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...è il giorno della partenza per la nuova avventura. I
preparativi ultimati solo ieri, mi hanno tenuto sveglio sino alle
03.00, ma tanto non avrei dormito comunque, vista l'eccitazione
e la tensione : é la prima volta che vado oltre oceano. Alle
07.30, come programmato, arriva Michele, il mio compagno di viaggio;
definirlo tale non gli rende però il giusto merito, visto
che lui é la "guida" ed io il suo compagno...,
o forse sarebbe meglio dire il suo bagaglio ! Facciamo in modo veloce
il chek-in e imbarcato il fido zaino, attendiamo che giunga il nostro
turno al gate B 13 : il volo AZ 666 dell'Alitalia ci aspetta. La
partenza, prevista per le 10.05, slitta alle 10.30; la giornata
é bellissima, limpida e soleggiata e nel momento in cui il
carrello si stacca da terra la nostra avventura ha inizio. Ma quanto
sono lunghe 11 ore di volo ? Finalmente, dopo il terzo film e la
cena, alle 16.02, ora locale, in perfetto orario, giungiamo a Caracas.
L'aeroporto non si trova, però, nella capitale, ma
sulla costa, in località Maquetia. Superata la dogana,
dopo 1 ora, e ritirato il bagaglio, prima di uscire dall'area arrivi,
si deve consegnare, all'incaricato del controllo bagagli, un
coupon, precedentemente compilato con i propri dati. Quest'ultimo
ha valore solo per i residenti, che devono dichiarare analiticamente
tutti i beni che introducono nello stato; per i turisti é,
generalmente, solo un controllo formale: in pratica, si consegna
il coupon e si passa ! A questo punto si esce dalla zona "protetta"
riservata ai soli viaggiatori e si entra nella parte dell'aeroporto
accessibile a chiunque;una "jungla" in cui non é
affatto raro essere avvicinati da persone, ben vestite che chiedono
se si ha bisogno di un taxi : stare molto attenti ed essere diffidenti,
anche se stanchi, é d'obbligo.
Per lasciare l'aeroporto si hanno tre possibilità: usufruire
del servizio taxi ufficiale dell'aeroporto stesso, uscire e prendere
un taxi all'esterno, utilizzare i mezzi pubblici. Siamo stanchi,
sono ormai le 17.30 e decidiamo di non correre troppi rischi; cambiamo
quindi 30 dollari in bolivares e prendiamo un ticketaxi per Macuto,
dove l'amico Massimo ci ha indicato un buon albergo dove alloggiare.
Costo dello spostamento, 9.000 bolivares. Il taxi lascia Maquetia
e in 20 minuti siamo a Macuto, lungo la costa che nel 1999
fu martoriata da un tremendo nubifragio. Il viaggio nella periferia
di Caracas e poi lungo la costa, mi mostra un Venezuela povero,
sporco, fatiscente e apparentemente poco sicuro, ma alla fine del
nostro viaggio questa rimarrà solo la mia prima impressione.
Ci facciamo portare all'Hotel Santiago, che mi sembra subito carino,
ma questo giudizio si trasformerà presto in "caro",
visto che per una doppia, per una notte ci chiedono 46 dollari !
12 Gennaio 2002 - Macuto, Caracas, Coro.
Dopo una notte tranquilla, lasciamo Macuto alle 07.00 del mattino
direzione Caracas. Per raggiungere la capitale decidiamo di utilizzare
una delle molte "busta" che passano continuamente di fronte
all'hotel. Quest'ultima non ha, in genere, fermate precostituite,
basta mettersi sul ciglio della strada e fare cenno con la mano;
se non si ferma, c'é un'unica ragione : é piena !
Tuttavia non bisogna preoccuparsi di restare a piedi, visto che
ce ne sono moltissime, si susseguono senza sosta e portano tutte
a Caracas. Costo del viaggio: 700 bolivares. La buseta segue la
costa sino a Maquetia, dopo prende verso sinistra in direzione dell'entroterra;
in circa mezz'ora siamo a Caracas. L'impressione che ho della città
non é affatto positiva; sia la periferia, che il centro mi
appaiono poveri, sporchi e squallidi. Le case sono costruite ovunque
si guardi e mi appaiono fatiscenti, spoglie e in molti casi scheletriche,
soprattutto quando il colore ocra dei mattoni che le costituiscono
si contrappone al bianco di quelle più rifinite. Lentamente
dalla periferia ci avviciniamo al centro; si cominciano a vedere
negozi, centri commerciali, caos, smog e traffico. Per un solo istante
mi sembra di non essere mai partito...; poi il bellissimo clima
presente, con i suoi trenta gradi tutto l'anno, fa svanire questa
sensazione.
