E il vegetale più famoso del mondo; prima utilizzato solo come
ornamento, è diventato il re dellalimentazione per la molteplicità
dei suoi componenti: vitamine, potassio, fosforo, beta-carotene. Contiene anche
licopene, un pigmento considerato potenziale agente anticancro. Da oggi, al
pomodoro è riconosciuta unaltra proprietà salutare. Un gruppo
di ricercatori dellIstituto di chimica biomolecolare (Icb) del Cnr di
Pozzuoli e del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di
Scienze Biotecnologiche dellUniversità Federico II di Napoli ha,
infatti, studiato gli effetti di un polisaccaride, purificato da bucce di pomodoro,
su una linea cellulare di macrofagi opportunamente stimolati per ottenere una
risposta infiammatoria.
Le nostre osservazioni, pubblicate su Journal of Natural Products,
spiega Barbara Nicolaus dellIcb-Cnr, dimostrano come questo polisaccaride
sia in grado di inibire lespressione del gene che codifica per lenzima
nitrossido sintasi inducibile, regolato dal fattore di trascrizione NF-kB, che
svolge un ruolo chiave nel processo infiammatorio. Lattivazione del fattore
di trascrizione NF-kB viene notevolmente ridotta dal polisaccaride.
Il gruppo del CNR, coordinato da Nicolaus e di cui fanno parte le ricercatrici
Poli e Tommonaro, ha condotto ricerche utilizzando gli scarti industriali della
lavorazione del pomodoro con il recupero, derivati dai sottoprodotti, di principi
dinteresse quali beta-carotene, licopene, flavonoidi e biopolimeri, come
potenziali integratori alimentari o come prodotti ad uso farmaceutico.
La filosofia del nostro progetto, afferma la ricercatrice, è
dettata dalla convinzione che la ricerca di materiali alternativi ai prodotti
di sintesi, ottenuti ad elevato impatto ambientale, rappresenta per leconomia
una valida alternativa da sviluppare sul piano della produzione industriale.
Considerato che ogni anno si producono in Italia oltre 60 milioni di tonnellate
di pomodori (dei quali più della metà in Campania) con uno scarto
di lavorazione che supera abbondantemente il 2% della produzione e con un costo
di smaltimento per quintale che si aggira intorno ai 4 euro circa. Ebbene, il
progetto dei ricercatori del Cnr di Pozzuoli non solo fa risparmiare ai produttori
i costi di smaltimento ma consente di ottenere un immediato vantaggio anche
ecologico. Abbiamo studiato, prosegue Nicolaus, le proprietà
biologiche del biopolimero su larve di Artemia salina che in genere viene usato
come screening preliminare per individuare composti bioattivi. Le larve di artemia
sono state esposte sia a diverse concentrazioni del polisaccaride sia a una
contemporanea presenza di Avarolo, un composto naturale isolato da una spugna
marina, la Disidea avara, con una forte attività citotossica. In presenza
del polisaccaride, la citotossicità dellAvarolo è diminuita
drasticamente.
Incoraggiati da questi risultati, i ricercatori hanno studiato, in collaborazione
con il gruppo di Rosa Carnuccio dellUniversità di Napoli Federico
II e la ricercatrice Daniela De Stefano, leffetto del polisaccaride sullattivazione
di NF-kB, un fattore di trascrizione coinvolto nel processo infiammatorio. Lattivazione
di NF-kB determina la trascrizione del gene che codifica per lenzima nitrossido
sintasi inducibile (iNOS). Sia lespressione del gene di iNOS sia lattivazione
di NF-kB erano inibiti dal polisaccaride. Ulteriori studi, condotti in vivo,
saranno necessari per confermare lattività anti-infiammatoria del
polisaccaride.
Quindi, questo polisaccaride potrebbe avere un potenziale impiego sia nel controllo
dellinfiammazione, sia come biopolimero non tossico in diverse applicazioni
industriali.