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Per me sarà il terzo consecutivo all'estero: Sydney da
solo e Parigi con Paola, le mete precedenti. Novità assoluta
per questo viaggio è la compagnia di una coppia di amici:
Andrea e Valesca. Il ragazzo, mio compagno di università,
è ansioso; mi bombarda ogni giorno con e-mail chiedendomi
di tutto: tariffe per i cellulari, visti d'ingresso, obbligo di
dichiarare beni elettronici
basta!!! È pur sempre una
vacanza
non andiamo mica in guerra!!!
26 dicembre 2002
Decolliamo dal vicino aeroporto di Trieste, questa volta ci
risparmiamo l'autostrada fino al Marco Polo di Venezia. Abbiamo
preso i biglietti con Lufthansa perché erano i più
convenienti e perché così ho avuto modo di usufruire
di un viaggio premio viste le miglia (Miles & More) in mio possesso.
L'aereo è di quelli piccolini, ha le eliche al posto dei
reattori. Incomincio a fantasticare su possibili rotture delle pale
colpite da feroci gabbiani; è impossibile, lo so, ma mi diverto
a pensare che dei piccoli volatili possano far precipitare questo
buffo aereo, un aereo a "conduzione familiare!". Immagino
le hostess che ci portano da mangiare pasta fatta in casa, gnocchi,
polenta, un buon bicchiere di vino rosso, ed invece niente di tutto
questo, le solite schifezze.
Facciamo scalo a Monaco, dei "gabbiani assassini" neanche
l'ombra. Giriamo per il moderno aeroporto; ridiamo alla vista di
tre enormi foto segnaletiche di terroristi arabi, uno ha una croce
sopra, lo hanno beccato!! Dopo un'attesa di due ore siamo di nuovo
in volo.
Arriviamo nel pomeriggio ad Istanbul e troviamo ad accoglierci
un addetto dell'agenzia turca sul cui sito internet abbiamo prenotato
l'hotel. Cerco il banco informazioni Lufthansa per riconfermare
il volo di ritorno, mi dicono che non serve!! È la prima
volta che la mia agenzia di fiducia mi ricorda di riconfermare il
rientro ed è l'unica volta che non serve!!! Ma allora, quando
si va all'estero si deve o no riconfermare il rientro?
L'hotel è il Pamphylia in Yerebatan Caddesi, un centinaio
di metri dalla Cisterna Basilica. Le stanze sono piccole, ma per
40 US$ a notte la doppia non si poteva proprio pretendere di più.
Il bagno non è dei migliori
il tutto però passa
in secondo piano quando andiamo a vedere la sala per la colazione.
Si trova in cima all'hotel che è il più alto della
zona e possiamo così ammirare in tutto il loro splendore
il Palazzo Topkapi, la Moschea di Santa Sofia e la Moschea Blu.
Ci ritroviamo in strada, io e Paola saliamo in camera per prendere
qualcosa, ritorniamo e Valesca ha perso Andrea. Si è girata
un attimo e lui è sparito. Non siamo affatto preoccupati,
fa spesso così, siamo solo arrabbiati che non abbia detto
dove andava. Quelli del negozio di fronte ci avvisano che il nostro
amico è là, sta facendo perdere tempo a loro ed anche
a noi. Arrabbiati lo raggiungiamo e lui ci accoglie come se non
fosse successo niente!! Ramanzina da parte mia e di Valesca, e via
per Sultanahmet, il quartiere del nostro hotel. Ammiriamo
la Moschea Blu illuminata, quella di Santa Sofia invece è
inspiegabilmente buia e lo sarà per tutta la vacanza. Vaghiamo
senza meta e ci ritroviamo al porto di Eminonu dove assaggiamo l'ottima
cucina turca. Ci ritroviamo infatti in una piccola e spartana trattoria,
il cibo è buono ma l'aria è irrespirabile, questi
turchi fumano proprio come turchi!!. Ritornando in hotel ci fermiamo
da "House of Medusa" in Yerebatan Caddesi. Al secondo
piano, in una sala arredata come una tenda di qualche antica carovana,
seduti su dei cuscini colorati, assaggiamo il tè alla
mela ed il tè turco.
27 dicembre 2002
Facciamo colazione, la scelta non è molto varia ma ci
va bene lo stesso, la nostra attenzione è attirata da uno
scenografico panorama. Scivoliamo velocemente verso il Topkapi.
Veniamo avvicinati da un vecchietto, dice di essere una guida ufficiale
(fanno sempre così) e si offre di accompagnarci durante la
visita. Ci chiede 30 Euro, non vuole neanche contrattare, è
un po' dislessico
lo lasciamo stare. Ci informiamo sul costo
dei biglietti: per una visita completa bisogna comperarne tre
a persona (uno per l'Harem, uno per il tesoro ed uno per il museo),
totale 45.000.000 di Lire turche (circa 26 Euro a testa)!!!!! Neanche
per i Gioielli delle Corona a Londra si paga così tanto!!!
