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Piccole perle: VERDUNO PELAVERGA

All'inizio di ottobre, nella Langa del Barolo, si vendemmia un'uva la cui produzione è molto limitata e interessa il comune di Verduno e parte dei territori comunali di Roddi d'Alba e di La Morra: è il Verduno Pelaverga la cui produzione annua è di circa 100.000 bottiglie soltanto. Fino a non molti anni fa si pensava che il vitigno fosse stato importato da Saluzzo nei tempi antichi. A metà degli anni ottanta però, si è cominciato ad intuire che ci potevano essere delle differenze ampelografiche e studi scientifici recenti hanno infatti dimostrato la totale estraneità tra questa cultivar e la sua omonima coltivata nel saluzzese. All'inizio degli anni '90 questa cultivar è stata registrata come "Pelaverga Piccolo" e, anche grazie ai produttori che da tempo credono e investono su questo vitigno, con il decreto 20 ottobre 1995 si è giunti al riconoscimento della denominazione di origine del vino.

La tradizione vuole che sia stato il beato Sebastiano Valfrè a introdurre la coltivazione del Pelaverga Piccolo nelle Langhe intorno al 1700. Quel che è certo è che esiste una similitidine tra questo vitigno ed un altro molto antico che si ritrova ormai solo occasionalmente il Langa, il Pignolo. Ma la visione di un vino legata al santo crea nell'immaginario collettivo quasi un invito al piacere del bere e, vera o falsa che sia la leggenda, intorno a questo vino aleggia un tocco di misticismo. Il Pelaverga è anche considerato da sempre un vino afrodisiaco principalmente per il suo aroma speziato che ricorda molto il pepe nero. Il colore è rosso rubino più o meno carico con riflessi cerasuoli o violetti e l'odore è intenso e fruttato, ha un delicato profumo di ribes ed un sapore pieno, secco, vellutato e armonico. La gradazione minima deve essere di 11° e l'uso è da pasto. Va servito a una temperatura compresa fra i 14 e i 16° C. Il decreto di denominazione di origine prevede che in vinificazione vengano utilizzate per l'85% uve provenienti dal vitigno Pelaverga Piccolo a cui può essere aggiunto un massimo del 15% di uve provenienti da altre varietà a bacca rossa autorizzate o raccomandate per la provincia di Cuneo e non aromatiche.

BIBLIOGRAFIA
P. Visonà, A Di Giacomo, M. Busso, C. Vischi, PIEMONTE VIGNETO TUTTO DOC, Gribaudo, Cavallermaggiore, 2002
G. Cavazzana, L. Innocenti, T. De Rosa, LA MIA CANTINA, Edizioni Librex, Milano, 1969

 

A cura di Enrico Tiziana, enologa





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