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"In Viaggio
alla Ricerca degli Antichi Sapori"
Genti e luoghi del Piemonte: le Langhe |
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Santo Stefano Belbo, Cossano Belbo, Mango
(prima parte)
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di Alexander Màscàl
foto Matteo Saraggi
Siamo nelle Langhe, in una località imprecisata, sul
confine con il Roero e il Monferrato, una delle tante poste
lungo le "Vie del sale" che collegano il Piemonte alla
Liguria, attraverso l'antica strada romana della Via Magistra Langarum.
La Langa (o le Langhe), è sempre stata una via di
comunicazione per il transito dei pellegrini, ma anche per mercanti,
briganti, contrabbandieri ed eserciti romani che stanziavano in
queste zone. Sulle Langhe e sul Roero si sono scritte pagine
di storia e purtroppo quelle della "Santa Inquisizione"
sono state scritte con il sangue di tante povere vittime: presunte
"streghe" ed "eretici catari" hanno alimentato
il fuoco dei roghi! Da qui inizia il viaggio a ritroso del Tempo
per ritrovare il passato attraverso la riscoperta della nostra Storia,
della Cultura, delle Tradizioni e del Folclore delle nostre genti.
Scopriremo luoghi fantastici e misteriosi, tradizioni le cui origini
si sono perse nella "Notte dei Tempi", ma anche i luoghi
"dietro l'uscio di casa nostra": quelli di cui non ci
accorgiamo perchè... troppo abituati a vederli quotidianamente,
non ci rendiamo conto che spesso racchiudono gioielli di rara bellezza...
e storia. Scopriremo anche il mondo "in cucina",
perchè turismo, ed enogastronomia sono strettamente collegati
tra di loro e indivisibili. Seguiamo quindi le Amazzoni alabardate,
affrettiamoci a raggiungere il frate pellegrino e attraversiamo
la porta custodita dagli armigeri iniziando il viaggio a ritroso
nella Storia, con il Cavaliere... Senzatempo... che ci attende per
accompagnarci oltre la Porta del Passato...
C'era un tempo in cui i paesi erano come una grande famiglia:
tutti si conoscevano, si aiutavano. Il medico non curava solo
il corpo e il curato non si prendeva cura solo delle anime, la "levatrice"
non aiutava solo a far nascere i bambini e il Sindaco non si occupava
solo dell'amministrazione: erano i tempi dei valori umani, l'amicizia
si scriveva con la "A" maiuscola e ci si faceva tutti
partecipi delle gioie e dei dolori del singolo o dell'intera comunità!
Ci si riuniva attorno al focolare per narrare storie di masche (tipica
strega delle Langhe e del Roero), di streghe, orchi e briganti.
La domenica era giorno di festa: la mamma faceva gli agnolotti,
la "ciambella" o la "tirà" (tipiche focacce
dolci); si mangiava carne; si mettevano il "vestito buono",
quello delle feste e le scarpe "buone", quelle per le
grandi occasioni"... tirate a lucido, e si andava tutti a messa.
Erano i tempi in cui si vendemmiava, si raccoglieva il grano
o si facevano altri lavori aiutandosi l'uno con l'altro. Gli uomini
si riunivano all'osteria per giocare a carte e bere un bicchiere
di vino, e poi... tutti a casa di "Pinot 'd la burgà",
o da Brasalin e Ginota, per la "merenda sinoira" (tipica
merenda contadina), e con la "buta stupa"(bottiglia stappata),
accompagnata da pane, salame, formaggio e l'immancabile sigaro.
Erano i tempi della miseria, ma si era tutti felici per quel poco
che "il buon Dio dava"!
...Erano i tempi in cui ci riconduce ogni località che incontriamo
e dove ritroviamo tutti quegli "spaccati di vita" che
molti hanno vissuto, ma non dimenticato! Oggi si viaggia anche attraverso
le rievocazioni storiche, le sagre, il folclore e uno di questi
viaggi nel "Tempo virtuale" si potrà fare varcando
le soglie dei musei, o "Casa della memoria", come ha definito
il proprio spazio dei ricordi il professor Donato Bosca dell'Arvangia.