Andrea ha un'intuizione, c'è lo sconto se si presenta la
tessera studentesca internazionale, si paga un terzo del biglietto
intero. Abbiamo con noi delle tessere dell'università e delle
carte di identità sulle quali sta scritto "professione:
studente", se la bevono e così otteniamo uno sconto.
La visita si protrae per alcune ore, il palazzo è bello ma
mi aspettavo qualcosa di più. Non c'è assolutamente
paragone con la Città Proibita a Pechino. Lo immaginavo più
maestoso, non trasmette quella sensazione di grandezza che avevo
provato in Cina; in compenso i gioielli sono notevoli. La visita
all'Harem si fa solo con la guida che pur essendo simpatica ci costringe
a fare un giro abbastanza veloce.
Cerchiamo un posto dove fare uno spuntino, ritorniamo nella via
dell'hotel e ci sediamo in un kebapci. I prezzi non sono
esposti ma il cibo che vediamo non sembra male.Ci sediamo al piano
superiore e mangiamo kebap e riso. Il proprietario ci frega facendoci
pagare una follia, tre volte il prezzo normale, questo lo scopriremo
i giorni seguenti.
A meno di cento metri troviamo la Moschea di Santa Sofia,
l'enorme chiesa bizantina trasformata prima in moschea e poi in
museo. È l'unica in cui si può entrare con le scarpe
ai piedi, non è più un luogo di culto: Mustafa Kemal
Pasa detto Ataturk - il Padre della Turchia moderna - l'ha trasformata
in un museo.
È immensa, la cupola sembra realmente sospesa. All'interno
stanno facendo dei lavori di restauro e purtroppo una parte della
moschea è occupata da una "torre" di tubi. I nostri
nasi sono perennemente all'insù o affondati nelle guide che
ci siamo portati dietro, io ed Andrea leggiamo, le ragazze ci ascoltano.
In un angolo scorgiamo la "colonna piangente":
si dice che se, infilando un dito nel buco, si riesce a fare un
giro completo della mano ed un volta estratto il dito questo risulta
essere bagnato, allora il desiderio espresso si avvererà.
Proviamo tutti, i giapponesi ci guardano divertiti tentando a loro
volta; non hanno però capito il senso e soprattutto non lo
fanno in modo corretto. Riesco pure a completare un giro, tolgo
il dito dal buco ed è umido!!!! Cazz..., non ho espresso
il desiderio!!!! Sarà per un'altra volta.
Nel parco antistante la moschea ci blocca un venditore di tappeti.
Andrea si fa convincere a seguirlo, io non sono interessato mentre
le ragazze sono timorose. Lo seguiamo lo stesso, andiamo verso un
parcheggio e Paola ci urla di andare via. Sono convinto che non
sarebbe successo niente, il posto era solo un po' appartato, ma
per non farla arrabbiare ritorniamo indietro. Il tipo però
non ci molla, ci facciamo trascinare in un bel negozio di sua "fiducia".
Perdiamo un po' di tempo all'interno. Non abbiamo intenzione di
comperare tappeti, almeno per ora, e ce ne usciamo dicendo che torneremo
nei prossimi giorni.
Si è fatto buio e così rientriamo in hotel. Per la
sera abbiamo deciso di andare a vedere cosa c'è dall'altra
parte del Corno d'Oro. Prendiamo un taxi e chiediamo al conducente
di portarci in Piazza Taksim. La macchina scivola velocemente verso
il porto, attraversa il Ponte di Galata ma subito si arresta. Davanti
a noi un traffico impressionante, dev'essere l'ora di punta, le
auto ronzano feroci ed il tassista sorridendo continua a ripetere
"traffic jam, traffic jam". Proviamo a risalire lungo
il Bosforo, poi ad un certo punto, invece di proseguire verso il
Palazzo Dolmabache e girare a sinistra verso Taksim, il nostro amico
fa un'inversione di marcia, ritorna al ponte di Galata e poi si
dirige verso quello di Ataturk. Stiamo facendo un giro da pazzi,
gli dico che era meglio andare dall'altra parte. Mi sembra ci stia
prendendo in giro, a volte i tassisti lo fanno con chi non è
pratico del luogo, mi arrabbio e lo invito a farci scendere. Insiste
che ha ragione ma non cedo, si scende e si continua a piedi. A posteriori
devo ammette che quella era la strada più veloce, ma almeno
poteva farla subito invece di farci prendere altre vie!
