Il bitto: dove nasce?
Raccontano che il Bitto sembra nato tra le popolazioni celtiche le quali, scacciate
dalla Pianura Padana ad opera dei Romani, popolarono la Valtellina, territorio
montuoso e quindi più difficile da sfruttare da un punto
di vista alimentare, ma anche rifugio sicuro, fertile e abbondante di pascoli.
Bitto deriva infatti dal celtico bitu,
ovverosia perenne. Forse perché la lavorazione del latte
permetteva alle popolazioni dellepoca di andare oltre la pura sussistenza
quotidiana, grazie alla possibilità di conservare il formaggio per lungo
tempo, e di utilizzarlo come scorta alimentare. E, in verità,
il nome di battesimo perenne si è rivelato nei secoli più
che un augurio, se pensiamo che il Bitto è arrivato fino a noi, grazie
allesperienza dei maestri casari che, di padre in figlio, ci hanno tramandato
gli antichi metodi di produzione.
Alle 5 del mattino e verso le 17, durante i mesi estivi, è possibile
fermarsi presso uno dei tanti alpeggi montani della Valtellina, per assistere
alla nascita
del Bitto! Quando infatti il sole non è troppo caldo,
il casaro, responsabile della lavorazione del formaggio, aiutato dai cascii
(pastorelli), in genere figli o parenti del casaro, inizia la mungitura delle
vacche e delle capre, perché il Bitto è fatto con latte di
mucca ed unaggiunta massima del 10% di latte di capra. Il latte appena
munto viene subito lavorato col caglio nelle caldaie di rame a campana rovesciata
(le culdère) alla temperatura di 35-37°C, mentre il casaro
(casèr) rimescola lammasso. La cagliata, così ottenuta,
progressivamente indurisce, finchè il casaro, secondo la propria esperienza
ed abilità, non decida di sottoporla alla rottura: dopo aver
ripulito il composto dallo strato superficiale di caseina e grasso (la pannetta),
con movimenti lenti e delicati la cagliata viene divisa in grosse fette, dalle
quali comincia a separarsi il siero.
Infine, la massa viene ulteriormente tagliata con la lira o chitarra
e quindi frantumata con lo spino, fino a ridurla in grumi, che andranno
cotti alla temperatura di 48-52°C continuando a rimestarli perché
non si aggreghino. Al termine di questa seconda cottura, i granuli si adageranno
sul fondo della caldaia addensandosi e legandosi: la cagliata rimasta viene
depositata sullo spersore, allinterno delle fascere dalle quali il Bitto
prenderà forma grazie alla pressatura di 24 ore.
La fase della salagione, che può avvenire a secco
o per immersione in salamoia, oltre a conferire gusto al formaggio, consente
la creazione della crosta, che isolerà la forma dallambiente esterno
per favorire un certo grado di asetticità. Il ciclo di lavorazione termina
allinterno delle casere, tipici locali da stagionatura, alla temperatura
di circa 12-16°C e umidità relativa intorno all80-90%. In questa
fase delicata, in cui il Bitto acquista consistenza e gusto, il casaro, oltre
a garantire le migliori condizioni di temperatura ed umidità, ogni giorno
rivolta le forme, le pulisce e ne controlla lintegrità per favorire
la maturazione del formaggio.
Il bitto: diverse stagionature.
Se siete fortunati, il casaro vi farà assaggiare un po di Bitto
stagionato il disciplinare di produzione prevede un minimo di 70 giorni
di stagionatura affinchè il Consorzio di Tutela possa marchiare le forme.
Se siete, invece, fortunatissimi, il casaro tirerà fuori per voi il suo
pezzo migliore: il Bitto può arrivare ad oltre 10 anni di stagionatura!
Il gusto, col procedere della maturazione, si fa via via più intenso,
e i tipici sapori derba e di latte appena munto del formaggio giovane
vanno trasformandosi in un aroma sempre più piccante e deciso.
La mostra del bitto.
Il Bitto, che può fregiarsi della Dop, viene festeggiato da quasi 100
anni durante la tradizionale Mostra del Bitto che si svolge a Morbegno,
in provincia di Sondrio a metà ottobre. La Fiera nasce come occasione
per giudicare e vendere in Valle le migliori forme di Bitto prodotte durante
l´estate sugli alpeggi ma oggi, a distanza di quasi 100 anni dalla nascita,
la manifestazione si propone come un momento per rievocare antiche lavorazioni
valtellinesi, prodotti Dop e la memoria di ricette tradizionali.
Il bitto: dove trovarlo.
Oggi è possibile trovare un ottimo Bitto anche nei caseifici di
fondo valle, dove il formaggio, prodotto in alpeggio, stagiona fino ad acquisire
la giusta maturazione. Uno dei migliori e più antichi è la Latteria
Sociale Valtellina di Delebio (Ss Stelvio, 139 Delebio So
tel. 0342685368), nel cui spaccio è possibile trovare tutta la produzione
casearia della Valtellina. La Latteria Sociale nasce dalle antiche latterie
turnarie di fondovalle.