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Mi arriva lsms sul telefonino: ciao ! Saremo da voi
tra 15 minuti. E Hoda, la mia guida, che mi comunica
che la nostra avventura verso sud sta per iniziare. Amo progettare
le mie vacanze. A inizio anno chiudo gli occhi, respiro una meta
e
cerco di scoprire tutto quello che ce intorno
da poterlo vedere, capire, esplorare e vivere una volta sul posto.
Questanno mi sono fatta affascinare dallEgitto, quello
un po fuori dai soliti standard: le oasi occidentali e la
costa mediterranea. Una parte consistente oltre al Sahara e al suo
fascino indiscusso, la occupa anche la storia. Si, la triste storia
delle battaglie che in questa zona si sono svolte durante la seconda
guerra mondiale, storie studiate sui libri, raccontate dai genitori
e dai nonni, storie che qui vivono, coperte da un velo di sabbia
chiara, e stanno appena provando ad affiorare nei ricordi di chi,
come me, pensava che fino a ieri certe mete non fossero cosi
raggiungibili.
Cosi a gennaio, dopo aver letto vari diari di viaggio, ho
trovato quello di Claudia, che mi ha letteralmente stregato e lho
pregata di mettermi in contatto con la persona che le aveva organizzato
le escursioni, nelloasi di Siwa e al Cairo, evitando
il tour operator. Khaled, mi ha fatto subito buona impressione,
a pelle e quando lo abbiamo conosciuto di persona a sharm, durante
le vacanze di Pasqua, e stata davvero una gradevole conferma.
Sentivo che potevo fidarmi totalmente di lui, e per una questione
di biochimica sentivo anche che per me, era gia un amico.
Un caro amico. Cosi gli avevo esposto il mio progetto, un
po una via di mezzo tra il sunto delle escursioni dei tour
operator e della curiosita di vedere posti di cui ti innamoravi
solo a sentirne pronunciare il nome.
Abbiamo concordato un tour di 1+ 4 giorni in cui avremmo visto:
Alessandria, Marsa Mathrou, Siwa, avremmo attraversato il
Sahara fino a Baharyia, saremmo scesi fino a Farafra per
poi ritornare su a nord e goderci qualche giorno al mare ad El
Alamein, dove avevamo prenotato un hotel per il soggiorno.
Da aprile, quando abbiamo concordato con Khaled il percorso, fino
a qualche giorno prima della nostra partenza (io, il mio compagno
e la nostra bambina di 8 anni), abbiamo cercato compagni di viaggio.
Posso dire di aver messo appelli in parecchi posti, proposto il
viaggio a molte persona. Niente!!! Non uno solo che volesse condividere
questa esperienza con noi. Anche Khaled cercava tra i suoi clienti
se per caso avesse avuto richieste nel nostro stesso periodo, ma
il caso ha voluto che rimanessimo da soli. Cercavo compagni di viaggio,
piu che altro per poter condividere emozioni e magari scambiare
qualche parola, visto che di chilometri ne avremmo macinati parecchi
e pensavo che, sia a me che al mio compagno, avrebbe potuto far
piacere riuscire a fare un paio di battute con almeno una persona
che non fosse la guida o lautista piuttosto che noi due. Oggi
posso dire con fermezza che non mi e mancato nulla di tutto
cio. Con Hoda e Ali siamo stati divinamente, e alla
fine dei cinque giorni eravamo davvero come una famiglia.
La partenza per questo 5 days tour era fissata non
per il giorno immediatamente successivo al nostro arrivo, proprio
perche avevo paura che laereo tardasse. Larrivo
era previsto in serata, ma bastava poco per farci arrivare in hotel
intorno a mezzanotte e non mi andava di scaraventarmi subito su
unauto a zonzo per il mondo e cosi il primo giorno lo
abbiamo passato in hotel, con la sorpresa gradita di un mare davvero
strepitoso!!! Ancora oggi mi domando perche fare tante ore
di volo per raggiungere i Caraibi quando abbiamo lo stesso mare
fantastico a tre ore da casa. Khaled mi aveva avvisato che sarebbe
venuto a prenderci un pullmino alluscita dellhotel,
alle 08.30 del giorno successivo e che la prima tappa sarebbe stata
Alessandria. Cosi avevo avvisato i referenti del tour operator
che saremmo spariti dalla circolazione per qualche giorno, di stare
tranquilli che noi ce ne andavamo soltanto per conto nostro, nonostante
avessimo prenotato due settimane in hotel. A quelle parole ho avuto
come limpressione che la povera ragazza addetta alle relazioni
del tour operator, trasecolasse. Possibile che non le fosse ancora
capitato nessuno che se ne andava per conto proprio? Anzi, a dire
meglio, ho avuto la netta sensazione che potesse svenirmi da un
momento allaltro sui piedi. Invece raccolse tutto il fiato
che trovava, e con la voce fioca e il viso pallido come un cencio
riusci a mormorare: beh, prendetevi il nostro numero,
almeno. Aveste bisogno, chiamateci. Avra avuto poco
piu di ventanni. E io, che potevo essere sua madre,
mi sono sentita quasi una monella.
Il pullmino era arrivato. Non proprio puntuale, ma in Africa e
cosi e noi eravamo abituati a queste cose africane che quando
entri nello spirito le assapori proprio come un piatto locale che
si gusta poco a poco. Lautista aveva superato indenne tutti
gli sbarramenti e i posti di blocco prima dellhotel e ci aveva
fatto accomodare, noi, unici tre passeggeri. Ma
non doveva
esserci una guida? Khaled i aveva parlato di Hoda, una signora davvero
in gamba che ci avrebbe accompagnato. Anche Claudia, la persona
che mi aveva fornito i contatti, era stata con Hoda. E ne parlava
benissimo e con un reale affetto, per cui eravamo rimasti molto
contenti di sapere che ci sarebbe stata lei con noi. Invece non
cera. Cera solo lautista che non parlava una sola
parola di italiano e ne biascicava si e no un paio in inglese. Cominciamo
bene! ricordo di aver pensato.
Imbocchiamo la strada. I cippi e la segnaletica stradale indicano
140 km ad Alessandria. Pazzesco come in questi luoghi il deserto
arrivi a lambire i bordi delle strade anche se siamo sulla costa!
Ci sono tante costruzioni, tanti palazzi, palazzetti e palazzini.
Interi paesi fatti di palazzi uno identico allaltro.
Commentiamo che si riesce a fare una intera citta col progetto
di un solo palazzo. Poi il pullmino, improvvisamente fa uninversione
a u, una di quelle inversioni a u tanto care al ministero della
viabilita egiziano, che ti fanno andare avanti di 5 chilometri
per poi tornare indietro magari anche di quattro, visto che non
cerano prima gli accessi per poter svoltare.
E ci troviamo il sacrario italiano di fronte. Silenzio. Non ce
nessuno. Solo il guardiano e un custode. Saranno si e no le nove
del mattino. Il sacrario si trova al fondo di un lungo viale alberato
e fiorito di bouganvillee e prati verdi ben curati, preceduto dallarco
di accesso. Il ragazzo si avvia per andarci ad aprire la porta,
mentre noi, soli, ci guardiamo attorno. Le iscrizioni sono tutte
in italiano, le scritte sono davvero da pelle doca: fra
le sabbie non piu deserte sono qui di presidio i ragazzi della
folgore
vive nel cuore dei paracadutisti in armi
il ricordo dei commilitoni che da queste sabbie assursero al cielo
degli eroi
Si sente solo lo scalpiccio dei nostri
passi e il cinguettare degli uccellini.
Percorrendo il viale, da destra e da sinistra, notiamo delle lapidi
distanziate quattro, cinque metri. Ricordano i vari reggimenti,
le varie divisioni e ogni volta che si legga, nel cuore pare di
ricevere una stilettata: terzo battaglione fanteria- bologna
contraerea-caserta ...cosi raggiungiamo le scale.
Il ragazzo con la djellaba bianca apre piano la porta e
il
tempo si ferma. Si leggono tanti nomi. Tante lapidi bianche nelle
stanze, per ordine alfabetico riposano in questo luogo, o
in altro sconosciuto nel deserto
. Quando poi troviamo
una stanza che da cima a fondo in lungo e in largo ospita soltanto
scritte ignoto, ignoto, ignoto
Quasi mi metto
a piangere. Mi sembra di capire di colpo, di sentire sulla pelle
lorrore vivo e questa parola mi rimbomba nella testa. Ignoto,
ignoto, ignoto
Usciamo nel sole. Cantano gli uccellini, esattamente come prima.
