In seguito agli attentati sventati da Scotland Yard a Londra, arrivano
le prime richieste di cosa fare da parte dei passeggeri che sono rimasti
coinvolti nei ritardi e nella chiusura dell'aeroporto londinese.
Siamo in presenza del classico motivo che non prevede alcun rimborso,
come gli scioperi, le calamita' cosiddette naturali. Una questione di sicurezza
pubblica come quella in corso in Gran Bretagna e con le relative ricadute su
tutti gli altri aeroporti del mondo, in tutti i contratti di trasporto o di
fornitura di servizi turistici, prevede l'esclusione di qualunque rimborso,
cosi' come il dovere, da parte del vettore o del tour operator, di trovare soluzioni
alternative.
Il rimborso dei servizi non usufruiti non e', ovviamente, d'obbligo: e' solo
a discrezione del vettore aereo trovare una destinazione o un mezzo alternativoaccettabile per il passeggero. Cosi' come e' a discrezione del tour operator
trovare un modo diverso di far raggiungere la destinazione del pacchetto turistico
o offrirne un altro di gradimento del turista.
In casi come questo, ognuno subisce i suoi danni: il viaggiatore da una parte
e il vettore o tour operator dall'altra. L'unica cosa che si puo' fare e' darsi
una mano reciprocamente per attutire il piu' possibile i propri danni, senza
interferire nelle azioni delle autorita' pubbliche.
Una cosa a cui fare attenzione, pero', e' che da parte dei vettori e
dei fornitori di servizi, non ci sia una qualche speculazione: cioe' sfruttare
la situazione per coprire proprie deficienze, camuffandole da conseguenze dell'emergenza
in corso. Non sarebbe la prima volta che succede. In questo ultimo caso, non
configurandosi piu' la situazione cosiddetta imprevedibile, i diritti e i doveri
contrattuali e normativi ci sono tutti per entrambe le parti.
A cura di Vincenzo Donvito, presidente Aduc