Le piccole case lasciano il posto ai grandi palazzi,
che si spingono verso l'alto e per strada c'é un brulicare
incessante di persone. Un particolare, che noto subito, forse perché
non é così usuale alle nostre latitudini, sono le
inferiate e le sbarre anti-intrusione che preservano ogni finestra,
porta, balcone di qualsiasi edificio, sia a piano terra, che ai
piani più alti; praticamente vivono in gabbie ! Onestamente
mi aspettavo molto di più da questa metropoli, che, data
la sua posizione, rappresenta il primo approdo del Sud America;
tuttavia una città con quasi 8 milioni di abitanti, in cui
le etnie si mischiano e la povertà di molti risalta ancora
di più, quando si confronta con l'inusuale ricchezza di pochi,
non può certo rappresentare le tradizioni di un popolo e
di un paese, che ha innumerevoli risorse e bellezze, naturali, culturali
e umane.
Il vero Venezuela non é certo rappresentato dalla sua capitale.
Il viaggio termina al capolinea, che fortunatamente si trova di
fronte alla fermata della metropolitana "Capitolio"; basta
attraversare la strada e scendere le scale. La metropolitana é
molto bella, pulita, funzionale e sicura; mi ricorda tantissimo
quella di Milano, di cui sembra la copia. I treni sembrano nuovi,
al loro interno sono puliti e dotati di aria condizionata. Di turisti
in giro non mi sembra di vederne; con lo zaino in metropolitana
ci siamo solo io e Michele; in poco più di 15 minuti arriviamo
a "La bandera". Usciti dalla metropolitana é molto
semplice raggiungere il terminal degli autobus, basta attraversare
la strada e andare verso sinistra; il terminal si trova infatti
a circa 200 metri, sulla destra. Visto che la nostra meta é
Coro, posta ai margini della "Peninsula de Paraguanà",
optiamo per un pullman di linea a 5 stelle. Prezzo : 14.000
bolivares; 7 le ore di viaggio stimate. Alle 10.30 lasciamo il terminal
di Caracas, che sul muro porta scritto un monito di buon auspicio
: "Dios los benediga en este viaje". Il viaggio dura poco
più di 8 ore; alle 18.45 arriviamo infatti a Coro.
13 Gennaio 2002 - Adicora e Los Medanos.
Sveglia di buon mattino per la prima escursione al mare del
nostro viaggio; meta stabilita Adicora, posta all'imbocco della
penisola di Paragua. Il pullman ci lascia direttamente sulla spiaggia;
questa si sviluppa lungo una baia abbastanza ampia delimitata da
un un marciapiede su cui si affacciano ristoranti, locali e negozi.
La sabbia é di colore beige, non molto larga e dotata di
gazebo e sedie; c'è molta gente, ma ciò dipende dal
fatto che é domenica. L'acqua non é il massimo...,
pulita, ma non limpida; il mare é leggermente mosso e la
temperatura dell'acqua tiepida e piacevole, soprattutto dopo un
pò che si sta al sole. Ritorniamo a Coro e andiamo a visitare
le famose dune, "los medanos", che sono l'attrattiva
maggiore del Parco Nazionale di Coro, patrimonio dell'umanità.
(clicca
qui per vedere le foto)
Il parco ha un'estensione di 92.000 are e sembra veramente di stare
nel Sahara; é impressionante, alle mie spalle la più
lussureggiante fauna tropicale, di fronte a me, aride dune di sabbia.
14 Gennaio 2002 - Coro, Chichiriviche.
Lasciamo Coro alla volta di Chichiriviche, (clicca
qui per vedere le foto)che si trova all'interno del Parco
Nazionale di Morrocoy, caratterizzato da una grande laguna e da
numerose isolette (cayos) raggiungibili con le barche.