In pochi minuti siamo a Istikal Caddesi, la via principale
di Istanbul, la più illuminata e frequentata: migliaia di
persone strisciano in entrambe le direzioni. Questa è anche
la via dei ristoranti ed è così che ceniamo al primo
piano di una graziosa trattoria. All'entrata si vedono delle donne
che, in costume tradizionale, fanno il pane, pane che noi
mangeremo, pane delizioso. Saliamo e dopo pochi minuti di attesa
siamo seduti; ci portano il menù, molte cose sono già
finite ed abbiamo quindi poca scelta. Guardiamo nei piatti degli
altri per avere un'ispirazione, i ragazzi turchi del tavolo accanto
notano il nostro scrutare curioso e ci offrono degli assaggi di
quello che hanno ordinato. Non faccio complimenti, mi danno una
focaccia con delle patate dentro: buona! Vogliono farmi assaggiare
anche il latte rancido, mi sembra di approfittare un po' troppo
e li ringrazio. La cena è buona, prendiamo quelle focacce
piene di patate, altre di carne ed altre ancora di spinaci, qualcos'altro
e pure il latte rancido.
Una cosa, di questa parte di Turchia, che non mi aspettavo e che
mi colpisce piacevolmente è la cortesia di questo popolo.
Mi ero fatto un'idea diversa di questa gente, forse condizionata
dal "mamma li Turchi"! Mi sbagliavo, in tutta la vacanza
abbiamo incontrato sempre gente molto gentile, aperta, anche se
tra noi non c'era il denaro a renderli, per così dire, amichevoli.
Molti sono stati gentili e basta, non lo facevano per un secondo
fine.
Siamo ancora in Istikal Caddesi, da un pub esce della musica assordante,
tutti ballano sui tavoli. Andrea vuole entrare ma il buttafuori
gli dice che è tutto pieno; noi altri ridendo gli spieghiamo
che non ci fanno entrare per colpa del suo giaccone, quel terribile
color viola-rosa lo fa sembrare uno zingaro. Per tutta la vacanza
verrà scambiato per rumeno, bulgaro, turco... e lui che si
crede di assomigliare ad uno yankee!!!!! Buonanotte.
28 dicembre 2002
Consegniamo le chiavi prima di uscire, "Croci" (uno
dell'hotel che assomiglia ad un nostro amico) sembra un avvoltoio,
come pure il suo compare; ci vogliono rifilare una cena in un ristorante
tipico per "Natale" (chiamano così il Capodanno),
il tutto a soli 30 Euro a testa!!!!! Rifiutiamo le gentili proposte
e come dei bravi soldatini ci mettiamo in marcia verso la Moschea
Blu, prima però passiamo davanti alla Cisterna Basilica
per vedere gli orari di apertura, ci andremo più tardi.
Sulla porta veniamo fermati da una signora americana che tutta agitata
e sconvolta non fa che ripeterci quanto la cisterna sia bella: "I've
never seen anything else like this in my life!". Sembra in
trance, non riesce a riprendersi da tanta bellezza. Cambio di programma,
anche perché la signora ci consiglia di visitarla ora dato
che non c'è ancora nessuno, e siamo dentro. In effetti lo
spettacolo che si para ai nostri occhi è notevole, questa
enorme cisterna sotterranea sembra non finire mai; in sottofondo
della musica classica ci accompagna durante una visita che facciamo
quasi da soli.
Qui ci vogliono delle foto, tiro fuori il cavalletto portatile e
dopo innumerevoli preparativi mi accingo ad immortalare questo spettacolo.
Alcune ragazze italiane, ignorando che anch'io lo sono, commentano
che sto facendo delle foto artistiche e cercano di imitarmi. Le
sorprendo dando loro dei consigli sull'esposizione, non pensavano
fossi anch'io italiano. Una fa notare "come è vero che
quando si parla di arte si dice Italia". Sono lusingato ed
imbarazzato da questo eccesso di complimenti; mi chiedono se sono
un professionista (addirittura!!) ed io rispondo loro che sono solo
un appassionato. Si fanno fare una foto con la loro macchina, "questa
verrà sicuramente bene" sento dire da una di esse
Raggiungo gli altri camminando sospeso ad un metro di altezza, racconto
l'accaduto ma non mi credono, pensano che stia esagerando.
La visita continua: due colonne hanno alla base la testa di Medusa,
una capovolta e l'altra su un fianco, il perché non è
noto, almeno stando alla guida, forse le hanno messe a caso. Alcuni
giapponesi sono più attratti dai pesci che si trovano nella
poca acqua ancora conservata all'interno della cisterna piuttosto
che dalla cisterna stessa. Avranno mica fame e vorranno farsi un
po' di sashimi???? Andrea che è strano come solo i giapponesi
sanno esserlo si aggira alla ricerca delle carpe che la guida dice
vivano all'interno della cisterna. Mi dice che non ce ne andremo
finché non ne avrà vista una!!! Per fortuna, la carpa
tanto cercata ci passa davanti
ora possiamo andarcene.
