Risaliamo le dolci colline langarole sino a Dogliani, patria del
"Dolcetto di Dogliani", di Luigi Einaudi (il primo
Presidente della Repubblica), di Domenico Ghiliani, (inventore del
fiammifero, a sfregamento o zolfanello), di Giuseppe Gabetti, l'autore
della Marcia Reale e patria adottiva di Pini Segna, uno dei disegnatori
di Zagor, L'Uomo Mascherato, Mandrake, Kriminal e altri famosi fumetti
della nostra infanzia.
A caratterizzare Dogliani è l'originalità dello stile
architettonico con cui Giovanni Battista Schellino, stravagante
architetto, disegnò le case con cupole neoclassiche, guglie
gotiche, torri medioevali, scenografie wagneriane creando angoli
insoliti e fantastici, fantasiosi. Tra il I e II secolo d.C. era
un fondo romano come lo dimostrano i ritrovamenti di una necropoli
presso San Quirico. Alla fine del III secolo d.C. il nucleo si spostò
verso la Pieve. Il seguito continuò a spostarsi arroccandosi
attorno alla zona fortificata per difendersi dalle scorribande di
Ungari e saraceni del X secolo. Esistono residui delle invasioni
saracene in alcuni termini dialettali dalle radici chiaramente arabe
e di alcune località e cascine dette "del saraceno".
Nel 1200 passò a Manfredo II di Saluzzo e vi restò
per circa tre secoli. Secoli in cui conobbe un'espansione tale da
generare il "Borgo" che la Signoria di Giovanni il Grande
di Saluzzo dotò di mura fortificate e nel 1297 concesse al
paese una "carta costituzionale". Seguirono tempi nefasti
con la guerra con gli Sforza. Nel 1431 venne devastata. Nel 1530,
e per venti anni, con la rovinosa decadenza del marchesato di Saluzzo
subì saccheggi e incendi. Anche i francesi che occuparono
le Langhe distrussero vari castelli della zona, compreso quello
di Dogliani.
Seguiamo la strada che sale verso la parte alta della città
e alla nostra destra scorgiamo l'insolita struttura architettonica
dell'ospedale, una delle opere dello Schellino, fantasioso architetto
doglianese vissuto nel 1800. Saliamo verso Dogliani-castello passando
accanto al bianco "Pantheon" della chiesa dell'Immacolata
e allo "scenografico" ingresso del cimitero monumentale,
in cotto rosso, bizzarra opera anch'essa dello Schellino, la cui
facciata guarnita da fantasiose guglie, cuspidi e pinnacoli si presenta
in tutta la sua originale, seppur macabra, grandezza architettonica
e coreografica. Va ricordato che negli anni in cui visse lo Schellino,
Dogliani era nota per le sue fornaci, utilizzate anche per la costruzione
del monumentale ingresso al cimitero.
Sostiamo per una visita a Dogliani-castello, piccolo borgo medioevale
della parte alta di Dogliani, che domina sui tetti della città
e sulle insolite costruzioni fantastiche, compresa la... bizzarra
soluzione "tonda", della... "Torre dei Cessi"
anch'essa opera dello Schellino. Collocata all'esterno, presenta
tre piani fuori terra, ed è collegata al Palazzo Comunale
tramite una passerella. Attualmente è stata ristrutturata
e inserita in un percorso museale delle opere dell'originale architetto
doglianese. Chi non la conosce immagina si tratti di una torre medioevale.
In realtà è una costruzione del 1864 creata per fronteggiare
delle esigenze igieniche per la Caserma Militare situata nell'allora
ex Palazzo Comunale, ed ex convento del Carmine (datato 1478). Nel
1860 il Palazzo Comunale ha avuto funzioni di Deposito Militare
della Fanteria insediata a Dogliani. Nel 1864 lo stabile ha ripreso
il suo ruolo di Palazzo Comunale e attualmente ospita il Municipio,
il Museo Storico-Archeologico e la Bottega del Dolcetto.
Dal piazzale del Belvedere di Dogliani-Castello oltre alla stupenda
panoramica si può vedere un maestoso ippocastano secolare
e fermarsi nella vicina Stamperia d'Arte o "Calcografia Al
Pozzo" di Antonio Liboà, per vedere gli antichi torchi,
i macchinari di stampa e come nasce un "antico libro d'arte",
con le incisioni di Teresita Terreno. Nella stamperia i libri sono
rigorosamente stampati con caratteri a piombo e a tiratura limitata.
Curioso è il "Ritiro della Sacra Famiglia"
di cui qualcuno ha scritto (non ricordo chi), definendolo "inquietante
palazzina da romanzo inglese, un pò Walter Scott, un pò
Edgar Allan Poe". E' un "completamento di tutte le stranezza"del
fantasioso Schellino, ma indubbiamente è tra le opere più
elaborate e ricche di elementi architettonici decorativi, tanto
che la facciata pare eseguita al traforo o decorata con antichi
merletti pizzi e ricami... Attualmente è adibita a ricovero.
Purtroppo è deturpata da una moderna costruzione, ancorata
alla stupenda struttura schellianiana, che stravolge ogni regola
architettonica facendo pessima mostra di "buon senso"...
Interessante è il Santuario Madonna di San Quirico. All'interno
è conservata l'immagine miracolosa della Gloriosissima Vergine
che allatta il Bambino, un gioiello di devozione, con numerosi ex
voto di cui molti risalgono al seicento. L'immagine miracolosa,
del XV secolo, rappresenta la Madonna mentre da il "latte finto"al
Bambinello e con la mano sinistra sparge la sua benedizione e le
grazie.
