|
06.08.2002 Lushoto
Non ci sono parole per descrivere la bellezza e la ricchezza
di questo meraviglioso posto. Lushoto è una cittadina
incantevole, la gente è molto tranquilla, il paesaggio
lussureggiante e rasserenante, l'aria fresca e pulita. C'è
un'infinita quantità di bambini, che sorridono e giocano
ovunque ed in continuazione. Si respira proprio un'atmosfera placida
e sana. Ci svegliamo alle 8,30, con molta calma, ed usciamo poco
dopo per una passeggiata. L'albergo dista 3 km dalla città,
una strada in salita circondata da una campagna unica. Un tragitto
che con Pier facciamo in mezz'ora abbondante. Lui si è svegliato
male, con un brutto mal di testa, capogiro e nausea. Gli stessi
sintomi da 3 giorni, da quando ha preso il terzo Lariam.
Sfortunatamente i sintomi peggiorano quando arriviamo a Lushoto,
e prendiamo la drastica ma saggia decisione di andare in ospedale
per verificare se si tratti di malaria. Pare che il malessere
causato dal Lariam sia molto simile ai sintomi della malaria, questo
non fa che agitare Pier e peggiorare il suo stato di salute, quindi
decidiamo di fugare qualsiasi dubbio ed eliminare tutte le possibili
paranoie. Anche l'ospedale è uno spettacolo: una struttura
molto semplice, a capanne, con moltissime persone in attesa di cure.
Facciamo la fila e paghiamo il ticket di 400 TSh (800 lire); Pier
deve compilare il frontespizio di un quaderno che danno alla cassa:
è il suo libretto sanitario africano, un oggetto che diverrà
in seguito il suo orgoglio. Chiediamo informazioni ad una signora
molto gentile, che in un inglese stentoreo ci spiega che bisogna
prima andare dal dottore per una visita, e poi passare in laboratorio
a fare il test. Il dottore a sua volta spiega che i sintomi potrebbero
essere addebitati indifferentemente al Lariam come alla malaria,
e che quindi è bene fare il test. Sbrighiamo tutte queste
faccende in meno di 15 minuti, sono ovviamente tutti gentilissimi
e ci fanno passare avanti. Il dottore con noi è molto impettito
e cordiale, vuole fare bella figura e dimostrare che in Africa le
cose non vanno poi così male. Sfodera un inglese eccellente.
Nell'attesa dei risultati incontriamo un altro dottore, anche lui
disponibilissimo e voglioso di dimostrare tutta la sua efficienza.
Ci spiega mille cose (anche troppe) e si dà molto da fare.
C'è, contrariamente a quanto accade da noi, un'atmosfera
allegra: le persone aspettano con calma sul prato adiacente le costruzioni,
c'è una signora sdraiata sotto un albero, e l'odore non è
quello dei nostri ospedali: è quasi speziato, lieve e sano.
Arrivano i risultati delle analisi, che OVVIAMENTE sono negativi.
Ci tranquillizziamo subito, e torniamo in paese per il pranzo. Mangiamo
in un ristorantino dell'ottimo pollo al curry, accompagnato dal
piatto nazionale, l'ugali, una specie di polenta di manioca che
dobbiamo prendere con le mani ed intingere nella salsa. Io apprezzo
molto, come ho fin dall'inizio apprezzato tutta la cucina locale,
anche se il piatto non è proprio dei più leggeri.
Pier, indebolito ed infreddolito, decide di tornare dalle suore.
Ci lasciamo, ed io finalmente faccio un giro nel centro di Lushoto.
Vado per un'oretta in un Internet Café, e mando la mia prima
mail dall'Africa. Faccio un giro nel mercato e compro della frutta,
saluto tutti e parlo con tutti molto volentieri. Insomma, una pace
assoluta, un piacere continuo, sembra di essere nel paese dei balocchi.
A cena mangiamo con una ragazza finlandese che viaggia, sola, da
due mesi.