Ai nostri giorni il passato rivive tra le pareti d'antiche case
ristrutturate e trasformate in "raccolte storiche della vita
d'un tempo", o nei racconti di masche, come quelle che potrete
incontrare nel sito
dell'Arvangia, dedicato alle leggende, dove potrete conoscere
la sottoscritta attraverso "La maledizione della strega Micilina"
di Alexander. Basterà varcare la soglia delle piccole case
museo che ricostruiscono spaccati di vita di fine secolo, per divenire
partecipi di un viaggio a ritroso nel Tempo, come a San Donato di
Mango, alla casa-museo,
dove la civiltà contadina è rappresentata da stanze
completamente arredate con mobili e suppellettili dell'epoca: perfetta
ricostruzione di una casa rurale dell'800. In questi musei, attraverso
le stanze "d'antan" rivivremo il passato dei nostri nonni,
entreremo in un mondo "antico", dove la fantasia ci riporterà
indietro nel Tempo, in un viaggio attraverso le pagine dei libri
di scuola, le veglie attorno al focolare e le storie delle "masche".
...Era l'800, ma qualcosa di quel secolo è sopravvissuto
sino agli anni '40 e '50 del secolo scorso e per questo i ricordi
sono simili a quelli della mia infanzia: "forse" sono
solo i miei ricordi, i miei rimpianti, ma forse anche quelli di
chi sta Leggendo questo mio "amarcord"... Spesso i ricordi
possono giungere anche al ritmo di canti popolari e filastrocche,
allora una ventata d'allegria coglie il turista trasportandolo in
un viaggio a ritroso nel Tempo per condurlo sull'aia del cascinale,
su una piazza, o in una trattoria, dove le strimpellanti note di
canti popolari, filastrocche e antichi balli gli faranno rivivere
una giornata di musiche e danze con i "cantastorie", i
"musicanti", le "bande", e se ad accompagnarli
sono canti dialettali, non interrompete il bel sogno canoro... in
compagnia di queste simpatiche combriccole che "una più
del Diavolo ne sanno e ne inventano" per trascinare nel loro
"limbo musicale" chi ha smarrito l'anima in questo tempo
frenetico e senza più ricordi...
Nel viaggio alla ricerca "dell'Arca" degli Antichi
Sapori su cui fare salire il meglio dell'enogastronomia non s'incontrano
solo grandi aziende, ma anche piccoli produttori, vere e proprie
pietre miliari del buongusto: sono i custodi delle tipicità
gastronomiche, i conoscitori dei segreti tramandati dalle antiche
popolazioni locali. Attraverso la cultura del cibo si ricompongono
le tradizioni, il folclore, il turismo e per questo sono il migliore
"Libro di Storia" in cui leggere il nostro passato, per
non scordare che senza di lui non c'è futuro... Il viaggio
alla ricerca dei sapori e delle località da scoprire è
lungo e interminabile, ma se mi seguirete attraverso il Tempo cammineremo
su strade e sentieri per incontrare i popoli della montagna, della
pianura, delle colline e del mare. Assieme assaporeremo quei gusti
che credevamo ormai scomparsi sotto i pilastri del cemento e "l'insapore"
dell'industria del consumismo veloce.
Le prime perle per comporre il nostro gioiello turistico-enogastronomico
le incontriamo in Piemonte, viaggiando nella provincia di Cuneo,
attraverso Langhe e Roero. Il nostro itinerario inizia in una località
sul confine tra la provincia di Asti e quella di Cuneo. Qui, dove
s'incontrano Langhe e Monferrato le due culture si sono amalgamate
e le tradizioni contadine sono sopravissute all'incalzare del progresso.