Proseguiamo lungo la strada fiancheggiata dai pilastri votivi e
fermiamoci ad osservare il santuario della Madonna delle Grazie,
con le sue linee morbide e i colori pastello... mentre la vista
spazierà sulle colline vitate sino a perdersi nello stupendo
scenario delle Alpi innevate.
Non molto distante incontriamo l'interessante settecentesca
Villa Einaudi circondata da uno splendido parco, con insoliti
comignoli a torre, a piramide, a spirale, e lo stupendo bosco di
querce secolari con il viale di platani.. Storica residenza estiva
del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, è visitabile.
Illustre concittadino... per adozione Luigi Einaudi l'11 maggio
1948 divenne il primo presidente della Repubblica Italiana rimanendo
in carica sino al 25 aprile 1955. Figlio di cuneesi provenienti
dalla zona di Dronero, in Valle Maira, esile di costituzione, non
di "elevata statura" e con problemi ad una gamba aveva
però abilità, intelligenza ed energia. Nato il 24
marzo 1874 nella vicina Carrù. Economista e docente universitario
a Cuneo, poi a Torino, collaborò a prestigiosi giornale,
come il "Corriere della Sera". A Dogliani, nel 1897 acquisterà
da un sacerdote, per... 30.000 lire, il podere di San Giacomo, terra
marnosa e argillosa, in seguito aggiungerà altri terreni,
terre malridotte che lui migliorerà: ripianta, risana, combatterà
contro la piaga della "filossera", ristrutturerà
gli edifici rustici e restaurerà la casa padronale in cui
soggiornerà nei mesi estivi e autunnali. Creerà una
cantina di vendita del proprio prodotto vitivinicolo che ben presto
si trasformerà in una delle più prestigiose aziende
del Dolcetto di Dogliani. Attualmente vanta una foresteria con tre
camere e una suite; la cantina visitabile e un punto vendita dei
propri prodotti: vini rossi, Dolcetto, distillati tradizionali e
una nuova linea di grappe. Si spegnerà nel 1961 e verrà
seppellito nel cimitero di Dogliani lasciandoci molte opere letterarie
importanti, ma anche un memorabile risanamento delle finanze e dell'economia
italiana....
Ancora poche centinaia di metri e potremo gustare la cougnà
(sorta di mostarda d'uva, noci, nocciole, fichi, ecc.), ottima compagna
per formaggi, ma anche eccezionale sul pane imburrato, da abbinare
al delizioso nettare di Bacco, presso l'Azienda Vitivinicola di
Aldo Marenco, in Fr.Pamparato-Pironi, dove potremo trovare, oltre
a Barbera e Dolcetto, le grappe e il Passito, ma anche acquistare...
qualche "taglia" in più gustando i dolci della
"Dolcilanghe" (in vendita), o il delizioso miele. Ridiscendiamo e rimaniamo nel mondo del vino. Impossibile
non lasciarsi attrarre dagli ottimi souvenir... enologici della
Cantina Mario Devalle in Fr. Piandeltroglio (poco oltre il campo
sportivo). Oltre al Dolcetto di Dogliani e al Barbera... lasciatevi
suggerire "Briosec", vino secco, d'uve Brachetto, ottimo
per ogni occasione, dall'aperitivo al tutto pasto, oppure deliziatevi
con del favoloso "Bricalet", vino dolce, di uve Brachetto...
dolcissimo compagno di pasticcini e bigné
Non si può passare per Dogliani senza deliziarci di quella
che è la cucina langarola e a proporcela è la "gastronomia"
dell'Albero Fiorito. Quello che era lo storico ristorante "Albero
Fiorito", fiore all'occhiello della cucina di Langa, in cui
lo chef Claudio Dalmasso, coadiuvato dalla moglie Alba, preparava
incredibili prelibatezze, ora si è trasferito in una nuova
gastronomia posta a pochi passi dell'antico ristorante che, per
motivi logistici, ha chiuso per sempre. Impossibile "ristrutturare
modernizzando" un locale storico, Claudio e Alba si sono trasferiti
nella loro nuova gastronomia dove ripropongono la loro cucina in
versione "da asporto"...
Troveremo ancora le ricette territoriali, semplici, ma eseguite
con raffinatezza e buon gusto, veri elogi ai sapori tradizionali.
Potremo ancora assaporare la favolosa carne cruda battuta col coltello,
la trota cruda marinata, lo sfornatino di cipolla bianca, i favolosi
tajarin con ragù cotto nel Barolo, gli agnolotti al burro
fuso, il brasato di bue al Barolo e quello di cinghiale, il bollito
misto, la panna cotta, il bonet, la torta di nocciole con sanbajon
(zabaione), tutto nella nuova versione "gastronomica".
Ogni giorno il menù varierà stupendoci e nella stagione
invernale potremo gustare l'eccezionale polenta dei Marino, mentre
in autunno i piatti saranno insaporiti con il tartufo e nulla si
disperderà della cucina di Claudio e Alba del "Ristorante
Albero Fiorito", storico locale degli anni '50, in una Dogliani
ai tempi dell'allora giovane Einaudi, e per molti decenni punto
di sosta per buongustai e di transito per personaggi famosi, come
si poteva vedere dai "piatti con dediche e autografi"
esposti all'entrata.
Potremo acquistare, nella vicina macelleria di Rolfo & Rolfo,
ottime carni e salumi, ma anche il vino di produzione di Enrico
Rolfo e se il caldo vi conduce verso un refrigerante sorbetto non
ci resta che lasciarci rinfrescare dal Bar Roma e gustare gli ottimi
gelati.