Forse siamo noi ad essere cambiati un pochino dentro. Risaliamo
sul pullmino. E ripartiamo alla volta di Alessandria. Si susseguono
incredibilmente, tutte queste localita che scopriremo in seguito
paesi di villeggiatura, con palazzi e palazzetti e palazzotti tutti
uguali, usciti dal progetto unico di un ingegnere pigro. Un centinaio
di chilometri di cittadine fatte con lo stampino. Come le stelle
e i cavallucci marini che escono dalle formine colme di sabbia dei
bambini al mare. E ancora e ancora. Sembrano non finire mai anche
se molti di questi palazzi sembrano completamente disabitati.
Arriviamo alla periferia di una cittadina piu grande e qui
capiamo che sta succedendo qualche cosa, perche lautista
sembra cercare qualcosa. O qualcuno. Accosta e
arriva lei!
Hoda: una donna, un sorriso. Bruna, occhiali da vamp, camicia rossa
e pantaloni bianchi, dopo dieci minuti che e salita in macchina
sembra gia di conoscerla da dieci anni, due lauree e sta studiando
per prendere la terza, due bambine bellissime che sono dalla nonna
quando lei lavora, ha interrotto le sue vacanze apposta per noi,
per accompagnarci nel nostro tour.
Intanto arriviamo ad Alessandria. Grande, caotica come tutte
le metropoli africane, ci accolgono gli stabilimenti petroliferi
della periferia. Ci infiliamo piu avanti in una strada che
per una sorta di deja vu a me sembra Genova. Pazzesco!!! Sono
ad Alessandria, in Egitto e mi sembra di stare ai vicoli a genova!!!
Tanta gente passa, cammina, chiacchiera
noi arriviamo alle
catacombe. Non si puo fotografare alle catacombe, pero
io le trovo magnifiche nonostante Hoda ci racconti che tutto quello
che vedremo non fa parte del periodo doro dellepoca
egizia, e cosi le cose, non saranno mai ai livelli di perfezione
di quelli che si ammirano a Luxor.
Proseguiamo per la biblioteca, grande, fantascientifica, avveniristica.
Si gela. Mannaggia a me che non ho portato una maglia! Per fortuna,
passato latrio, si riesce a stare un pochino meglio. Solo
un pochino. Infatti la biblioteca me la godro poco, ero troppo
presa a tremare per il freddo. E comunque un mondo a se che
si sviluppa su sette piani. Magnifica. Tutto il sapere e la cultura
sono concentrate qui. I sette piani a balconata lasciano spaziare
la vista sul complesso e sulle persone che lo frequentano. Riesco
a rubare letteralmente una foto ad un tavolo dove sono sedute delle
studentesse velate. Una dorme completamente abbandonata sulla scrivania,
le altre non sembrano preoccuparsene.
Poi visitiamo una mostra in una sala annessa di un regista famoso
(ahime, Hoda!!! Non ricordo il nome!!!) un regista di film
e opere storiche che aveva il pallino della perfezione e ricostriuva
con minuziosita i costumi e le scene delle sue opere. Degli
acquerelli davvero fantastici!!! Dopo una sosta al negozio della
biblioteca, dove mia figlia vorrebbe comprare unimprobabile
dea bastet gonfiabile (!) usciamo finalmente nel calore normale
della citta.
Ci avviamo verso il forte di Quait bai, passando per un
inverosimile mercato. Talmente improbabile e talmente affollato
che due macchine in senso opposto non ci passano. Si vende di tutto,
come in ogni buon mercato nordafricano. La tentazione di scendere
e tanta. Ma ancora non sappiamo fin dove possiamo osare e
fin dove ci possiamo spingere. Quando dal lato opposto al nostro
pullmino compare un tram, penso che questa volta almeno venti persone
rimangano schiacciate sotto. Invece niente. Tutti gridano, si agitano,
esaminano la merce e le macchine strombazzano allimpazzata
per implorare il passaggio in mezzo a tanti pedono, polli, merci
e quantaltro.le donne sono tutte velate. Tutte!!! Io con i
miei pantaloni sotto al ginocchio e la mia camicetta bianca a mezze
maniche mi sento quasi nuda.
Passiamo per un altro quartiere. Qui regnano i meccanici e ammiriamo
interi quarti di auto con targhe anche italiane pronte
a essere rimontate e a rifarsi una nuova esistenza oltremare. Alla
faccia dello sconto rottamazione euro zero o euro uno. Qui parliamo
di macchine che avranno almeno ventanni. Almeno. Se non di
piu.
Arriviamo al Forte. Bello, grande e imponente. Domina davvero
la citta, con i suoi muri spessi nelloro del sole e
bello guardare il mare dalle feritoie. Da qui Alessandria assomiglia
persino un po a lHabana. Il malecon sembra proprio quello.
I palazzoni anche. Tanta gente sembra vivere su grandi coperte stese
per terra. Incredibile quanta gente si sia accampata. Eppure non
hanno laria di accattoni. Chissa che ci fanno? Hoda
spiega che sono contadini, gente di campagna in pellegrinaggio.
In questi giorni si commemorera il santo protettore e loro
sono arrivati da lontano per questa festa. E si sono accampati sulle
coperte stese sui marciapiedi e ne hanno fatto una casa, un campeggio,
un posto da sostare.
Poi ci fermiamo per il pranzo. Il ristorantino di pesce e
situato proprio sul malecon. Bello, caratteristico, ci sediamo vicino
alle finestre da cui filtra una piacevole brezza e non si sente
per niente la mancanza dellaria condizionata. Guardo fuori.
Il solito traffico caotico e le spiagge. Ma che tenerezza!!! Queste
spiagge affollatissime e gli ombrelloni colorati di tela mi riportano
alla mente litalia degli anni '60. Non mi stupirei di vedere
apparire una seicento Fiat carica allinverosimile. Arrivano
le portate! Pesce cotto bene e una infinita di piattini con
infinite salsette multicolori, tutte da gustare. Che bello!!! Siamo
solo in cinque e mangiamo tutti assieme!!! A Hoda racconto che siamo
gia stati in Egitto svariate volte, ma che nel 2000 avevamo
fatto la crociera + il Cairo e che la nostra guida si chiamava Nagua.
Incredibilmente lei la conosce!!! Mi racconta che sono state le
pioniere delle guide turistiche donne in Egitto e sfodera prontamente
il suo telefonino (scopriremo in seguito il rapporto di amore profondo
che la lega al suo cellulare) per avvisare Nagua che la conosciamo.
E bello stare con Hoda e Ali. Non ci si deve sforzare
per farsi capire dagli altri e sembra quasi di essere loro ospiti.
Starei delle ore a guardare la spiaggia davanti a me e la vita che
si affanna in strada, ma finito il pranzo, ripartiamo.
E siamo sul malecon. Sono stata lanno scorso a lHavana,
garantisco che sembra di essere li, mancano solo i musicisti.
Ma gli innamorati seduti sul muretto sono gli stessi. Che importa
se qui le ragazze hanno un velo colorato sui capelli e a cuba sono
appena coperte di un mini top e pantaloncini cortissimi?
Scendiamo in piazza della moschea. Quanta vita qui attorno!!! Un
vero mercato e Hoda ci vizia! Basta chiedere cose?
che lei pronta che lo compra. Assaggiamo cosi mini fagioli
da gustare tipo noccioline chiuse in una bustina microscopica, le
buonissime patate dolci cotte in strada e servite in carta di giornale
e lo stranissimo zucchero filato che ha la consistenza del cotone.
E bello vivere la vita qui, dove gli unici turisti siamo noi
e la gente continua tranquilla per i suoi affari, senza badare a
te.
Ultima visita un grande giardino. Quello che una volta era del
pascia di Alessandria. Ma i giardini del Central Park di New
York, saranno grandi come questo? Beh, sara il dopo pranzo,
sara che non ci dicono granche, rimpiangiamo di non
aver chiesto di poter scendere al mercato, in quella confusione
indescrivibile. Intanto Nagua risponde allsms di Hoda: incredibilmente,
mentre noi stiamo visitando la sua terra, lei e a Pompei,
a visitare la nostra!!!!
Rientrando verso el Alamein, lasciamo Hoda nella cittadina dove
labbiamo trovata questa mattina e ci diamo appuntamento per
lindomani, stasera prepariamo il bagaglio per il sud!!!!