07.08.2002 Lushoto
Giornata dedicata al 'fancazzismo' estremo. Pier dorme fino
a tardi ed io leggo sul terrazzino. Andiamo in paese verso le tre,
prendiamo il dalla-dalla e visitiamo il mercato di Lushoto. Compriamo
delle arachidi e della frutta per pochi centesimi. Il paese,
come ieri, è proprio carino, pacifico e rilassante. Al ritorno
passiamo davanti ad un giardino privato, dove alcune persone cantano,
probabilmente sono le prove di canto della parrocchia locale. Le
voci sono molto piacevoli, e la melodia è celestiale. Torniamo,
sempre in dalla-dalla ma appesi allo sportello, in piedi sullo scalino,
e velocemente mangiamo e torniamo in camera. Domani ripartiamo per
Dar. Sono un po' teso, perché lasceremo questa oasi di pace
e meraviglia e torneremo nel caos, tra gli arnacconi ed i venditori
ambulanti, però l'idea di passare l'ultima settimana al mare
mi stuzzica moltissimo. A Lushoto prima o poi ritornerò.
08.08.2002 Lushoto - Dar
Lasciamo le montagne, dopo tre giorni, con grande gioia di
Pier, che è più un tipo da mare. A dire il vero anche
se sono un po' preoccupato sono contento pure io, in fondo ci godiamo
un po' di Sole e di spiagge, ci sta bene alla fine della vacanza.
Arriva alle 10 il tizio del centro informazioni turistiche di Lushoto
(Jerome). Anziché andare a Mombo con il dalla-dalla facciamo
gli "sciampagnoni" ed usiamo un servizio locale. Molto
comodo. Arriviamo a Mombo in largo anticipo rispetto alla corrispondenza
con il bus per Dar Es Salaam. Il bus è in ritardo (te pareva)
quindi aspettiamo due ore seduti ai tavolini del New Liverpool Hotel,
che più che un albergo sembra una stazione di servizio. Arrivano
nel frattempo molti autobus, e scende una marea di gente affamata,
che compra cibo di dubbia qualità e si sfonda. La maggior
parte dei passeggeri mangia pollo con patate conditi in un mare
di ketchup, serviti in una vaschetta di plastica ricoperta di cellophane.
Uno schifo. Alcuni comprano pasti più decorosi (riso con
salsa e pollo con ugali
il pollo è ovunque) e li divorano
ai tavolini con le mani. Ci sono tantissime persone diverse, è
uno spettacolo. Saliamo finalmente sull'autobus e ci sediamo. Venti
minuti dopo la partenza, un tizio davanti a noi vomita il meraviglioso
pasto in una busta di plastica, una scena deliziosa
Il viaggio
procede comunque bene, ed in sole cinque ore siamo nella capitale
(non la capitale ufficiale), Dar Es Salaam.
La città è un vero caos, c'è un sacco di gente
ovunque, ma sembra più moderna ed internazionale rispetto
ad Arusha. Prendiamo il taxi e ci facciamo accompagnare in albergo
(lo Smokey's tavern) in poco tempo. Ed anche stasera, dopo aver
guardato la stanza, decidiamo di cambiare hotel. La camera, benché
spaziosa e confortevole, è sporchissima, ha la moquette,
e puzza come poche altre (Pier ha una crisi di nervi). Costa 90
dollari, quindi decidiamo di spendere un po' di più per una
sistemazione decorosa. Scegliamo ovviamente uno degli alberghi più
cari di Dar (il Sea Cliff Hotel), affacciato sull'Oceano Indiano,
nella zona residenziale della città. L'atmosfera è
quella del lodge, un po' finta, però almeno siamo sicuri
della stanza. Mangiamo quindi in riva all'oceano (una cena molto
anonima, a dire il vero), e ci mettiamo a letto.
09.08.2002 Dar - Zanzibar
Finalmente una notte senza incubi. Ci svegliamo alle 8 ed andiamo
a fare colazione. Il tempo è bello (alleluia) ed il mare
mette di buon umore sia me sia Pier. Dopo aver chiuso gli zaini,
prendiamo il taxi ed andiamo al terminal degli aliscafi per Zanzibar.