Restiamo sulla piazza Umberto I per incontrare "Il Vasaio"
e scoprire come si costruiscono vasi di terracotta, visitare la
maestosa parrocchiale di SS. Quirico e Paolo, anch'essa dello Schellino,
e "meditar vini" nella "Bottega del Dolcetto"
situata negli scantinati di un ex convento dei Carmelitani, del
1500, con una coreografica struttura interna a volta bassa.
Curioso è questo scritto datato 1593, e riportato su un opuscolo
della Bottega del Dolcetto, in cui la municipilità di Dogliani
emanava un documento di "Ordini per le vindimie", che
diceva: "Niuno ardischi, al di qua della festa di S.Matteo
(21 settembre) vindimiar le uve, et se qualcheduno per necessità
od altra causa, dovrà vindimiar qualche dozzetti dovrà
prender licenza dal deputato; sotto pena della perdita delle uve"
Nella seicentesca cappella dell'ex Convento del Carmine, attiguo
alla Parrocchiale di San Paolo, si può visitare un interessante
"Museo degli Ex -Voto", dove una collezione di
tavolette votive è la testimonianza della devozione popolare.
Alcuni antichissimi, presentano immagini con costumi medioevali...
Gli amanti della letteratura possono visitate la Biblioteca
Civica Luigi Einaudi, una moderna struttura che attraverso scaffalature
mobili scorrevoli è in grado di trasformarsi in auditorium
con 80 posti a sedere. Sono oltre 16.000 i volumi presenti nella
biblioteca. Da alcuni anni la biblioteca è diventata anche
un luogo d'incontro che ospita conferenze, spettacoli, mostre, e
oltre agli scrittori vanta anche la presenza di illustri personaggi
e personalità del mondo dell'arte, dello spettacolo, della
musica, del giornalismo e di altre discipline, tra questi ricordiamo
Valeria Moriconi, Ottavia Piccolo, Primo Levi, Fruttero & Lucentini,
Mario Soldati, Giovanni Arpino, Giorgio Forattini, Demetrio Volcic
e Ilario Fiore
Ogni anno il comune assegna il riconoscimento "Zolfanello
d'Oro" in ricordo di Domenico Ghigliano che nel 1832 inventò
il fiammifero a sfregamento. Il premio viene assegnato a persone
nazionali ed internazionali che si siano particolarmente distinte
per le loro idee. Tra i premiati spiccano i giornalisti Indro Montanelli,
Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Milena Gabanelli di Report (Raitre),
e Greenpeace.
Curiosando sulla storia di Dogliani ho trovato nel volume "Guida
delle Langhe misteriose", di Giuliano Vogliolo. Sugar Editore
1972, queste notizie storiche e leggende di masche... e demoni.
Da: Passione religiosa
"Così leggiamo nelle "Memorie sull'antichità
di Dogliani" del Gabutti: "nel 1671, alla missione fatta
dai reverendi PP. Gesuiti, la processione di penitenza cominciò
alle ore 19; congregarono tutti in S. Paolo. Precedeva una figlia
scapigliata, piedi scalzi, vestita a nero, con corona di spine:
poi donne, uomini, clero, curato con croce e laccio al collo, scalzo;
li PP. del Carmine, li scolari coi maestri coronati di spine; Confratelli
bianchi e neri che si disciplinavano a sangue e catene al collo
a tre a tre, sparsi di cenere"
Sentite cosa capitò nel 1708: la piazza tutta coperta di
"tele" per la pioggia; comunione di 4.000 persone; processione
che incomincia a mezzanotte e termina alle 3 del mattino; disciplinanti
"con segni di penitenza, croci, corone di spine, teschi di
morti, catene al piede trascinando e disciplinandosi"; vengono
cantate "sentenze spaventose". La processione, immensa,
si dirige alla "Valle detta dei Morti o Borgheletto":
"quivi, salito il predicatore sopra il tribunale, diede la
benedizione e fece la disciplina flagellandosi con placche di ferro
attaccate insieme; usciti disordinatamente dalla Valle si radunarono
in piazza, che non poté capire tanto popolo; La contrada
era piena ed anche sotto i portici. Si presume che fossero circa
diecimila persone, e più di 80 disciplinati a sangue e catena
al piede". Dopo che tali lugubri processioni cessano nella
Valle dei morti, si pensò che tale luogo fosse diventato
asilo e ritrovo di masche: dalla religione superstiziosa alla superstizione."
Lasciamo Dogliani e inoltriamoci sulla strada verso Clavesana,
dove incontriamo il Bricco dell'Imperatore: nelle notti limpide
da lassù si intravedano le luci di Torino... Poco lontano
dal paese troviamo un'altra stranezza: la foggia spagnola della
chiesa di Surìe, con i due campanili. Ancora un'altra curiosità
è il torrente Argentella, così chiamato perchè
un tempo, si dice, che qualcuno vi trovò della sabbia argentifera.
Curioso esempio di devozione rupestre è il luogo dell'apparizione
della "Madonna della Rocca", poco fuori dall'abitato,
sulla strada per Somano. Incastrato nel tufo della rocca
sovrastante, da oltre 80 anni l'immagine della Madonna spicca nel
grigio tufaceo in perenne movimento franoso. Un sentiero delimitato
da una rustica staccionata in legno conduce ad una nicchia scavata
nella roccia, una sorta di altare dove la fede dei doglianesi continua
incessante la sua devozione dall'apparizione ai giorni nostri.
Poco prima dell'abitato di Dogliani si alza maestosa una rupe scoscesa
di terriccio argilloso, pietra e arenaria grigiastra, chiamata "Castiglia",
fiancheggiata dal Rio Gamba. Ancora oggi la piccola valle è
un luogo solitario, poco frequentato anche dal transito delle auto
e indubbiamente all'epoca degli eventi era ancora più suggestivo
e forse un pò lugubre, ma non privo di fascino e mistero.
