Elevato potere antiossidante grazie al contenuto degli acidi clorogenici, azione
protettiva nei confronti dello sviluppo del diabete di tipo 2 e del morbo di
Parkinson, rallentamento del naturale declino cerebrale nelle persone anziane,
nessun effetto sfavorevole sul rischio cardiovascolare: sono queste le principali
novità legate al consumo di caffè che emergono dai più
recenti studi scientifici internazionali. Nfi, Nutrition Foundation of Italy
il Centro Studi dellAlimentazione ha fatto il punto della
situazione insieme ad esperti internazionali: il professor Augustin Scalbert,
Direttore del laboratorio di Micronutrients, Metabolism and Biological
Signatures presso lInra Clermont-ferrand e il professor Francesco
Visioli della Nutrition Foundation of Italy e Direttore del laboratorio di Micronutrienti
e malattie cardiovascolari presso lUniversità di Parigi Pierre
et Marie Curie evidenziano in particolar modo i numerosi benefici derivanti
dal consumo di caffè, sottolineati dalla più recente letteratura
scientifica, grazie al suo contenuto naturale di antiossidanti.
Il caffè rappresenta una delle bevande più bevute al mondo,
con un consumo che, seppur molto variabile da paese a paese in quantità
e modalità, oscilla tra i 12 kg pro capite annui della Finlandia ai circa
2 kg del Regno Unito e la Repubblica Ceca. Litalia registra mediamente
un consumo di caffè di 6 kg/annui a persona (fonte: International Coffee
Organization). Nonostante questi dati però, cè ancora oggi
scarsa conoscenza sulle proprietà nutrizionali del caffè, e spesso
lattenzione del pubblico resta focalizzata esclusivamente sulla caffeina
ed i suoi effetti sullorganismo. Dati di unindagine condotta a livello
europeo, infatti, mostrano che più dell80% del campione non è
a conoscenza degli elementi nutrizionali contenuti nella bevanda (fonte: Gkf,
gennaio 2007). Il caffè è in realtà una delle fonti dietetiche
più abbondanti in antiossidanti naturali, quelle molecole che rallentano
o prevengono i danni da radicali liberi. Gli acidi clorogenici sono i principali
composti ad azione antiossidante contenuti nel caffè e senzaltro
i più potenti. Analizzati prima della torrefazione del chicco, risultano
essere molto numerosi e di struttura diversa; i diversi processi di lavorazione,
la temperatura, la macinazione ne riducono la presenza anche fino al 90% ma
in ogni caso è possibile affermare che 100 ml contengono circa 250 mg
di acidi clorogenici, una quantità rilevante.
Alcuni studi epidemiologici condotti in Olanda e Finlandia hanno evidenziato
come il consumo di caffè, probabilmente grazie al contenuto in acidi
clorogenici, si associ ad effetti preventivi nei riguardi di patologie oggi
molto diffuse, come il diabete di tipo 2 ed il morbo di Parkinson. Nel 2002
la rivista Lancet ha pubblicato uno studio condotto su un campione molto vasto
di 17. 000 uomini e donne olandesi dal quale è emerso che la probabilità
di sviluppare diabete di tipo 2 fosse inferiore del 50% nei soggetti che consumavano
quotidianamente un minimo di sette caffè al giorno rispetto a chi ne
consumava solo due. Risultati confermati anche da uno studio clinico successivo,
pubblicato due anni più tardi e realizzato in Finlandia su 14. 000 soggetti
osservati per un periodo di ben 12 anni: tra i consumatori di quantità
molto elevate di caffè (10 tazze al dì) è stata riscontrata
una riduzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 del 55% tra gli uomini,
e del 79% tra le donne. Tali risultati sembrano dovuti ad unazione protettiva
che lacido clorogenico e gli altri antiossidanti polifenolici attivano
nei confronti dellorganismo: viene così inibito lassorbimento
del glucosio a livello intestinale ed aumentato il consumo energetico. Questi
effetti sembrerebbero addirittura maggiori con il consumo di caffè decaffeinato.
Uno studio pubblicato nel 2006 su Archives of Internal Medicine, infatti, che
ha testato un campione di 29. 000 donne in post-menopausa ha evidenziato che
il consumo di 6 tazze di caffè decaffeinato al giorno può ridurre
il rischio di diabete di tipo 2 del 33% contro il 21% del caffè normale.
Lazione antiossidante dei polifenoli contenuti nel caffè sembra
avere inoltre un effetto positivo anche sullincidenza di malattie neurogenerative,
con particolare riferimento al morbo di Parkinson. Un effetto favorevole in
tal senso potrebbe tuttavia essere attribuito anche alla caffeina. Le evidenze
più significative a questo proposito emergono da uno studio condotto
dal dottor Alberto Ascherio dellUniversità di Boston su un campione
di 300. 000 soggetti: i dati riscontrati a livello molecolare mostrano come
la caffeina riesca ad intervenire sulla tossicità dopaminergica, responsabile
dei danni subiti dai neuroni della substantia nigra che regola gli impulsi allattività
motoria. La letteratura scientifica riporta, inoltre, un numero sempre maggiore
di studi che evidenziano la capacità del caffè di contribuire
al mantenimento della funzionalità cognitiva.
Da un recentissimo studio pubblicato nel 2007 sullEuropean Journal of
Clinical Nutrition realizzato su un campione di 676 uomini sani nati tra il
1900 e il 1920 seguiti per un periodo di 10 anni è emerso che il declino
cognitivo era circa dimezzato nei soggetti che avevano labitudine di consumare
regolarmente tre tazze di caffè al giorno. Ad avvalorare la tesi del
caffè che fa bene al cervello esiste anche uno studio presentato
al meeting annuale della Psysiological Society nel 2006 secondo cui la caffeina
sarebbe in grado di aumentare la frequenza di alcune onde cerebrali migliorando
quindi memoria e apprendimento. Ma i benefici di questa domanda sembrano avere
effetti positivi anche sullinsorgenza di patologie epatiche degenerative.
Uno studio apparso nel 2006 su Archives of Internal Medicine ha analizzato
125. 000 soggetti e ha evidenziato che ogni tazza di caffè bevuta al
giorno era associata ad una diminuzione del 22% del rischio di sviluppare cirrosi
epatica. Una meta-analisi successiva ha anche esteso questi risultati ad altre
gravi patologie come il carcinoma epatico. Consumato in dosi moderate
e con costanza quotidiana, il caffè ha dimostrato di essere un aiuto
importante nella prevenzione di patologie metaboliche e neurodegenerative. La
sua presenza, quindi, allinterno della dieta di ogni giorno non solo influenza
positivamente la sfera emotiva della persona ma può contribuire al benessere
dellorganismo ha affermato il dottor Andrea Poli, Direttore Scientifico
di Nfi. Grazie soprattutto al contenuto naturale in acidi clorogenici,
il caffè, anche decaffeinato, è tra le fonti dietetiche più
abbondanti di antiossidanti. Il suo consumo permette di assumerne quantità
significative, con favorevoli implicazioni sulla nostra salute ha concluso
Andrea Poli.