Naturalmente, appena scendiamo dal taxi siamo avvicinati da un sacco
di ragazzi che vogliono farci comprare il biglietto presso un'agenzia
in cui percepiscono commissioni. Siccome però siamo furbi,
e con il tempo abbiamo imparato, riusciamo a beccare la biglietteria
vera e risparmiamo tempo e denaro. Il viaggio in aliscafo procede
bene, ed in un'ora e mezza siamo finalmente a Stone Town!
Siamo anche qui assaliti dagli omini stressanti (qui li chiamano
paapasi, scarafaggi) che vogliono portarci nei loro alberghi, ma
fermamente riusciamo, anche questa volta, a defilarci e trovare
un taxi da soli. Uno dei ragazzi spiega che loro per mangiare hanno
bisogno delle commissioni che percepiscono dagli alberghi, e che
quindi dovremmo scegliere loro ed aiutarli. Il poverino ha pure
ragione, ma è veramente difficile dar retta a tutti.
Stone Town è meravigliosa: è una città
araba, molto simile alle nostre città portuali del Sud,
come Otranto e Siracusa, piena di vicoli, stradine e negozi stracolmi
di oggetti da comprare. Dopo due settimane di Africa pura, fa anche
piacere tornare un po' alla civiltà e stare in un posto un
pochino più turistico. L'albergo (che si chiama Baghani House)
è delizioso: per 60 dollari abbiamo una specie di suite,
in una casa antica, arredata con mobili d'epoca e con ventilatori
a soffitto ed aria condizionata. Il tutto chiaramente pulitissimo.
Mangiamo bene in un ristorantino vicino e passiamo tutto il pomeriggio
in giro per la città, deliziati dalle atmosfere degne delle
mille ed una notte. Ci sono delle magnifiche porte intarsiate, e
la gente sembra molto tranquilla. Ci rilassiamo molto anche oggi.
Arriviamo in un Diving Club a Kenyatta Avenue (il One Ocean Diving
Center) e prenotiamo tre notti in un villaggio di bungalows sulla
costa Est (il Matemwe Beach Village), a bordo spiaggia, con tutti
i comfort. Ce lo meritiamo
Il villaggio dalle foto sembra
bellissimo, molto sobrio e frequentato da pochissimi clienti. Peccato
non abbiano stanze per dopodomani, ma non ci facciamo scoraggiare
e prenotiamo, solo per la prima notte, un bungalow in un'altra struttura
a Nungwi, che dista solo 30 km da Matemwe. Torniamo in albergo verso
il tramonto e notiamo con molto piacere che la stanza è piena
di zanzare. Ci cospargiamo di Autan e leggiamo un po' prima di cena.
Usciamo di nuovo, e mangiamo aragosta (grande ed economica) in un
ristorante francese. Andiamo a dormire alle 22, tardissimo visti
gli standard.
10.08.2002 Stone Town
Ed è una GIORNATA BRUTTISSIMA quella che ci aspetta
oggi (gli ultimi effetti della maledizione di Janet...). Mi sveglio
già con qualche avvisaglia di depressione. Non mi sento neanche
tanto bene, a dire il vero. Dopo la prima colazione (che non gradisco
molto) mi ristendo a letto e lascio che sia Pier ad uscire ed occuparsi
della prenotazione dei biglietti aerei per Nairobi, da cui dobbiamo
ripartire (prendiamo l'aereo da Dar Es Salaam a Nairobi per risparmiare
14 ore di autobus, che non sono poche). Io leggo per un'ora abbondante,
e già sento qualcosa nell'aria che non va. Esco e mi dirigo
verso un internet café. Ce ne sono decine, sparsi per tutta
la città. Prima di entrare rivedo un tizio che ieri pomeriggio,
durante la passeggiata in città, mi aveva proposto dell'erba.