"La Madonna della Rocca di Dogliani". Questo è
il titolo di un interessante volume che tra storia, fantasia e realtà
rievoca l'evento "curioso, insolito", accaduto nella Dogliani
del 1925. Sono pagine di storia locale che narrano un episodio che
se in quel periodo ha fatto molto scalpore ancora oggi è
motivo di discussione e devozione.
Attraverso una ricerca storica coordinata dal prof. Giuseppe Martino,
gli alunni della II A, della scuola Media hanno composto uno spaccato
di religiosità che meriterebbe più attenzione, se
non altro per la componente devozione che spesso si incrocia purtroppo
con l'intransigenza, gli interessi del clero e il suo potere e il
volere l'esclusivo dominio sulle anime, dimenticando che alle origini
di una devozione esistono sempre dei fatti miracolosi o almeno "strani,
inconsueti, non spiegabili scientificamente o comunque insoliti".
Verso l'imbrunire del 27 agosto 1925, due giovani pastorelle, della
frazione Pianezzo, Giuseppina Marenco e Giuseppina Berchialla, intente
a pascolare le pecore, guardando verso la rocca a picco sulla strada,
scorsero che dove si era staccato un grande blocco di tufo, in alto,
si era formata una specie di nicchia con al centro una figura bianca
e nitida, di donna snella, con la faccia dolce e il capo incoronato
da un diadema regale, che pareva riprodurre la figura della Madonna
con il Bambino. L'immagine, frutto dell'azione dell'acqua, dell'umidità,
dei millenni di infiltrazione e del bianco salnitro depositato,
agli occhi delle fanciulle apparve come quella miracolosa della
Madonna. Probabilmente era ed è null'altro che un'incrostazione
geologica di salnitro, messa in risalto dal tufo grigiastro, ma
la sincera devozione popolare vide in questa immagine un chiaro
segno divino e... l'apparizione della Madonna divenne una realtà
agli occhi dei fedeli. Non è strano domandarsi come mai la
Madonna compare sempre a dei pastorelli. Non dimentichiamo che sino
a non molti decenni fa erano molti i bambini che non frequentavano
la scuola e "lavoravano" portando al pascolo il bestiame.
E non è strano che Essa appaia sempre in luoghi isolati,
proprio perchè è in questi che pascola il bestiame
e quelle che oggi sono strade transitate un tempo erano percorse
da pochi individui, qualche carretto e qualche contadino che con
passo lesto tornava dal lavoro nei campi. Ma è anche in questi
luoghi di pace e silenzio che le anime devote si avvicinano di più
a Dio...
Contrariamente alle apparizioni che beneficiano esclusivamente
la persona interessata e non sono visibili da altri, questa formazione
biancastra essendo originata dal salnitro era, ed è, fotografabile.
Come giustamente scrive lo stesso prof. Martino, non si poteva parlare
di apparizione o visione soprannaturale, ma di una figura presente
sulla parete di arenaria, simile ad un dipinto al salnitro. Non
per questo non restano un mistero le numerose opere di guarigione
di molte persone che gridarono forse troppo frettolosamente al "Miracolo",
prima di sottoporre il caso della "Apparizione e delle guarigioni"
ad un più attento esame religioso e scientifico, cosa che
invece fece la Chiesa, archiviando il caso come di origine scientifico,
mineralogico. Iniziò un pellegrinaggio di devoti provenienti
da ogni località, e ben presto si progettò la costruzione
di un santuario addossato alla parete. L'esaltazione, la buona fede,
l'entusiasmo, non bastarono a consentirne la costruzione a cui si
opponeva la Chiesa. I giornali pubblicano i particolari delle prime
guarigioni miracolose e il luogo divenne purtroppo anche motivo
di commercio di ambulanti che vendevano vino, alcool, birra, cibarie,
bibite e gelati, cartoline illustrate candele, medagliette e immagini
sacre. Fedeli d'ogni ceto, ma anche semplici curiosi affluirono
sul luogo per pregare davanti a questa immagine "naturale"
apparsa improvvisamente dall'interno della parete e poco importa
se si trattava di un fenomeno naturale perchè la rassomiglianza
della figura comparsa è tutt'ora talmente perfetta da non
lasciare dubbio riproduca quella della Madonna con in braccio il
Bambino. Anche i dettagli sono perfetti e la "Bianca Figura"
pare elargire guarigioni straordinarie e grazie. Anche la Curia
esaminata l'immagine ne riconosce la perfetta assomiglianza con
quella della Madonna, ma nega si tratti di un'apparizione. Le persone
rimanevano per ore inginocchiate per terra raccolte in fervida preghiera,
noncuranti della pioggia, altri intonavano canti religiosi, recitavano
il Rosario: miracolosa o creata geologicamente resta però
la realtà di quelle persone in preghiera che rappresentavano
una spontanea manifestazione di devozione alla Madonna "quella"
che tutto il mondo cristiano venera. Spinti dal bisogno di preghiera
i fedeli sono motivati da un sincero sentimento religioso e cercano
conforto alle proprie pene nella fede e in questo luogo trasformato
in un santuario a cielo aperto. Non c'era giorno, né ora
in cui nella piccola vallata non risuonassero le lodi e le preghiere
dei fedeli, ma anche dei malati, dei sofferenti che incuranti dei
disagi proseguivano il loro cammino della fede in cerca di un miracolo:
ed è già questo un miracolo! Quando la scienza è
insufficiente l'uomo ricorre a quelle forze superiori affidandosi
ad esse e prega, invoca l'aiuto Divino affinché operi il
miracolo, la grazia. Forse questa immagine è simile a quelle
che il torrente Belbo crea con i massi, conferendogli strane forme
umane, ma "qualcosa" più in alto dell'uomo ha aiutato
direttamente o indirettamente ad operare il... miracolo delle guarigioni!