Ci sistemiamo all'Hotel Caribana e usciamo alla scoperta della piccola
Chichiriviche. Il centro é in espansione; probabilmente tra
qualche anno sarà molto più turistico e organizzato
di quanto i miei occhi non lo vedano oggi. Dal molo si vedono i
quattro isolotti più vicini : Cajo Muerto, proprio di fronte;
Cajo Sal sulla sinistra; Cajo Perazo sulla destra alle spalle di
Cajo Muerto e infine il piccolo e deserto Cajo Pelon sempre sulla
destra, ma di fianco a Cajo Muerto. Non sono visibili i più
lontani Cajo Borracho e Cajo Sombrero, che dovrebbero essere i più
belli; anche gli altri però, seppur dal molo, mi sembrano
molto caratteristici e invitanti. Il neo di Chichiriviche é
che non ha spiaggia; la sua fortuna sono i cajos, raggiungibili
facilmente con le barche. Chiaramente ogni spostamento ha un differente
costo e la tariffa esposta al molo reca questi prezzi, chiaramente
e necessariamente trattabili : - Cajo Muerto, 10.000 bolivares;
- Cajo Sal, 10.000 bolivares; - Cajo Perazo, 15.000 bolivares; -
Cajo Borracho, 25.000 bolivares; - Cajo Sombrero, 35.000 bolivares.
Il costo, chiaramente, si riferisce alla singola lancia, che può
portare al massimo 8 persone; di conseguenza, più si é,
meno si spende !
15 Gennaio 2002 - Cajo Sombrero.
Ci alziamo presto e andiamo al molo con l'intenzione di farci
portare a Cajo Sombrero (clicca
qui pe rvedere le foto), ma certamente non a 35.000 bolivares;
la nostra speranza é di trovare qualche altra persona che
abbia lo stesso nostro programma, per poter dividere con loro il
costo della lancia. Purtroppo i soli turisti in giro siamo noi,
quindi quando veniamo avvicinati da un pescatore che ci offre un
passaggio, cominciamo a trattare; ci accordiamo così per
23.000 bolivares.
La lancia ci lascia sul piccolo molo di legno, dove un pellicano
se ne sta appollaiato. Camminiamo lungo la baia dirigendoci verso
sinistra e superato un piccolo promontorio, troviamo un'altra deliziosa
baia a metà della quale stendiamo i nostri teli. L'interno
dell'isola é verde e ricco di vegetazione; questa sfuma e
si attenua nel bianco della spiaggia, formata da sabbia fine e costellata
di piccole palme basse, che giungono quasi sino a riva; il mare
é di un azzurro tenue, che in pochi metri diventa di un blu
profondo. Di fronte, la vicina costa, ricca di vegetazione e priva
di costruzioni, rende l'impatto visivo ancora più forte.
L'acqua ha una temperatura piacevole e già vicino a riva
é possibile vedere molti pesci colorati
16 Gennaio 2002 - Cajo Sal. Decidiamo di andare a Cajo Sal
invece che a Cajo Muerto e in 5 minuti di lancia siamo lì;é
molto carino, ma avere di fronte la costa con le case a vista, altera
l'atmosfera caribana del luogo, ma quando ci si sdraia e si guarda
verso l'alto il cielo azzurro tra le palme, tutto riacquista il
suo fascino naturale. La sabbia é molto chiara, le palme
alte, l'acqua di un colore verde intenso; se ci si immerge, si va
leggermente al largo e ci si girà a guardare l'isola, il
quadro che si vede é veramente eccezionale. Il sole picchia
forte e già verso mezzogiorno, mi ritiro all'ombra delle
palme, che in seguito lascerò soltanto per fare il bagno.
Verso le 14.00, attanagliati da un languore, trattiamo per un filetto
di pesce, che portiamo via a 4.000 bolivares a testa. Ci viene portato
in un bel piatto, con patacones e riso e mangiarlo di fronte
al mare, a pochi metri dall'acqua, sotto l'ombra di una palma, mi
da una sensazione incredibile, anche perché é il 16
Gennaio !