Raggiungiamo in pochi minuti la Moschea Blu, incontriamo nuovamente
il tipo dei tappeti ed i ragazzini dai quali abbiamo comperato delle
trottoline di legno il giorno prima. C'è un po' di fila che
però cammina velocemente, ci togliamo le scarpe e le mettiamo
in un sacchetto di plastica per potercele portare appresso durante
la visita. L'interno è ricoperto dalle famose piastrelle
blu di Iznik che danno il nome alla moschea. L'area destinata
alle preghiere è transennata, i turisti sono pregati di non
oltrepassarla; parlo con il custode e mi dice che durante le funzioni
i non musulmani vengono fatti uscire. Non faccio neanche in tempo
a chiederlo che lui mi confida che, se vogliamo, è in grado
di farci entrare
chiaramente offrendo un piccolo obolo!! Siamo
d'accordo, ci vediamo fra 2 ore, siamo disposti anche a pagare per
vedere cosa succede all'interno durante le funzioni.
Sbuchiamo dal portale che dà sull'antico Ippodromo di cui
non resta praticamente nulla: l'Obelisco di Teodosio, la Colonna
Spinata, l'Obelisco in pietra grezza è tutto ciò
che rimane. Decidiamo di andare a vedere due piccole moschee, poco
conosciute e generalmente dimenticate dai tour organizzati. Scendiamo
verso sud, verso il mare, ed eccoci di fronte alla Moschea Sokollu.
All'interno di questo grazioso e ben conservato edificio, il custode
ci fa notare i particolari: 4 frammenti della pietra nera conservata
a La Mecca, un soffitto magnificamente dipinto. Contrattiamo
fino alla morte per alcune foto degli interni, non è proibito
fotografare ma c'è poca luce e le nostre foto non saranno
sicuramente all'altezza del posto; quelle comprate sono invece fatte
da professionisti ed in altre condizioni di luce. Proseguiamo scendendo
la collina, la brezza ci porta l'odore del mare ed i nostri nasi
ci guidano sicuri verso la costa. Ci avventuriamo per questa che
è una delle zone più povere di Istanbul, le grigie
pareti delle case sono tutte scrostate, alcuni edifici sono di legno
e sembrano cadere da un momento all'altro, nelle strade numerosi
i bambini che giocano. Troviamo la Piccola Moschea di Santa Sofia,
è in condizioni disastrose ma allo stesso tempo è
più affascinante di altre. L'interno è buio, i tappeti
semplici, le pareti attraversate da profonde crepe: la città
è stata oggetto di alcuni terremoti i cui danni non sono
stati rimossi. Improvvisamente incominciano ad arrivare alcuni uomini,
le donne si mettono sotto una specie di gazebo e, secondo il principio
del purdah che nel mondo islamico separa le donne dagli uomini,
vengono immediatamente isolate dall'ambiente circostante con un
telo. Sta per iniziare la preghiera, nessuno ci invita ad andarcene
e perciò rimaniamo all'interno curiosi di vedere quello che
succederà. Il mullah, credo, dirige la preghiera. Tutti in
fila alzano le mani verso le orecchie, poi le riportano nella posizione
di riposo, si inginocchiano ed incominciano e ripetere delle litanie
che noi non capiamo. Qualcuno arriva in ritardo ed invece di seguire
gli altri incomincia tutto da capo, "sono in recupero"
dice scherzosamente Andrea. Tutti si voltano a destra, poi a sinistra,
pochi minuti dopo è tutto finito.
In questa moschea non si può fotografare, lo abbiamo comunque
già fatto, ed un ragazzino di dieci anni con fare serio,
imitando qualche adulto, mi fa un segno con la mano di non usare
la reflex. Io rido, ha solo dieci anni e prende molto sul serio
il compito che gli hanno affidato: corre per la moschea bloccando
i turisti "malintenzionati". Alcuni francesi, ignari,
sono saliti sul gazebo; lo chiamiamo indicandogli i possibili trasgressori,
tutto preoccupato si arrampica su per le scale e li blocca appena
in tempo. Io ed Andrea ridiamo, la faccia dei francesi era un misto
tra paura ed incredulità!!!
Andrea rimane all'interno mentre noi tre usciamo, un anziano signore
ci farfuglia qualcosa ma non capiamo. Esce una ragazza, coperta
da un velo nero, se lo toglie mostrandosi a tutti noi; ha un fisico
prorompente ed è molto truccata, tutti ne rimaniamo colpiti,
io in particolare. Il vecchietto la guarda, ci guarda e fa il gesto
come per dire che è ammattita, ci viene da ridere. Andrea
ci raggiunge, gli racconto della tipa, la vuole inseguire, gli dico
che ad inseguirla ci ha già pensato il vecchietto, forse
per farle una predica.