In breve tempo la notizia di guarigioni e fatti soprannaturali varcò
i confini locali e persino l'oceano giungendo a New York dove il
"Corriere d'America" gli dedicò ampio spazio. La
Curia di Mondovì intervenne avvertendo tutti i parroci e
i rettori di smentire il fatto e di avvertire i fedeli di non dare
considerazione all'apparizione e meno ancora di parlare di miracoli.
Lasciamo le eclettiche costruzioni dello Schellino, che sono un
miscuglio di cupole neoclassiche, guglie neogotiche, torri medioevali
che paiono uscite dalla scenografia di un canto di... Wagner per
conoscere un altro personaggio. Personaggio noto quanto imprendibile,
in perenne equilibrio tra genio e sregolatezza, stravaganza e buon
senso: Gianni Gallo, incisore di fama è un artista
con la "A" maiuscola! I suoi disegni vengono intagliati
nel legno e poi riprodotti in incisioni incredibili, perfette quanto
stupende. Dalle etichette per i vini alle opere di incisione, con
i colori tenui, morbidi, egli narra della sua terra di Langa, dei
suoi colori, dei suoi frutti, degli animali che gli vivono accanto.
Personaggio... imprevedibile vi darà risposte strane, quasi
assurde... ma intelligenti, che vi faranno sorridere. Difficile
avvicinarlo, ma quando avrete conquistato la sua simpatia inizierà
a parlare ininterrottamente e saranno tante le storie, gli aneddoti
che vi narrerà che non vorreste più allontanarvi...
La storia di Dogliani e della sua gente si può scoprire
attraverso la coinvolgente narrativa del libro "Niente per
caso", di Maria Tarditi, edito dall'Araba Fenice e con bella
prefazione del prof. Giuseppe Martino, presidente dell'associazione
"Amici del Museo" e direttore del giornale "Dogliani
e la sua Langa". Maestra di Monesiglio, La Tarditi narra la
storia di un trovatello e dei personaggi che ruotano attorno alla
sua storia ambientata nelle Langhe dell'800.
Tra i personaggio famosi Dogliani vanta la presenza del fumettista
e disegnatore Pini Segna e per presentarvelo lascerò
la "parola" o meglio "la penna" che ha composto
un mio articolo:
Pini Segna: "Da Mandrake a Zagor: una vita per i fumetti" Fiorentino di nascita ma langarolo d'adozione, Pini Segna vive
a Dogliani. Abile ritrattista è anche un noto fumettista
che ha sollecitato la fantasia della nostra infanzia con indimenticabili
personaggi usciti dalla sua penna. Penna di Gran Fama, che ha firmato
le avventure di Indian Kid, Ringo, Dick Montana ed altri di cui
è stato anche editore. Ha inoltre disegnato diversi personaggi
creati da altri autori, come Zagor di Ferri, Pantera Bionda di Magni,
Mandrake e L'Uomo Mascherato delle Edizioni Spada.
Personaggi indubbiamente noti ai "non più piccini"
che però non hanno dimenticato anche altri personaggi come
Zorro (sugli albi "Mignon"), Penna Azzurra, Furio, Capitan
Miki, Mark, Blek Macigno, Dich Montana, Gil Bart, Comix Story, Penthotal,
Giungla Kid, Glory Men, Glory Girl, Ringo, Zorro (sugli albi "Mignon"),
Hombre, Dakota, Kriminal, Infernal e Zakimort.
Schivo di quegli "eccessi" narcisisti che "disturbano"
un'opera la cui bellezza è già una lode a sé
stessa e allontanano l'interesse di chi ne era rimasto attratto,
Pini Segna più che parlare di sé stesso resta ad ascoltare
gli altri e con la sua riservatezza taciturna, attraverso il sorriso
riesce ad affascinare e a dialogare più che con le parole...
Semplice e riservato come dovrebbero essere tutti i "Grandi"
non cerca lodi né applausi, ma lascia che siano gli altri
a riconoscergli ogni merito... compreso quello della simpatia e
se decide di narrare dei personaggi dei suoi fumetti si trasforma
come per incanto e le parole gli scivolano in un roteante susseguirsi
di emozioni e gioie, proprio come stesse parlando dei propri figli:
ma forse è perchè la sua parte artistica, priva di
eccessivi interessi commerciali, tende a trattenere accanto a sé
le proprie creature da cui malvolentieri se ne allontana... Ed è
così che, intervistandolo, mi piace vederlo: come il padre
delle sue Creature Fantastiche... E se dimenticato in qualche angolo
della memoria uscirà un vecchio giornalino pensate che in
lui può nascondersi il talento di Pini Segna, un uomo semplice
ma Grande che ha fatto sognare la mia generazione regalandoci quelle
emozioni che i giovani di oggi non avranno il privilegio di provare:
vivendole racchiuse in computer e video game, indubbiamente belli,
colorati e con movimenti, ma non per questo "vivi", come
i personaggi usciti dai vecchi fumetti e resi "Vivi" dalla
nostra Fantasia...
Altro personaggio illustre fu indubbiamente Giovanni Battista
Schellino, emblematico, stravagante e geniale architetto autore
di tutti i più importanti edifici di Dogliani e di molti
altri in zona, come il castello di Novello incredibile costruzione
fantastica e fantasiosa... Si dice che amasse talmente il suo lavoro
da divenirne succube sino al punto di riuscire a lavorare anche
più di 15 ore al giorno e di dormire solo 5 ore per notte
e talmente devoto al cristianesimo da non pretendere mai compensi
per le committenze religiose. Classe 1818 egli nacque in borgata
"La Spina" e li visse tutta la vita.