17 Gennaio 2002 - Chichiriviche, Valencia, Maracay, P.to Colombia.
Lasciamo Chichiriviche alla volta di P.to Colombia che raggiungiamo,
dopo aver cambiato bus a Valencia e Maracay con un mezzo é
veramente pittoresco; si tratta infatti di un vecchio scuolabus
americano. Costo del biglietto 1.900 bolivares per percorrere i
60 km. che separano Maracay da P.to Colombia. Il viaggio, però,
é tutt'altro che breve; dura infatti circa 3 ore, dato che
la buseta si deve arrampicare sul massiccio montuoso che domina
la costa. La strada é piena di tornanti, che necessitano,
a volte, di due manovre per essere superati, stretta e incredibilmente
affascinate, visto che solca la foresta tropicale, che come una
spessa coperta ci avvolge letteralmente. La buseta arranca faticosamente
lungo la stretta strada, suonando ad ogni curva. La vegetazione
é eccezionale; bambù, palme, platani e piante tropicali
sconosciute alle nostre latitudini sono tutte intorno a noi
e culminano in un tripudio di selvaggio e di colori, che tocca tutte
le tonalità del verde. Ci sistemiamo alla "posada el
paesano" gestita dal "paesano" e suo nipote Rolando,
molto simpatico e cordiale. Attrattiva maggiore di P.to Colombia
è senza ombra di dubbio la sua spiaggia : Playa Grande.
Ha solo 6 camere, tutte con il bagno in comune, uno maschile e uno
femminile, poste sulla sinistra, all'interno di una piccola coorte,
in cui centralmente c'é una sorta di giardino e sul lato
opposto alle camere la cucina, dove Rolando e/o suo nonno preparano
qualsiasi cosa si desideri, che può essere consumata tranquillamente,
seduti ai tavoli posti di fronte alle camere. Questo clima familiare,
mi piace molto e mi trovo subito a mio agio. Solo il tempo di sistemare
gli zaini in stanza di fare una doccia e di cambiarci e siamo già
in giro per P.to Colombia (clicca
qui per vedere le foto); il paesino é molto carino
e sono impaziente di vedere la spiaggia. Per raggiungere Playa Grande
é necessario guadare il piccolo fiume, che costeggia il lato
destro di P.to Colombia e alla cui foce é stato ricavato
il molo. Prima di giungere al mare si trova un ponte che consente
comodamente di andare dall'altro lato del fiume, ma l'acqua é
talmente bassa che si potrebbe passare a piedi. Qui inizia la strada
che porta a Playa Grande. Costituita da una lunga baia di sabbia
dorata, delimitata ai suoi lati da due massicci rocciosi, Playa
Grande offre un colpo d'occhio spettacolare, con l'imponente vegetazione
delle montagne che ha a ridosso e grazie alle altissime palme che
ne caratterizzano tutto il perimetro. La sabbia ha un colore beige
brillante, che diventa più scuro sull'arenile bagnato dalle
onde; il mare, di un verde tenue a riva e di un blu intenso al largo,
é sempre leggermente mosso a causa del vento che senza sosta
soffia verso terra. Il rumore dei cavalloni che si susseguono regolarmente
è una fantastica colonna sonora, anche se al lungo andare
stressa un pò ! L'acqua ha una temperatura piacevole, ma
le correnti sono molto forti e pericolose.
18 Gennaio 2002 - P.to Colombia e Choronì.
Ci alziamo presto, dopo una notte tranquilla in cui grazie
alla zanzariera, che mi sono portato dietro, ho potuto dormire
senza essere preda dei moschitos e fatta colazione con un ottimo
"criollo" (piatto con uovo fritto, fagioli neri, formaggio
e due arepa piccole, il tutto accompagnato da caffè nero
all'americana), ci dirigiamo a piedi alla scoipertà di
Choronì, grazioso paesino costituito interamente da piccole
case basse, coloniali dipinte con sgargianti colori pastello, che
dista solo 3 km. da P.to Colombia. Il pomeriggio lo trascorriamo
invece in completo relax a Playa Grande.
19/20 Gennaio 2002 - P.to Colombia, Maracay, Ciudad Bolivar.
Dopo aver trascorso un'altra giornata di mare lasciamo P.to
Colombia e ci dirigiamo a ciudad bolivar, che raggiungiamo, dopo
una notte di viaggio, alle prime ore dell'alba. Raggiungiamo l'Hotel
Caracas, per informarci sul costo del tour al Salto Angel : 200
$ per tre giorni, due notti, più 8.000 bolivares per l'accesso
al Parco nazionale di Canaima (clicca
qui per vedere le foto), da pagare direttamente in loco.
