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Quando il turismo può aiutare.
Sul nostro portale leggete spesso tanti nuovi diari di viaggio
e tra gli altri un giorno ci è giunto quello di Fabio
in Cambogia... potete leggerne tutto
il racconto per capire la situazione cambogiana.
Perdete due minuti per leggere questa fiaba moderna, fino
in fondo: vi riportiamo il racconto di Benedetta, che
aveva consigliato a Fabio di andare al concerto del dott.
Beatocello.
Quando avrete letto quanto segue in questa pagina, cliccate
qui per sapere come donare.
Siem Reap (Cambogia), sabato 9 e domenica 10 agosto 2003
"Non
dimenticateci quando tornate nel vostro paese". L'appello
non poteva lasciarci indifferenti. Erano i bambini dell'ospedale
Kanta Bhopa a chiedercelo...
Anche se l'appello usciva dalla voce e dalle note del violoncello
del dottor Beat Richner, il medico svizzero che ha fondato
due ospedali in Cambogia e che aiuta centinaia di bambini
malati ogni giorno. Beatocello ha
costruito il suo ospedale proprio sulla strada che dal centro
della città di Siem Reap porta al sito archeologico
di Angkor. Una mossa astuta perché non si può
fare a meno di domandarsi cosa possa ospitare un edificio
così moderno e con dettagli architettonici così
raffinati in un posto dove la povertà è altissima
e la maggior parte della popolazione non ha denaro.
Un grosso striscione con scritto "Beatocello concert
saturday 19.15", poi rende il mistero ancora più
fitto e la curiosità più grande. Bisogna andare
a vedere di che cosa si tratta. L'incoraggiamento poi arriva
dall'autista cambogiano che per tre giorni ci ha portato in
giro per templi a bordo del suo remorque-moto. "Non siamo
pigri tanto alle 19 qui è già buio e abbiamo
già fatto la doccia da un pezzo. Prima di andare a
cena si va da Beatocello", ci diciamo senza sapere neppure
di cosa stiamo parlando. Che concerto si vedrà è
tutto da scoprire.
Siamo
seduti al piano superiore di questo auditorium nuovissimo.
L'aria condizionata è "a palla", non eravamo
abituati
Poi sale il dottor Richner, che si fa chiamare Beatocello,
perché suona il violoncello per passione e scopriamo
una realtà che nemmeno ci immaginiamo. Tra
una nota e l'altra delle sue strampalatissime canzoni ci racconta
delle bombe americane sulla Cambogia, delle guerre, della
popolazione annientata da conflitti, dittature, povertà,
dei bambini che hanno la tubercolosi. Da noi non
si muore di tubercolosi, in Cambogia, invece sì. E
le famiglie non sanno come fare perché il problema
più grosso è far arrivare le medicine. Perché,
non lo sapevamo, ma al mondo ci sono i malati di serie B che
a differenza nostra non possono avere le cure adeguate per
guarire. Il mercato cambogiano non è sufficientemente
redditizio per le multinazionali che producono i farmaci e
così in un paese come questo bisogna accontentarsi
di medicinali che nei paesi sviluppati magari sono anche fuori
commercio e magari ritenuti dannosi.
Insomma il dottor Beatocello è la salvezza di molti
bambini cambogiani, ma serve denaro perché le famiglie
dei piccoli non hanno soldi per pagare il ricovero in ospedale.
E siamo noi i primi chiamati in causa. Noi che abbiamo scelto
la Cambogia, invece di un'altra qualsiasi delle mete turistiche
nel mondo. Noi abbiamo questa responsabilità perché
abbiamo scelto questo paese, perché ormai ne abbiamo
visitato degli ambienti, perché siamo entrati in contatto
con loro e ne abbiamo conosciuto la storia tormentata e drammatica.
Richner poi è un medico svizzero e la Svizzera è
proprio a due passi da casa nostra (solo venti chilometri).
Il filo che ci lega è più spesso di quello che
pensavamo...
"Anche se non potete donarci soldi ci basta il vostro
sangue", dice Richner. Non è una minaccia, ma
una calorosa richiesta. L'indomani siamo di nuovo all'ospedale,
più che altro per vedere la struttura dentro. Ma non
sappiamo cosa dire per entrare e così ricordiamo all'ingresso
che vogliamo vedere il posto dove si fanno le donazioni di
sangue. Prima di raggiungere la sala prelievi passiamo dal
cortile dove tutte le mamme con i bambini aspettano pazientemente
sedute per terra. Nonostante il dramma della malattia le mamme
sembrano calme. E' una caratteristica che ci ha colpiti in
questo posto. La tragedia personale è sempre annullata
con un sorriso...
Una volta arrivati alla porta dove il medico fa il prelievo
non sappiamo cosa fare e mio marito decide di donare il sangue.
Io mi sento svenire solo a vedere il lettino. Prima di noi
c'erano una ragazza australiana e un inglese grande e grosso.
Mio marito non si lascia impressionare come me. E il sangue
va a disposizione dei bambini.
Il giorno dopo lasciamo la Cambogia, ma ricordiamo
di non dimenticare. Ora la Svizzera è vicina
e Richner e i suoi bambini sempre nel nostro cuore anche se
così lontani. A distanza di un anno e mezzo ricordo
commossa i bambini che abbiamo conosciuto in Cambogia: le
ragazzine che ci accoglievano fuori da ogni tempio per venderci
le sciarpe con le goccioline sul naso per il caldo umido e
con il solito ritornello "if you buy you buy from me",
un altro piccolo arrabbiato che ci insultava perché
non avevamo comprato l'acqua dal suo frigorifero, i tanti
bambini intontiti per la febbre sul pavimento dell'ospedale,
quello che stendeva i libri ad asciugare sulla veranda della
casa galleggiante del villaggio sulle acque del lago Tonlé
sap. E guardo sul Corriere della Sera Maddox, il bimbo di
tre anni adottato dall'attrice americana Angelina Jolie. Un
bimbo cambogiano più felice e fortunato dei suoi coetnaei?
Forse no: i piccoli cambogiani sono più felici nel
loro paese, con i loro genitori poveri, nelle loro capanne
spoglie, malati, senza averi né fortune. Ma noi dobbiamo
aiutarli.
Benedetta Magni 25 ottobre 2004
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