E' il territorio del Moscato d'Asti, che si produce solo nella zona
di Canelli (AT), e in quella di Santo Stefano Belbo (CN).
... E da qui iniziamo il nostro cammino
alla ricerca del tempo...perduto...
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Santo Stefano Belbo
Siamo a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe albesi, sul confine con
la provincia di Asti e il Monferrato astigiano. Documenti attestano
della presenza a Santo Stefano Belbo di un insediamento romano che
faceva parte di un posto militare fortificato, per il controllo
delle strade di collegamento tra l'astigiano, l'albese e i valichi
per la Liguria. Delle antiche origini romane di Santo Stefano Belbo
ne rimangono tracce nell'Abbazia di S. Gaudenzio, convento
benedettino edificato sui resti di un antico tempio dedicato a Giove.
Vestigia dell'architettura romanica restano l'abside, la sacrestia,
mosaici e sculture. Eretta intorno all'anno mille l'abbazia sorge
ai piedi della collina Moncucco. Luogo di culto fu anche ricovero-ospedale,
e centro di assistenza per i poveri, i pellegrini e i fedeli, ma
anche un'officina in cui si istruivano i giovani artigiani e contadini.
Purtroppo è stata trasformata in un luogo di "enologia".
Altre notizie parlano della costruzione del borgo in epoca medioevale,
con un castello sulla collina di S.Libera. L'abitato, databile attorno
all'anno 1000, sorgeva intorno ad un piccolo insediamento che aveva
la mansione di controllo strategico della strada della Valle del
Belbo. Importante centro dell'epoca feudale conserva i ruderi di
una delle torri del castello e la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo.
A introdurre la viticoltura furono i monaci benedettini. La produzione
vitivinicola è caratterizzata dal vino Moscato, già
nel 1583 gradito nettare presso la corte dei Duchi di Mantova e
dai Marchesi del Monferrato. Tra il 1600 e il 1840 in questa località
vi si stabilirono i frati Francescani Scalzi e i Cistercensi. Oggi
il loro monastero, che comprende il parco secolare con viale di
ulivi e la cappella gentilizia di San Maurizio, è stato purtroppo
adibito ad "altri scopi". Per chi ama la cultura si consiglia
una visita al "Centro Studi Cesare Pavese"che conserva
archivi, documentazioni, libri, e altro materiale sulla vita e le
opere di Cesare Pavese. Da vedere vi è anche il "Centro
Pavesiano", il Museo e la Casa Natale di Cesare Pavese: interessante
raccolta di ambiente dell'epoca con stanze, cantine, scale, collezioni
fotografiche, opere dello scrittore, e altro materiale inerente.
Altro luogo di cultura è la "Casa Museo di Nuto",
con l'esposizione di alcuni libri di Nuto, un bancone con gli attrezzi
da falegname, fotografie, utensili, una raccolta di strumenti musicali
(violini, chitarre, un contrabbasso), libri, il suo basco, il clarinetto
e altri oggetti.
Altre informazioni: www.santostefanobelbo.it
"Biondo, dolce, suadente".
No, non si tratta di un giovane incantatore di femmine, ma
del principe dei vini: il Moscato d'Asti, che a Santo Stefano Belbo,
in loc. San Grato, l'azienda agricola "Cà du Sindic"
("Casa del Sindaco", agli inizi del secolo scorso), di
Sergio Grimaldi produce assieme al Piemonte Brachetto e ad un superbo
Barbera, e poco importa se non si è concordi nel definire
il sesso "della" barbera o "del" barbera. Poco
importa la sua identità maschile o femminile quando a noi
non resta che lasciarci tentare per il brindisi finale: Cin cin
con il Moscato... purché sia "du Sindic".
Una curiosità è l'uva detta "Uova di galletto",
ma poiché si sa che i galli non fanno le uova, questo strano
nome deriva da un'uva bianca, esclusivamente da tavola, i cui acini
hanno la forma delle
uova, o meglio dei testicoli, del galletto.