Ci perdiamo lungo le stradine vicine. Sentiamo un rumore provenire
da una cantina, sembra che delle persone ballino su assi di legno
e curiosi scendiamo le scale. Niente di tutto questo, si tratta
di un laboratorio nel quale fanno lacci per scarpe. Al momento ci
sono al lavoro due uomini ed una donna, ci sorridono e ci invitano
a raggiungerli. Vado a chiamare le ragazze, Andrea e il suo giubbotto
viola restano dentro, pochi minuti ed esce anche lui, gli hanno
regalato alcuni lacci, e lui che li voleva pagare! È un po'
sconcertato, gli hanno chiesto da dove veniva, hanno provato ad
indovinare dicendogli che era bulgaro, turco, rumeno
lui ha
risposto che era italiano ma loro non gli hanno creduto. Lo prendiamo
in giro: il giubbotto ha colpito ancora!! Incomincia a dire che
può assomigliare ad un francese, ad un americano (ci risiamo),
ma ad un bulgaro... !!
Alcuni vispi ragazzini stanno giocando a calcio, altri martellano
sui muri scrostati delle case già in pessime condizioni.
A gesti gli proponiamo una partita: TURCHIA-ITALIA. Dico ad Andrea
"come in Marrakech Express", "no" ribatte "come
in Vacanze in America"
, perplesso lo guardo?!?! Si inizia,
palla al centro. I loro amici fanno gruppo, stanno sul marciapiede,
si gioca in strada. I ragazzetti cercano di imbrogliarci sul punteggio,
faccio notare che non hanno segnato ed anche il "pubblico"
è dalla nostra. Andrea però da ragione agli altri
due! Ok, gli concediamo il gol in più. Siamo un po' in difficoltà
su questo "campo", per di più indossiamo scarpe
"da passeggio" e jeans. Tira, passa, cazz
., fallo,
..siamo
in vantaggio 6 a 3, vogliono arrivare a 10 ma siamo già da
mezz'ora che giochiamo. Proponiamo il "golden gol" anche
se siamo in vantaggio, sono furbi ed accettano. Segniamo noi, gli
amici li prendono in giro
strette di mani e foto di gruppo
con il pubblico "sceso" dal marciapiede.
Prima faceva un po' di freddo, ora siamo sudati!!! Risaliamo faticosamente
la collina, ci dirigiamo verso Divan Yolu (la strada principale
del quartiere Sultanahmet), ci è venuta fame ed entriamo
in una specie di tavola calda. Facciamo un po' di casino nell'ordinare,
"io voglio questo", "io quest'altro", ma nessuno
parla con il cameriere. Tocca a me, come sempre, ordinare per tutti
assecondando le loro richieste, Andrea vuole il kebap nel panino
e lo chiama Iskender, cerco di fargli capire con sono due cose diverse
Paola brontola perché vuole verdura, i turchi non capiscono
l'inglese!! Alla fine ci portano dei bei piatti, Andrea si lamenta
con me che voleva il panino, Paola che c'è poca verdura
C
O!!! Arrangiatevi, da questo momento ordino solo per me!!
Il cibo è molto buono e tutti ne convengono, non era "quello
che credevano di volere" ma va bene lo stesso.
Ci dirigiamo verso la Moschea di Fatih Mirimah, passando prima
per l'Acquedotto di Valente; io ed Andrea scherziamo sottovoce,
le ragazze non ci sentono, Andrea decide di prenderle un po' in
giro: "le donne bevono tutto!!". Arriviamo alla Moschea
di Shezade, il muro di recinzione del complesso è sormontato
da dei blocchi di pietra, l'uno vicino all'altro. "Ecco, vedete,
quello è l'Acquedotto di Valente" dico io, "quale?"
rispondono in coro. "Ma quello sopra il muro, quei blocchi
di pietra sono cavi, all'interno ci scorreva l'acqua, ora non lo
so - tanto per non ostentare troppa sicurezza - ma una volta ci
passava l'acqua!!". "Ahhh", esclamazione di stupore
io ed Andrea stiamo comunicando telepaticamente, a volte basta guardarci
per capire tutto
"vedi che se la sono bevuta". Spieghiamo
che quei blocchi di pietra messi verticalmente anziché orizzontalmente
(che si trovano sulle colonne poste tra i muri veri e propri) servivano,
con degli strani aggeggi, a far salire l'acqua in cima e poi a spingerla
giù, per creare l'acqua corrente!!! Ancora sguardi stupiti
di fronte a tanto sapere!!! Risate "telepatiche", ci guardiamo
trattenendo a stento le risate. In fondo però siamo dei bravi
ragazzi, sveliamo che questo non è affatto l'acquedotto,
che le abbiamo prese in giro. Chiaramente loro negano di esserci
cascate ma le loro facce e le loro esclamazioni ci hanno fatto pensare
il contrario.
