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Per me sarà il terzo consecutivo all'estero: Sydney da
solo e Parigi con Paola, le mete precedenti. Novità assoluta
per questo viaggio è la compagnia di una coppia di amici:
Andrea e Valesca. Il ragazzo, mio compagno di università,
è ansioso; mi bombarda ogni giorno con e-mail chiedendomi
di tutto: tariffe per i cellulari, visti d'ingresso, obbligo di
dichiarare beni elettronici
basta!!! È pur sempre una
vacanza
non andiamo mica in guerra!!!
26 dicembre 2002
Decolliamo dal vicino aeroporto di Trieste, questa volta ci
risparmiamo l'autostrada fino al Marco Polo di Venezia. Abbiamo
preso i biglietti con Lufthansa perché erano i più
convenienti e perché così ho avuto modo di usufruire
di un viaggio premio viste le miglia (Miles & More) in mio possesso.
L'aereo è di quelli piccolini, ha le eliche al posto dei
reattori. Incomincio a fantasticare su possibili rotture delle pale
colpite da feroci gabbiani; è impossibile, lo so, ma mi diverto
a pensare che dei piccoli volatili possano far precipitare questo
buffo aereo, un aereo a "conduzione familiare!". Immagino
le hostess che ci portano da mangiare pasta fatta in casa, gnocchi,
polenta, un buon bicchiere di vino rosso, ed invece niente di tutto
questo, le solite schifezze.
Facciamo scalo a Monaco, dei "gabbiani assassini" neanche
l'ombra. Giriamo per il moderno aeroporto; ridiamo alla vista di
tre enormi foto segnaletiche di terroristi arabi, uno ha una croce
sopra, lo hanno beccato!! Dopo un'attesa di due ore siamo di nuovo
in volo.
Arriviamo nel pomeriggio ad Istanbul e troviamo ad accoglierci
un addetto dell'agenzia turca sul cui sito internet abbiamo prenotato
l'hotel. Cerco il banco informazioni Lufthansa per riconfermare
il volo di ritorno, mi dicono che non serve!! È la prima
volta che la mia agenzia di fiducia mi ricorda di riconfermare il
rientro ed è l'unica volta che non serve!!! Ma allora, quando
si va all'estero si deve o no riconfermare il rientro?
L'hotel è il Pamphylia in Yerebatan Caddesi, un centinaio
di metri dalla Cisterna Basilica. Le stanze sono piccole, ma per
40 US$ a notte la doppia non si poteva proprio pretendere di più.
Il bagno non è dei migliori
il tutto però passa
in secondo piano quando andiamo a vedere la sala per la colazione.
Si trova in cima all'hotel che è il più alto della
zona e possiamo così ammirare in tutto il loro splendore
il Palazzo Topkapi, la Moschea di Santa Sofia e la Moschea Blu.
Ci ritroviamo in strada, io e Paola saliamo in camera per prendere
qualcosa, ritorniamo e Valesca ha perso Andrea. Si è girata
un attimo e lui è sparito. Non siamo affatto preoccupati,
fa spesso così, siamo solo arrabbiati che non abbia detto
dove andava. Quelli del negozio di fronte ci avvisano che il nostro
amico è là, sta facendo perdere tempo a loro ed anche
a noi. Arrabbiati lo raggiungiamo e lui ci accoglie come se non
fosse successo niente!! Ramanzina da parte mia e di Valesca, e via
per Sultanahmet, il quartiere del nostro hotel. Ammiriamo
la Moschea Blu illuminata, quella di Santa Sofia invece è
inspiegabilmente buia e lo sarà per tutta la vacanza. Vaghiamo
senza meta e ci ritroviamo al porto di Eminonu dove assaggiamo l'ottima
cucina turca. Ci ritroviamo infatti in una piccola e spartana trattoria,
il cibo è buono ma l'aria è irrespirabile, questi
turchi fumano proprio come turchi!!. Ritornando in hotel ci fermiamo
da "House of Medusa" in Yerebatan Caddesi. Al secondo
piano, in una sala arredata come una tenda di qualche antica carovana,
seduti su dei cuscini colorati, assaggiamo il tè alla
mela ed il tè turco.
27 dicembre 2002
Facciamo colazione, la scelta non è molto varia ma ci
va bene lo stesso, la nostra attenzione è attirata da uno
scenografico panorama. Scivoliamo velocemente verso il Topkapi.
Veniamo avvicinati da un vecchietto, dice di essere una guida ufficiale
(fanno sempre così) e si offre di accompagnarci durante la
visita. Ci chiede 30 Euro, non vuole neanche contrattare, è
un po' dislessico
lo lasciamo stare. Ci informiamo sul costo
dei biglietti: per una visita completa bisogna comperarne tre
a persona (uno per l'Harem, uno per il tesoro ed uno per il museo),
totale 45.000.000 di Lire turche (circa 26 Euro a testa)!!!!! Neanche
per i Gioielli delle Corona a Londra si paga così tanto!!!
Andrea ha un'intuizione, c'è lo sconto se si presenta la
tessera studentesca internazionale, si paga un terzo del biglietto
intero. Abbiamo con noi delle tessere dell'università e delle
carte di identità sulle quali sta scritto "professione:
studente", se la bevono e così otteniamo uno sconto.
La visita si protrae per alcune ore, il palazzo è bello ma
mi aspettavo qualcosa di più. Non c'è assolutamente
paragone con la Città Proibita a Pechino. Lo immaginavo più
maestoso, non trasmette quella sensazione di grandezza che avevo
provato in Cina; in compenso i gioielli sono notevoli. La visita
all'Harem si fa solo con la guida che pur essendo simpatica ci costringe
a fare un giro abbastanza veloce.
Cerchiamo un posto dove fare uno spuntino, ritorniamo nella via
dell'hotel e ci sediamo in un kebapci. I prezzi non sono
esposti ma il cibo che vediamo non sembra male.Ci sediamo al piano
superiore e mangiamo kebap e riso. Il proprietario ci frega facendoci
pagare una follia, tre volte il prezzo normale, questo lo scopriremo
i giorni seguenti.
A meno di cento metri troviamo la Moschea di Santa Sofia,
l'enorme chiesa bizantina trasformata prima in moschea e poi in
museo. È l'unica in cui si può entrare con le scarpe
ai piedi, non è più un luogo di culto: Mustafa Kemal
Pasa detto Ataturk - il Padre della Turchia moderna - l'ha trasformata
in un museo.
È immensa, la cupola sembra realmente sospesa. All'interno
stanno facendo dei lavori di restauro e purtroppo una parte della
moschea è occupata da una "torre" di tubi. I nostri
nasi sono perennemente all'insù o affondati nelle guide che
ci siamo portati dietro, io ed Andrea leggiamo, le ragazze ci ascoltano.
In un angolo scorgiamo la "colonna piangente":
si dice che se, infilando un dito nel buco, si riesce a fare un
giro completo della mano ed un volta estratto il dito questo risulta
essere bagnato, allora il desiderio espresso si avvererà.
Proviamo tutti, i giapponesi ci guardano divertiti tentando a loro
volta; non hanno però capito il senso e soprattutto non lo
fanno in modo corretto. Riesco pure a completare un giro, tolgo
il dito dal buco ed è umido!!!! Cazz..., non ho espresso
il desiderio!!!! Sarà per un'altra volta.
Nel parco antistante la moschea ci blocca un venditore di tappeti.
Andrea si fa convincere a seguirlo, io non sono interessato mentre
le ragazze sono timorose. Lo seguiamo lo stesso, andiamo verso un
parcheggio e Paola ci urla di andare via. Sono convinto che non
sarebbe successo niente, il posto era solo un po' appartato, ma
per non farla arrabbiare ritorniamo indietro. Il tipo però
non ci molla, ci facciamo trascinare in un bel negozio di sua "fiducia".
Perdiamo un po' di tempo all'interno. Non abbiamo intenzione di
comperare tappeti, almeno per ora, e ce ne usciamo dicendo che torneremo
nei prossimi giorni.
Si è fatto buio e così rientriamo in hotel. Per la
sera abbiamo deciso di andare a vedere cosa c'è dall'altra
parte del Corno d'Oro. Prendiamo un taxi e chiediamo al conducente
di portarci in Piazza Taksim. La macchina scivola velocemente verso
il porto, attraversa il Ponte di Galata ma subito si arresta. Davanti
a noi un traffico impressionante, dev'essere l'ora di punta, le
auto ronzano feroci ed il tassista sorridendo continua a ripetere
"traffic jam, traffic jam". Proviamo a risalire lungo
il Bosforo, poi ad un certo punto, invece di proseguire verso il
Palazzo Dolmabache e girare a sinistra verso Taksim, il nostro amico
fa un'inversione di marcia, ritorna al ponte di Galata e poi si
dirige verso quello di Ataturk. Stiamo facendo un giro da pazzi,
gli dico che era meglio andare dall'altra parte. Mi sembra ci stia
prendendo in giro, a volte i tassisti lo fanno con chi non è
pratico del luogo, mi arrabbio e lo invito a farci scendere. Insiste
che ha ragione ma non cedo, si scende e si continua a piedi. A posteriori
devo ammette che quella era la strada più veloce, ma almeno
poteva farla subito invece di farci prendere altre vie!
In pochi minuti siamo a Istikal Caddesi, la via principale
di Istanbul, la più illuminata e frequentata: migliaia di
persone strisciano in entrambe le direzioni. Questa è anche
la via dei ristoranti ed è così che ceniamo al primo
piano di una graziosa trattoria. All'entrata si vedono delle donne
che, in costume tradizionale, fanno il pane, pane che noi
mangeremo, pane delizioso. Saliamo e dopo pochi minuti di attesa
siamo seduti; ci portano il menù, molte cose sono già
finite ed abbiamo quindi poca scelta. Guardiamo nei piatti degli
altri per avere un'ispirazione, i ragazzi turchi del tavolo accanto
notano il nostro scrutare curioso e ci offrono degli assaggi di
quello che hanno ordinato. Non faccio complimenti, mi danno una
focaccia con delle patate dentro: buona! Vogliono farmi assaggiare
anche il latte rancido, mi sembra di approfittare un po' troppo
e li ringrazio. La cena è buona, prendiamo quelle focacce
piene di patate, altre di carne ed altre ancora di spinaci, qualcos'altro
e pure il latte rancido.
