Il restauro della grande Fattoria di Villa Emo, capolavoro del Palladio nella
campagna di Fanzolo di Vedelago, nel trevigiano, è stato completato.
Limponente, elegante edificio, lungo oltre 150 metri, nel tempo era stato
oggetto di manomissioni e si presentava in condizioni davvero molto precarie.
Con un investimento di circa 6 milioni di euro, è stato recuperato in
tutte le sue parti e trasformato, nel totale rispetto per larchitettura
originale, nel nuovo Centro Servizi del Credito Trevigiano, la banca di credito
cooperativo che nel 2004 ha deciso di porsi come mission la salvaguardia completa
del monumento più celebre del proprio territorio, ovvero la villa palladiana
degli Emo e del paesaggio ad essa circostante. La Fattoria sorge nellarea
dove a, metà del 400 si innalzava la villa dei Barbarigo, i nobili
veneziani che, nel 1535, cedettero il loro fondo di Fanzolo a Leonardo Emo.
Questi, figlio di Giovanni, morì il 28 gennaio 1539 e fu lomonimo
nipote, figlio del fratello Alvise, ad ereditare il fondo e la villa già
dei Barbarigo e a commissionare al Palladio la nuova dimora. La villa palladiana,
progettata intorno al 1558-60, venne innalzata a levante della vecchia costruzione
dei Barbarigo. Una volta realizzata la nuova villa, la vecchia residenza divenne
secondaria e, qualche decennio dopo, ne venne decisa la demolizione. Al suo
posto, nel Settecento venne deciso di innalzare la fattoria, il nuovo cuore
agricolo dei possedimenti degli Emo.
Gli esperti fanno risalire una possibile paternità della fattoria, allarchitetto
luganese Francesco Muttoni (1668 1747), giunto a Venezia alla fine del
Seicento. Il Muttoni era stato chiamato dagli Emo per dare una diversa configurazione
funzionale alla villa palladiana: le due barchesse laterali, originariamente
previste per gli usi agricoli, dovevano essere trasformate ad uso residenziale.
Alle funzioni collegate alla coltivazione dei possedimenti avrebbe dovuto provvedere
un edificio apposito, la Fattoria, appunto. Qui il luogo di lavoro, in villa
le funzioni di direzione, amministrazione e controllo dellattività
di campagna. Nel restauro (affidato allarchitetto Alberto Torsello che
ha operato in stretto rapporto con le Soprintendenze), la scelta è stata
quella della Conservazione Totale, rispettando il preesistente,
nelle sue stratificazioni, senza manomettere nulla, conservando persino i vecchi
intonaci anche là dove di evidente fattura popolare.
Il nuovo Centro Servizi, con tutta la necessaria tecnologia, è entrato
come ospite nella Fattoria, adeguandosi alla stessa, rispettando
in toto la lettura dellimpianto delledificio e delle sue originali
funzioni: valgano lesempio dei camini ottocenteschi funzionali alla bachicoltura,
riscoperti e resi evidenti, o le botti che non sono state rimosse dalla vecchia
cantina che le ospitava e che continuerà ospitarle. Inoltre, valorizzando
caratteristiche originali del fabbricato e agendo con nuove tecnologie, si è
voluto trasformare la Fattoria in un edificio passivo, ovvero autosufficiente
in termini di consumi energetici. Questo restauro, per il Credito Trevigiano,
afferma il suo presidente Nicola Di Santo, è la prosecuzione di unidea
nata qualche anno fa sullonda del movimento popolare sorto dalla preoccupazione
che i terreni circostanti la villa fossero acquistati dai cavatori di ghiaia.
Avremmo avuto Villa e parco assediati da enormi voragini. Il paesaggio ne sarebbe
sortito completamente stravolto. Noi, che per statuto siamo impegnati nella
difesa dei valori culturali ed economici del territorio, non potevamo stare
a guardare e favorimmo attraverso dei prestiti agevolati lacquisto di
quei terreni. Questa sensibilità portò il conte Emo a proporci
lacquisto della villa. Egli aveva infatti individuato in noi un interlocutore
che non ne avrebbe snaturato la destinazione duso e, soprattutto, ne avrebbe
rispettato la storia.
Garantita la regolare apertura al pubblico, in perfette condizioni e con tutti
i suoi arredi, della Villa, del suo meraviglioso Parco, resa funzionale la grande
Fattoria, la nostra attenzione è ora destinata a concentrarsi sullantico
Borgo prospiciente lingresso della Villa. E un nucleo, storicamente
molto interessante, di edifici un tempo abitati dai coloni. Stiamo oggi discutendo
su come recuperarli architettonicamente e dare loro nuova vita e nuova funzione.
Il secondo fronte, meno evidente ma altrettanto importante, è quello
di continuare a salvaguardare il contesto paesaggistico della Villa. E
degli scorsi mesi la nostra battaglia per linterramento di un tratto della
futura autostrada Pedemontana che, nel progetto originale, passava a nord della
Villa, su strutture sopraelevate, finendo così con il tagliare
lorizzonte che dalla Villa consente allocchio di spaziare sino ai
Colli Asolani. Una battaglia di civiltà che credo altrettanto importante
del restauro degli storici edifici.
Il gruppo di lavoro che per conto del Credito Trevigiano, in accordo con le
Soprintendenze, coordina il Progetto Villa Emo si è posto
lobiettivo di valorizzare lintero complesso, sia in termini di tutela
dellintangibilità della Villa che di salvaguardia ambientale, senza
tuttavia musealizzare il tutto, semmai adeguando le pertinenze rustiche, nellassoluto
rispetto delle architetture e del paesaggio, alle nuove esigenze dei tempi.
Così la Fattoria, che in tempi di economia agricola rappresentava uno
dei centri di produzione economica del sistema villa, è stata attentamente
restaurata e destinata ad ospitare il Centro Servizi del Credito Trevigiano,
una destinazione che nella realtà dei nuovi tempi persegue
la funzione di centro economico originaria delledificio.
Il Modello Villa Emo di recupero e riutilizzo compatibile
di un bene storico è oggetto di riflessione a livello veneto e nazionale
e potrebbe costituire un prototipo nel processo di salvaguardia di quellimmenso
patrimonio, unico al mondo, rappresentato dalle 4217 ville venete.