Viene riposta in appositi locali e conservata per essere mangiata
nei mesi invernali. La sua conservazione può durare sino
a Pasqua.
Una prelibatezza è il "succo di uva o mosto"
che si ricava dai grappoli appena spremuti. Il risultato è
un "succo di frutta al Moscato", assolutamente analcolico,
dolcissimo e da degustare... se avete la fortuna di capitare in
Azienda al momento giusto... Grimaldi esporta in Olanda, Svizzera,
Germania, Danimarca, Stati Uniti, e Corea.
A Santo Stefano Belbo non solo i vignaioli producono il Moscato.
Da quasi cento anni nel monastero delle Figlie di San Giuseppe,
le suore producono uno speciale "Moscato da Messa"
che servirà ai sacerdoti di tutta l'Italia per officiare
il servizio liturgico. Da sempre la Madre Superiora è la
responsabile della vinificazione, coadiuvata da un enologo e dalle
"consorelle". I segreti della vinificazione venivano tramandati
oralmente da quando Clemente Marchisio, parroco di Rivalta Torinese
(TO), in visita al Pontefice Leone XIII (1810-1903), venne invitato
a produrre nella propria zona il vino indispensabile per la messa.
Sulle colline torinesi nacque quindi una prima congregazione specializzata
nella coltura e trasformazione del vino. Nel 1906 un gruppo di suore
si trasferì a Santo Stefano Belbo (CN) proseguendo la produzione
del "Vino bianco per la Messa". Oggi si può parlare
di un'azienda specializzata... al servizio della liturgia cristiana,
una sorta di cantina-monastero, con suore-enologhe-cantiniere, una
delle tante aziende gestite da frati e monache che, non solo in
Italia, producono marmellate, mieli, conserve, vini, tisane, liquori
e altre "sante ghiottonerie". Il vino prodotto serve esclusivamente
per uso liturgico e per questo, per evitare la vendita a privati,
viene confezionato in bottiglie particolari, con speciali tappi,
capsule ed etichette.
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Cossano Belbo
Lasciamo Santo Stefano Belbo e raggiungiamo in pochi chilometri
Cossano Belbo. Cossano Belbo fu fondato dagli ex legionari di Caracalla
a cui vennero affidati dei possedimenti da coltivare, come ricompensa
per i loro servizi. Qui si scontrarono, il 4 marzo 1274, le forze
fedeli a Carlo d'Angiò e quelle dell'esercito astigiano.
Bella panoramica dal santuario Madonna della Rovere che gode del
privilegio dell'indulgenza plenaria della Porziuncola (la stessa
che viene concessa ad Assisi). Il santuario, costruito alla fine
del 1700, sorge sul luogo in cui si trovava una rovere (quercia)
da cui sgorgava olio.
Un tempo sulla collina della Rovere c'era una quercia dalla cui
corteccia usciva dell'olio e la gente del posto gridava al miracolo
e la raccoglieva con devozione. Un giorno un tale lo raccolse per
farne commercio e lo portò ad Alba per venderlo. Da quel
momento la quercia non diede più l'olio. Come spesso accade,
la Chiesa intervenne e lo fece abbattere. Con il tronco fece scolpire
una Madonna e sul luogo dove sorgeva la quercia vi costruì
una cappella con sacrestia e canonica, affidandola ai Francescani.
In seguito vennero concesse indulgenze ai fedeli e la cappella ampliata
divenne un Santuario. Si narra che gli abitanti di una borgata vicina,
gelosi, una notte rubarono la statua della Madonna chiudendola in
un sacco. La mattina dopo trovarono il sacco vuoto e accanto le
orme della madonna che era tornata al Santuario. Nella Parrocchiale
di San Giovanni Battista si possono vedere alcuni ex voto dedicati
a padre Simone di San Stanislao che qui nacque nel '700 e a lui
dedicati a simboleggiare guarigioni miracolose. Padre Simone rettore
dei passionisti a Recanati, morì in odore di santità
e a lui vengono attribuiti fatti miracolosi.