Una cosa, di questa parte di Turchia, che non mi aspettavo e che
mi colpisce piacevolmente è la cortesia di questo popolo.
Mi ero fatto un'idea diversa di questa gente, forse condizionata
dal "mamma li Turchi"! Mi sbagliavo, in tutta la vacanza
abbiamo incontrato sempre gente molto gentile, aperta, anche se
tra noi non c'era il denaro a renderli, per così dire, amichevoli.
Molti sono stati gentili e basta, non lo facevano per un secondo
fine.
Siamo ancora in Istikal Caddesi, da un pub esce della musica assordante,
tutti ballano sui tavoli. Andrea vuole entrare ma il buttafuori
gli dice che è tutto pieno; noi altri ridendo gli spieghiamo
che non ci fanno entrare per colpa del suo giaccone, quel terribile
color viola-rosa lo fa sembrare uno zingaro. Per tutta la vacanza
verrà scambiato per rumeno, bulgaro, turco... e lui che si
crede di assomigliare ad uno yankee!!!!! Buonanotte.
28 dicembre 2002
Consegniamo le chiavi prima di uscire, "Croci" (uno
dell'hotel che assomiglia ad un nostro amico) sembra un avvoltoio,
come pure il suo compare; ci vogliono rifilare una cena in un ristorante
tipico per "Natale" (chiamano così il Capodanno),
il tutto a soli 30 Euro a testa!!!!! Rifiutiamo le gentili proposte
e come dei bravi soldatini ci mettiamo in marcia verso la Moschea
Blu, prima però passiamo davanti alla Cisterna Basilica
per vedere gli orari di apertura, ci andremo più tardi.
Sulla porta veniamo fermati da una signora americana che tutta agitata
e sconvolta non fa che ripeterci quanto la cisterna sia bella: "I've
never seen anything else like this in my life!". Sembra in
trance, non riesce a riprendersi da tanta bellezza. Cambio di programma,
anche perché la signora ci consiglia di visitarla ora dato
che non c'è ancora nessuno, e siamo dentro. In effetti lo
spettacolo che si para ai nostri occhi è notevole, questa
enorme cisterna sotterranea sembra non finire mai; in sottofondo
della musica classica ci accompagna durante una visita che facciamo
quasi da soli.
Qui ci vogliono delle foto, tiro fuori il cavalletto portatile e
dopo innumerevoli preparativi mi accingo ad immortalare questo spettacolo.
Alcune ragazze italiane, ignorando che anch'io lo sono, commentano
che sto facendo delle foto artistiche e cercano di imitarmi. Le
sorprendo dando loro dei consigli sull'esposizione, non pensavano
fossi anch'io italiano. Una fa notare "come è vero che
quando si parla di arte si dice Italia". Sono lusingato ed
imbarazzato da questo eccesso di complimenti; mi chiedono se sono
un professionista (addirittura!!) ed io rispondo loro che sono solo
un appassionato. Si fanno fare una foto con la loro macchina, "questa
verrà sicuramente bene" sento dire da una di esse
Raggiungo gli altri camminando sospeso ad un metro di altezza, racconto
l'accaduto ma non mi credono, pensano che stia esagerando.
La visita continua: due colonne hanno alla base la testa di Medusa,
una capovolta e l'altra su un fianco, il perché non è
noto, almeno stando alla guida, forse le hanno messe a caso. Alcuni
giapponesi sono più attratti dai pesci che si trovano nella
poca acqua ancora conservata all'interno della cisterna piuttosto
che dalla cisterna stessa. Avranno mica fame e vorranno farsi un
po' di sashimi???? Andrea che è strano come solo i giapponesi
sanno esserlo si aggira alla ricerca delle carpe che la guida dice
vivano all'interno della cisterna. Mi dice che non ce ne andremo
finché non ne avrà vista una!!! Per fortuna, la carpa
tanto cercata ci passa davanti
ora possiamo andarcene.
Raggiungiamo in pochi minuti la Moschea Blu, incontriamo nuovamente
il tipo dei tappeti ed i ragazzini dai quali abbiamo comperato delle
trottoline di legno il giorno prima. C'è un po' di fila che
però cammina velocemente, ci togliamo le scarpe e le mettiamo
in un sacchetto di plastica per potercele portare appresso durante
la visita. L'interno è ricoperto dalle famose piastrelle
blu di Iznik che danno il nome alla moschea. L'area destinata
alle preghiere è transennata, i turisti sono pregati di non
oltrepassarla; parlo con il custode e mi dice che durante le funzioni
i non musulmani vengono fatti uscire. Non faccio neanche in tempo
a chiederlo che lui mi confida che, se vogliamo, è in grado
di farci entrare
chiaramente offrendo un piccolo obolo!! Siamo
d'accordo, ci vediamo fra 2 ore, siamo disposti anche a pagare per
vedere cosa succede all'interno durante le funzioni.
Sbuchiamo dal portale che dà sull'antico Ippodromo di cui
non resta praticamente nulla: l'Obelisco di Teodosio, la Colonna
Spinata, l'Obelisco in pietra grezza è tutto ciò
che rimane. Decidiamo di andare a vedere due piccole moschee, poco
conosciute e generalmente dimenticate dai tour organizzati. Scendiamo
verso sud, verso il mare, ed eccoci di fronte alla Moschea Sokollu.
All'interno di questo grazioso e ben conservato edificio, il custode
ci fa notare i particolari: 4 frammenti della pietra nera conservata
a La Mecca, un soffitto magnificamente dipinto. Contrattiamo
fino alla morte per alcune foto degli interni, non è proibito
fotografare ma c'è poca luce e le nostre foto non saranno
sicuramente all'altezza del posto; quelle comprate sono invece fatte
da professionisti ed in altre condizioni di luce. Proseguiamo scendendo
la collina, la brezza ci porta l'odore del mare ed i nostri nasi
ci guidano sicuri verso la costa. Ci avventuriamo per questa che
è una delle zone più povere di Istanbul, le grigie
pareti delle case sono tutte scrostate, alcuni edifici sono di legno
e sembrano cadere da un momento all'altro, nelle strade numerosi
i bambini che giocano. Troviamo la Piccola Moschea di Santa Sofia,
è in condizioni disastrose ma allo stesso tempo è
più affascinante di altre. L'interno è buio, i tappeti
semplici, le pareti attraversate da profonde crepe: la città
è stata oggetto di alcuni terremoti i cui danni non sono
stati rimossi. Improvvisamente incominciano ad arrivare alcuni uomini,
le donne si mettono sotto una specie di gazebo e, secondo il principio
del purdah che nel mondo islamico separa le donne dagli uomini,
vengono immediatamente isolate dall'ambiente circostante con un
telo. Sta per iniziare la preghiera, nessuno ci invita ad andarcene
e perciò rimaniamo all'interno curiosi di vedere quello che
succederà. Il mullah, credo, dirige la preghiera. Tutti in
fila alzano le mani verso le orecchie, poi le riportano nella posizione
di riposo, si inginocchiano ed incominciano e ripetere delle litanie
che noi non capiamo. Qualcuno arriva in ritardo ed invece di seguire
gli altri incomincia tutto da capo, "sono in recupero"
dice scherzosamente Andrea. Tutti si voltano a destra, poi a sinistra,
pochi minuti dopo è tutto finito.
In questa moschea non si può fotografare, lo abbiamo comunque
già fatto, ed un ragazzino di dieci anni con fare serio,
imitando qualche adulto, mi fa un segno con la mano di non usare
la reflex. Io rido, ha solo dieci anni e prende molto sul serio
il compito che gli hanno affidato: corre per la moschea bloccando
i turisti "malintenzionati". Alcuni francesi, ignari,
sono saliti sul gazebo; lo chiamiamo indicandogli i possibili trasgressori,
tutto preoccupato si arrampica su per le scale e li blocca appena
in tempo. Io ed Andrea ridiamo, la faccia dei francesi era un misto
tra paura ed incredulità!!!
Andrea rimane all'interno mentre noi tre usciamo, un anziano signore
ci farfuglia qualcosa ma non capiamo. Esce una ragazza, coperta
da un velo nero, se lo toglie mostrandosi a tutti noi; ha un fisico
prorompente ed è molto truccata, tutti ne rimaniamo colpiti,
io in particolare. Il vecchietto la guarda, ci guarda e fa il gesto
come per dire che è ammattita, ci viene da ridere. Andrea
ci raggiunge, gli racconto della tipa, la vuole inseguire, gli dico
che ad inseguirla ci ha già pensato il vecchietto, forse
per farle una predica.
Ci perdiamo lungo le stradine vicine. Sentiamo un rumore provenire
da una cantina, sembra che delle persone ballino su assi di legno
e curiosi scendiamo le scale. Niente di tutto questo, si tratta
di un laboratorio nel quale fanno lacci per scarpe. Al momento ci
sono al lavoro due uomini ed una donna, ci sorridono e ci invitano
a raggiungerli. Vado a chiamare le ragazze, Andrea e il suo giubbotto
viola restano dentro, pochi minuti ed esce anche lui, gli hanno
regalato alcuni lacci, e lui che li voleva pagare! È un po'
sconcertato, gli hanno chiesto da dove veniva, hanno provato ad
indovinare dicendogli che era bulgaro, turco, rumeno
lui ha
risposto che era italiano ma loro non gli hanno creduto. Lo prendiamo
in giro: il giubbotto ha colpito ancora!! Incomincia a dire che
può assomigliare ad un francese, ad un americano (ci risiamo),
ma ad un bulgaro... !!