E cosi oggi partiamo!!!il sud ci aspetta, la sabbia il deserto,
le oasi
siamo seduti sui gradini davanti allhotel che
aspettiamo la jeep e i camerieri notano il borsone. state partendo?
ci chiedono educati. Alla risposta affermativa, confabulano tra loro
e poi ci chiedono di saldare il conto. Ma come? Oggi e il terzo
giorno su quindici che siamo qui
che ci diano gia per
dispersi nelle sabbie del grande sud?
Nel frattempo arriva la jeep con Hoda e Ali e mentre carichiamo
i bagagli e Hoda mostra un sacco di fogli scritti in arabo alle
guardie dellhotel, una coppia di romani ci avvicina e ci chiede
dove andiamo. Quando spieghiamo che siamo autonomi, svincolati dal
tour operator e gli spieghiamo litinerario che faremo, mi
pare di leggere nei loro occhi una punta di invidia. Ci augurano
buon viaggio e tornano ciabattando dietro i vetri della hall. Noi
partiamo. La jeep non ha i sedili tradizionali dietro, ma due sedili
messi per la lunghezza. Saliamo, le porte si chiudono, i bagagli
sono a posto e si va. Direzione Marsa Mathrou, 144 km a ovest. La
chiamano la citta bianca, e la porta verso sud. E si
fa subito deserto. Finite le poche case, nonostante stiamo costeggiando,
oltre la strada ce ben poco. Alla nostra destra sempre
il mare turchino, alla sinistra il nulla. Mia figlia gioca col Nintendo
e Hoda la ribattezza subito habibi, amore. Si affezioneranno
tantissimo una allaltra.
La strada e sempre uguale e chiacchieriamo di merci cinesi
che hanno invaso noi e pure lEgitto e Hoda ci racconta pure
che poco tempo fa ha fatto da guida a Bertinotti e di quanto lui
fosse gentile e di come sua moglie, Lella, fosse sorridente e disponibile
con tutti. Qualche tempo fa ha fatto da guida anche a Prodi, ma
Romano lo ricorda piu schivo, piu timido. Ascoltava
interessato, ma non parlava molto. Si vede che la famiglia Bertinotti
le e piaciuta di piu!!!
Ogni tanto arriva qualche telefonata. E lei parla proprio volentieri.
Hoda e una di quelle persone che ridono prima con gli occhi
e poi con tutto il resto. Oggi come oggi credo di capire il suo
attacamento al cellulare: un modo come un altro per rimanere vicino
ai propri cari quando si e sempre in giro.
Marsa Mathrou sembra un paesone della costa romagnola: grande
strada al centro, tanti negozi di carabattole marine ai lati, salvagenti,
asciugamani, giocattoli
ci vengono subito incontro dei ragazzi
che chiedono se cerchiamo un alloggio in affitto. Cavoli, non pensavo
che ci fosse tutto questo flusso turistico! Ci fermiamo a sostare
in bellhotel, fresco e profumato di incenso, il San
giovanni cleopatra un hotel di lusso per egiziani ricchi (e
quelli quando son ricchi, son proprio ricchi, mica per finta!) e
una signorina gentile ce lo fa visitare. Sono ancora tutti a colazione,
sono poco piu delle 11 del mattino. Tutte le signore nei loro
abaaya, i signori che leggono il giornale
la spiaggetta privata
e calma e sembra un gioiellino con lacqua cosi
trasparente e la sabbia bianca!
Arriviamo poi ai bagni di Cleopatra. Non si sa se la mitica regina
sia davvero passata da queste parti, ma il mito e il mito!
Bella, spiaggia e scogli, mare
di tutti i colori che vanno
dal turchese al blu. E talmente tanta la luce che da questo
momento non riusciro piu a fare a meno dei miei occhiali
scuri. E venerdi e molti sono al mare per il giorno
di festa. Anche qui siamo gli unici turisti stranieri. Mentre ci
inerpichiamo sugli scogli, mia figlia viene aiutata da una ragazzina
a salire, le porge la mano. Elena le risponde grazie,
in italiano e la ragazzina rimane a bocca aperta.
Hoda insiste, non capisce come mai noi non amiamo fare foto a noi
stessi in posti tanto belli e semplicemente preferiamo fotografare
il posto e basta. Alla fine del viaggio avremo una collezione di
foto nostre che in dieci anni, noi da soli, non ci saremmo mai fatte!
La ragazzina di prima capisce che Hoda e egiziana come lei
e tenta di comunicare. Lei e la sua famiglia sono di Alessandria
e sono al mare per il giorno di festa. Da dove venivamo? Come ci
chiamiamo? Possiamo fare una foto ricordo con lei? Acconsentiamo
e ci mettiamo tutti in posa. Presto pero anche tutta la allegra
famiglia di Gehed, la ragazzina di Alessandria, reclama una foto.
Mi sento cosi bene
nessuno che ti chieda di comprare
alcunche, nessuno che ti chieda altro che non una foto ricordo.
Sorridiamo
click!!! Che bello questo gruppone di persone allegre!!!!
Che bello salutarsi allegramente e rumorosamente mentre noi andiamo
di qua e loro sbracciandosi vanno di la, tutti allegri e ognuno
torna alla propria vita, felice di aver fatto un incontro.
Per gli italiani e ora di pranzo, gli egiziani mangiano molto
piu tardi, ma Hoda cerca un posto per fermarci. Ci fermiamo
in un baretto aperto, vista strada con lavori di manutenzione annessi,
martello pneumatico compreso. Dallaltra parte della strada
la solita bella e affollatissima spiaggia di ombrelloni di tela
colorata anni 60. Per parlarci dobbiamo urlare, ma mangiamo una
shawarma spettacolare e un dolce fatto con la stessa pasta della
pizza (gli egiziani fanno pizze strepitose!) bagnato con acqua di
fiori di arancio e zucchero di cui ho scordato il nome. Passa un
venditore di asciugamani e mi sento davvero come a casa. Ammiro
la bella spugna e i colori sgargianti, io e Hoda ci rintaniamo in
un discorso da donne sulla qualita dei tessuti. E il martello
pneumatico continua e continua
sotto il sole delle 13.00.
Dopo pranzo Hoda ci propone di fare un giro al mercato!!! Accettiamo
di corsa!!! Quanto amo camminare per le vie di una qualunque citta
sbirciando nei negozi e nelle facce delle persone!!! Elena si fa
comprare una bambola di pezza. Le piace da impazzire. Scopriamo
che se si preme il petto di questa bambola, canta, o meglio, gracchia
una qualche melodia. Hoda dice che e la canzone di una famosa
cantante libanese. E pure la bambola che gracchia in libanese, ci
mancava!!!
Poi faccio lo sbaglio di chiedere a Hoda cose?
dove vedo una pila di dischetti gialli infilati uno sullaltro.
Sono dolci e lei subito ce ne compra uno: miele allo stato purissimo!!!!
La figata piu galattica che mi sia capitato di vedere a Marsa
Mathrou e il semaforo: un semaforo con conto alla rovescia
incorporato. Cosi sai esattamente quanti secondi di verde
ti restano o quanti secondi devi ancora aspettare prima di ingranare
la marcia. In quanti lo rispettano? Mah, non so. Pero li
vicino cera un vigile
Facciamo il pieno e
via!
300km a sud Siwa ci aspetta.
E subito ricomincia il nulla. Niente di qua, niente di la.
Solo terra secca e sabbia. Forse tre o quattro dromedari al pascolo.
Pascolo? Sa il cielo cosa pascolino. E da dove sono arrivati visto
che Hoda ci garantisce che non esistono dromedari senza padrone?
Qui intorno non ci sono case, tettoie, recinti. Non ce
niente. La strada verso il nulla. Cosi scrivo in un sms sono
su una strada che porta verso il nulla
A meta
strada ci fermiamo. Incredibilmente, dal nulla sbuca una pensilina.
Intorno non ce niente. Non un bar, non una costruzione,
non unanima viva. Ma ce questa pensilina che hanno
costruito per chi passa, per ci sta facendo questa lunga strada
e vuole fermarsi a prendere una boccata daria. La pensilina
e tutta scarabocchiata e mentre noi scendiamo, Ali apre
prudentemente il cofano del motore della jeep. Siamo tutti col naso
per aria a guardare le scritte, anche se a noi, non arabi, sembrano
piu dei ghirigori. Ad un tratto Ali sale sulla panca
e si mette a scrivere qualche cosa pure. Lui. Pazzesco!!! In quel
momento scopriamo che le scritte sono tracciate con lasfalto
che si scioglie. Laria e un phon caldo che ti scompiglia
i capelli e ti sfiora la pelle. Aria secca che sa gia di sud.