Lo ignoro e continuo placidamente la camminata. Incontro Pier al
cybercafé, che ha fatto i biglietti (pare che le impiegate
dell'agenzia ci abbiano messo due ore), e che torna in albergo per
cambiarsi. Io continuo a camminare, ma inizio seriamente a scocciarmi
con tutti questi tizi che si avvicinano, propongono droghe, taxi,
sconti, oggetti vari, e tutto ciò ogni 5 metri. E' una cosa
a cui non mi abituerò mai... Con Pier ci rivediamo in un
ristorante italiano sul lungomare (La Fenice). Prendiamo un caffè,
lui mangia (io non tocco cibo, ho il mal di pancia) e ce ne andiamo.
Sulla strada per l'albergo ci ferma l'ennesimo tizio, e noi neanche
lo guardiamo. Lui però ci segue per una cinquantina di metri
e poi ci blocca. Dice di essere della Polizia, e che da quel momento
Pier è in arresto, sospettato di aver accettato droga per
la strada! Il tizio è un energumeno senza uniforme, che ci
mostra un tesserino della Polizia che potrebbe essere tranquillamente
il suo documento del servizio militare. Non ci fidiamo e ci spaventiamo:
sulla Lonely Planet avvertono che molti ladri si spacciano per poliziotti,
e che molte persone sono derubate di tutti i soldi che hanno dietro
con questi sistemi. Siamo circondati da altri marcantoni, tutti
molto loschi (ma tutti con il tesserino della Polizia
), e
spinti una cinquantina di metri oltre, verso una stamberga piccola
e sporca, con un cartello esterno su cui c'è scritto "VUGA
POLICE POST", un cartello che avrei potuto tranquillamente
fare io al computer, appeso a due pali di legno con un paio di chiodi.
Insomma, non sappiamo cosa fare, siamo impauriti, e con tutti i
soldi dietro. Tempo 5 minuti e capiamo che effettivamente si tratta
della Polizia. Ci fanno svuotare tasche e zaini, senza mai toccarci,
e ci lasciano andare dopo aver costatato che non abbiamo nulla.
Una perquisizione stranamente sommaria e breve, con una paura senza
precedenti. Uscendo, vedo che il tizio che mi ha proposto l'erba
stamattina è proprio lì, fuori del "commissariato".
Capito? Adescano i turisti d'accordo con la polizia e poi percepiscono
le percentuali sui soldi che la polizia riesce ad estorcere ai turisti
minacciandoli di farli rimpatriare...
Più che l'esperienza in sé, breve e fondamentalmente
indolore, è stata la paura a pietrificarci. Pier è
molto, molto scosso, e vuole prendere il primo aereo per Roma. Cerco
di rassicurarlo al meglio delle mie possibilità, ma nel giro
di qualche minuto mi sale la febbre e devo correre in bagno
Ho una bella diarrea (non è l'effetto della smaltita ma,
credo, l'aragosta di ieri sera...), la nausea, e Pier è terrorizzato
all'idea di mettere piede fuori dell'albergo. Mi metto a letto e
cerco di dormire. Fortunatamente ho un padre abruzzese, e la tempra
rupestre regalatami alla nascita si fa sentire. Nel giro di 4 ore
la febbre scende ed inizio a sentirmi molto meglio. Pier riesce,
grazie ad un plateale pianto greco, a farsi portare la cena in camera.
Ci addormentiamo presto, dopo questa giornata assurda.