Alcuni vispi ragazzini stanno giocando a calcio, altri martellano
sui muri scrostati delle case già in pessime condizioni.
A gesti gli proponiamo una partita: TURCHIA-ITALIA. Dico ad Andrea
"come in Marrakech Express", "no" ribatte "come
in Vacanze in America"
, perplesso lo guardo?!?! Si inizia,
palla al centro. I loro amici fanno gruppo, stanno sul marciapiede,
si gioca in strada. I ragazzetti cercano di imbrogliarci sul punteggio,
faccio notare che non hanno segnato ed anche il "pubblico"
è dalla nostra. Andrea però da ragione agli altri
due! Ok, gli concediamo il gol in più. Siamo un po' in difficoltà
su questo "campo", per di più indossiamo scarpe
"da passeggio" e jeans. Tira, passa, cazz
., fallo,
..siamo
in vantaggio 6 a 3, vogliono arrivare a 10 ma siamo già da
mezz'ora che giochiamo. Proponiamo il "golden gol" anche
se siamo in vantaggio, sono furbi ed accettano. Segniamo noi, gli
amici li prendono in giro
strette di mani e foto di gruppo
con il pubblico "sceso" dal marciapiede.
Prima faceva un po' di freddo, ora siamo sudati!!! Risaliamo faticosamente
la collina, ci dirigiamo verso Divan Yolu (la strada principale
del quartiere Sultanahmet), ci è venuta fame ed entriamo
in una specie di tavola calda. Facciamo un po' di casino nell'ordinare,
"io voglio questo", "io quest'altro", ma nessuno
parla con il cameriere. Tocca a me, come sempre, ordinare per tutti
assecondando le loro richieste, Andrea vuole il kebap nel panino
e lo chiama Iskender, cerco di fargli capire con sono due cose diverse
Paola brontola perché vuole verdura, i turchi non capiscono
l'inglese!! Alla fine ci portano dei bei piatti, Andrea si lamenta
con me che voleva il panino, Paola che c'è poca verdura
C
O!!! Arrangiatevi, da questo momento ordino solo per me!!
Il cibo è molto buono e tutti ne convengono, non era "quello
che credevano di volere" ma va bene lo stesso.
Ci dirigiamo verso la Moschea di Fatih Mirimah, passando prima
per l'Acquedotto di Valente; io ed Andrea scherziamo sottovoce,
le ragazze non ci sentono, Andrea decide di prenderle un po' in
giro: "le donne bevono tutto!!". Arriviamo alla Moschea
di Shezade, il muro di recinzione del complesso è sormontato
da dei blocchi di pietra, l'uno vicino all'altro. "Ecco, vedete,
quello è l'Acquedotto di Valente" dico io, "quale?"
rispondono in coro. "Ma quello sopra il muro, quei blocchi
di pietra sono cavi, all'interno ci scorreva l'acqua, ora non lo
so - tanto per non ostentare troppa sicurezza - ma una volta ci
passava l'acqua!!". "Ahhh", esclamazione di stupore
io ed Andrea stiamo comunicando telepaticamente, a volte basta guardarci
per capire tutto
"vedi che se la sono bevuta". Spieghiamo
che quei blocchi di pietra messi verticalmente anziché orizzontalmente
(che si trovano sulle colonne poste tra i muri veri e propri) servivano,
con degli strani aggeggi, a far salire l'acqua in cima e poi a spingerla
giù, per creare l'acqua corrente!!! Ancora sguardi stupiti
di fronte a tanto sapere!!! Risate "telepatiche", ci guardiamo
trattenendo a stento le risate. In fondo però siamo dei bravi
ragazzi, sveliamo che questo non è affatto l'acquedotto,
che le abbiamo prese in giro. Chiaramente loro negano di esserci
cascate ma le loro facce e le loro esclamazioni ci hanno fatto pensare
il contrario.
Arriviamo al "vero" Acquedotto di Valente, proseguiamo
la nostra strada costeggiandolo; dopo aver sbagliato strada e dopo
una ripida salita, giungiamo alla Moschea di Fatih Mirimah. Nel
cortile ci sono numerose persone che probabilmente hanno appena
partecipato alla preghiera, c'è anche esposta una bara di
legno grezzo, è ricoperta da un telo verde con scritte arabe,
un giovane la sta vegliando in silenzio. Mi allontano per non disturbare
e con lo zoom immortalo la scena. In ogni mia vacanza ci scappa
sempre una foto "macabra": il wallaby ucciso da una macchina
in Australia, il cartellone con il cadavere in Cina
Dopo una breve visita, usciamo dal cortile e veniamo fermati da
un ragazzo che con fare molto gentile ci chiede un favore. Ha delle
monete in euro, non può cambiarle in banca, ci chiede se
possiamo dargli una banconota da venti euro. Sembra sincero, ci
regala anche un libretto se lo aiutiamo; Andrea non si fida, io
sono anche disposto a cambiargliele, ma le banconote che credevo
di avere le ho lasciate in hotel. Chiaramente avrei contato e ricontato
le monete che mi dava. Il giorno seguente abbiamo incontrato nei
pressi del Topkapi un gruppo di ragazzi delle nostre parti, uno
di loro aveva cambiato le monete ad uno di questi furbacchioni,
erano riusciti a fregargli 12 euro, su 20!!! Il tipo, dopo aver
contato le monete nella sua mano ed aver rassicurato così
il nostro amico, aveva capovolto il palmo "trasferendo"
da una mano all'altra le monete. Alcune di queste però gli
erano rimaste letteralmente attaccate al palmo
ed ecco spiegato
perché "Andrea-San Tommaso", che le aveva toccate
il giorno prima, le aveva trovate appiccicose. Quindi, occhio!!
Facciamo a ritroso la strada di prima, costeggiamo l'acquedotto
e presto arriviamo alla Moschea di Solimano il Magnifico,
una delle più famose ad Istanbul. Entriamo togliendoci le
scarpe; le ragazze, rispettose dell'ambiente sacro, si coprono il
capo con le sciarpe. Ridiamo, siamo seduti a terra, Andrea mi chiede
qualcosa sottovoce, io per ascoltare quello che dice mi sporgo verso
di lui appoggiando un gomito a terra. Non l'avessi mai fatto! Il
custode, un giovane sui 30-35 anni, mi si scaglia contro e con fare
molto scortese mi redarguisce dicendomi che sono in un posto sacro.
Rimango sorpreso da tanta cattiveria, non credo di aver commesso
niente di grave, ad ogni modo riprendo la posizione eretta. È
l'unica occasione in cui un turco si è dimostrato scortese,
gli altri custodi erano sempre molto gentili, questo per niente.
Ha la faccia cattiva e sta parlando in inglese con un altro musulmano,
ascolto le sue parole, gli bisbiglia: "questa gente" -
credo stia parlando degli occidentali - "viene qui e fa queste
cose, disprezza la nostra religione
.". Ma tu sei fuori
..mi
viene da dirgli, il suo sorriso si trasforma in un ghigno
voglio dirgli qualcosa. Paola, mi trattiene e quindi rinuncio. Continua
nelle sue esternazioni, è indisponente, mi rovina la visita
alla moschea.
Finalmente usciamo ma lui accompagnando l'altro tipo con il quale
continua a parlare esce a sua volta. Non vedo l'ora di andarmene
per non vedere più quel suo "sorriso terroristico".
Due ragazzi, credendo di essere ormai fuori dalla moschea ma rimanendo
pur sempre nel cortile, si abbandonano ad alcune caste effusioni.
Oops
mi sembra sia poco conveniente e volgo il mio sguardo
al custode; questo a cui non sfugge niente e che probabilmente gode
nel riprendere i suoi "nemici occidentali" avverte il
suo interlocutore di guardarlo. Si scaglia come una bestia contro
i due poveri ragazzi, li blocca e urla loro che si trovano in un
posto sacro, che devono avere rispetto. Tutti si girano, vedo le
loro facce sbigottite per tanta violenza, probabilmente non sono
l'unico che crede lui stia esagerato. Ok, hanno sbagliato, ma tanta
cattiveria non è giustificata. La guida turca che accompagna
il gruppo dei ragazzi interviene a calmarlo. Questo, soddisfatto,
ritorna dal suo "allievo" e con un ghigno satanico si
esalta per il suo intervento. Sbotto, sto per andare da lui e fare
una scenata, lo sguardo da deficiente dell'arbitro Moreno non è
niente al confronto di quello satanico di questo estremista turco.
Andrea e Paola mi trattengono, ci allontaniamo
è meglio!
Per fortuna a tanta maleducazione segue uno degli esempi di cortesia
"gratuita" che mi fanno pensare che questi turchi siano
proprio delle brave persone. Il muezzin, un uomo sui sessant'anni
che sta parlando con Andrea ci invita a seguirlo, fra pochi minuti
dovrà richiamare la gente alla preghiera. Ci porta alla base
di uno dei minareti, apre la porta dietro alla quale si trova un
microfono, si sistema una papalina bianca sul capo, ci chiede che
ore sono, vuole assicurarsi che il suo orologio sia preciso. I nostri
segnano tre ore diverse, ci sorride, dice che è giusto il
suo. Nell'attesa ci offre delle caramelle, gli chiediamo quali parole
pronuncia per chiamare la gente. Ci spiega che sono parole arabe,
le prime sono "Allah Akbar" - Dio è grande
- ma il resto non lo capisco. Altra gente che aveva assistito alla
scenata di prima si avvicina con fare curioso, anche a loro offre
le caramelle. Questo muezzin è proprio l'opposto del custode!