Poi risaliamo. Chilometri e chilometri tutti uguali: sole, sabbia,
terra secca. Non incontriamo quasi nessuno ne che vada nella
nostra direzione, ne che arrivi dalla parte opposta. Mi trovo
a trasalire pensando cosa succederebbe se si guastasse la macchina.
Pero ad un tratto il paesaggio inizia a cambiare: la terra
fa posto a strane montagnole, sembrano quelle del beep beep e di
willy coyote, e inizia un viale con tanti lampioni. Siamo finalmente
a Siwa.
Siwa, una manciate di case di argilla attorno ad una rotonda
erbosa dove la sera gli anziano prendono il fresco, coricati tra
lerba. Tutto chiuso, banca chiusa, posta chiusa. Oggi e
venerdi. Ci portano in hotel, lo Siwa safari paradise
che a prima vista pare una jungla tanto sono fitte le palme. La
camera e piacevolmente fresca e pulita, anche se lo stile
dellalbergo non e tipicamente europeo, e funziona pure
il condizionatore, il frigorifero aveva la presa guasta ma lo abbiamo
spostato e laltra presa funzionava e incredibilmente, nel
profondo sud egiziano, a 40 chilometro a est del confine libico,
possiamo deliziarci con le trasmissioni di Italia 1!!!!!
Appena posati bagagli, mentre Hoda e Ali si fiondano a dormire,
noi ci fiondiamo nellesplorazione dellalbergo. Ci hanno
detto che ce una piscina in acqua naturale, ma io non
riesco proprio a farci il bagno perche lacqua e
verde di alghe e un po viscida. Elena e Gianni (mia figlia
e il mio compagno) non hanno propblemi e ci sguazzano volentieri.
Siamo quasi convinti di essere gli unici ospiti: non circola anima
viva oltre a noi e ad alcuni gatti in questo albergo. Ci vestiamo
e usciamo. Alla scoperta di Siwa. Le persone che incontriamo per
la stradina ci salutano tutte. As salaam aleikoum! E in men
che non si dica siamo in pieno centro!!! Un ragazzino si ferma col
suo carrettino trainato dal suo somarello e ci chiede se abbiamo
bisogno di un taxi. Taxi? Ma certo! Il somarello stanco parte. Povera
bestia!!! Claudia aveva ragione quando diceva che ti viene da pagare
il ragazzino per fare riposare il somarello e non per portarti in
giro! E giriamo le due piazze di Siwa e Ibrahim ci fa da guida:
questa e la banca, questa e la posta, questo e
il ristorante, questa e shali
e una luce meravigliosa,
quella del tardo pomeriggio che accende di oro e di magia le cose
ci avvolge.
Scendiamo e veniamo quasi travolti da due asinelli che si rincorrono.
Passeggiamo un po. Nessuna donna in vista. Le poche transitano
sui taxi-carrettini e sono completamente coperte da un abaaya color
carta da zucchero e hanno il volto completamente nascosto da un
velo nero. Non hanno neppure la fessura per gli occhi! Noi ci fiondiamo
in un negozio di succhi di frutta fresca, mentre un gregge di oche
starnazza dietro a noi e si fa i dispetti. Ordiniamo un frullato
di mango, una spremuta di arancia e un frullato di banane per Elena,
che le adora. Ma le banane non ci sono, tenta di spiegarci il ragazzo.
Elena ci resta malissimo. Tentiamo di convincerla a prendere qualcosaltro,
ma lei si e fissata con le banane. Dopo un po di minuti
il ragazzo ci dice di aspettare e inforca la bicicletta. Tornera
con le banane e preparera per Elena un frullato delizioso.
Paghiamo: 8 lire egiziane. Poco piu di un euro. Per tre frullati.
Torniamo e ci prepariamo per la cena. Vediamo insegne di agenzie
di safari nel deserto e negozi di rent a bike. A cena siamo noi
e un paio di altre persone. Gli unici ospiti dellhotel. Hoda
e sempre cosi allegra che e davvero un piacere
starle assieme. Dopo cena usciamo. Shali, la vecchia citta
ora in rovina, e davvero bella, tutta illuminata!!! Tanti
uomini sono fuori dal baretto che seguono una partita di calcio
e tanti sono stesi a chiacchierare sullerba della rotonda.
Giriamo per i negozi e compriamo i datteri, mezzo kilo per 12 lire
egiziane e curiosiamo tra le merci e le spezie. Regna una calma
incredibile e tutto e tranquillo. E veramente rilassante
passeggiare per Siwa. Andiamo a letto, domani sara una giornata
impegnativa.
Ci alziamo di buon mattino per visitare Shali, piu
tardi magari farebbe troppo caldo. Il panorama e magnifico
e si sorgono in lontananza un grande lago e dalla parte opposta
ci sono gia le dune che incombono!!! Poi andiamo a vedere
i pozzi e non capisco perche, sale un signore nuovo sulla
jeep. E Mohamed, la guida del deserto. Mohamed sta avviando
una caffetteria nella zona dei pozzi, in previsione di quando verra
aperto laeroporto e il turismo a Siwa arrivera a fiotti.
Per ora non ce nessuno ma arriviamo ai pozzi in zona
caffeteria. Incredibile come lacqua filtri in questi vasconi
dal terreno e i solchi scavati aiutano ad irrigare loasi,
verdissima. Vediamo alcune palme col tronco stranissimo che Mohamed
co mostra con orgoglio, poi ci sediamo accanto al baretto di tronchi
di palma, vista lago. Scattiamo le foto e Mohamed ci chiede se vogliamo
qualcosa. In pratica ci sentiamo quasi obbligati e ordiniamo. Mi
scappa quasi da ridere quando, dieci minuti dopo aver ordinato,
ci sentiamo dire che sono tutti spiacenti ma non ce
niente da bere in quel posto e che se vogliamo bere dobbiamo tornare
a Siwa!!!!
Tornati ci fermiamo in un grande ristorante. Grande, per Siwa,
grandissimo. Siamo qui perche dobbiamo fare il permesso per
attraversare il deserto, altrimenti domani niente Baharyia!!! Oggi
e sabato e per ottenere il permesso occorre fare un versamento
di ben 10 euro a cranio alla banca, ma le banche sono chiuse. Per
questo siamo qui. Il padrone del ristorante e una persona
molto influente, a tratti mi e sembrato un vero padrino, cerchera
qualche conoscente che ci fara aprire la banca per consentirci
di effettuare il versamento. Tutti discorrono animatamente in arabo
e noi ci sediamo a guardare la vita che scorre. Tutti concordano
nel dire che Siwa e un posto in cui il tempo si e fermato.
E davvero cosi. Lo capisci dai gesti delle persone,
lo leggi nelle rughe dei volti o sul sorriso aperto dei bambini.
Il padrino mette la mano sulla testa di mia figlia e la benedice.
Intanto, i suoi collaboratori si affannano a rispondere al suo cellulare
e poi a porgerglielo, previa breve presentazione di chi e
al telefono. Mi sembra di essere in un film tanto trovo surreale
la scena. E riesco a fotografare questo personaggio senza che lui
se ne accorga. La situazione e ad un punto morto e decidiamo
cosi di proseguire per il pozzo di Cleopatra in attesa che
succeda qualche cosa di nuovo.
Anche qui, sembra di entrare nel ventre delloasi, tanto e
profonda e ci troviamo davanti ad un grande pozzo con localino annesso.
Elena e Gianni si tuffano senza esitazioni assieme ai bambini locali,
tra spruzzi e risate. Io mi accomodo con Hoda, sui cuscini posati
sopra ai tappeti del baretto a chicchierare. Dun tratto arrivano
due jeep da cui scendono diverse persone. La loro guida spiega in
italiano del pozzo, e una signora guarda con aria nauseata e superiore
quelle creature che sguazzano la dentro. Peccato non sia riuscita
a fotografarla. Lespressione che aveva valeva veramente. Hoda
che conosce la loro guida, viene a sapere che sono una comitiva
di un tour operator molto famoso, specializzato in viaggi particolari.
Loro risalgono in fretta e furia sulle loro jeep e tornano in hotel.
Io li guardo sparire nella polvere e nel mentre mi chiedo quanto
abbiano speso in piu di noi per fare quel viaggio.