11.08.2002 Stone Town - Nungwi
La sveglia è alle sette, ci vengono a prendere con un
minivan. Da oggi inizia lo svacco in spiaggia. La notte è
passata abbastanza tranquillamente, anche se alle 5 siamo stati
svegliati dal muezzin di quartiere, che con la sua cantilena ci
ha inquietati più che affascinati. Io non ho più febbre
(grazie, Papà), e Pier si è tranquillizzato un minimo
dopo lo spavento di ieri (neanche troppo, a dire il vero). E' piovuto
molto durante la notte, ed il cielo è nuvoloso. Il maltempo
ci perseguita, anche se qui cambia tutto nel giro di poche ore,
quindi non è detto. Saliamo sul minivan, e dopo un paio d'ore
siamo a Nord, a Nungwi. Attraversiamo l'isola e restiamo colpiti
dalla bellezza e dal rigoglio della vegetazione. Passiamo per molti
villaggi immersi in boschi di palme, e rivediamo volentieri dei
bambini. L'umore non è ancora del tutto buono. L'albergo
che abbiamo scelto per questa notte (Amani Bungalows) è gestito
da un arabo, ed è pieno di turisti giovani e brutti, per
lo più americani ed inglesi. La sistemazione è appena
dignitosa (la Lonely Planet direbbe: "con un pessimo rapporto
qualità-prezzo"); il mare, fortunatamente, ci si presenta
in tutto il suo splendore. La sabbia è bianca, bianchissima,
ed i colori sono meravigliosi. Si passa dal verde al turchese, al
blu intenso. Il biancore è accecante e comincia ad uscire
il Sole. A poco a poco, la spiaggia scompare letteralmente, a causa
della marea, e ci accorgiamo che la stanza ha un balcone che dà
direttamente sull'acqua. Ci rilassiamo finalmente, anche se siamo
leggermente esasperati dalla lentezza con cui i locali espletano
qualsiasi forma di servizio. Il motto "pole pole"
andrà anche bene, ma qui esagerano proprio, dormono in piedi,
si dimenticano le ordinazioni (ci portano un panino dopo 50 minuti),
e fanno le cose più semplici impiegando il triplo del tempo
rispetto alle persone normali. Conosciamo due italiani di Firenze,
alla prima esperienza di viaggio, che però passano la vacanza
solo a Zanzibar e non colgono l'occasione per un safari, impauriti
di "esagerare con l'avventura"
Di sera il villaggio
si riempie di anglosassoni e di squallidi personaggi, brutti e poco
simpatici, per lo più americani. Mettono musica anni 80 e
ballano tutti. Fanno un sacco di casino fino all'una di notte, e
quando spengono la musica l'alta marea inizia a schiaffeggiare la
scogliera sotto il nostro terrazzo, con una violenza tale da non
farci dormire. L'urto dell'acqua crea problemi di riflusso nel sifone
del bagno, che quindi puzza e gorgoglia tutta la notte. Che posto
Domani finalmente andremo a Matemwe, l'agognato paradiso, a ricaricare
le pile.
12.08.2002 Matemwe
CI vengono a prendere verso le 12. Eravamo rimasti d'accordo
con i tizi del Matemwe Beach Village che sarebbe venuto qualcuno
a cercarci intorno alle 9. Inutile dire che anche questa volta abbiamo
dovuto telefonare e lamentarci più volte per veder arrivare
il piccolo minivan che da Nungwi ci porterà nella nostra
ultima destinazione. Fino alle 12 bighelloniamo nel villaggio, e
siamo seriamente seccati, oltre che dal ritardo, dal personale del
bar di questo posto, che oltre che scortese è di un'inefficienza
mai vista. Lasciamo quindi Nungwi per dirigerci a Matemwe. Pare
che il posto dove stiamo andando sia bellissimo, con un complesso
di bungalows che danno direttamente sulla spiaggia. Al nostro arrivo
(2 ore dopo) notiamo effettivamente che il posto è splendido.
La spiaggia è lunghissima, bianca come neve, e molto molto
fine. Pier è deliziato ed incredulo. Il posto è elegante
e sobrio, frequentato da trentenni anglosassoni silenziosi (e soprattutto
pochi), ed arredato con stile. Il menù del giorno che - appena
arrivati - notiamo sulla lavagnetta accanto al bancone del bar,
espone piatti raffinati e gustosi. All'entrata si apre un largo
spazio con dei divani bassi (più che divani sono una serie
di grossi cuscini). Ci sono persone che leggono, e la spiaggia è
vuota, ci sarà al massimo una trentina di persone in tutto
il villaggio. Una fitta foresta di palme costeggia tutta la spiaggia,
ed il sole è caldo ed accecante. Il bungalow è rifinitissimo
e delizioso. Anche se manca l'acqua calda (cosa che scopriamo al
momento), ci sono dei letti profumati, dei mobili graziosi, e delle
bellissime zanzariere a baldacchino. Il tempo scorre tranquillissimo
tutto il giorno. Pier si riposa, io mi rilasso come mai ho potuto
fare durante tutta la vacanza: il mare è sempre il mare....