Ci prega di fare silenzio, inizia così a richiamare la gente
alla preghiera, le sue parole, "allungate" in una sorta
di cantilena, escono metalliche dall'alto del minareto. Che emozione,
la voce si propaga nell'aria, la si sente a centinaia di metri di
distanza. Terminata la sua "performance", gli chiedo sfacciatamente
se è possibile salire in sua compagnia in cima al minareto
ma mi spiega che è proibito. Lo ringraziamo delle caramelle
e di averci permesso di vederlo all'opera.
Ce ne andiamo alle tombe del sultano Solimano e di sua moglie Rossellana,
che si trovano accanto alla moschea. Il sole sta tramontando, l'aria
si fa frizzante, le tombe sono chiuse e così facciamo una
rapida camminata nel cimitero. Ne usciamo ed alcuni bambini ci chiedono
dei soldi, diamo loro alcune monete ma ce ne chiedono delle altre.
Ogni volta che diamo qualcosa ai bambini questi non sono mai contenti
di quello che ricevono. O siamo taccagni noi - probabile - o hanno
incontrato qualche ricco americano
Arrivano due "cummenda"
milanesi, il loro accento è inconfondibile, sono lampadati
e vestiti come due "fighetti"!!! I bambini si fanno sotto,
"money, money" le uniche parole in inglese che conoscono.
Questi due nostri connazionali, e in quel momento mi sono vergognato
di essere italiano, li scansano, li deridono: "sembrano delle
scimmiette thailandesi". Cosaaaa?????? Ma non vi vergognate!?!?!?!
Questi poveri bambini infreddolititi vi chiedono la carità
e voi li trattate così? "Va, va da lui che è
ricco" gli sento dire indicandomi. Li apostrofo con un "vaff..."
Paola con un "bravi" ma le nostre parole non li toccano,
forse non le hanno neanche sentite; probabilmente hanno attraversato
velocemente le loro teste vuote come la bora soffia sul Molo Audace!
Riprendiamo la strada verso il nostro hotel, senza accorgercene
arriviamo al Kapali Carsi che attraversiamo velocemente, sono già
le sei ed abbiamo deciso di provare il bagno turco di Cemberlitas.
La sera prima ci siamo informati con la signora dell'albergo: ci
ha fornito i nomi di alcuni bei bagni "per turisti", gli
altri, ci ha avvertito, non sono molto puliti. È anche uno
dei bagni più antichi della città, un bagno storico,
avremo così l'occasione di unire l'utile al dilettevole.
Rientrati nelle nostre stanze raccogliamo quello che pensiamo ci
possa servire: ciabatte, asciugamano, costume (non ci servirà
niente di tutto questo). Dopo pochi minuti a piedi siamo di fronte
all'Hamami di Cemberlitas, entriamo, la ragazza alla cassa è
molto carina, io ed Andrea fantastichiamo su improbabili massaggi.
Decidiamo di fare il "servizio completo", può sembrare
malizioso, ma non lo è assolutamente. Le ragazze vengono
fatte andare da una parte, noi veniamo accompagnati ai piani superiori.
Ci danno una stanzetta con due letti, ci togliamo i vestiti, ci
annodiamo un asciugamano di tela intorno alla vita, indossiamo delle
ciabatte arancioni. Ci dicono di aspettare, verranno a chiamarci.
La fantasia di Andrea incomincia a correre: donne che ti lavano
e ti massaggiano, che ti coccolano e
"ma guarda che saremo
solo uomini", gli ricordo. Fantastichiamo sul "servizio
da sultano" che non abbiamo preso e su un fantomatico "golden
jeton", comprensivo di "tutto", ma proprio "tutto"!
La porta si apre, il tizio che ci aveva accompagnato ci invita a
seguirlo, diamo i nostri gettoni a due uomini che diventeranno i
nostri accompagnatori. Entriamo, alcuni uomini sono stesi su una
grossa pietra calda e si stanno riposando, altri sono massaggiati
e "grattugiati" dai loro accompagnatori, altri ancora,
ai bordi della sala, si stanno bagnando con dell'acqua fredda che
raccolgono in alcune scodelle. Ci sediamo ai bordi della grossa
pietra, osserviamo un inglese sottoposto ad energiche "scartavetrate"
ed a violenti massaggi, poi toccherà a noi.
È il mio turno, vengo fatto distendere sul bordo della pietra
calda, vengo bagnato, scartavetrato, insaponato, massaggiato con
forza, mi viene da ridere ma resisto, non si sa mai che il tipo
la prenda male. Tocca anche ad Andrea, stessa sorte, a tutti la
stessa sorte!! I nostri due massaggiatori ci chiedono di dar loro
la mancia, fuori, prima di andarcene ma di non farlo sapere alla
direzione. Al bancone, c'è un cartello che avvisa i turisti
di non dare mance ai loro accompagnatori, sono già comprese
nel prezzo. Facciamo un confronto tra la durata del nostro massaggio
e quello fatto ad altri, il nostro è durato molto meno e
perciò niente mancia! Rimaniamo distesi sulla pietra per
un po', poi ci sediamo vicino alle fontanelle per bagnarci con l'acqua
gelida. Andrea parla del "golden jeton", decidiamo quali
palle dire alle ragazze, non dobbiamo però esagerare altrimenti
non ci credono. Ok, racconteremo che tra i massaggiatori c'erano
anche delle donne, non troppo giovani e belle (sempre per non esagerare),
a me è toccato un uomo mentre ad Andrea una donna sulla quarantina.
Stiamo all'interno dell'hamami un'ora abbondante dopo il massaggio.
Abbiamo detto alle ragazze di trovarci all'entrata alle nove, passiamo
allora in un'altra stanza nella quale facciamo una doccia fredda
e ci vengono consegnati dei teli asciutti, ritorniamo poi nel nostro
camerino che avevamo chiuso a chiave. Ce ne stiamo distesi a riprendere
la temperatura ambiente; Andrea riceve una telefonata dalla mamma
siamo ancora vivi, tutto a posto! Ci rivestiamo e scendiamo nell'atrio,
facciamo finta di non vedere i nostri accompagnatori per non dar
loro la mancia (taccagni!!) e nello stesso istante escono anche
le ragazze. Che tempismo! Ci scambiamo le impressioni, non credono
che c'erano delle donne massaggiatrici; dopo il "falso"
Acquedotto di Valente abbiamo perso ogni credibilità. Ci
raccontano che si sono cambiate tutte in una stanza, noi invece
avevamo il camerino personale. I Turchi hanno capito chi comanda!!!
Siamo stanchi, affamati e assetati, decidiamo di cenare vicino
all'hotel. Percorriamo una stradina piena di ristoranti vicino la
Cisterna Basilica, tutti ci invitano ad entrare ed alla fine scegliamo
un bel locale. Il padrone si alterna tra la Spagna ed Istanbul,
alle pareti troviamo appesi numerosi oggetti e giornali spagnoli,
speriamo però cucinino solo pietanze turche. Il nostro cameriere
si chiama Dino, è molto simpatico e gentile; abbiamo modo
di scambiare quattro chiacchiere, è curdo. Gli chiediamo
se adesso la situazione è tranquilla, dopo che la pena di
morte inflitta ad Ochalan è stata commutata in ergastolo.
È un po' restio a parlare di questo, ad ogni modo ci dice
che non ci sono problemi. Cena perfetta, in tutti i sensi, cibo
e servizio. Facciamo conoscenza con un altro cameriere, quello che
ci aveva convinto ad entrare. Sono molto più giovani di noi
ma sembrano più vecchi. Loro ci danno meno anni di quelli
che in realtà abbiamo, giungiamo tutti alla conclusione che
loro sembrano più vecchi di quello che sono perché
hanno incominciato a lavorare da piccoli, il lavoro li ha fatti
invecchiare in fretta. Noi abbiamo studiato fino all'università,
non abbiamo quindi avuto il tempo di essere "logorati"
dal lavoro. Ci domandano se abbiamo progetti per Capodanno (ma è
un vizio!), non sappiamo ancora che fare, li ringraziamo della compagnia
e ce ne andiamo a dormire.
29 dicembre 2002
Facciamo colazione come sempre godendo di una vista mozzafiato,
"Croci" è sempre in agguato, anche perché
io ed Andrea siamo dei bastardi. Ogni volta che scendiamo alla reception
Andrea, indicandomi l'opuscolo del locale nel quale vogliono assolutamente
farci andare per "Natale", mi dice ad alta voce che ci
sarà una festa ed io mi mostro interessato. "What will
you do for "Christmas", we know a beautiful restaurant"
ripetono ogni volta. Ad un tavolo, aggregata ad un gruppo di milanesi
discotecari, siede una ragazza belga che fuma durante la colazione.
Noi facciamo qualche commento ad alta voce, lei fa finta di non
sentire o più semplicemente se ne frega. "Fumata"
una sigaretta usciamo ed andiamo al Museo delle Arti Turche ed
Islamiche che si affaccia sull'Ippodromo. Pochi sono i visitatori,
immancabili i giapponesi che si soffermano sui particolari più
strani. Rimaniamo all'interno per più di un'ora, il museo
non è grande ma è comunque interessante: vi si trovano
numerosi oggetti, anche sacri, e molti tappeti. Ritorniamo sulla
piazza dell'Ippodromo, dove ci imbattiamo in una signora veneta
di mezz'età che ha perso il suo gruppo da più di un'ora
e non sa come usare il cellulare per chiamarli. L'aiutiamo non senza
averla agitata ancora di più ("Signora, e le scarpe?"),
verranno a prenderla fra un po'. Proseguiamo fino alla Via della
Fontana Fredda che si trova vicino al Topkapi; sulla guida c'è
scritto che potremo ammirare delle tipiche case ottomane. La via
e le case sono state completamente restaurate, sono in pratica un
museo all'aperto ma non ci piacciono un granché. Mentre vediamo
di comprare delle cartoline si avvicina un gruppo di ragazzi, sono
sicuramente italiani. Con grande sorpresa ne riconosciamo uno, è
un compaesano di Andrea, c'è pure sua sorella, sono tutti
delle nostre parti! Mai avremmo pensato di trovare qualcuno di conosciuto
in una città di 14 milioni di abitanti! Hanno tutti preso
un last minute, non si sono molto organizzati e sono un po' spaesati:
stanno cercando il Topkapi ma vanno nella direzione opposta. Gli
diamo qualche consiglio, ormai noi siamo dei "veterani",
loro in cambio ci mettono in guardia sui furti di monete in euro
(vedere sopra). Gli diamo così una copia del mio libretto
su Istanbul; ci sono elencate tutte le cose da vedere, comprensive
di orari, divise per categoria. Rimangono a bocca aperta di fronte
a tante precise informazioni, incominciano a bombardarmi di domande,
i commenti positivi si sprecano. Parliamo di viaggi, sento dire
Andrea che so tutte queste cose perché lavoro sopra un'agenzia
viaggi e "respiro" tutto il giorno queste cose.