Noi invece restiamo. Siamo bloccati qua. Aspettiamo quei benedetti
permessi. Io e Gianni decidiamo di fare quattro passi li attorno,
dato che ce pure una montagnetta e Elena resta con Hoda
a tirare freccette e a fotografare tutti i gatti che gironzolano
attorno al bar. Incuranti del sole di mezzogiorno ci avviamo. Palme
e erbe secche che pungono, cerchiamo di salire sul montagna. Niente
da fare, non troviamo la strada. Troviamo invece una carcassa di
asino e un ragno gigantesco, che sembra abbia il corpo come una
conchiglia. Stiamo per desistere e tornare indietro, quando da una
strada sbuca un ragazzetto con un carretto carico di legna trainato
da un povero somarello bianco. Il carretto somiglia piu ad
un tir da quanto e carico e il povero animale non riesce a
superare la piccola salita per mettersi sulla strada. Chiaro che
ci fermiamo ad aiutare!!!
Anche se limpresa ha dellinverosimile, aiutando con
grandi pietre dietro le ruote il carretto, e spingendo pure Gianni
e il ragazzo come somari (io sono addetta alle briglie dellasinello)
dopo una mezzora incredibilmente il carretto esce dalla via
traversa ed imbocca la strada principale. Il ragazzo riconoscente
si presenta e ci indica la strada per arrivare alla montagna. Ci
chiede anche in quale hotel siamo, questa sera vorrebbe venirci
a trovare. Povero amico!!! Chissa quanto ci avra aspettato!!!
Quella sera noi avremmo avuto ben altre avventure non previste!!!
Ci incamminiamo verso la schiena della montagna, ma il caldo comincia
a stroncare anche me. Mentre ci inerpichiamo troviamo un negozietto
dove due uomini parlano tranquillamente. Compriamo una bottiglia
dacqua che costa una lira e mezza, la svuotiamo in brevissimo
tempo. A fianco, poco piu in su, ce un piccolo
albergo di terra dalle cui stanze entrano ed escono persone e polli.
Io non ce la faccio proprio a proseguire e mi fermo allombra
di un pietrone, mentre Gianni continua come se niente fosse, come
uno stambecco. Guardo lora. Sono passate le 13.00 ed e
da piu di unora che siamo via, non vorrei far preoccupare
nessuno. Decidiamo cosi di tornare. Sulla strada del ritorno
incredibilmente troviamo Ali che ci carica in jeep ed in quattro
e quattrotto ci riporta al baretto dove ci sono Elena e Hoda.
Ali e stata una vera benedizione: non so come avrei
fatto a proseguire sotto il sole per la via del ritorno
Hoda e Elena hanno giocato a freccette, mia figlia ha scattato
mille foto ai gatti e Hoda le ha insegnato a scrivere il suo nome
in geroglifico. Mentre aspettiamo il pranzo, arrivano un gruppo
di ciclisti. Sono americani e due spagnoli. Questi non sono puzza
al naso come gli italiani, si svestono e si buttano nel pozzo. Il
titolare del baretto ci serve da pranzo una prelibatezza di pasta
con formaggio fuso al forno dentro a vasetti di terracotta che bruciano!!!
Il profumo e davvero eccezionale e anche il gusto!!! Poi le
fresche insalate di pomodori e cetrioli e il pollo alla brace. Tutto
ottimo, consumato seduti sui tappeti e sui cuscini.
E dopo pranzo
la buona novella!!!! Arriva Mohamed trionfante
con i nostri lasciapassare: il padrino di Siwa e riuscito
a far aprire la banca per effettuare il versamento e a far firmare
il visto dalla polizia! Da quel momento la giornata pigra prende
unaltra piega e diventa memorabile e densa di emozioni.
Ripartiamo felici come bimbi, nella calura del pomeriggio. Passiamo
tra le piste di sabbia costeggiando un lago bianco meraviglioso
che rende il paesaggio fiabesco. Il suo nome e Abou shrouf,
ma io lo ribattezzo subito il lago magico. Ci fermiamo
in zona militare, al pozzo num. 1 per fare ancora un bagno e poi
ancora, mentre il pomeriggio avanza, tra sorgenti di acqua calda,
sabbia incontaminata, piste che si snodano attraversando il lago
che emozioni!!! Dobbiamo tornare per vedere ancora il monte dei
morti e a malincuore lasciamo questo posto magnifico dove non
abbiamo trovato nessun altro, oltre a noi, al di fuori di un paio
di ragazze italiane al pozzo num.1, erano in escursione da Alessandria.
Saliamo al monte dei morti nella luce doro. Silenzio, laria
non scotta piu. La collina e crivellata di buche e di
ingressi, e qui che sono state scoperte centinaia di mummie.
Dallalto, arrivati in cima, ci aspetta un panorama mozzafiato:
Siwa con i suoi palmeti, il lago e in lontananza Abou shrouf.
La parte piu divertente deve ancora arrivare, nonostante
sia quasi sera!!! Con la jeep ci diamo allassalto delle dune.
Mohamed dirige Ali. Vai di qui, prendi di la. Dopo dieci
minuti siamo gia insabbiati. Hoda ride a crepapelle e scrive
un grande sos sulla sabbia di fianco alla macchina. Siamo tutti
giu a spingere, ma la sabbia scotta!!! Si sgonfiano le gomme,
spingi tu, spingo io, spinge laltro, tra una risata e la polvere
ne veniamo fuori. Un breve tratto di strada e Gianni prende il volante.
Aveva gia guidato sulle dune in Tunisia e gli era piaciuto
tanto. Qui guizza davvero come un pesce, su questa sabbia vergine
da ogni traccia, su questi percorsi dove ci sentiamo davvero i padroni
e i protagonisti assoluti visto che non ce nessun altro
oltre a noi!!!! Dopo un quarto dora ci insabbiamo di nuovo.
E di nuovo tutti a ridere, tutti spingere finchè ne usciamo.
Ali riprende la guida, e soto le direttive di Mohamed arriviamo
a scorci favolosi, dune perfette con il lago alle spalle, posti
che ti fanno davvero trattenere il fiato. Tante foto alla sabbia,
ai disegni che crea, a Elena che si fa tirare per i piedi giu
da una duna, a Hoda che riprende tutto col cellulare (tra una telefonata
e laltra), alle piedate che abbiamo lasciato sulla sabbia,
fino a che
inizia il tramonto. E allora parte la ricerca dello
scorcio migliore per fotografarlo. Solo dune, dune e lago. Piu
chiaro, piu rosso, piu rosso ancora
fino a che
il sole scompare. E noi stanchi e felici, pensiamo che la giornata
sia finita. Niente affatto!!! Siamo ai bordi di un lago, dove si
trovano tante isolette collegate alla terra da una semplice strada.
Che pace!!! E che bella la luna dargento che spunta nel cielo.
Stavolta torniamo in hotel. Non e vero!!!! Mohamed scorge
degli amici suoi su unaltra isoletta, scendiamo e
siamo
improvvisamente a casa. Ci viene offerto il te alla menta, preparato
sulle braci di un fuoco, nellunico bicchiere presente che
a turno ci passiamo. The alla menta ottimo, acqua fresca a volonta,
atmosfera magica!!!! siamo qui, in questo angolo sperduto di mondo
che sorseggiamo te con queste persone che abbiamo conosciuto pochi
minuti fa e la cosa sembra la piu neturale possibile
Pero dopo una mezzora ci tocca scappare!!! I sand flies
ci stanno massacrando! Mai saputo che nel deserto ci fossero i sand
flies, e invece qui cerano.
La cena in hotel e servita fino alle 22 e noi siamo ancora
invitati da Mohamed per un karkade (non si puo proprio
rifiutare!) nonostante siano le 21 passate e Hoda deve fare la spesa
perche domani attraversiamo il deserto, solo piste per 650
chilometri e ci dobbiamo portare dietro il mangiare. Che importa
della cena? Mille volte meglio stare con Mohamed. Quando arriviamo
al suo negozio (che aveva abbandonato aperto al mattino per venire
con noi) dove ci mostra i suoi articoli e le foto dove compare accanto
alle persone e nei luoghi in cui ha fatto da guida. Compriamo una
borsetta per Elena. Di stoffa, tutta ricamata. Ogni articolo porta
su un lembo di stoffa il prezzo e il nome della ragazza che lo ha
fatto. La borsetta di Elena, costo 25 lire egiziane (3,5 euro) lha
fatta una ragazza di nome Rima. Mohamed ci fa accomodare fuori su
delle belle sedie di legno, nellaria quasi fresca della sera
e ci serve il miglior karkade fresco con banane che noi abbiamo
mai bevuto nella nostra vita. Arriva Hoda con la spesa e, a malincuore
lo salutiamo. Nonostante sia tardissimo riusciamo ancora a cenare
e Hoda sparisce nella sua camera con tre fette di cheesecake dentro
ad un piatto ridendo come una monella. Domani partiamo alle sei.