Arriviamo al "vero" Acquedotto di Valente, proseguiamo
la nostra strada costeggiandolo; dopo aver sbagliato strada e dopo
una ripida salita, giungiamo alla Moschea di Fatih Mirimah. Nel
cortile ci sono numerose persone che probabilmente hanno appena
partecipato alla preghiera, c'è anche esposta una bara di
legno grezzo, è ricoperta da un telo verde con scritte arabe,
un giovane la sta vegliando in silenzio. Mi allontano per non disturbare
e con lo zoom immortalo la scena. In ogni mia vacanza ci scappa
sempre una foto "macabra": il wallaby ucciso da una macchina
in Australia, il cartellone con il cadavere in Cina
Dopo una breve visita, usciamo dal cortile e veniamo fermati da
un ragazzo che con fare molto gentile ci chiede un favore. Ha delle
monete in euro, non può cambiarle in banca, ci chiede se
possiamo dargli una banconota da venti euro. Sembra sincero, ci
regala anche un libretto se lo aiutiamo; Andrea non si fida, io
sono anche disposto a cambiargliele, ma le banconote che credevo
di avere le ho lasciate in hotel. Chiaramente avrei contato e ricontato
le monete che mi dava. Il giorno seguente abbiamo incontrato nei
pressi del Topkapi un gruppo di ragazzi delle nostre parti, uno
di loro aveva cambiato le monete ad uno di questi furbacchioni,
erano riusciti a fregargli 12 euro, su 20!!! Il tipo, dopo aver
contato le monete nella sua mano ed aver rassicurato così
il nostro amico, aveva capovolto il palmo "trasferendo"
da una mano all'altra le monete. Alcune di queste però gli
erano rimaste letteralmente attaccate al palmo
ed ecco spiegato
perché "Andrea-San Tommaso", che le aveva toccate
il giorno prima, le aveva trovate appiccicose. Quindi, occhio!!
Facciamo a ritroso la strada di prima, costeggiamo l'acquedotto
e presto arriviamo alla Moschea di Solimano il Magnifico,
una delle più famose ad Istanbul. Entriamo togliendoci le
scarpe; le ragazze, rispettose dell'ambiente sacro, si coprono il
capo con le sciarpe. Ridiamo, siamo seduti a terra, Andrea mi chiede
qualcosa sottovoce, io per ascoltare quello che dice mi sporgo verso
di lui appoggiando un gomito a terra. Non l'avessi mai fatto! Il
custode, un giovane sui 30-35 anni, mi si scaglia contro e con fare
molto scortese mi redarguisce dicendomi che sono in un posto sacro.
Rimango sorpreso da tanta cattiveria, non credo di aver commesso
niente di grave, ad ogni modo riprendo la posizione eretta. È
l'unica occasione in cui un turco si è dimostrato scortese,
gli altri custodi erano sempre molto gentili, questo per niente.
Ha la faccia cattiva e sta parlando in inglese con un altro musulmano,
ascolto le sue parole, gli bisbiglia: "questa gente" -
credo stia parlando degli occidentali - "viene qui e fa queste
cose, disprezza la nostra religione
.". Ma tu sei fuori
..mi
viene da dirgli, il suo sorriso si trasforma in un ghigno
voglio dirgli qualcosa. Paola, mi trattiene e quindi rinuncio. Continua
nelle sue esternazioni, è indisponente, mi rovina la visita
alla moschea.
Finalmente usciamo ma lui accompagnando l'altro tipo con il quale
continua a parlare esce a sua volta. Non vedo l'ora di andarmene
per non vedere più quel suo "sorriso terroristico".
Due ragazzi, credendo di essere ormai fuori dalla moschea ma rimanendo
pur sempre nel cortile, si abbandonano ad alcune caste effusioni.
Oops
mi sembra sia poco conveniente e volgo il mio sguardo
al custode; questo a cui non sfugge niente e che probabilmente gode
nel riprendere i suoi "nemici occidentali" avverte il
suo interlocutore di guardarlo. Si scaglia come una bestia contro
i due poveri ragazzi, li blocca e urla loro che si trovano in un
posto sacro, che devono avere rispetto. Tutti si girano, vedo le
loro facce sbigottite per tanta violenza, probabilmente non sono
l'unico che crede lui stia esagerato. Ok, hanno sbagliato, ma tanta
cattiveria non è giustificata. La guida turca che accompagna
il gruppo dei ragazzi interviene a calmarlo. Questo, soddisfatto,
ritorna dal suo "allievo" e con un ghigno satanico si
esalta per il suo intervento. Sbotto, sto per andare da lui e fare
una scenata, lo sguardo da deficiente dell'arbitro Moreno non è
niente al confronto di quello satanico di questo estremista turco.