Scendiamo al porto per capire come poter andare dall'altra parte
dello stretto, a Uskudar, e come organizzarci per la gita sul
Bosforo. Proviamo a chiedere delle informazioni ma i bigliettai
non ci capiscono, scorgo però un foglio sul quale sono esposte
le tariffe applicate e gli orari delle partenze di tutti i traghetti
che partono dal porto Eminonu. Attraccate ci sono alcune barchette
sulle quali dei pescatori stanno cucinando; molte persone stanno
facendo la fila per comprare i panini con dentro il pesce alla
griglia. Sembra buono e così lo proviamo anche noi. Stiamo
particolarmente attenti alle grosse spine che si nascondono nel
panino, volendo si può aggiungere anche del succo di limone.
I traghetti che fanno la spola da una parte all'altra dello stretto
arrivano in continuazione ed attraccando muovono violentemente l'acqua
sotto i loro scafi; le barche con i cuochi a bordo ondeggiano pericolosamente,
i pescatori sono costretti ad allontanarsi con le loro canne dal
bordo della banchina e lo fanno maledicendo i comandanti. Un piccolo
traghetto sta caricando delle persone, alcune straniere. Rimaniamo
ad osservare la scena e subito veniamo invitati da alcuni turchi
a salire sulla barca per un giro del Bosforo. Ci guardiamo, la gita
sullo stretto era in programma e tanto vale approfittare dell'occasione
che ci si presenta, tanto più che non abbiamo ancora capito
a chi rivolgerci. Andrea chiede il prezzo, è alto, ed allora
diciamo che non ci interessa. Abbassano il prezzo senza farsi sentire
dagli altri turisti, contrattiamo un po', la barca sta per partire
e riusciamo così a spuntare un terzo del prezzo di partenza.
Saliamo, vogliono far spostare delle anziane signore turche per
farci sedere. Paola e Valesca trovano posto, noi invece li avvertiamo
di non scomodare le signore e ci sediamo su delle casse.
Tira parecchio vento, per scaldarci ci portano del tè caldo.
Paola mi chiede per l'ennesima volta se ho freddo; il mio giubbino
può sembrare leggero ma non lo è affatto, serve per
andare in barca e quindi io il freddo non lo sento. Costeggiano
la sponda europea andando verso nord, ammiriamo i vari palazzi in
stile europeo che i sultani ed i nobili si fecero costruire lungo
il Bosforo. Il più imponente di tutti è il Palazzo
Dolmabache, fatto costruire dal sultano Abdul Mecit per mettere
a tacere tutti coloro che definivano l'Impero Ottomano come il "malato
d'Europa". Arriviamo fin oltre il Ponte di Fatih, il
primo dei due enormi ponti fatti costruire negli ultimi decenni
per collegare l'Europa all'Asia. Siamo proprio sotto e fa un certa
impressione vedere ciò che ci sovrasta, è infatti
il ponte sospeso più lungo d'Europa. Il sole sta ormai
tramontando e le luci della città incominciano ad accendersi.
Siamo molto lontano dal centro, lungo la costa si trovano delle
caratteristiche case di villeggiatura in legno. La barca, tra un
ondeggiamento e l'altro, inverte la rotta e costeggia ora la sponda
asiatica. Quando le passano vicino delle imbarcazioni più
grandi le onde prodotte ci fanno barcollare come un ubriaco all'uscita
del pub. Penso ai titoli sui giornali: "Cento persone muoiono
affogate sul Bosforo, tra loro anche alcuni turisti italiani"
ed ancora "Tragica fine per quattro giovani italiani ad Istanbul".
Speriamo bene, che Dio ce la mandi buona! Arriviamo in porto che
è ormai buio, le luci tremule della città risplendono
e si specchiano nell'acqua. È tutto veramente affascinante,
le moschee sono illuminate ed i ritti minareti sembrano dei razzi
pronti a partire da un momento all'altro. Attracchiamo e quasi quasi
mi inginocchio a baciare il suolo sul quale nuovamente poggio i
piedi. Siamo stati fortunati, prima o poi qualcuno ci lascia le
penne.
Lì vicino si trova il Mercato Egiziano o delle Spezie,
cosiddetto perché un tempo si vendevano quasi esclusivamente
le deliziose polverine che tanto sapore danno al cibo. Sono un appassionato
di cucina etnica, non posso lasciarmi sfuggire l'occasione di acquistare
qualche spezia per la mia dispensa. Il bazar, ora, vende anche altro
e le spezie, pur presenti, non sono della migliore qualità.
È diventato un posto per turisti ed i prezzi gonfiati rispetto
a mercatini meno conosciuti lo dimostrano. Contrattiamo del tè
alla mela spuntando un buon prezzo o almeno così crediamo.
Valesca ed Andrea sono più avanti e provano a concludere
qualche buon affare. Cerco di acquistare delle spezie ma tutti mi
allontanano, offro loro di pagarle un prezzo troppo basso, le venderanno
a qualche americano. Rischio di intossicarmi annusando un enorme
sacco di polvere verde, credo sia una spezia che non conosco ed
invece è naftalina! Vogliono tutti vendermi del caviale,
quello vero, non quel surrogato che spesso si trova in Italia. Non
ne capisco niente di caviale, per di più costa veramente
tanto, sempre meno che in Italia e gli scaltri venditori non mi
risparmiano i confronti tra i loro prezzi e quelli che trovo a casa.
Insistono, insistono
ho deciso di far loro perdere un po'
tempo e mi fingo interessato, faccio loro numerose domande sulla
qualità di ciò che mi stanno proponendo e sulle differenza
tra i vari tipi di caviale: quello russo è salato ma quello
iraniano, più costoso, è migliore. Confidiamo a Valesca
ed Andrea che dal negoziante dal quale abbiamo acquistato il tè
ha dei prezzi minori di quello con cui stanno contrattando. Ci trasferiamo
tutti dal ragazzo di prima, "hallo, my friend", "ti
abbiamo portato degli amici, devi fargli un buon prezzo, anche migliore
del nostro perché siamo assieme è questo è
il secondo acquisto che ti facciamo". Segue il solito gioco
della contrattazione, al quale siamo particolarmente bravi, almeno
rispetto agli altri turisti. Sicuramente se ci vendono la roba,
anche loro fanno il loro affari ed infatti
Usciamo dal negozio
ma rimaniamo nelle vicinanze tanto che osservo il ragazzo chiamare
un amico e spiegare che ha fatto fessi 4 turisti, prima due che
poi hanno chiamato i loro amici. Si accorge che lo sto guardando
e fa finta di niente, lo chiamo è gli dico che è proprio
un furbo, che mia nonna è turca (non è vero) ed ho
capito quello che si sono detti. Sorridendo mi dice che lui non
è turco, gli chiedo da dove viene e mi risponde di guardargli
gli occhi e provare ad indovinare. Sono verdi, dico la prima cosa
che mi viene in mente è ci azzecco subito: è curdo.Ritorniamo
in albergo per riposarci. Prendiamo un taxi, destinazione Taxim.
Il tassista non sembra dei più affidabili, probabilmente
ci sbagliamo, non possiamo sempre giudicare una persona dall'aspetto
fisico, tanto più che con il tassista di qualche giorno prima
mi sono clamorosamente sbagliato. Sono seduto davanti, custodisco
la "cassa comune" e tocca a me pagare taxi ed entrate
ai musei e palazzi. Mentre Paola e Valesca scendono, allungo al
tassista 10 milioni di lire turche ed aspetto i 4 di resto. Lui
infila la mano nel giubbotto per prendere il resto, la ritira fuori
e con indifferenza e fare arrogante si lamenta che gli ho dato solo
1 milione e che vuole il resto. Cosaaaa!!?? Dico ad Andrea che sono
sicurissimo di avergli dato 10 milioni, non avevo altre banconote
ed ormai non faccio più fatica a distinguere le une dalle
altre che un po' si assomigliano. "Give me my money back, don't
give me a shit" continuo a ripetergli ma lui fa finta di non
capire. Andrea, che è rimasto seduto sul sedile posteriore,
si sporge in avanti e come una iena gli mette una mano sulla spalla.
Il tipo continua a mostrarmi delle banconote da un milione, perdo
la pazienza e gli tolgo dalle mani una da 5 milioni, il mio resto.
Voleva fregarci ed è rimasto fregato lui, mi sono preso di
più di quello che mi spettava. Ci voltiamo, il tassista si
è rassegnato. Avesse avuto ragione lui non ci avrebbe fatto
andar via così tranquillamente. Le ragazze non si sono accorte
di nulla, proseguiamo la serata ripetendoci eccitati quanto successo.