Lalba nelle oasi e davvero bella. Ti lasci inebriare
dal profumo della terra e dellacqua, che laria lieve
del mattino fa scivolare fino alle tue narici. Di corte in corte,
il canto dei galli echeggia senza sosta. Ti godi la frescura, prima
che il sole si sia levato del tutto. Carichiamo i bagagli sulla
jeep, insieme alle scorte di acqua e alle provviste (pane, formaggio,
frutta e verdura) perche oggi attraverseremo il deserto, da
unoasi ad unaltra.
Ali ingrana la marcia e si dirige verso il posto di polizia
per mostrare i visti e i permessi. E un orso buono, Ali.
Parla poco e questo a Hoda dispiace tanto. Non mette neppure le
classiche cassette di musica araba che altre volte erano onnipresenti
ed ossessionanti. Lui niente. Guida in silenzio. Non parla quasi.
Hoda dice che e pure un po sordo. Pero e
infaticabile. Basta fargli un cenno e lui si alza
e via!
Al posto di polizia non ce nessuno. Deserto. Silenzio.
E noi non possiamo partire se non ci timbrano il permesso. Ali
scende, va fino alla casetta, torna indietro. Hoda si arrabbia,
non capisco larabo, ma dopo tre minuti filati che lei parla,
Ali sale in macchina, accende il motore e torniamo indietro.
La gente del deserto si sveglia presto, per godere delle ore di
fresco e per strada ce gia un gran numero di persone,
tutte affaccendate nelle loro attivita. Ci fermiamo a chiedere
indicazioni. Giriamo e
finalmente il posto giusto di polizia!!!
Ci sono gia altre due jeep che aspettano: sono le stesse del
tour operator famoso che scorazza gli snob che avevamo incontrato
al pozzo di Cleopatra, piu un terzo fuoristrada tutto rosso
su cui viaggia un uomo daffari con il suo portaborse. Timbrano
i visti, salgono tutti in macchina. Facciamo carovana. In un primo
tempo mi dispiace: avrei preferito che avessimo continuato ad essere
da soli. Appena foreremo mi rendo conto di quanto sia saggio viaggiare
in carovana, oltretutto su piste dove davvero bisogna avere in mente
il percorso nel cervello, dato che un colpo di vento puo cancellare
la strada che ieri era chiara.
Saluto Siwa. Guardo con nostalgia allontanarsi in unaureola
rosea e dorata Shali, il lago magico, i palmeti
ed e
gia primo posto di blocco. Avevo letto su un forum di viaggi
che da Siwa a Baharyia cerano ben 14 posti di blocco, che
le guardie ficcavano volentieri gli occhi nelle scollature delle
signore, ma che le mummie doro di Baharyia ben avrebbero ricompensato
questa traversata. Bene, posso assicurare che io di posti di blocco
ne ho ne ho contati solo 7, nessuna guardia mi ha degnato di uno
sguardo (vestiti da viaggio adeguati o sono proprio io ad essere
cozza?) e che le mummie doro di Baharyia posso al massimo
definirle carine. Questione di gusti. Secondo posto
di blocco. I cani delle guardie uggiolano felici vedendo le auto
che arrivano, sanno che qualcosa per loro esce sempre. La strada
si fa pista, lasfalto lascia il posto alla terra. Unauto
si insabbia. E una delle due degli snob. Noi ci fermiamo ad
aspettarli. A chi scappano bisogni fisiologici, basta nascondersi
dietro la prima duna. Gli altri snob scendono, ci squadrano, non
ci dicono una parola. Parlano piano, come fossero in chiesa, mentre
noi e Hoda ridiamo e ciarliamo come in una fiera da paese.
Arriva la terza auto e ripartiamo. La strada inganna. Io avrei
proseguito dritto, invece giriamo a destra. Cinque chilometri, non
di piu, foriamo. Noi. Tutti si fermano, tutti scendono. Gli
autisti sono tutti allegri, Jamil, il piu giovane (ho sentito
laltro autista che lo chiamava cosi) sembra addirittura
che sia ad una festa. Cercano grandi sassi da mettere sotto alle
ruote, tirano fuori il crick e
la gomma viene sostituita a
tempo di record, sembra quasi di stare in formula uno. Gli snob
sono scesi a fare qualche foto alla gomma bucata. Jamil, nonostante
sia lautista di una delle jeep degli snob, ci allunga dolcetti
e patatine. Noi ricambiamo con mele e cetrioli. Altri cinque chilometri
e fora il fuoristrada rosso delluomo daffari. Stessa
scena, stessa allegria, stessa velocita. Gli snob non scendono:
sono molto seccati.
Poi la strada riprende senza piu intoppi. Mi scopro a chiedermi
cosa succederebbe se forassimo di nuovo. Intorno a noi solo sabbia.
Poi un posto di blocco, poi di nuovo sabbia, sabbia, tanta sabbia
e i miraggi. Li avevo gia visti, sembrano laghi e invece e
solo luce rifratta, ma addrituura intorno a mezzogiorno vedo unoasi,
con le palme, con lacqua
e invece e un miraggio.
Hoda ci racconta la storia di Iside ed Osiride e noi la ascoltiamo,
come i bimbi ascoltano le fiabe, con voracita. Sono cosi
belle le leggende
mangiamo ai posti di blocco, trovo un cadaverino
di una volpe del deserto. Che tenerezza, sembra un piccolo cane.
Lacqua e calda. Ormai va bene da farci il te.
Arriviamo a Baharyia nel primo pomeriggio. Visitiamo due
tombe, di un padre e di un figlio illustri. Queste tombe, per belle
che possano apparire, sono comunque di un periodo posteriore ai
fasti di Luxor e nonostante siano molto ben conservate, non raggiungono
la perfezione dei particolari dellepoca doro dellantico
Egitto. Poi scendiamo al museo per visitare le mummie doro.
I sarcofaghi sono belli, con la maschera dorata sul viso, ma anche
queste, frutto di lavoro postumo al periodo famoso, non hanno la
perfezione ad esempio delle mummie del Cairo, dove e possibile
persino vedere i particolari di un dente.
Arriviamo aalhotel. Scendo. So che qui non ce
la piscina. Pazienza, faremo un giro per il paese. Scendendo, sento
un forte odore di pittura e noto le gocce biance per terra. Lhotel
e chiuso e stanno ristrutturando. Lo hanno aperto solo per
noi. La stanza e piccolina e spartana e la vista dal balconcino
affaccia sullo stradone e sul ristorante popolare il
cui boss, ci chiama a gran voce invitandoci per una birra. I letti
sono in muratura, ci aggiungono una brandina per Elena. Il bagno
e talmente piccino che la doccia confina con il water e rinunciamo
a lavarci per paura di inondare tutto. Tanto domani saremo in un
altro deserto, mica ad un ricevimento! Gianni in un impeto di generosita,
scambia il suo letto di mattoni con la brandina di Elena: se ne
pentira amaramente quando nel cuore della notte, la brandina
rovinera paurosamente al suolo sotto il suo peso e verra
da noi ritrovato per terra, col letto sfondato.
Usciamo, ma qui e tutti chiuso. Ali ha portato la ruota
dal gommista, per farla riparare. Ce solo aperto qualche
negozio di frutta e verdura e compriamo un bel po di banane
per ben 5 lire egiziane. Ce poca gente in giro, probabilmente
fa ancora troppo caldo. Torniamo e ci sediamo al lungo tavolo che
ce fuori al ristorante popolare. Ordiniamo
la birra, e due pepsi. Di fianco a noi sono seduti due giapponesi.