Andrea e Paola mi trattengono, ci allontaniamo
è meglio!
Per fortuna a tanta maleducazione segue uno degli esempi di cortesia
"gratuita" che mi fanno pensare che questi turchi siano
proprio delle brave persone. Il muezzin, un uomo sui sessant'anni
che sta parlando con Andrea ci invita a seguirlo, fra pochi minuti
dovrà richiamare la gente alla preghiera. Ci porta alla base
di uno dei minareti, apre la porta dietro alla quale si trova un
microfono, si sistema una papalina bianca sul capo, ci chiede che
ore sono, vuole assicurarsi che il suo orologio sia preciso. I nostri
segnano tre ore diverse, ci sorride, dice che è giusto il
suo. Nell'attesa ci offre delle caramelle, gli chiediamo quali parole
pronuncia per chiamare la gente. Ci spiega che sono parole arabe,
le prime sono "Allah Akbar" - Dio è grande
- ma il resto non lo capisco. Altra gente che aveva assistito alla
scenata di prima si avvicina con fare curioso, anche a loro offre
le caramelle. Questo muezzin è proprio l'opposto del custode!
Ci prega di fare silenzio, inizia così a richiamare la gente
alla preghiera, le sue parole, "allungate" in una sorta
di cantilena, escono metalliche dall'alto del minareto. Che emozione,
la voce si propaga nell'aria, la si sente a centinaia di metri di
distanza. Terminata la sua "performance", gli chiedo sfacciatamente
se è possibile salire in sua compagnia in cima al minareto
ma mi spiega che è proibito. Lo ringraziamo delle caramelle
e di averci permesso di vederlo all'opera.
Ce ne andiamo alle tombe del sultano Solimano e di sua moglie Rossellana,
che si trovano accanto alla moschea. Il sole sta tramontando, l'aria
si fa frizzante, le tombe sono chiuse e così facciamo una
rapida camminata nel cimitero. Ne usciamo ed alcuni bambini ci chiedono
dei soldi, diamo loro alcune monete ma ce ne chiedono delle altre.
Ogni volta che diamo qualcosa ai bambini questi non sono mai contenti
di quello che ricevono. O siamo taccagni noi - probabile - o hanno
incontrato qualche ricco americano
Arrivano due "cummenda"
milanesi, il loro accento è inconfondibile, sono lampadati
e vestiti come due "fighetti"!!! I bambini si fanno sotto,
"money, money" le uniche parole in inglese che conoscono.
Questi due nostri connazionali, e in quel momento mi sono vergognato
di essere italiano, li scansano, li deridono: "sembrano delle
scimmiette thailandesi". Cosaaaa?????? Ma non vi vergognate!?!?!?!
Questi poveri bambini infreddolititi vi chiedono la carità
e voi li trattate così? "Va, va da lui che è
ricco" gli sento dire indicandomi. Li apostrofo con un "vaff..."
Paola con un "bravi" ma le nostre parole non li toccano,
forse non le hanno neanche sentite; probabilmente hanno attraversato
velocemente le loro teste vuote come la bora soffia sul Molo Audace!
Riprendiamo la strada verso il nostro hotel, senza accorgercene
arriviamo al Kapali Carsi che attraversiamo velocemente, sono già
le sei ed abbiamo deciso di provare il bagno turco di Cemberlitas.
La sera prima ci siamo informati con la signora dell'albergo: ci
ha fornito i nomi di alcuni bei bagni "per turisti", gli
altri, ci ha avvertito, non sono molto puliti. È anche uno
dei bagni più antichi della città, un bagno storico,
avremo così l'occasione di unire l'utile al dilettevole.
Rientrati nelle nostre stanze raccogliamo quello che pensiamo ci
possa servire: ciabatte, asciugamano, costume (non ci servirà
niente di tutto questo). Dopo pochi minuti a piedi siamo di fronte
all'Hamami di Cemberlitas, entriamo, la ragazza alla cassa è
molto carina, io ed Andrea fantastichiamo su improbabili massaggi.
Decidiamo di fare il "servizio completo", può sembrare
malizioso, ma non lo è assolutamente. Le ragazze vengono
fatte andare da una parte, noi veniamo accompagnati ai piani superiori.
Ci danno una stanzetta con due letti, ci togliamo i vestiti, ci
annodiamo un asciugamano di tela intorno alla vita, indossiamo delle
ciabatte arancioni. Ci dicono di aspettare, verranno a chiamarci.