I locali sono tutti pieni, troviamo un self service, il cibo sembra
buono ed infatti, una volta assaggiato, possiamo confermare la prima
impressione. All'uscita ritroviamo i nostri compaesani, anche loro
sono riusciti a pagare il prezzo ridotto al Topkapi, qualcuno addirittura
presentando la tessera della benzina (tessera senza foto e senza
scritte con la quale, in Friuli Venezia Giulia, si può acquistare
carburante ad un prezzo inferiore). Ci mettiamo d'accordo per la
sera dell'Ultimo, ci sentiremo via sms. Ci incamminiamo verso il
porto ma notiamo quasi subito una bella gelateria che si affaccia
su Istikal Caddesi. MADO l'insegna, dobbiamo proprio provare il
gelato turco!! Entriamo, siamo in difficoltà, le targhette
che indicano i gusti sono in turco, qualcuna la intuiamo, grazie
anche al colore del gelato, ma molte ci risultano sconosciute. Siamo
indecisi ma per fortuna accorre in nostro aiuto il signore seduto
alla cassa; è il proprietario del negozio o meglio uno dei
soci ai quali appartengono quasi cento gelaterie sparse nel mondo,
in particolare in quello arabo. Gli confidiamo che non capiamo il
turco e siamo in difficoltà per ordinare. "Nessun problema"
risponde lui, parla con il ragazzo dietro al banco il quale gli
porge un cucchiaino con un po' di gelato. Mi invita ad assaggiarlo,
inizia così un simpatico siparietto, non faccio neanche in
tempo a deglutire che mi porge un altro cucchiaio. Mi imbocca e
uno dopo l'altro assaggio una quindicina di gusti. "Ora potete
ordinare, tutti tranne lui" indicandomi "altrimenti gli
viene male". È gentilissimo, ci racconta come fanno
il gelato, all'impasto aggiungono delle orchidee seccate e grattugiate,
e forse è per questo che il gelato è un po' colloso.
A onor del vero è veramente buono, saporito, diverso dal
nostro che invece si scioglie in bocca. MADO sono le iniziali del
suo nome, Osman, e dei suoi tre fratelli. Ci chiede se Istanbul
ci piace, gli rispondiamo che ne siamo entusiasti ed in particolar
modo siamo ci colpisce la cortesia del popolo turco. Ci ringrazia
per i complimenti, ma non ce n'è bisogno, stiamo passando
proprio una bella vacanza grazie anche alle persone come lui. Ci
fa assaggiare anche il salep, una bevanda a base di uovo e latte,
molto calorica. Ci racconta che è stata inventata da
un cuoco del sultano, doveva servire al monarca per "soddisfare"
più di una donna del suo harem per notte.
Gli chiediamo se la città è tranquilla, se ci sono
delle zone pericolose da evitare. Ci risponde che Istanbul è
"really safe" e ci porge il suo biglietto da visita. Ci
scrive sopra il suo numero di cellulare, "se doveste aver problemi
chiamatemi, a qualsiasi ora, sono sicuro che, ad ogni modo, non
ce ne sarà bisogno". Rimaniamo a bocca aperta, questa
proprio non ce l'aspettavamo, ci ha dato il suo numero di cellulare!!!!
Andrea immagina che sia una persona conosciuta, o meglio "influente";
se possiede cento gelaterie dovrà per forza avere delle conoscenze
importanti, magari nella malavita. Con noi è comunque stato
gentilissimo, faremo il possibile per non doverlo disturbare.
30 dicembre 2002
Siamo tornati alla Yeni Camii. Il giorno prima c'eravamo passati,
era ormai tardi ed abbiamo deciso di tornarci il giorno dopo. La
moschea si trova proprio di fronte al Mercato delle Spezie e al
ponte di Galata, sotto il quale numerosi e poco affidabili personaggi
vendono merce rubata. Si trovano un'infinità di cellulari,
per tutti i gusti, le marche ed i prezzi. La moschea è, a
mio parere, una delle più belle. Magnifiche le piastrelle
colorate di Iznik che ne decorano l'interno. Ce ne stiamo seduti,
come sempre, ad ammirare l'immensa cupola. È l'ora della
preghiera e numerosi accorrono i fedeli; in silenzio assistiamo
nuovamente alle preghiere. Poco distante, in mezzo a un affollato
mercatino rionale, venne costruita la Moschea di Rustem Pasa, il
genero e Gran Visir di Solimano il Magnifico. La guida dice di fare
attenzione, per entrarvi bisogna trovare una scala un po' nascosta
che porta ad un piano rialzato e poi alla moschea. Giriamo intorno
per qualche minuto, la folla che riempie il mercato ci distrae e
con un po' di difficoltà troviamo la via alla moschea. È
simile alle altre, o almeno è questa l'impressione che ci
fa dopo aver visto molte moschee.
Dopo tanti luoghi musulmani è ora di visitare anche qualcosa
di cristiano, Andrea ne sente il bisogno! L'antica Chiesa di Chora
è stata trasformata in un museo, al suo interno si trovano
dei bellissimi mosaici bizantini. Prendiamo un taxi e costeggiamo
il Corno d'Oro fino alla chiesa. Proviamo con il solito gioco delle
false tessere universitarie, questa volta però il bigliettaio
è particolarmente attento. Le carte d'identità mia
e di Paola vanno bene (??), le tessere universitarie (vere) di Andrea
e Valesca non le può accettare, non hanno la foto. Valesca
ha qualcosa da ridire, gli spiega che le hanno accettate dovunque
e deve accettarle anche lui. Il tipo, che già prima non mi
pareva dei più calmi e gentili, s'arrabbia; alza il tono
della voce e commenta con l'amico accanto che questi stranieri sono
proprio incredibili, non possono dire a lui cose deve fare. Mi giro
verso Valesca ,"per l'amor di Dio, siamo noi in difetto con
le nostre "false" tessere, vediamo di non combinar casini".
Paghiamo due biglietti ridotti e due interi, questa volta non ci
è andata del tutto bene. L'interno è spettacolare,
è quasi tutto ricoperto da bellissimi mosaici. La guida di
Andrea è poco dettagliata relativamente alle varie mosche
ed altri luoghi di Istanbul, ma è "miracolosamente"
ed eccezionalmente generosa con questa chiesa. Era in regalo con
"Famiglia Cristiana", ("è quella Mondadori
non l'ha scritta uno di Famiglia Cristiana!" - nota del proprietario)
così si spiega tanta dovizia di particolari!! Andrea è
contento, vuoi perché è finalmente entrato in una
chiesa - "ne ho bisogno", testuali parole - vuoi perché
la sua guida, per una volta, ci fornisce più informazioni
della mia. Passeggiamo con il naso all'insù ascoltando le
spiegazioni di Andrea che ci decanta vita, morte e miracoli di tutti
i santi e personaggi che abbelliscono pareti e soffitti di questa
piccola ma incantevole chiesa bizantina. L'ora della "messa"
è finita, andiamo in pace
Siamo fuori, Andrea vuole assolutamente vedere la Moschea di
Eyup, il discepolo di Maometto. Prima però, andiamo a
mangiare qualcosa; arrivando abbiamo intravisto una semplice tavola
calda e optiamo per una veloce rifocillata. Il posto non è
molto carino, non troppo igienico - la peggior toilette di Istanbul
l'abbiamo trovata qui - ma può andare. Ci portano, tra le
altre cose, una minestra che sa di miele; secondo me ce ne
hanno messo un po' e ne chiedo conferma. Il cameriere però
non capisce e chiama quello che credo sia il padrone, anche lui
però non conosce la parola inglese "honey", miele.
Non rinuncio a sapere se ho ragione o meno e allora, incredibilmente,
incomincio a mimare un'ape imitandone pure il ronzio e indicando
la minestra. L'uomo è disperato, crede che dentro alla minestra
ci sia una mosca o qualche altro insetto, si scusa e si offre di
portarcene un'altra. "No, non c'è nessuna mosca, voglio
solo sapere se ci avete messo del miele" continuo a ripetere.
Per fortuna, altrimenti chissà quanto sarebbe andata avanti
questa folle conversazione, interviene in mio aiuto uno dei francesi
seduti al tavolo vicino. Ha sentito il discorso e intuito la mia
curiosità, armato di vocabolario ci interrompe esclamando
"bal", miele in turco. Il mio interlocutore finalmente
comprende e sorridendo mi informa che all'interno della minestra
non c'è miele.
Un veloce salto alla vicina ed anonima Moschea del Sultano Mihrimah
e saliamo nuovamente su un taxi per raggiungere la Moschea di Eyup
dedicata al vessillifero ed amico di Maometto, una delle più
importanti per i musulmani dopo quelle di La Mecca, Medina e Gerusalemme.
Avevo letto che era un luogo da visitare ed Andrea ha fatto bene
ad insistere; si respira un'aria particolare, più sacra che
in altre moschee. Rispettosi, come sempre, dei luoghi sacri incontrati,
ci prepariamo ad entrare togliendoci le scarpe e le ragazze coprendosi
pure il capo. L'interno è grazioso ma ancora più interessante
è la Tomba di Eyup, al suo piccolo e decorato interno
alcune persone pregano in assoluto silenzio, altre piangono; mi
sento un po' in imbarazzo, forse stiamo disturbando. Un severo guardiamo
controlla ciò che accade, vorrei fare una foto ma forse non
si può, ci provo lo stesso ma chiedo il permesso prima di
combinare pasticci. Il custode sorridendo mi autorizza ad usare
la macchina, scatto due foto e ne esco subito dopo per non disturbare
oltremodo. Dopo la visita, un tè caldo è quello che
ci vuole. Ci arrampichiamo su per la collina alla ricerca del posto
dove lo scrittore francese Pierre Loti adorava riposarsi e meditare.