Lei e proprio bellina e delicata, lui sembra uscito da un
cartone animato nipponico degli anni ottanta. Bevono vino. Io sono
quasi scandalizzata che nel cuore di un paese musulmano, dove girano
un mucchio di barbe integraliste e tutte le donne sono velate, si
possano servire con tanta nonchalance, birra e vino. Ma pazienza
la birra. Ma il vino proprio no!!! Il cartone animato vivente ordina
unaltra bottiglia. Chissa se poi ce la fa a tornare
al suo albergo
nellinterno del ristorante e tutto
un adesivo che ricorda il rally dei faraoni, che passa da qui. Idealmente
salutiamo Marcello, un nostro amico e collega con la passione per
i deserti, che e stato nellorganizzazione di questo
rally e che conosce Baharyia come le sue tasche.
Saliamo in camera e tiriamo lora di cena. I titolari ci viziano
col cibo. Siamo gli unici ospiti e da mangiare ne hanno preparato
per venti!!! Ottime le patate con la peperonata: il nome in arabo
non lo ricordo, ma se capitaste da quelle parti
uscendo, lartista
che restaura sta dipingendo delle cornici sul soffitto: e
bravissimo e sembrano di legno anziche fatte col pennello!
Andiamo con Hoda a fare spesa. Domani, ultimo giorno, sara
il giorno piu duro. E buio, laria piu fresca
e loasi si popola. A differenza di Siwa, che e un posto
dove il tempo si e fermato, qui sembra di essere in un paesino
di campagna. Hoda sceglie i pomodori, le pere, ci fa assaggiare
il formaggio. Mi regala una confezione di hommus, la salsa di yogurt
e ceci che mi piace tanto e cerchiamo il pane. Le passo una confezione
di panini, lunghi ma lei mi dice no! non sono freschi questi. Sto
per posarli, quando sento una voce cristallina, che per un momento,
congela listante. La voce, giovane e cinguettante, in perfetto
inglese senza inflessioni mi dice signora, se vai due negozi
piu in la, lo trovi sicuramente il pane piu fresco!
voltandomi resto a bocca aperta. Sono due occhi neri che spuntano
da un abaaja nero a parlarmi, due magnifici occhi che spuntano da
una cornice nera. La ringrazio, le chiedo quanti anni ha. Lei dice
21, a me la sua voce sembrava tanto piu giovane. Se ne vanno,
lei e sua madre e mi lasciano uno dei piu bei ricordi tra
tutti i miei viaggi. Non avrei mai pensato, in quel posto sperduto
del mondo, che una ragazza velata parlasse inglese perfetto, ne
tantomeno si rivolgesse con tanta neturalezza agli estranei.
Ci sediamo sul tetto del nostro hotel che e stato trasformato
in giardino, ci godiamo il fresco, mandiamo gli ultimi sms e programmiamo
per domani. Alle cinque e ancora tutto buio, ma le persone
del ristorante popolare sembrano non essere mai andate a letto.
Gli asinelli passano per le strade, la gente e gia super
attiva. Noi partiamo verso sud e quando il sole sta spuntando siamo
nel deserto nero, appena 60 chilometri a sud di Baharyia. Il paesaggio
e lunare e fatto di montagne e collunette brune, come se tutto
fosse bruciato. Lascia una strana sensazione questo paeaggio. Facciamo
un paio di foto e scendiamo ancora. Dobbiamo arrivare fino al parco
naturale di Farafra, dove impera il deserto bianco. Il telefono
non prende piu. Mi sembra persino incredibile!!! Ho attraversato
il deserto e aveva sempre campo e qui invece
niente!!! Per
strada non incontri nessuno. La strada e una lunga striscia
di asfalto scura che taglia i vari deserti: di sabbia, di montagne
nere
succedesse qualcosa qui non sapresti proprio come fare.
Non passa nessuno, non prende il telefono, non ce nulla
da ripararsi
Arriviamo al deserto bianco. Penso di essere finita su un
altro pianeta. Rocce e concrezioni bianche a 360 gradi, ovunque
ti giri. Scendiamo a far colazione e le prime foto. Mia figlia mangia
pomodori e si arrampica sulle rocce. Dopo colazione con la jeep
facciamo chilometri e chilometri in questo posto di fiaba, senza
incontrare nessuno, dove le rocce sembrano sempre uguali e poi scopri
che sono sempre diverse e piu di una volta mi pongo la domanda
ma su quale pianeta siamo? Sul terzo dal sole? . Impossibile
descrivere le sensazioni!!! Ci mettiamo a giocare come i bambini:
guarda quella roccia! Sembra un cavallo! Guarda quella!! Sembra
ad un coniglio!! Dopo un giro lunghissimo in questo posto fantastico,
torniamo a Baharyia. Qui compriamo datteri e ci fermiamo
a prendere un te prima di intraprendere il lungo viaggio del ritorno.
Il telefono prende di nuovo. Scrivo un sms: sono stata su un altro
pianeta
Partiamo direzione Cairo, 300 chilometri piu a nord, la strada
adesso e strada. La solita lingua nera dafalto in mezzo
alla sabbia. Ogni tanto questa invade le corsie di marcia, sembra
quasi ammonisca luomo che si illude, costruendo strade, di
poter avere il controllo sulla natura. Il deserto invade le strade
e ricorda che lunico padrone e lui. E noi piccoli uomini,
siamo solo suoi ospiti. Di nuovo il nulla intorno, sabbia e sabbia.
Dorata, piu bruna, a volte del colore della cipria. Ma solo
sabbia. Tra le dune vedo una lunga striscia nera. Chissa cose,
mi chiedo. E dopo poco appare un treno, lungo, lungo, nero, nero,
che sbuffa un nuvolone nero dalla ciminiera. Sembra un treno fantasma:
appare dal nulla, scivola sulle dune come un serpente e sparisce
nel nulla. E poi piu su, piu su
Hoda mi scarica
sul mio telefono un mucchio di canzoni egiziane col blutooth e io
in cambio le mando la foto di un gattino che tira i pugni.
Ci fermiamo ad un autogrill che compare tra il nulla. Ali
e sceso a far due passi e a bere un te e un caffe per
tenersi su. Scendiamo e laria calda ci sferza come un phon.
Davanti a noi un grande tir. La macchina ha perso totalmente il
vetro anteriore e due ruote del bilico sono disperatamente storte.
Come lautista tenta la manovra, queste di staccano di netto.
Ci sbracciamo e lui scende, controlla il danno e si mette al lavoro.
Sembra una formichina operosa. Sotto quel sole cocente gli chiediamo
se ha bisogno di aiuto, ma lui nega e ringrazia. Lo guardiamo attoniti,
mentre fa rotolare le grandi ruote sul retro, poi le fissa ad un
argano e salta sul cassone per cercare in qualche modo di caricarle.
Avete mai pensato quanto di eroico ci possa essere in un uomo che
sotto il sole del deserto non si perde danimo e tenta da solo
di cavarsela? No? bene, io vi posso garantire che questa persona
e un eroe. Allo stesso modo non tollerero mai piu
di sentir dare dellasino in senso dispregiativo a qualche
persona. Nel nordafrica ho imparato quanto valore e quanto coraggio
e quanta forza e quanta dedizione posseggano questi dolci animali.
Ripartiamo con la sabbia ai lati. Vediamo i mulinelli creati dal
vento e dopo poco lautogrill sparisce e il grande camion tutto
verde senza il vetro di cabina con il suo eroe che tenta di issare
le grandi route, non si vede piu. Ancora strada, strada, strada
e poi
il Cairo!!! Quanto mi e sempre piaciuta
il Cairo!!! Che peccato che questa volta ci passiamo solo e basta,
non abbiamo programmato di fermarci qui. Stasera dobbiamo essere
ad el Alamein, nel nostro bellalbergo e Hoda e Ali devono
tornare indietro, affrontando complessivamente un viaggio che in
un solo giorno fa loro percorrere un migliaio di chilometri.
Bella, caotica, strombazzante, dove il moderno vive a fianco allantco
e gli asinelli trottano a fianco ai fuoristrada, Hoda sente aria
di casa, qui ci sono le sue bambine, che domani riabbraccera.
Anche Ali sembra sollevato, il grosso e andato. Giriamo
un angolo e
le piramidi sono davanti a noi!!! Che emozione
rivederle dopo sette anni!!! Hoda ci vorrebbe portare a vederle
da vicino, oppure a casa sua per poterci rinfrescare, ma ahime,
pensiamo a quanta strada devono ancora fare loro e chiediamo di
proseguire. Hoda cara, non sai che rischio hai corso quando mi hai
fatto vedere da fuori la tua casa!!! Un giorno sentirai suonare
il campanello e
zac!! Ti troverai tre ospiti in piu
a casa tua!!! Hoda si ferma in un hotel per cambiare del denaro
e noi approfittiamo per fare foto. Gianni scrive un sms: Sono
al Cairo. Sotto alle piramidi!.