Ma è anche il luogo in cui all'acquasanta si contrappone
lo zolfo infernale: numerose storie narrano di masche e di diavoli
che abitavano sulle colline circostanti e che sarebbero stati gli
autori di influssi malefici grazie al "Libro del comando",
temibile e terribile contenitore di formule magiche per evocare
gli spiriti diabolici. Tale libro veniva ceduto di volta in volta
dalla vecchia Strega "maestra" all'allieva
Curiosi
sono gli ex voto conservati nella chiesetta e quasi tutti opera
del "pittore contadino" Francesco Bo detto "cichinin",
strana figura locale di imbianchino e decoratore autore di centinaia
di quadri raffiguranti fantasiosi paesaggi e lussureggianti nature
morte che, come il più famoso Ligabue, egli scambiava per
un piatto di minestra... In località Castello, di Scorrone,
resti di antiche necropoli romane.
Altre informazioni: www.comune-cossanobelbo.cn.it
Rimaniamo nel centro cittadino dove sostiamo per una pausa gastronomica
presso il "Ristorante Universo". In cucina, Marisa
preparerà peperoni ripieni di salsa tonnata, mousse al prosciutto,
vitello tonnato, deliziosi tajarin e raviole al plin, brasati e
coniglio nelle versioni alla campagnola, al vino Furmentin, o in
agro-dolce. E per dolce i favolosi "Nuvola", una sorta
di mousse alla panna cotta; il "Sole", di morbide pesche;
"L'Aurora", una mousse d'arancia. Immancabile il tipico
bounet e la torta di nocciole. Mauro, in sala, vi accoglierà
con quella cordialità che "insaporisce i cibi"
facendovi sentire "in famiglia".
Restiamo a Cossano Belbo per scoprire il "mondo infarinato"
del "Mulino Biologico a Palmenti Marino". Dall'inizio
del secolo scorso la famiglia Marino produce eccezionali farine
tra cui: "Sapori Antichi" con farro, segale, kamut, monococco
(il primo grano comparso sulla Terra); "Kamut" (chiamato
anche "il grano del Nilo" o "dei Faraoni", per
le sue origini...); farine di grano tenero e farine per intolleranze
alimentari ( farro, semi antichi, monococco, grano saraceno, segale,
kamut ). Eccezionali le farine per polenta, come la "Taragna"
(con mais integrale e grano saraceno), e quella detta "ottofile",
la pregiata e rara varietà di mais delle Langhe: vere "delizie
per il palato", tanto gustose da non avere bisogno di condimenti
La macinazione è fatta a bassa velocità per non surriscaldare
i chicchi, preservarne aroma e proprietà nutritive, inoltre
sono utilizzate tre macine, tra cui una destinata ai cereali per
intolleranti e una per il mais ottofile. Tutti i cereali provengono
da produzioni biologiche altamente selezionate. La loro produzione
ha varcato i confini rappresentando l'Italia in Europa, Giappone,
Stati Uniti, Australia. Dallo schermo di Raiuno Gianfranco Vissani
presenta la "polenta", di mais bianco... con fondente
di cioccolato bianco e fragoline di bosco, proponendola come desser;
"La Stampa" e l'inserto "Specchio", "Grazia",
"Viaggi e Sapori" e altre illustri testate giornalistiche
gli dedicano intere pagine; le guide enogastronomiche di Bruno Gambarotta
e "Papillon" di Paolo Massobrio, celebri gastronomi, ne
elogiano i sapori. Ovunque, Mulino Marino ha guadagnato un posto
d'elite attraverso le pagine dei più importanti giornali
e reti televisive che invitano i buongustai ad avvicinarsi a queste
farine "d'autore".
