spagna: qui ci troviamo in un territorio molto
diverso per cultura, dove si parla e si comprende lo spagnolo ma
dove è vivissimo il sentimento di appartenenza ad un'altra
cultura. Ce ne rendiamo conto in tanti modi: dai cartelli stradali
e dai nomi doppi delle città, spesso con quello in castigliano
cancellato con gli spray; dalle mille bandiere basche ovunque, non
accompagnate da quella spagnola come in tutto il resto della Spagna.
Ci rendiamo presto conto che non si tratta di una semplice voglia
di separatismo o di nazionalismo fine a se stesso: c'è qualcosa
di molto, molto più profondo. Si ha la percezione di una
certa sofferenza a dover reprimere le proprie usanze e prima di
tutto la propria lingua, perchè di una lingua si tratta,
non di un dialetto (si veda il sito ufficiale degli Euskadi in basco:
www.euskadi.net).
E di una lingua delle più antiche, la più antica d'Europa
e sopravvissuta fino ad oggi; usato tanto nel quotidiano che le
scritte sui cassonetti per la raccolta differenziata sono solo in
basco.
Ci
rechiamo così, come tutti, a Bilbao, per vedere, da
fuori e da dentro, il magnifico Guggenheim Museoa... e ci
accorgiamo che si chiama ufficialmente Museoa, non Museo: in lingua
basca...un piccolo dettaglio. E' fantastico, e costituisce la più
grande risorsa e rinascita per questa città, dedita fino
ai crolli comuni a tutta l'europa, solo all'industria pesante metallurgica,
siderurgica e farmaceutica. La periferia infatti è piuttosto
squallida, uno stabilimento in particolare occupa kilometri e kilometri
lungo un tratto d'autostrada. Sarà forse anche i colori grigi
e la giornata piuttosto nuvola che ci accoglie con la nebbia pesante
delle classiche giornate milanesi novembrine...
Ma
torniamo al Guggenheim: è bellissimo e ci mettiamo in coda
per entrare chiacchierando di aneddoti vari con una coppia italiano-ungherese
in fila con noi...il museo è stato concepito con il Katia,
il Cad usato per l'aeronautica... il cagnolino enorme fatto di fiori
che fa la guardia al museo e divenuto sua mascot è stato
disegnato dall'ex marito di Cicciolina... e qui ci fermiamo. Entriamo
nel museo, una serie di allestimenti e opere contemporanee quantomeno
originali ci accolgono e ci stupiscono, anche ci fanno molto ridere
e sorridere.
Un
breve giretto per Bilbao, che nella sua settimana annuale di festeggiamenti
sembra attendere la notte per riaprire tutti i tendoni lungo il
fiume, poi decidiamo di proseguire per 30 km verso Gernika,
città tristemente nota per il massacro che vi è stato,
immortalato dal celebre dipinto di Picasso omonimo: in città
vi è un murales in ceramica che lo riproduce (il dipinto
è conservato al Reina Sofia di Madrid). Ma a Gernika c'è
molto altro: la sede del governo provinciale, davvero molto
bella, con una stanza dal tetto interamente vetrato riproducente
tutte le cittadine basche con al centro la quercia. Questa quercia
è un simbolo speciale, perchè sotto si riuniva fino
al 1876 un parlamento basco indipendente dal governo centrale e
nel cortile, incastonata in un tempietto cilindrico si trova parte
del tronco proprio di quella vecchia, mentre difronte alla nuova
entrata vi è piantata la nuova pianta: anch'essa in realtà
non sta benissimo. Poco lontano, si trova l' Euskal Herriko Museoa
(museo della storia e cultura basca): ed è qui che capiamo
ancor più l'identità di questo popolo. In realtà,
quando si parla comunemente di paesi baschi intendendo solo le tre
province spagnole, si sbaglia.
I
Paesi Baschi, Euskadi, comprendono Vizacaya, Alava, Guipuzcoa,
anche la Navarra (Nafarroa, si veda il sito di Pamplona in basco:
www.pamplona.net)
e tre province francesi, Labourd, Bassa Navarra e Soule. Ce ne accorgeremo
anche salendo verso i Pirenei e oltre, in Francia, tutti luoghi
dove sventola la medesima bandiera bianco-verde-rossa.
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