Attraversiamo a piedi un immenso cimitero, alcuni ragazzetti giocano
e subito si avvicinano. Sono simpatici, ci accompagneranno fino
al Cafè. Giro a loro la stessa domanda che poco prima una
coppia di inglesi mi aveva fatto scambiandomi, credo, per turco:
"cosa vuol dire "ruhuna fatiha" che sta scritto su
tutte le tombe?". Mi fanno degli strani gesti, imitano l'atto
del mangiare e del dormire, credo voglia dire "riposa in pace",
similarmente alle tombe italiane, ma non ne sono sicuro. Sorseggiamo
un tè seduti ad ammirare il panorama, c'è un po' di
foschia ma riusciamo comunque a renderci conto dell'immensità
di questa città. Prima di ritornare in hotel Andrea ed io
ci compriamo una papalina bianca, una di quelle che si portano durante
le preghiere, ora si che siamo due veri turchi! Ci facciamo portare
al Ponte di Galata sotto al quale si trovano un sacco di negozi
e ristoranti. Veniamo fermati da un cameriere di un bel locale,
ci vuole convincere a cenare da loro domani: hanno organizzato una
serata con balli, musica ed un ottimo menù a base di pesce,
il tutto per "soli" 40 $. Ha sbagliato persone, non ci
frega niente di richiuderci in un locale e perderci lo spettacolo
della città di notte
anzi aspetta, "siamo in diciassette,
c'è posto per tutti?". Si sfrega le mani, 17 "polli"
tutti in una volta, e quando gli ricapita. Entro nel locale, mi
fingo interessato, voglio sapere tutti i particolari: cosa mangeremo,
cosa berremo, cosa balleremo
mi faccio pure dare il numero
di telefono, parlerò con gli altri e poi li richiamo per
decidere l'ora!
Stiamo tornando in hotel quando la nostra attenzione viene attirata
da un bel negozio di tappeti. Valesca ed Andrea hanno già
preso un bel kilim, hanno fatto un affare (50 euro) ed hanno
potuto vedere la differenza tra un kilim in lana ed uno in sintetico.
Il ragazzo che gliel'ha venduto parlava italiano, è laureato
in giornalismo si è dato al commercio e per quanto abbiamo
visto ci sa proprio fare! Ha studiato ed i discorsi di filosofia
ed economia che ci ha fatto convincerebbero chiunque. Il padrone
del negozio sembra gentile e ci invita ad entrare, anche solo per
un occhiata. Fuori fa freddo e lui e un suo amico si stanno scaldando
bevendo un tè caldo. È un signore distinto - lo si
vede dal portamento - alto e magro, indossa una giacca ormai lisa,
forse è un ex ricco ed infatti è così. È
un nobile decaduto, un ex modello ed attore, una volta era ricco
e conosciuto, degli investimenti sbagliati ed i cattivi consigli
di qualcuno gli hanno cambiato la vita. È gentilissimo, ci
fa vedere un sacco di kilim; uno è eccezionale, mai visto
uno così bello negli altri negozi. Passiamo più di
un'ora in sua compagnia, ci racconta della sua vita passata ed attuale.
È una bella persona, gli stiamo però facendo perder
tempo, non compreremo niente da lui ma non importa, siamo giovani
e gli piace parlare con noi. Siamo entrati per caso ed ora ci troviamo
in difficoltà, non perché lui insiste per venderci
qualcosa ma perché è talmente gentile che ci dispiace
andarcene senza comprargli niente. I prezzi, confrontati con quelli
che si vedono in Italia per esemplari molto meno belli, sono bassissimi.
Non sappiamo come fare per congedarci; gli confidiamo che siamo
degli studenti (non è vero), che non abbiamo molti soldi
e che ci dispiace veramente tanto ma non possiamo comprare niente.
Capisce, ci sorride e con grande tristezza ce ne andiamo.
Siamo nuovamente in Piazza Taksim e scorgiamo alcune persone che,
su un tetto di un grande albergo, corrono sui dei tapis roulant
di una modernissima palestra. Siamo con il naso all'insù
che osserviamo gli sforzi salutisti dei clienti dell'hotel quando
veniamo avvicinati da dei ragazzini che si offrono di pulirci le
scarpe. Non ne abbiamo nessuna intenzione, loro insistono e ci ripetono
che abbiamo le scarpe sporche. Prendono di mira Andrea, mentre uno
lo distrae un altro con un dito gli sporca la scarpa con della patina
ora è costretto ad accontentarli. Da opache diventano lucide,
Andrea è tutto contento e ci confida che un suo sogno era
quello di farsele lustrare... parole queste che gli costeranno care,
qualche giorno dopo, infatti, le ritroverà irreparabilmente
rovinate! ("è la polvere ad averle seccate irreparabilmente"
- nota del proprietario).
31 dicembre 2002
È l'ultimo giorno dell'anno, ce la prendiamo comoda,
anche perché questa sera si festeggia e non è proprio
il caso di stancarsi troppo e poi stramazzare a terra durante i
festeggiamenti per il nuovo anno. Nella hall ritroviamo "il
gatto e la volpe", hanno ormai desistito, non ci propongono
la cena di "Natale"! O si sono accorti che Natale è
già passato o hanno trovato altri polli da spennare. Scendiamo
verso il porto per imbucare delle cartoline all'ufficio postale
e così approfittiamo per prendere un altro delizioso frullato
di frutta - con kiwi, mela, avocado, banana, carota, arancia e miele
- in un bar vicino. Facciamo contento Andrea: saliamo sulla Torre
di Galata, costruita dai genovesi nell'omonimo quartiere di
Istanbul. La torre è massiccia, in cima all'enorme cilindro
il vento tira forte ma non scoraggia i numerosi turisti che come
noi si godono il panorama a 360 gradi. Restiamo per quasi un'ora
ad ammirare la città vecchia con le sue innumerevoli ed immense
moschee, il Topkapi è laggiù in fondo arroccato sulla
Punta del Serraglio, decine di navi solcano lo stretto. Siamo al
di qua del ponte, vagoliamo senza meta per le strade di Galata e
di Taksim, ammiriamo con la luce posti che nei giorni scorsi abbiamo
visto solo di sera. Pranziamo nell'amica Istikal Caddesi e con "lei"
ci diamo appuntamento per la sera; è qui che ritroveremo
i nostri compaesani per festeggiare tutti assieme l'arrivo del nuovo
anno. Corriamo al Kapali Carsi, abbiamo deciso di trascorrere lì
il nostro ultimo pomeriggio a Istanbul, non si sa mai che troviamo
qualcosa di interessante da portare a casa. Non ho intenzione di
comprare niente in particolare, se troverò qualcosa di veramente
bello e non il classico souvenir allora metterò mano al portafogli.
Le ragazze vogliono acquistare delle sciarpe di lana pashmina, io
non so neanche cosa sia ma mi presto con piacere a contrattare per
loro quando me lo chiedono. Trascorriamo gran parte del pomeriggio
alla ricerca di queste benedette sciarpe; siamo tutti confusi, non
capiamo più se è lana pashmina quella che tocchiamo
o della semplice lana o peggio ancora sintetico. Sospettiamo che
dietro ad ogni offerta ci sia la fregatura, abbassiamo talmente
il prezzo che molti ci cacciano via credendo che li stiamo prendendo
in giro. Discutiamo per mezz'ora con un giovane venditore nascosti
nel retrobottega, ci sta facendo un prezzo "da bancarotta"
e non vuole rovinarsi la piazza con gli altri clienti. Gli facciamo
perdere tempo prezioso, da lui non compriamo niente, non ci convince.
Alla fine le sciarpe le troviamo ma siamo così esausti che
anche se fossero fatte di sughero non ce renderemmo conto! Ritorno
dal signore che ieri mi ha venduto una maglietta, ne voglio una
di un altro colore: "quindici euro!" mi risponde sicuro.
"Ma come, non mi riconosci, sono quello di ieri", "ahh
sì,
ora ricordo
cinque euro", "ma non s'era detto quattro",
"va bene, va bene, basta che te ne vai". Faccio quest'effetto
a quasi tutti i venditori del mondo; quando mi trovo all'estero
mi trasformo, mi dimentico di quanto è cara la vita in Italia
e quanto costa poco la roba in certi posti. Divento uno di loro
ed incomincio a ragionare in rupie, yuan, bath
salvo poi rendermi
conto, a cose ormai fatte, di quanto assurdo è stato contrattare
mezz'ora per dieci centesimi di euro. Sono fatto così, ma
mi riprometto di cambiare.
Torniamo esausti in hotel, il tempo per una rapida rinfrescata
e via di corsa verso Taksim, dove ci aspettano i nostri amici. Siamo
in 17, ci diciamo che non porta sfiga, che tutto andrà bene
e che passeremo una piacevolissima serata. Tutt'intorno notiamo
un sacco di polizia, alcuni agenti sono appostati sui tetti; speriamo
non succeda niente, siamo pur sempre in un paese straniero e non
capiamo un'acca di turco. Siamo realmente tanti ed è difficile
trovare un posto dove cenare anche perché non abbiamo prenotato.
Giriamo alla ricerca di un posto carino nel quale mangiare, è
tutto pieno ed ad ogni modo non si trova un tavolo per 17
il numero porta sfiga! Proviamo in un self service e grazie all'aiuto
di una ragazza turca che parla un perfetto italiano riusciamo a
convincere i camerieri ad unire i tavoli per permetterci di sedere
assieme. La cena è buona, forse non ottima come quella che
ci proponevano il "gatto e la volpe", ma almeno siamo
in centro ed è qui che tutti gli abitanti di Istanbul si
sono dati appuntamento per l'Ultimo dell'anno. Ripassiamo da M.A.D.O.
per un gelato e per bere qualcosa; ci trovano un tavolo per quindici,
due di noi hanno preferito farsi qualche birretta in un locale vicino.