Cossano Belbo non è solo storia ed enogastronomia
ma è anche il paese di una simpatica e popolare figura locale:
Miki Cannito, meglio noto come Miki, che con il suo ultimo cd "Provare
per credere" ha spaziato oltre i confini locali. Se avete
la fortuna di trovarlo nel suo bar, sulla piazzetta, chiedetegli
di farvi sentire le sue canzoni, vi piaceranno come vi piacerà
il suo sorriso, la sua gentilezza e simpatia: virtù rare
a trovarsi, più ancora che il trovare... un bravo cantante...
Percorriamo pochi metri e in loc. San Martino troviamo la "Cantina
Terrenostre" che oltre a vari tipi di vini, tra cui Barbera,
Favorita, Chardonnay, Moscato e Dolcetto d'Alba, produce anche il
"Furmentin" un vino antico e raro la cui produzione limitata
è il vanto di questa cantina. Nato dalla scelta d'uve rare
e pregiate provenienti da vecchie viti con caratteristiche particolari
che ne conservano il pregio e la tipicità questo vino è
un prodotto esclusivo, d'alta classe, per raffinati e intenditori.
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Mango
A pochi chilometri da Cossano Belbo, con una breve deviazione si
incontra Mango. Mango esisteva già in epoca romana,
con il nome di Mangiana Colonia. Citato nella Tavola Alimentare
di Traiano, aveva il compito di rifornire i viveri alle truppe dell'imperatore
(i Veterani), che qui fondarono la colonia che originò il
paese.
Da visitare è il castello dei Busca che sorge sulle
fondamenta di un fortilizio eretto con funzioni strategiche alla
fine del XIII secolo. L'imponente mole del Castello-fortezza, domina
questa località delle Langhe albesi. Edificato nel 1275,
in seguito alla rappresaglia dell'esercito astigiano che per vendicare
l'umiliazione della sconfitta in campo (a Cossano Belbo, da parte
degli albesi), rase al suolo i castelli e i borghi di Frave, Vaglio,
Vene e il villaggio di Lanlonzo. Gli abitanti si rifugiarono sulla
collina dando vita ad un nuovo borgo che chiamarono "Mangano"
e sul nuovo stendardo posero le figure dei tre castelli distrutti.
Con funzioni strategiche, conserva tuttora i passaggi segreti che
conducevano fuori dalle mura, utilizzati in passato per sfuggire
agli assedi e raggiungere l'aperta campagna, le prigioni e i luoghi
di tortura, i pozzi in cui gettare i nemici, ma anche una fitta
coltre di mistero e di leggende...
Fino al 1714 appartenne al ducato di Mantova poi passò ai
Savoia e quindi ai marchesi di Busca. Nel 1625 scoppiò la
guerra tra il Duca di Savoia e Genova e Mango, seppure fosse rimasto
neutrale, per la sua posizione strategica venne coinvolto nella
guerra e distrutto. In seguito i Marchesi ne fecero una dimora sontuosa.
Lo arredarono in modo sfarzoso arricchendolo con un bellissimo giardino
di piante ornamentali e colture floreali che lo resero celebre.
Pregevoli i resti delle tre porte erette nel medioevo a difesa del
borgo. Numerose sono le manifestazioni musicali e letterarie di
risonanza internazionale che si svolgono nel castello. All'interno
si può vedere un'interessante esposizione permanente sulla
civiltà del vino e degustare la gastronomia piemontese.
La storia vuole che nel 1789, gli abitanti del Borgo Balocco si
rifiutarono di versare i soldi dei tributi ai Marchesi di Busca,
i Signori locali, e usarono i soldi della gabella per banchettare
fino all'alba della Quaresima. Da allora, ogni anno il martedì
grasso si ripete il Carnevale con la sfilata di carri allegorici,
mentre nel borgo di Balocco si prepara un'enorme calderone di polenta
che poi verrà distribuita.
Storico è il "Bagnet dei Batù", la
festa gastronomica in elogio al famoso bagnet (salsa tipica), la
cui ricetta è tenuta segreta e tramandata oralmente da un
Priore all'altro...