Un'altro personaggio che rese celebre Dogliani con la sua invenzione
fu il chimico Domenico Ghigliano che nel 1821 fu il primo italiano
a lavorare il chinino, importato dalla Francia, e a distribuirlo
nella sua farmacia. Fu anche l'inventore dello zolfanello: a quei
tempi per accendere i lumi e per i fumatori erano tempi duri. Si
dovevano intingere degli stecchini intrisi di zolfo in varie soluzioni
acide, finché egli non inventò una composizione idonea
ad indurirsi sui bastoncini.
Domenico Ghigliano nacque il 9 dicembre 1790 da Giovanna Gabutti
e Carlo Ghigliano, chirurgo e ufficiale nel Regio Esercito Sardo.
Appassionato di chimica e botanica fu commesso e studioso presso
una farmacia. A 16 anni continuò gli studi a Mondovì
presso Basilio Baruffi, noto chimico-farmacista. Nel 1815 ottenne
l'autorizzazione ad esercitare la professione. Nel 1832 raccolse
le lamentele dell'amico il conte Chiesa di Vasco, noto botanico
monregalese, che così si lamentava: "Ogni notte, dovendo
accendere più volte il lume con lo stecchino intriso di zolfo,
biossido di piombo e clorato di potassa, devo immergerlo nella boccetta
di amianto imbevuto di acido solforico. Questi gocciola, e acceso
crepita, spruzza scintille che bruciacchiano le lenzuola forettandole!
Mio caro Domenico, tu che sei chimico inventa qualcosa!". E
Domenico accolse l'invito. Mutò il minio nel solfuro di antimonio.
Cambiò le dosi e ne bagnò alcuni stecchini, poi lasciò
indurire la composizione per evitare il gocciolamento, quindi li
pose sul davanzale della finestra perchè asciugassero. Il
figlioletto, entrato nel laboratorio, ne prese uno e sfregò
la punta sulla pietra del davanzale per vedere se il composto era
asciutto. Lo stecchino si accese e altrettanto fecero gli altri:era
nato il fiammifero che si accende per sfregamento su qualunque superficie
ruvida!
Altro doglianese celebre fu Giuseppe Gabetti, musicista
che si trasferì a Torino da dove compose musiche per organi,
bande, balli e messe. Arruolatosi nell'esercito, nel 1820, divenne
capo musicista del reggimento. Carlo Alberto gli ordinò di
comporre l'inno per il reggimento ed egli compose la Marcia Reale
che ben presto divenne un inno in tutta Italia. Tornò nelle
Langhe e si stabilì a Dogliani proseguendo la sua attività
di musicista e compositore.
Ma esistono altri personaggi degni di essere incontrati, come Valerio
Gabutti, creatore di violini e ghironde; Francesca Bruno, valente
restauratrice e Luigi Barroero della vicina Belvedere Langhe...
uno degli ultimi cantastorie...
Maggiori informazioni: www.comune.dogliani.cn.it
Gallo - Grinzane/ Cavour
Basterà percorrere poche centinaia di metri dalla Cantina
"Terre del Barolo" per entrare nella patria del torrone.
Siamo a Gallo - Grinzane/ Cavour, dove troviamo la storica azienda
di Giuseppe Sebaste. Negli anni attorno al 1880, Giuseppe Sebaste
era un semplice garzone di pasticciera ad Alba, la capitale langarola.
Lasciato il lavoro di garzone si mette in proprio e inventa il torrone
piemontese sostituendo le mandorle del tradizionale dolce natalizio
con le nocciole. L'intraprendente Giuseppe si mette a girare per
le Langhe con un carretto, in occasione delle fiere. Nel 1885 fonda
il torronificio Sebaste. Nel tempo l'azienda si rinnova continuamente
seguendo il progresso e nuovi macchinari sostituiscono l'antica
manualità, per fare fronte alle richiesta di mercato, ma
restando fedele all'antica ricetta.
Il comune è diviso in due centri: Gallo e Grinzane Cavour.
Gallo, è un moderno insediamento con la zona industriale
e artigianale. Grinzane, con poche case poste attorno al Castello,
costituisce la parte storica risalente al XIII secolo. Costruito
tra il secolo XI e il XIII, passò ai marchesi di Monferrato
nel tardo quattrocento, venne poi venduto in parte a Pietrino Belli,
nel 1557, e in parte a Teobaldo Cagnola, nel 1560. Venne occupato
dagli spagnoli nel corso del conflitto franco-spagnolo per il predominio
sull'Italia. Appartenne a Camillo Benso Conte di Cavour che qui
vi dimorò dal 1832 al 1849 e lo trasformò in un importante
centro di produzione dei vini locali. Attualmente ospita il Museo
Etnografico e l'Enoteca Regionale, un prestigioso ristorante e l'interessante
Sala delle Maschere, luogo di convegni e incontri. Stupendo il soffitto
a cassettoni con 157 tavolette dipinte con i ritratti di personaggi
spagnoli della corte di Carlo V. Nel museo si possono vedere ambientazioni
del '600 e dell'800, distilleria del'700, contadinerie da cortile,
bottega del bottaio.