Autostrada. 220 chilometri per El Alamein. Passiamo il Cairo, in
pieno sviluppo edilizio, dove un anno fa era solo deserto oggi ci
sono i palazzi. E i cartelli di Etisalat, il terzo gestore telefonico
e il cantante Amr Diab che lancia sguardi infuocati e suadenti dai
cartelloni pubblicitari
Ali e Hoda sono proprio stanchi.
Mi fanno tenerezza. Lui sembra di marmo e guida. Lei apre un grande
foulard e se lo butta sul viso per dormire un po. Sbagliamo
a svoltare. Rimediamo con una retromarcia e una manovra da paura
che in Italia sarebbe costata la patente ad Ali e a tutti
i suoi discendenti fino alla terza generazione, ma con la coda dellocchio
mi sembra di scorgere un sorriso di condiscendenza da parte del
guidatore dellauto dietro a noi che ci ha fatto una strombazzata
da paura.
Scende il sole e arriviamo ad El Alamein, vedo la cupola
doro della moschea, riconosco quel palazzone brutto e tutto
colorato sulla strada. Ci fermiamo prima dellhotel come cospiratori:
dobbiamo nascondere in valigia le sei bottiglie dacqua che
abbiamo acquistato per una balla di fumo a Baharyia. In hotel le
vendono a due euro la bottiglia. Quando scendiamo allhotel
ci abbracciamo stretti. Hoda non trattiene le lacrime, le voglio
un bene da morire. In soli cinque giorni e diventata mia sorella.
Le porgiamo i nostri regalini: un aquilone a forma di gabbiano per
il bimbo di Khale e un sacchetto di dolcetti per lei e per Ali.
Da quanto sono golosi, sono convinta che abbiamo fatto centro. Nella
hall sembriamo degli zombi: siamo tutti sporchi e puzziamo come
capre. Hoda e Ali ripartono. Restiamo a guardarli fintanto
che la jeep sparisce e anche noi abbiamo un groppo in gola. Grazie
Khaled, grazie Hoda, grazie Ali, ci avete fatto vivere dei
giorni indimenticabili e la vostra amicizia e un regalo prezioso.
Passiamo il resto dei giorni a fare i pigri e a goderci il mare.
Il mare qui ha colori pazzeschi!!! Lo scorso anno sono stata a Cuba
e posso garantire che questo Mediterraneo non ha nulla da invidiare
al mare dei Caraibi. Passeggiamo tanto sulla sinistra e sulla destra
dellhotel per scoprire con meraviglia tante piccole calette,
una piu bella dellaltra e quando incontriamo sulla nostra
strada la baia chiamata bora bora , scopriamo di non
poterci piu accontentare della spiaggia dellhotel. Anche
qui, si cammina per chilometri e chilometri senza incontrare nessuno
scrivo un sms cara Hoda, qui siamo in paradiso, il mare e
bello come un sogno, ma tu ci manchi tanto!
Il deserto mi ha fatto diventare insofferente a diverse cose. La
vita vissuta in maniera essenziale ti fa capire cose che altrimenti
non apprezzeresti. La sera guardiamo gli spettacolini che lanimazione
presenta. Premio la loro buona volonta, ma spesso li trovo
parecchio pesanti, troppo giocati sul doppio senso. Gli ospiti dellhotel
sono tutti italiani. Si comportano anche come avessero formato una
piccola colonia e hanno trasportato qui anche tutte le afflizioni
che hanno anche in patria. Sono facili alla critica, devono sempre
dire la loro su organizzazione, menu e personale dellhotel.
Cosi riescono a passarsi delle settimane di tutta polemica,
quando non la passano sul vaso perche si sono abbuffati di
pasta con la panna o di arrosto in crosta.
Sovente, quando sento qualche compaesano che polemizza contro lennesima
cosa che non va oppure quando sento le risate grasse per una battuta
che a me sembra volgare o un po pesante, alzo gli occhi e
guardo il cielo. Se vedo la luna splendere, allora penso: a Siwa
vedono questa stessa luna. Siamo tutti sotto la stessa luna.
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Egitto
In questa edizione, Lonely Planet vi condurrà dalle
strade polverose del Cairo alle Piramidi di Giza e ai templi
di Luxor, vi accompagnerà in feluca lungo il Nilo e
a esplorare i magnifici fondali del Mar Rosso.
101
misteri dell'antico Egitto che non puoi non conoscere
Quanti misteri avvolgono l'antico Egitto? Quanti nodi da sciogliere
e storie da raccontare? Dai testi magici e religiosi alle
narrazioni epiche, dai primi viaggiatori greci e romani agli
avventurieri ottocenteschi, dalle sensazionali scoperte archeologiche
alle pazienti ricostruzioni degli studiosi, il mosaico di
una storia che ebbe inizio cinquemila anni fa si ricompone
lentamente sotto i nostri occhi. Eppure, dopo secoli di studi,
scoperte e indagini, di reperti accumulati e tesori depredati,
ancora oggi sono molte le zone d'ombra. La disposizione e
la reale funzione delle piramidi in rapporto alla posizione
delle stelle; l'enigma muto della Sfinge o dei colossi della
Valle dei Re; i significati esoterici dei geroglifici; i rituali
di preparazione delle mummie; la vita e il mito dei faraoni,
di Tutankhamon, di Nefertiti, di Hatshepsut: sono solo alcune
delle questioni sulle quali ancora oggi dobbiamo interrogarci.
Sembra quasi che l'intera civiltà egizia sia apparsa
dal nulla per scomparire allo stesso modo: personaggi, epoche,
città, persino intere armate svaniscono lasciando solo
tracce tenuissime per chi voglia seguirle, in bilico tra storia
e fantasia.
Geroglifici.
580 segni per capire l'antico Egitto
Come uno specchio, la scrittura geroglifica riflette l'ambiente,
il pensiero, la società dell'antico Egitto. Del complesso
e apparentemente bizzarro universo dei 750 segni usati nella
fase classica della "scrittura sacra" degli egiziani,
questo volume ha scelto di decodificarne quasi 600, quanto
basta per comprendere appieno una cultura che a distanza di
millenni conserva ancora intatto tutto il suo fascino.
Antico
Egitto in 3D. Con DVD
Antico Egitto in 3D è una esplorazione virtuale delle
meraviglie architettoniche costruite dai faraoni, e di altri
monumenti nella Valle del Nilo. Dalla piramide a terrazze
di Djoser al Faro di Alessandria dell'età tolemaica,
il programma ricostruisce, in 3D e in tutta la loro policromia,
gli edifici che oggi sono molto rovinati, o sono totalmente
scomparsi dopo la campagna di Napoleone in Egitto alla fine
del XVIII secolo.
La
cucina nell'antico Egitto
Conoscere la cucina degli antichi Egizi vuol dire scoprire
aspetti sconosciuti ed affascinanti della loro civiltà.
Attraverso l'analisi dei testi e della produzione artistica,
questo volume conduce il lettore alla scoperta dei metodi
di produzione del cibo nell'antico Egitto e della sua importanza
in ambito religioso e rituale. Chi vorrà potrà
divertirsi a sperimentare direttamente la cucina della terra
dei faraoni, cimentandosi nella preparazione di alcune antiche
ricette che sono presentate nella parte finale del testo.
Sharm
el Sheikh
La guida illustra le 28 migliori immersioni lunga la costa
del Sinai, descrivendo le caratteristiche degli itinerari
e dei fondali, senza tralasciare indicazioni pratiche d'ogni
sorta. Dettagliati disegni e brevi schede biologiche del Mar
Rosso.
La
magia del Mar Rosso. Coralli e deserti
Il Mar Rosso è uno degli ambienti naturali più
affascinanti al mondo: le sue acque sono popolate da un'incredibile
varietà di pesci meravigliosi, crostacei e invertebrati,
molti dei quali vivono esclusivamente in questi fondali; le
sue coste offrono paesaggi di bellezza incomparabile che alternano
immense distese desertiche, verdi mangrovieti, aspre catene
montuose e antichi crateri vulcanici. Ma il Mar Rosso è
anche ricco di storia e di tradizioni, un variegato e straordinario
mosaico etnico e religioso, dove sono ancora conservate culture
millenarie, preziose testimonianze di un mare che ha sempre
rappresentato la principale via di commercio tra le genti
africane e quelle asiatiche. Il
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