Firenze - Adesso ci sono le prove. Il Cristo Redentore, celebre fondo oro
su tavola, di forma rotonda, da sempre nella basilica di Santa Croce al centro
della volta della cappella Rinuccini, è realisticamente attribuibile
al grande Giovanni da Milano, l'artista lombardo 'vagabondo' (così lo
ha definito la storica dell'arte Mina Gregori), che fu protagonista della scena
fiorentina e toscana e che seppe magistralmente armonizzare la lezione di Giotto
con le influenze realistiche gotiche di provenienza transalpina.
La datazione con il radiocarbonio ha difatti accertato che non si tratta di
un falso dell'Ottocento, come fin qui si era pensato, bensì di un'autentica
tavola del Trecento, contemporanea agli affreschi della cappella che Giovanni
da Milano realizzò nel 1365. E' dunque la prova regina per supporre che
l'artista abbia dipinto entrambe le opere. Un enigma artistico secolare è
stato così risolto a Firenze grazie agli specialisti dell'Opificio delle
Pietre Dure.
Alla vigilia della prima monografica dedicata a questo straordinario pittore
(Galleria dell'Accademia, 9 giugno - 2 novembre 2008, www.firenze2008.it), ne
dà notizia la direttrice del museo Franca Falletti: "L'insolita
presenza della tavola all'interno di un affresco e il diverso aspetto della
superficie pittorica", spiega, "avevano sempre lasciato pensare a
un falso realizzato tra Settecento e Ottocento. Le indagini svolte in questi
giorni ci consentono invece di attribuire con maggiore certezza a Giovanni da
Milano anche la paternità di quest'opera".
Il Tondo Rinuccini sarà dunque una delle principali attrazioni della
mostra curata da Daniela Parenti. In contemporanea, la Galleria degli Uffizi
diretta da Antonio Natali presenterà L'eredità di Giotto. L'arte
a Firenze tra il 1340 e il 1375, una mostra gemella curata da Angelo Tartuferi.
Entrambe sono coprodotte dalla Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino
con Firenze Musei e dall'Ente Cassa di Risparmio (www.firenze2008.it).
Nei laboratori dell'Opificio le indagini ravvicinate condotte sul tondo Rinuccini
in accordo con l'Opera di Santa Croce hanno rivelato una stesura pittorica collimante
con i modi di Giovanni da Milano nel tratteggio minuto e abilissimo con cui
è costruito il modellato degli incarnati, mentre lo scorcio della mano
benedicente di Cristo è così verosimile da lasciare stupefatti.
"L'aspetto diverso, meno brillante rispetto alla consueta pittura su tavola",
aggiunge Parenti, "deriva dal legante usato, il caseinato di calcio invece
dell'uovo, e dall'assenza della verniciatura finale. Aspetti che lasciano perplessi,
ma che trovano spiegazione nella probabile volontà del pittore di armonizzare
la tavola con gli affreschi circostanti, sostituendo la consueta pittura a uovo
con una tecnica più vicina a quella della pittura murale".
Quanto al lapislazzulo artificiale rilevato sul manto blu di Cristo, è
un pigmento 'inventato' solo all'inizio del XIX secolo, ed è soprattutto
questa presenza che ha fatto finora dubitare dell'autenticità del dipinto.
E' probabile, tuttavia, che sia stato steso in occasione di un restauro della
cappella a fine ottocento.
La prova determinate, ricorda la soprintendente Cristina Acidini, è venuta
però dalla datazione con il carbonio-14 fatta al Polo Scientifico di
Sesto Fiorentino con l'acceleratore di particelle del LABEC, il Laboratorio
di Tecniche Nucleari per i Beni Culturali dell'Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare. Il test sul supporto ligneo ha dato infatti come risultato un arco
temporale dal al 1294 al 1405, collimante con il periodo in cui Giovanni da
Milano fu attivo. E' stato così possibile risolvere un enigma che ha
appassionato generazioni di studiosi. Il Cristo Redentore fa ora parte a pieno
titolo del catalogo dell'artista lombardo.