Dietro il castello troviamo la storica "Cantina del Conte",
di Sergio Pelissero, trasformata in enoteca, grapperia, bottega
di prelibatezze in cui è possibile acquistare i tipici prodotti
di Langa. Questa antica cascina di proprietà dei Conti di
Cavour fu acquistata da Francesco Pelissero, nel 1921, dalla marchesa
Adele Alfieri di Sostegno, nipote del famoso Camillo Benso Conte
di Cavour. La struttura comprende una sala dove si può sostare
per una degustazione a base di vino, pane e salumi, tome, acciughe,
tartine con il tipico formaggio "brus", torrone, torte
di nocciole e altre prelibatezze locali. Pelissero è anche
produttore di vini Dolcetto, Barbera d'Alba, Nebbiolo, Barolo, e
di ottime grappe ottenute con la distillazione delle sue uve.
Fermiamoci a pochi metri dalla "Cantina del Conte" per
trascorrere un'indimenticabile notte presso la "Locanda del
Conte", una struttura fine '800, sempre di proprietà
della famiglia Pelissero, recentemente ristrutturata in modo "scenografico",
con camere singole, doppie e suites a disposizione per chi vuole
provare l'emozione di dormire sopra letti a baldacchino, in stanze
arredate con mobili d'epoca e al risveglio, dalla finestra, ammirare
uno stupendo panorama che si estende dai vigneti del Barolo, sino
alle Alpi.
Fontanafredda
Rimaniamo nei pressi di Grinzane Cavour e percorriamo la stupenda
panoramica collinare per Serralunga d'Alba e Fontanafredda.
Poco distante incontriamo la località Fontanafredda dove
sorge la "casa di caccia" del re Vittorio Emanuele II,
ricca di storia legata alla "Bela Rusin", la bella popolana
di cui il re s'invaghì. Siamo nel cuore di quel Piemonte
che scrisse le pagine della Storia d'Italia e molte sono le residenze
e le palazzine di caccia Sabaude in Piemonte.
In località Fontanafredda sorge la tenuta di caccia,
residenza preferita del Re Vittorio Emanuele che qui trascorreva
le sue giornate con Rosa Vercellana, meglio nota come "la Bela
Rusin" (bella Rosina), la bella popolana di cui il re s'invaghì
e che ne divenne la moglie morganatica, anche se vedendo le foto
viene spontaneo mettere in discussione i gusti del Re, più
che bella essa appare "florida e prosperosa"... La favorita
del re era di origine popolana. Nata nel 1833 e originaria di Moncalvo
(AT), era figlia di un soldato sabaudo. La leggenda dice che nel
1847, appena quattordicenne, la fanciulla riuscì ad ottenere
un'udienza dal futuro sovrano, per chiedere un favore per la sua
famiglia e da quel momento il futuro re non la perse di vista. Due
anni dopo salito al trono la volle accanto a sé, a Moncalieri
(TO), poi a causa di problemi di corte la trasferì a Pollenzo
(CN), ma essendo un luogo di incontri per gli affare di corte, per
evitare i pettegolezzi fu costretto a trasferire la giovane amante
in una nuova villa fatta costruire appositamente, nel fondo di caccia
di Fontanafredda. La costruzione venne terminata in breve tempo
e arredata secondo i desideri della donna che nel frattempo era
stata nominata contessa di Mirafiori e Fontanafredda. Rosa Vercellana
ebbe dal re due figli, Maria Vittoria ed Emanuele Alberto (morto
prematuramente nel 1931) . Il re la sposò nel 1869. Mentre
nelle altre località questo amore clandestino era malvisto,
qui era considerato una fortuna perchè dava lavoro al personale
di servizio, ma anche per le generose manciate di monete che Rosa
elargiva ai bambini che circondavano la sua carrozza quando usciva,
e per i lavori di ristrutturazione del vecchio borgo che fece iniziare.
Torino, fu la prima capitale d'Italia poi gli succedettero Firenze
e Roma e il re si trasferì con Rosa in queste capitali, ma
la donna non partecipò mai pubblicamente nelle occasioni
ufficiali e nemmeno si intromise negli affari della Casa Reale.
Quando il re morì ella si trasferì a Sommariva Perno
(CN) dove morì nel 1885. Se l'aristocrazia le era indifferente
al contrario il popolo l'amava vedendo in lei il loro riscatto,
una loro pari che era divenuta ricca e nobile mantenendo però
disponibilità e generosità verso il popolo. La sua
unione con il sovrano durò trenta anni e per tutto il tempo
tra i due vi fu una fitta corrispondenza che, come in uso nel privato
dei Savoia, era in dialetto piemontese.
La storia di Fontanafredda come azienda vitivinicola inizia
nel 1878, grazie a Emanuele Guerrieri conte di Mirafiori (figlio
naturale di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana), imprenditore
che segue criteri innovativi all'avanguardia, puntando alla produzione
di vini di qualità, soprattutto del Barolo. La storia riferisce
che la proprietà "Roggeri Giacomo fu Giovanni Battista
in Serralunga d'Alba" venne iscritta nel patrimonio privato
di Vittorio Emanuele II Re di Sardegna, il 17 giugno 1858. L'intera
partita di terreni venne poi intestata l'anno successivo a "Guerrieri
conte Emanuele e Maria Vittoria sorella", i figli naturali
del Re e di Rosa Vercellana.
Presso il villino "Bela Rusin", vi è una sorgente
sulfurea e poco distante il santuario dedicato alla Madonna di Lourdes.
Oggi i "Tenimenti di Barolo e Fontanafredda" sono una
rinomata tenuta dei vini. La tenuta e le antiche cantine sono visitabili.
Serralunga d'Alba
Non molto distante si potrà visitare uno splendido maniero,
un gioiello medioevale, maestoso quanto insolito nella sua struttura:
il Castello di Serralunga d'Alba, uno dei più belli e
originali, con le alte torri tonde che lo rendono simile a quelli
della Loira e della Scozia. Perfettamente conservato merita di essere
visitato (info: tel. 0173613358).