Non credo alle mie orecchie, sono contento e soddisfatto. Ma quando
parte il primo tour disponibile ? Risposta : "tra mezz'ora
!" Pochi minuti per prepararsi e siamo già in viaggio
verso Canaima, che raggiungiamo dopo 4 ore di busta e 30 minuti
di cessa. Veniamo accolti dalle guide della "Tiuna Tour",
la migliore per quello che riguarda il rapporto qualità/prezzo,
che dopo averci fatto mangiare ci portano alla scoperta dei "salti"
di Canaima : che sono nell'ordine : Ocaima, Golondrina, Wadaima,
Hacha, Sapo, Sapito e Ara. Sono magnifici e l'acqua é molto
scura, sembra quasi te o coca-cola; non é fredda come pensavo
fosse e farci il bagno é piacevole. La natura circostante
é incredibile; distese sconfinate di verde, molto simili
alle scenografie di "Jurassic ParK", da cui emergono maestosi
i tepui, dall'inconfondibile forma rettangolare. Ripresa la lancia,
risaliamo il fiume Carrao per circa tre ore, non senza difficoltà;
l'acqua bassa infatti, costringe il timoniere a spostarsi a destra
e a sinistra del fiume per evitare le pietre. Intorno alle 17.00
giungiamo al campo base intermedio della "Tiuna Tour",
dove passeremo la notte. Il campo é ben organizzato, dotato
di docce e servizi igienici e ad ognuno é assegnata un'amaca
dove dormire ! Di fronte alle amache ci sono i tavoli dove
vengono consumati i pasti, di buona qualità, ma non certo
di abbondante quantità. Oltre i tavoli c'é un piccolo
prato con un sentiero, alla fine del quale si trova un tranquillo
affluente del più ampio e agitato fiume Carrao; qui é
possibile in alternativa alla doccia, lavarsi. E' un'esperienza
particolare, che vi consiglio di provare. Dopo la cena le guide
ci spiegano cosa ci aspetterà il giorno dopo e il solo pensare
a cosa faremo mi elettrizza; speriamo solo che sia una bella giornata.
21 Gennaio 2002 - Salto Angel.
Risaliamo il rio Carrao, sino ad incontrare il rio Chorun,
nelle cui acque proseguiamo il nostro viaggio. La canoa fila veloce
e a tratti si inclina paurosamente a causa dei repentini spostamenti
verso destra e verso sinistra, che si rendono necessari per evitare
le secche; é un'avventura nell'avventura ! Lo scenario che
mi circonda é incredibile; bello, selvaggio, incontaminato
e affascinate. L'acqua del fiume ha un colore particolarissimo;
sembra infatti tè, talmente é ambrata. Causa
di ciò é il tannino contenuto nelle piante circostanti
(clicca
qui per vedere le foto). Dopo circa un'ora e mezza di lancia
giungiamo al secondo campo base, dove al termine dell'escursione
torneremo a mangiare; abbandoniamo le lance e lasciato il superfluo,
proseguiamo l'escursione a piedi. Tuttavia, tra le fronde degli
alberi, da lontano, é già possibile vederlo. Maestoso,
di fronte a noi si staglia il Salto Angel; un filo d'acqua ininterrotto,
che si lancia dallo "Auyan Tepui". Quasi mille metri
di cascata..., la più alta al mondo. L'ascesa sino ai
piedi della cascata dura circa un'altra ora e mezza e si sviluppa
completamente all'interno della foresta tropicale, seguendo uno
stretto sentiero, costellato di radici e rocce, che forniscono dei
gradini naturali, tanto comodi, quanto scivolosi. La vegetazione
che mi circonda é impressionante. La foresta é viva,
sembra quasi che respiri, ne percepisci la presenza, la forza, la
purezza; mi avvolge completamente e dopo pochi passi, la luce si
attenua e il cielo svanisce tra le sue fronde. Durante la prima
ora di cammino il sentiero é agevole e di media pendenza;
poi, però, nell'ultimo tratto, diviene ripido e impervio
e i venti minuti finali dell'ascesa, per raggiungere il "mirador",
sono abbastanza impegnativi. E' il preludio al clou della giornata...