Non c'è Osman, questa sera, ci avrebbe fatto piacere rivederlo,
diciamo al cameriere che avevamo conosciuto la volta prima di salutarlo
per noi. In Istikal Caddesi, a migliaia, milioni si stanno dirigendo
verso Piazza Taksim, il centro di tutta la festa. Tanti ragazzi
fischiano a più non posso, è il loro modo di festeggiare
il Capodanno; a noi sembra strano ma per un po' li imitiamo. S'era
detto di andare in piazza, ci proviamo ma siamo costretti ad arrestarci,
la gente avanti a noi non si muove più. Qualche deficiente
prova ad entrare comunque in piazza ma viene caricato dalla polizia
ed è così che ci troviamo in mezzo ad una marea umana
che ci travolge. Io e Paola siamo un po' più indietro, intuisco
in tempo quello che sta per succedere e così riusciamo ad
indietreggiare ed a "spalmarci" su un muro di un edificio.
Gli altri vengono travolti dalla folla che impaurita indietreggia;
fortunatamente il tutto si risolve in un grosso spavento, nessuno
si è fatto male e possiamo così continuare con i festeggiamenti.
Sorseggiamo una birra in strada, tutti i locali sono pieni e poi
siamo in troppi. Tutt'intorno la gente continua a passeggiare lungo
Istikal Caddesi; pur essendo musulmani festeggiano comunque il Capodanno,
il "gatto e la volpe" ci avevano detto che non ci sarebbe
stata troppa gente, si sbagliavano clamorosamente o forse lo hanno
fatto per convincerci ad andare nel loro locale.
Tre, due, uno!!!! Auguri!!
È ora di tornare in albergo ma le strade sono tutte
intasate, a milioni si sono messi in macchina e stanno scorazzando
per la città. Facciamo un pezzo di strada a piedi, fino quasi
al Ponte di Galata, poi prenderemo un taxi. Molti hanno avuto la
nostra stessa idea, sembriamo un fiume in piena che scende dalla
collina; il suono dei clacson ci accompagna durante tutto il tragitto.
Salutiamo i nostri amici con l'augurio, magari, di ritrovarci il
prossimo anno da qualche altra parte.
1 gennaio 2003
Siamo quasi giunti alla fine di una piacevolissima vacanza.
Tutti mi avevano parlato bene di Istanbul, mi aspettavo quindi di
arrivare in una bella città. Non si sbagliavano, Istanbul
ci è piaciuta veramente tanto; non solo per le moschee o
gli altri luoghi di interesse storico ed artistico, di Istanbul
ci ha colpito la gente. Non avrei mai pensato di incontrare tante
persone cortesi e simpatiche. Sento tanta gente che afferma con
sicurezza che in posti come questo non ci metterebbe piede: troppo
sporco, troppo caos, troppa gente "cattiva" e disonesta,
per di più musulmana! Stesse parole per la Cina, l'India,
il Sud Est Asiatico, l'Africa: "ma cosa c'è di bello?"
mi sento più e più volte rispondere. I templi di Angkor,
quelli di Pagan, il Borobudur, la Città Proibita e l'Esercito
di Terracotta, il Taj Mahal
e per non parlare della gente,
sempre disponibile e sorridente anche se non ha niente, degli odori
e dei sapori tanto particolari. Mondi lontani, così diversi,
per fortuna, dal nostro. Mi sento ribattere "Ibiza, Sharm el-Sheikh,
Hurghada, Maldive, Mauritius" anche se di questi posti poi
non hanno visto niente. O meglio, qualcosa l'hanno fatta: hanno
scorazzato in lungo ed in largo per abominevoli villaggi turistici,
sono rimasti sdraiati per ore ed ore sulle sdraio in spiaggia o
peggio ancora in piscina, hanno divorato ogni giorno spaghetti e
lasagne, hanno evitato accuratamente di mischiarsi con la gente
del posto
insomma, non si sono mossi da casa!
Con questa gente non ci riesco più a parlare, una volta provavo
a convincerli che oltre al mare ed ai negozi ci fosse anche qualcos'altro
da vedere; ora mi limito a sorridere ed a pensare che per fortuna
la globalizzazione di cui tanto si parla è ben lungi dal
renderci tutti uguali.
Abbiamo un paio d'ore prima di spiccare il volo verso occidente,
verso casa; decidiamo di spendere le ultime lire turche al Kapali
Carsi. Corriamo come matti da una bancarella all'altra, io non compro
niente, non c'è nulla che mi attiri particolarmente; Andrea
mi fa notare che non ho acquistato souvenir come invece ha fatto
lui. Lo so, dei posti in cui sono andato non mi sono mai portato
dietro granché, se non il ricordo dei luoghi, degli odori,
dei sapori, delle sensazioni provate.
Le ragazze vogliono un anello, io mi aggiro per il negozio ed ogni
tanto intervengo nella contrattazione ricordando al negoziante che
i turisti stranieri se ne stanno andando e che da domani non farà
grandi affari, almeno fino ad aprile. Lo sa anche lui e ci farà
un buon prezzo.
Sono lì immerso nei miei pensieri quando vengo interpellato
da alcune signore turche di mezz'età: vogliono comprare un
piatto e mi chiedono quanto costa (credo, ma non poteva essere altrimenti).
Mi hanno scambiato per il negoziante e così rispondo loro
"bir milyon", un milione di lire turche, mezzo euro. Increduli
guardano il mio "collega" che sorridente rivela loro che
sono anch'io un cliente. Continuo a ripetere "bir milyon, bir
milyon", i signori divertiti stanno allo scherzo ed accettano
il prezzo. Il vero negoziante è ora preoccupato e mi avverte
che se vendo loro quel piatto per un milione il resto lo pago io.
Compriamo l'anello, salutiamo il nostro amico, prendiamo un ultimo
kebap con i pochi soldi rimasti e via verso l'hotel dove ci aspetta
il ragazzo dell'agenzia per portarci all'aeroporto. Oggi piove,
gli altri giorni il tempo è stato clemente con noi, siamo
stati fortunati. Il pulmino sfreccia veloce lungo le strade zuppe
d'acqua, sembra di stare su una slitta che scivola sul ghiaccio;
penso che potremmo rischiare di schiantarci contro le altre macchine,
sarebbe davvero un "peccato". Arriviamo all'Ataturk Airport
con largo anticipo, ci abbiamo impiegato metà del tempo grazie
a questo "Montoya turco".
Passiamo il controllo passaporti, saliamo sull'aereo e poco dopo
decolliamo alla volta di Monaco. Atterriamo nel pomeriggio allo
scalo bavarese, ci accorgiamo che accanto al bar c'è un dispensatore
di tè e caffè gratis! Da bravi italiani approfittiamo
dell'occasione, ci scoliamo tre caffè a testa con il pensiero
che, forse, ce li faranno pagare prima di salire sull'aereo a "conduzione
familiare" che ci riporterà a casa. Sani e salvi sbarchiamo
all'aeroporto di Trieste, siamo in attesa dei nostri bagagli ed
Andrea ci offre l'ennesima occasione per prenderlo in giro. Sta
rovistando lo zainetto alla ricerca del passaporto ed ecco spuntare
dalla tasca qualcosa che non avrei mai pensato si fosse portato
dietro: un pacco di "santini" e una candela benedetta
del battesimo che sua madre gli ha dato per proteggerlo durante
il viaggio!!!!
Il "bulgaro" ha colpito ancora
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Istanbul
Questa guida contiene capitoli a colori sui tesori architettonici
della città e sulle prelibatezze della cucina turca,
voci del luogo che parlano dell'andamento degli affari nei
bazar, delle tradizioni artistiche e degli orientamenti sessuali.
E ancora indicazioni su ristoranti, alberghi e una cartina
della città.
Istanbul
Un taccuino speciale destinato ai viaggiatori, per turismo
o per lavoro, che vogliono organizzare il proprio viaggio
e conservarne memoria, e ai residenti, che voglio organizzare
le proprie informazioni sulla città in cui vivono.
Il taccuino, dotato di copertina cartonata con angoli ricurvi
e chiusura ad elastico, è composto da 228 pagine di
carta senza cloro, rilegate a punto refe, e dispone di una
tasca interna a soffietto e di tre segnalibri di colori diversi.
Bisanzio,
Costantinopoli, Istanbul
Alla ricerca del fascino di questa città unica, il
volume presenta la vicenda artistica, architettonica e urbanistica
di Istanbul. I diversi nomi con cui è stata chiamata
nel corso dei secoli indicano orientamenti politici, culturali
e religiosi definiti, ma anche esperienze artistiche proprie,
che si sono sedimentate e sono entrate a far parte dell'immagine
complessiva della città. Bisanzio è il nome
della colonia greca e della città romana, che si sviluppò
su un promontorio in posizione strategica sul Bosforo. Costantinopoli
è il nome della capitale imperiale voluta da Costantino,
la più grande metropoli del Mediterraneo, l'erede di
Roma e di tutta la grecità, la città dove si
effettuerà il matrimonio tra l'Impero e il cristianesimo,
che sarà poi il cristianesimo orientale dell'ortodossia.
Turchia
La Turchia può essere immaginata come il piede dell'Asia
in Europa, o come un ponte gettato tra due continenti: il
vasto territorio a est del Bosforo appartiene alla Turchia
asiatica; a ovest dello stretto, si estende la piccola porzione
di terra della Turchia europea. Le attrazioni che il paese
offre sono innumerevoli: passeggiate nell'Ippodromo di Istanbul
dove un tempo si tenevano le sfrenate corse delle bighe bizantine;
giri in mongolfiera sui 'camini delle fate' respirando il
silenzio della Cappadocia; rafting lungo le rapide del fiume
Coruh nella Gola di Yusufeli. Otto autori, più di 300
giorni di ricerche sul campo, 123 cartine dettagliate, decine
di kebap; un capitolo sul trekking a cura dell'esperta Kate
Clow; itinerari su misura per tutti, dalla via carovaniera
alle proposte più avventurose.
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