Di sera, con molto piacere, incontriamo la finlandese (Taina) con
cui abbiamo cenato a Lushoto qualche sera fa. E' a Zanzibar con
la sorella (Lotta) e con un'amica irlandese (Christina). Ci salutano
e si siedono al nostro tavolo, e la serata scorre molto piacevolmente.
Loro sono proprio simpatiche, ridiamo di tutto fino alle 10 (un
record da quando siamo in Africa). Di notte c'è un silenzio
ed una tranquillità che ci stupisce, e dormiamo profondamente,
stavolta senza alcuna sveglia e senza nulla in programma. Domani
sole totale: lettino e sabbia, crema e tanto, tanto mare.
13.08.2002 Matemwe
E purtroppo, contro ogni speranza, la giornata inizia con la
pioggia. Il cielo è coperto, e piove ininterrottamente dalla
mattina. E' una cosa strana per l'isola, ci dicono, vista la stagione,
però non possiamo farci nulla. Ne approfittiamo quindi per
passare la giornata nell'ozio più becero. Facciamo molte
chiacchiere con le nordiche, mangiamo e dormiamo. Leggiamo anche
molto, e la cosa ci piace. Verso le 5 prenoto lo snorkeling per
domani. Speriamo non piova. Lo snorkeling (io non lo sapevo) è
quello che noi italiani facciamo fin da piccoli quando andiamo al
mare, con maschera, boccaglio e pinne. Pare che qui si vedano dei
fondali meravigliosi, quindi ne approfitto anche io. Il tempo brutto
dura tutto il giorno, ma le ore passano in tranquillità tra
una risata ed una dormita.
14.08.2002 Matemwe
E uffa, alle 8 metto la sveglia e piove ancora!!! Non ci credo.
Lo snorkeling è annullato e rimandato a domani. Fortunatamente
però il sole si decide ed esce verso le 11. Il cielo torna
azzurrissimo in pochissimo tempo. E finalmente prendiamo il sole,
prima e dopo pranzo. Facciamo anche oggi molte chiacchiere con le
finniche, le troviamo sempre più simpatiche e profonde. La
giornata scorre quindi tranquilla. Di sera ci lasciamo convincere
dalla proprietaria dell'albergo (La mitica Gail) a prendere l'aereo
(anziché il traghetto) per tornare a Dar Es Salaam il 17.
E' un aereo piccolo, ad elica, quindi Pier, che ha paura di volare,
esita un po', ma alla fine ci sembra la soluzione più veloce,
e costa solo 20 dollari in più rispetto al ferry boat
15.08.2002 Matemwe
Sveglia presto. Oggi la mattinata è, come ho detto,
dedicata alle immersioni. Usciamo in barca io e le ragazze. Pier
resta a dormire in albergo
succube del dio Sonno. La barca
è piena di inglesi con la puzza sotto il naso, che prendo
subito in antipatia per il loro modo altezzoso e sdegnoso di relazionarsi,
di non salutare, di guardarti
L'immersione, in compenso, è
veramente fantastica. E' come in Italia, con la differenza che qui
sembra proprio di essere in un acquario, con pesci di mille colori
che nuotano ovunque. E' bellissimo: vediamo pesci pappagallo,
pesci palla, stelle marine di mille forme diverse, una manta stupenda
ed in lontananza anche l'ombra di un grande squalo balena (me
lo dicono gli altri, io non l'avrei mai riconosciuto). Sembro quello
più pratico e più bravo (a parte i sub che se ne vanno
subito lontani), probabilmente perché vado al mare fin da
piccolo, come tutti gli italiani, e loro, che si atteggiano a provetti
sub, non riescono neanche a respirare con il boccaglio. Sono tutti
impettiti nelle loro tecnologiche mute (del tutto inutili, visto
il caldo che fa e visto che al massimo scendiamo a 4, 5 metri),
quasi ridicoli. Alcuni di loro vomitano nell'acqua, PORACCI (e dei
piccoli gamberetti ne approfittano
che schifo), però
siamo tutti nel complesso molto colpiti dalla meraviglia del posto.