Improvvisamente, infatti, usciti dalla boscaglia mi ritrovo di fronte
a sua maestà il Salto Angel (in lingua locale, "kerepakupai
mero"). Non mi sono mai sentito così piccolo in vita
mia...; é imponente, maestoso, immenso nel suo chilometro
di salto. Durante la stagione secca é costituito esclusivamente
da una sola colonna d'acqua, ma in quella delle piogge, é
formato da 14 grandi e 6 piccole e l'accesso al "mirador"
é molto difficile e disagevole, visto che si viene letteralmente
investiti dalla brezza generata dalla cascata. Le emozioni non sono
però finite qui; la stagione secca, infatti, ci riserva un'altro
privilegio. Torniamo sui nostri passi e scendiamo un poco, sino
a giungere ad un laghetto, formato dall'acqua della cascata nel
punto in cui si trasforma in ruscello e prosegue la sua discesa
verso il rio Chorun. Qui é possibile fare il bagno..., ai
piedi del Salto Angel ! Verso le 15.00 riprendiamo la lancia e con
un terzo in meno del tempo, raggiungiamo Aonda, dove passeremo nuovamente
la notte.
22 Gennaio 2002 - Canaima, Ciudad Bolivar.
Sveglia alle 06.30 dopo una notte umida e freddina, colazione
e partenza per il ritorno a Canaima. Riprendiamo le lance e percorriamo
a ritroso il rio Carrao; la lancia fila via veloce, favorita dalla
corrente e in poco meno di un'ora e mezza siamo a destinazione.
Piccola passeggiata, costeggiando la laguna e la spiaggia di Canaima,
quindi, dopo aver attraversato il villaggio della Canaima tour,
Francisco ci accompagna all'aeroporto, dove scopriamo che il nostro
rientro é fissato con il volo delle 14.30; sono solo le 11.30
! Fortunatamente il ritorno é completamente in cessa (evitando
così le estenuanti 4 ore di busta
), così in
poco meno di un'ora e mezza siamo di nuovo a Ciudad Bolivar.
23 Gennaio 2002 - Ciudad Bolivar, P.to La Cruz, Santa Fe.
La notte di Ciudad Bolivar é caratterizzata da un caldo
umido opprimente e devo ammettere che dormo proprio male. Alle 10.00
prendiamo il pullman per P.to la Cruz, che per 5.000 bolivares,
ci consente di lasciarci alle spalle la squallida Ciudad Bolivar.
Verso le 14.30 arriviamo a Barcellona; da qui a P.to la Cruz la
strada é breve, ma un inconveniente é in agguato :
la superstrada é infatti interrotta a causa di una manifestazione
! Solo alle 15.47 entriamo nel Terminal di P.to la Cruz. Per arrivare
a Santa Fe, manca ancora uno spostamento, che é possibile
fare con i "por puestos", ovvero, furgoni da 10/12 posti,
che partono solo quando sono pieni. P.to la Cruz non mi fa
una buona impressione, ma questo é soltanto un giudizio dato
a pelle; in seguito scoprirò, per bocca di altre persone,
che non avevo sbagliato per niente : é molto cara, rispetto
al resto del Venezuela e brutta. Giunti a Santa Fe il "por
puestos" ci lascia quasi sulla spiaggia, dove si trovano le
uniche posade del paese (clicca
qui per vedere le foto). Leggendo la guida, abbiamo deciso
di andare alla "Posada Bahia del Mar", ma ci facciamo
traviare da una signora che era sul "por puestos" con
noi, che ci consiglia la "Posada Cafè del Mar",
la prima che si incontra sulla spiaggia, che fa anche da ristorante,
dove lavora. La stanza costa 8.000 bolivares e la prendiamo; é
piccola e buia, ma pulita e con un bagno spazioso, ma spartano.
I tavoli del ristorante sono direttamente sulla sabbia della spiaggia,
sotto un pergolato, di fronte al mare; l'atmosfera é molto
bella, soprattutto, se penso che é fine Gennaio ! La sera
ceniamo proprio qui, in maglietta, con i piedi nella sabbia; del
resto non ci sono alternative, visto che a Santa Fe oltre a questo
c'é solo un'altro ristorante, posto all'inizio della spiaggia,
che però ha prezzi molto più alti.