A Mango, ogni anno a giugno, si svolge un particolare concorso riservato
ai "Tabui" (voce dialettale per indicare i cani di origine
ignota, definiti "bastardini, o meticci"), che vengono
premiati per fedeltà e devozione all'uomo e a cui è
anche dedicato un monumento. I "Tabui" sono eccezionali
cani da tartufo, oltre ad essere i migliori compagni dell'uomo per
dedizione e sacrificio... molti di loro hanno compiuto gesta eroiche,
ritrovamenti di persone perse e salvataggi.
La leggenda vuole che durante la Quaresima, del 1900, i missionari,
per volere di un tal Geremia, bruciarono in piazza, davanti alla
chiesa di Sant'Ambrogio, tutti i "Libri del Comando"
credendo di poter distruggere il suo potere e impedire che altre
masche potessero usarlo, ma quando gli abitanti si riunirono attorno
al rogo per festeggiarne la distruzione le fiamme si alzarono sino
a raggiungere un'altezza incredibile, contorcendosi, intrecciandosi
e disegnando un viso con un sogghigno raccapricciante. Lingue di
fuoco scesero dal cielo simili a lapilli di lava provocando un denso
fumo nero che coprì le case con un impenetrabile coltre soffocante,
ma c'è anche chi narra che per sette anni sulle colline vi
fu una tempesta... Si dice che il "Libro del Comando"
contenga formule magiche che le streghe usavano per controllare
gli elementi, ma in tempi in cui il popolo firmava... facendo una
croce mi pare che leggere libri e prendere appunti... Ai tempi dell'Inquisizione
saper leggere e scrivere, al di fuori della casta sacerdotale o
feudale, significava aver stipulato un patto con il Demonio. Nel
'900, forse, qualcuno più istruito aveva solo preso appunti
di cucina o di erboristeria, ... ma poiché amo le leggende
preferisco credere al libro delle streghe!
Attenzione agli incantesimi. State transitando nel Triangolo
Magico delimitato da Vaglio, Frave e Vene, i tre castelli rasi
al suolo e a Fravè c'era il "ciabot d'le masche"
e "la casa bruciata". Luogo di valenze con la magia positiva
Mango e il suo boschetto danno origine alle leggende che lo vogliono
sia un luogo dove si intersecano il bene e il male. Verso la scarpata
c'è il sentiero che scende dal "bosco" e conduce
nel paese: se non temete gli incantesimi o siete giovani fanciulle
in cerca del Principe Azzurro... percorretelo e lasciatevi accompagnare
dalla quiete del magico bosco e i "mille rumori" dei suoi
abitanti... folletti, fatine e gnomi compresi... Pare che la parrocchia
di S.Ambrogio di Mango sia un baluardo per Vene, considerata località
maledetta. Una leggenda narra che un'epidemia di peste decimò
la popolazione e si salvò solo una famiglia con due figli
piccolissimi. Dopo poco morì anche la donna e il marito disperato
non sapendo cosa fare la abbandonò in una caverna con i due
figli e fuggì. Tormentato dal rimorso tornò dopo otto
giorni e trovò i bambini ancora vivi. Da allora quel luogo
venne chiamato regione Pia.
Interessante la chiesa della Compagnia dei Battuti Rossi eretta
nel 1500 che avevano il compito di dare sepoltura ai morti.
Ricordiamo la vicina località di San Donato di Mango con
il già citato museo "Casa delle memorie".
Per altre informazioni: www.ilpaesedimango.it
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La prima parte: Santo Stefano Belbo,
Cossano Belbo, Mango
La seconda parte: Borgomale, Castiglione
Falletto, Barolo e il Castello della Volta
La terza parte: Dogliani, Gallo - Grinzane
Cavour, Fontanafredda, Serralunga D'Alba
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Questo itinerario è
stato proposto e redatto da Alexander Màscàl
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