Riusciamo a vedere perfino una decina di delfini vicino alla
barca, uno spettacolo della natura.
Con la barca ci avviciniamo all'isola di Mnemba, che è
una vera e propria perla. Qui le vacanze ce le passano i ricchi(ssimi),
pare che una camera nell'unico albergo dell'isola costi 900 dollari
a notte. Devo ammettere però che è veramente un paradiso.
Sembra un posto finto. Torniamo in albergo verso le 2, e passiamo
la giornata in spiaggia. Io ovviamente non perdo l'occasione per
far rosicare Pier, raccontandogli del mio safari acquatico ed ingigantendo
le cose per farlo sentire in colpa. Si è veramente perso
qualcosa. Stasera dobbiamo cambiare albergo, non ci sono stanze
libere nel villaggio. Scegliamo una piccola guesthouse a poche centinaia
di metri (Matemwe Beach Resort), che costa solo 35 dollari (la doppia),
e che sembra decorosa e pulita. La proprietaria è una ragazza
(tanzana) carina e veloce, che con molta lena ci rifà i letti
e pulisce la stanza. A cena mangiamo con le ragazze (che sono meravigliose
ed adorabili, oltre che bellissime ed intelligenti), in un'altra
guesthouse vicina (Mohamed's), ed andiamo a letto alle 23.
16.08.2002 Matemwe
Domani si parte, e naturalmente siamo tristi, ci si stringe
il cuore. Facciamo colazione nella guesthouse, e ritorniamo al Beach
Village. Stanotte una bungalow libero ce l'hanno trovato. Ne approfittiamo
per prendere gli ultimi raggi di questo bianco e potente sole, per
parlare con le ragazze (che verso le tre se ne vanno, con nostro
grande rammarico), per guardare, comprare due regali per gli amici,
respirare la meravigliosa aria africana e soprattutto ricordare
ogni singolo dettaglio... Per il resto, non facciamo nulla di particolare...
Domani è finita.
17.08.2002 Matemwe - Dar - Nairobi - Bruxelles - Roma
Che tristezza acuta che mi assale stamattina. Sono anche in
agitazione: per tornare a casa dobbiamo prendere quattro voli. Il
bello però inizia subito. Arriviamo a Stone Town verso le
12, e ci accorgiamo che siamo gli unici ad aver prenotato il volo
della Coastal Travel. Nessuno va a Dar Es Salaam se non noi... Di
conseguenza, anziché farci volare in un aereo da 15 posti
(come ci aspettavamo), saliamo su un CESSNA da 4 posti, ed appena
ci sediamo il pilota ingrana la prima e decolla!!! Neanche ho fatto
in tempo ad allacciare la cintura. Inutile dire che sono terrorizzato,
ma è altrettanto inutile dire che il mare che vediamo a 100
metri di altitudine è meraviglioso. La barriera corallina
ed i fondali si vedono chiaramente, i colori sono bellissimi.
Arriviamo a Dar in 15 minuti, pronti a prendere l'aereo per Nairobi.
Non mi dilungo in dettagli su questa giornata piuttosto anonima...
Prendiamo tutte le coincidenza, e dopo il volo per Nairobi aspettiamo
5 ore il volo della SN Brussels (Sabena) per Bruxelles, che arriva
domani mattina alle 6. Poi da lì prenderemo il primo aereo
Virgin per Roma...
E' proprio finita. Non dimenticherò mai (lo dico a costo
di essere banale) gli odori e le sensazioni africane. Non dimenticherò
mai il Serengeti, Lushoto, gli elefanti, i bambini, i maasai, le
palme... come non dimenticherò nulla, buono o cattivo, di
questo meraviglioso viaggio che ha cambiato la mia testa...
|
         |