24 Gennaio 2002 - Santa Fe.
Ci alziamo di buon ora e lasciamo "El Cafè del
Mar" per andare a prendere la stanza libera della posada "Bahia
del Mar"; fortunatamente, nessun altro é arrivato nella
notte, ne prima di noi la mattina, così la troviamo libera
e per 10.000 bolivares a giorno, la prendiamo. Nostra intenzione
per la giornata é quella di fare il tour, organizzato dal
proprietario del "Cafè del Mar" alle piccole isole
Caracas. Purtroppo, siamo solo io e Michele a voler fare l'escursione,
e per solo due persone la barca non si muove; minimo "sindacale",
quattro elementi ! Nell'inutile attesa, conosciamo Sandro, un simpaticissimo
ragazzo Argentino, con origini siciliane, ospite del "Cafè
del Mar", con cui passiamo il resto della giornata sulla spiaggia
di Santa Fe. Quest'ultima é abbastanza lunga, di sabbia beige
e sufficientemente pulita; ci sono poche palme, ma in compenso su
di essa si susseguono le posade. Sotto la posada "Sietes Delfines",
c'é un piccolo bar, che ha dei tavolini sulla spiaggia; chiaramente
non possiamo, non approfittarne per sorseggiare una polarcita e
conosciamo Giuseppe e Paola dell'Isola d'Elba. Parlare la propria
lingua a volte può far piacere e il tempo scorre via senza
che neanche ci si renda conto. Il tramonto così non tarda
ad arrivare e obiettivamente, chiude una giornata molto tranquilla.
25 Gennaio 2002 - Arapo, Arapito e "la piscina".
Sveglia di buon mattino e come prima cosa, spesa al mercato,
visto che per l'intera giornata saremo fuori. Dopo un breve colloquio,
in cui William mette in chiaro che il gruppo raccolto da Michele
pagherà 3.500 bolivares, come da accordi, mentre i nuovi
arrivati 5.000, come da lui richiesto normalmente, lasciamo Santa
Fe alla volta della piccola isola di Arapo. La giornata é
splendida, il mare tranquillo, e la barca di William fila via veloce,
costeggiando la costa. All'improvviso avvistiamo un branco di
delfini, William dirige la barca verso di loro e per qualche
minuto abbiamo l'opportunità di vederli da vicino, in libertà.
Sono fantastici, perfetti nei movimenti; solcano le onde eleganti
e veloci e poi emergono in sincrono, mostrando per un breve istante
la pinna dorsale. Facciamo il bagno tra l'isola di Arapo e Arapito,
proprio di fronte ad un'altro minuscolo isolotto, su cui è
presente una costruzione apparentemente disabitata da anni : questo
luogo viene chiamato "la piscina". L'acqua é
limpida e chiarissima, e sul fondale é possibile vedere il
corallo. Indosso la maschera e comincio a scrutare il fondale; é
bellissimo, ricco di vita e di colori, non vorrei più uscire
da questo piccolo gioiellino della natura. Risaliamo a bordo e ci
rimettiamo in marcia; circumnavighiamo un piccolo scoglio roccioso
su sui sono appollaiati moltissimi cormorani e rondini di mare,
quindi William indirizza la prua verso la piccola isola Arapito
e ci lascia sulla spiaggia; ci accordiamo per essere ripresi nel
pomeriggio. L'isoletta é molto carina, con una piccola spiaggia
di sabbia chiara e diverse palme a garantire riparo dal sole, che
picchia non poco; ci sono anche due grosse iguane, che non sembrano
affatto intimorite dalla nostra presenza. L'acqua é di un
azzurro intenso e il fondale è ricco di piccoli scogli, tra
i quali nuotano moltissimi pesci colorati; sembra un acquario naturale.
Sembra tutto normale, ma sono convinto, che tra qualche giorno,
ripensandoci, sarà incredibile riflettere su dove mi trovavo
! Alle 15.30 William ritorna a prenderci; il ritorno mi sembra molto
più veloce dell'andata e in poco più di mezz'ora giungiamo
sulla spiaggia di Santa Fe, da dove siamo partiti in mattinata.