Edificato nell'Alto Medioevo come torre di avvistamento venne modificato
nel corso dei secoli, sino a divenire una vera e propria fortezza.
Il luogo era anticamente fortificato da una torre d'avvistamento
costruita sul crinale del colle con lo scopo di comunicare i messaggi
alle altre fortificazioni, come in uso a quei tempi. Dominio di
Bonifico Del Vasto passò ai Del Carretto e ai Marchesi di
Saluzzo. Quindi ai Marchesi Falletti di Barolo, la potente famiglia
che possedeva numerosi feudi nelle Langhe e che ne mantenne il possedimento
sino al 1864, quando la dinastia terminò con la morte di
Giulia Colbert ultima marchesa di Barolo. Nel 1340 passò
ai Pietrino Falletti che fece abbattere la torre per costruire l'attuale
castello ultimato dal figlio Gioffredo II, che nel 1357 era divenuto
Marchese di Barolo. La fortezza prese il posto della torre e, allineata
agli altri castelli dei Falletti, continuò a fungere da comunicazione
ottica: di notte con segnali fatti con le fiaccole e di giorno con
drappi colorati. Fu espugnato nel 1616, da Don Pedro di Toledo,
Signore di Milano.
Per la caratteristica forma stretta e lunga prese appunto il nome
di "Sera Longa". Il castello mantenne sempre le funzioni
di fortezza, con l'abitazione feudale non circondata da fortificazioni,
ma costituente essa stessa un elemento forte. La fortificazione
presenta nella struttura tre torri asimmetriche: una quadrilatera,
una tonda ed una terza pure tonda ma pensile e diverse anche in
altezza. Una vera stranezza.
Interessante il centro storico con caratteristiche medioevali.
Le strade del borgo, in antico selciato in pietra, salgono verso
la porta d'ingresso del poderoso maniero. Al borgo antico si accade
passando sotto la Porta Alba dove un tempo chiunque vi transitava,
sia che entrasse o che uscisse, era sottoposto ad un controllo e
all'eventuale pagamento del dazio. Ogni sera la porta veniva chiusa
fino all'indomani.
Da vedere: la chiesa di San Sebastiano martire fu ricostruita nel
1630 e conserva il campanile cuspidato del '400.
Piemonte
e Valle d'Aosta
Una guida completa al Piemonte e alla Valle d'Aosta. Dettagliate cartine
consentono di orientarsi facilmente ovunque. Oltre mille fotografie a
colori mostrano il meglio di Torino, del Piemonte e della Valle d'Aosta.
Percorsi
insoliti in Piemonte, Liguria e Val d'Aosta
Si possono scoprire cascate, grotte, labirinti, marmitte dei giganti,
incisioni rupestri, antiche miniere, sorgenti solforose, boschi magici,
calanchi e piramidi di sabbia, acquedotti e ponti romani, archi naturali,
murales, menhir, dolmen, cromlech, fortificazioni alpine, giardini stupendi
e molte altre curiosità del territorio.
Fra
la chiese di Torino. Quattro itinerari nella città della sindone
La guida propone al visitatore quattro itinerari che intrecciano fede
e storia, curiosità e arte, prendendo le mosse dalla reliquia per
eccellenza, la Sacra Sindone. Passeggiando per le vie del centro, si esplorano
le chiese e i palazzi, si ammirano dettagli architettonici e artistici,
ma si trovano anche piccoli dettagli di gusto e qualche suggerimento per
momenti di sosta e di ristoro.
Torino.
Con cartina
Come scoprire il meglio in metà tempo: con la cartina pieghevole
a colori e piantine particolareggiate dei quartieri, per orientarsi con
facilità; con i luoghi da visitare, i ristoranti, i negozi; e i
locali migliori consigliati dall'autore; con luoghi particolari e itinerari
speciali, per sfruttare al meglio un breve soggiorno con i segreti di
Torino svelati dai suoi abitanti: dai ristoranti ai posti migliori per
lo shopping.
Langhe
e Monferrato
Un paesaggio incantato e vario, dai colori cangianti: nel fondovalle le
alture sono disseminate di prati e vigneti, ma quando la strada inizia
a salire si spalanca uno scenario tipicamente appenninico punteggiato
da splendidi boschi. Le più belle escursioni tra valli, colline,
riserve naturali e santuari ricchi di fascino, tesori artistici, storia
e leggende. Gli itinerari dei vini e del tartufo, alla scoperta di paesi
che evocano già nel nome delizie per il palato: le valli del Moscato;
i borghi di Barolo e Barbaresco; Cinzano, la patria del vermut; Bra, Murazzano
e Roccaverano che producono formaggi d'alta qualità.
Torino
è la mia città... e lo sarà per sempre!
Che cosa ci fa innamorare di una città? Bruno Gambarotta risponde
a questa domanda senza troppi giri di parole, ma con unantologia
di personaggi e situazioni incredibili, che danno al lettore unidea
della torinesità e delle sue sorprendenti caratteristiche.
Alla
tavola di Giovanni Arpino. Sapori e colori del Piemonte
Il libro è un percorso attraverso le opere di Giovanni Arpino alla
ricerca di sapori, profumi, sollecitazioni sensoriali. La Langa appare
gloriosa nel trionfo dei colori e delle portate che l'hanno resa famosa
nel modo.
Fiabe
piemontesi
Maghi con sette teste, palazzi in fondo al pozzo, statue trasformate in
ragazze che compiono prodigi, tovaglie che apparecchiano banchetti da
re, vecchi che soffiano le nuvole in cielo... E tremendi grifoni, piume
magiche, flauti incantati, pulcini d'oro...
Questo
itinerario è stato proposto da Alexander Màscàl