La fantasia di Andrea incomincia a correre: donne che ti lavano
e ti massaggiano, che ti coccolano e
"ma guarda che saremo
solo uomini", gli ricordo. Fantastichiamo sul "servizio
da sultano" che non abbiamo preso e su un fantomatico "golden
jeton", comprensivo di "tutto", ma proprio "tutto"!
La porta si apre, il tizio che ci aveva accompagnato ci invita a
seguirlo, diamo i nostri gettoni a due uomini che diventeranno i
nostri accompagnatori. Entriamo, alcuni uomini sono stesi su una
grossa pietra calda e si stanno riposando, altri sono massaggiati
e "grattugiati" dai loro accompagnatori, altri ancora,
ai bordi della sala, si stanno bagnando con dell'acqua fredda che
raccolgono in alcune scodelle. Ci sediamo ai bordi della grossa
pietra, osserviamo un inglese sottoposto ad energiche "scartavetrate"
ed a violenti massaggi, poi toccherà a noi.
È il mio turno, vengo fatto distendere sul bordo della pietra
calda, vengo bagnato, scartavetrato, insaponato, massaggiato con
forza, mi viene da ridere ma resisto, non si sa mai che il tipo
la prenda male. Tocca anche ad Andrea, stessa sorte, a tutti la
stessa sorte!! I nostri due massaggiatori ci chiedono di dar loro
la mancia, fuori, prima di andarcene ma di non farlo sapere alla
direzione. Al bancone, c'è un cartello che avvisa i turisti
di non dare mance ai loro accompagnatori, sono già comprese
nel prezzo. Facciamo un confronto tra la durata del nostro massaggio
e quello fatto ad altri, il nostro è durato molto meno e
perciò niente mancia! Rimaniamo distesi sulla pietra per
un po', poi ci sediamo vicino alle fontanelle per bagnarci con l'acqua
gelida. Andrea parla del "golden jeton", decidiamo quali
palle dire alle ragazze, non dobbiamo però esagerare altrimenti
non ci credono. Ok, racconteremo che tra i massaggiatori c'erano
anche delle donne, non troppo giovani e belle (sempre per non esagerare),
a me è toccato un uomo mentre ad Andrea una donna sulla quarantina.
Stiamo all'interno dell'hamami un'ora abbondante dopo il massaggio.
Abbiamo detto alle ragazze di trovarci all'entrata alle nove, passiamo
allora in un'altra stanza nella quale facciamo una doccia fredda
e ci vengono consegnati dei teli asciutti, ritorniamo poi nel nostro
camerino che avevamo chiuso a chiave. Ce ne stiamo distesi a riprendere
la temperatura ambiente; Andrea riceve una telefonata dalla mamma
siamo ancora vivi, tutto a posto! Ci rivestiamo e scendiamo nell'atrio,
facciamo finta di non vedere i nostri accompagnatori per non dar
loro la mancia (taccagni!!) e nello stesso istante escono anche
le ragazze. Che tempismo! Ci scambiamo le impressioni, non credono
che c'erano delle donne massaggiatrici; dopo il "falso"
Acquedotto di Valente abbiamo perso ogni credibilità. Ci
raccontano che si sono cambiate tutte in una stanza, noi invece
avevamo il camerino personale. I Turchi hanno capito chi comanda!!!
Siamo stanchi, affamati e assetati, decidiamo di cenare vicino
all'hotel. Percorriamo una stradina piena di ristoranti vicino la
Cisterna Basilica, tutti ci invitano ad entrare ed alla fine scegliamo
un bel locale. Il padrone si alterna tra la Spagna ed Istanbul,
alle pareti troviamo appesi numerosi oggetti e giornali spagnoli,
speriamo però cucinino solo pietanze turche. Il nostro cameriere
si chiama Dino, è molto simpatico e gentile; abbiamo modo
di scambiare quattro chiacchiere, è curdo. Gli chiediamo
se adesso la situazione è tranquilla, dopo che la pena di
morte inflitta ad Ochalan è stata commutata in ergastolo.
È un po' restio a parlare di questo, ad ogni modo ci dice
che non ci sono problemi. Cena perfetta, in tutti i sensi, cibo
e servizio. Facciamo conoscenza con un altro cameriere, quello che
ci aveva convinto ad entrare. Sono molto più giovani di noi
ma sembrano più vecchi. Loro ci danno meno anni di quelli
che in realtà abbiamo, giungiamo tutti alla conclusione che
loro sembrano più vecchi di quello che sono perché
hanno incominciato a lavorare da piccoli, il lavoro li ha fatti
invecchiare in fretta. Noi abbiamo studiato fino all'università,
non abbiamo quindi avuto il tempo di essere "logorati"
dal lavoro. Ci domandano se abbiamo progetti per Capodanno (ma è
un vizio!), non sappiamo ancora che fare, li ringraziamo della compagnia
e ce ne andiamo a dormire.
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