Il sole è ancora alto, quindi ci prendiamo una fresca polarcita
da Julio ai "Sietes Delfini". Visto che é ancora
presto, ne approfittiamo; torniamo infatti alla posada, ci cambiamo
e ci dirigiamo sulla carrettiera, ripercorrendola a ritroso verso
l'incrocio con la strada che porta alla spiaggia. Ecco la vera Santa
Fe, non certo quella delle posade o del centro a ridosso della stessa;
quella che vediamo è la parte vera, povera, spoglia e squallida...
Case in lamiera senza pavimento, bambini semi nudi che giocano
con nulla, sporcizia e degrado; anche questo é il Venezuela,
povertà e indigenza.
26 Gennaio 2002 - Playa Colorada.
Giornata dedicata alla visita della vicina Playa Colorada,
che raggiungiamo con un por puestos : costo del viaggio 500 bolivares.
Il tragitto sino a Playa Colorada é assai breve, circa 15
minuti e prima di giungervi abbiamo la fortuna di osservarla dall'alto
della strada; appare molto carina, con la sua sabbia di un beige
brillante e molto intenso e le alte palme a ridosso. L'acqua é
di un verde tenue e diventa subito profonda; ci sono vari locali
a ridosso della spiaggia, dove poter bere e mangiare spendendo relativamente
poco. La sera ceniamo con tutti gli altri amici conosciuti a Santa
Fè al "Cafè del Mar" : l'ultimo giorno é
finito !
27 Gennaio 2002 - Santa Fe, P.to La Cruz, Caracas, partenza.
Ci svegliamo alle 05.15 e completato l'affardellamento dello
zaino, lasciamo la posada "Baia del Mar" . In poco meno
di 15 minuti attraversiamo la piccola Santa Fe che ancora dorme
e raggiungiamo l'incrocio con la carrettera, dove troviamo subito
un por puestos in partenza per P.to la Cruz; in un'ora e al prezzo
di 1.000 bolivares raggiungiamo il terminal. Qui prendiamo il primo
pullman per Caracas della compagnia Los Llanos, che parte alle 07.30;
costo del biglietto 10.000 bolivares. Come al solito é bello
e comodo, ma l'aria condizionata porta la temperatura interna a
4 C°! Parte in orario e dopo una sosta, circa a metà
del viaggio in una sorta di autogrill del luogo, tra l'altro caro
come il fuoco, alle 12.45, giunge a Caracas. Dal terminal in pochi
minuti, percorrendo a ritroso la strada che già avevamo fatto
16 giorni prima, raggiungiamo la vicina fermata della metropolitana
: "La bandera". Acquistiamo il biglietto, zona gialla,
a 350 bolivares e dopo aver cambiato treno a "Plaza Venezuela"
per prendere la linea, che va verso Pro Patria, scendiamo a "Gato
Negro". La metropolitana conferma la buona impressione che
mi aveva fatto al mio arrivo : é pulita, sicura, nuova, funzionale
e architettonicamente uguale a quella di Milano. Usciti, si trovano
subito i pullman, che portano all'aeroporto; il costo del biglietto
è di 2.500 bolivares e in poco meno di mezz'ora si giunge
a Maquetia e si viene lasciati di fronte all'entrata dei voli internazionali.
Facciamo subito il check-in e scopriamo con piacere che il nostro
biglietto comprende la tassa di espatrio, che bisogna corrispondere
alla propria partenza dal Venezuela; tuttavia tale tassa é
aumentata e di conseguenza, corrispondiamo solo la differenza :
11.000 bolivares (tale tassa dipende dal numero di giorni che ci
si trattiene, per un periodo di 16 giorni, l'importo era di circa
24 dollari). Spendiamo gli ultimi bolivares in aeroporto, dove non
riusciamo a trovare i francobolli per le cartoline, che partiranno
così dall'Italia ! In proposito vi consiglio di cercare appena
possibile un Correos, ovvero un ufficio postale se volete inviarle
dal Venezuela, altrimenti farete la mia fine ! Alle 16.55 ci imbarchiamo,
molto mestamente e prendiamo posto sul nostro volo Alitalia, che
in poco più di 8 ore e 30 minuti, ci riporta alla normalità
di casa..., sino al prossimo viaggio !
di Maurizio Fabbri
questo è il mio sito, dove troverai altri dettagli, foto,
e molto altro: www.inviaggionelmondo.it
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