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Gastronomi e buongustai, soprattutto nei paesi con
antiche tradizioni vitivinicole, sono sempre stati d’accordo
nell’affermare che per gustare un cibo nel modo migliore conviene
accompagnarlo con un vino appropriato e che lo stesso vale
per gustare al meglio anche un vino.
Lo
scopo dell’abbinamento cibo-vino è quello di suscitare
sensazioni gustative armoniche, quindi vino e cibo devono
esaltarsi reciprocamente e devono essere l’uno al servizio
dell’altro senza sovrastarsi. A differenza per esempio delle
tecniche di degustazione, nel campo degli abbinamenti cibo-vino
è il caso di parlare di indicazioni più che di regole.
Il terreno, infatti, è uno dei più insidiosi anche per i professionisti.
Sulla scelta del vino da abbinare al cibo, intervengono una
moltitudine di fattori, primo tra i quali il gusto soggettivo
ma non bisogna dimenticare anche la temperatura del cibo,
le materie prime della pietanza, i condimenti, la mano del
cuoco, il vino stesso (produttore, annata, etc…), … tutti
elementi che è impossibile riprodurre nel tempo.
Molteplici sono stati i tentativi di formulare precise regole
di abbinamento tra cibo e vino, tuttavia, come abbiamo visto,
le variabili sono svariate e quindi la codificazione diventa
quasi impossibile ed è evidente inoltre l’ulteriore impossibilità
di amalgamare in modo perfetto le variabili stesse. Ciò nonostante
esistono delle indicazioni che ci consigliano la strada da
seguire per ottenere accostamenti in grado di soddisfare anche
i palati più esigenti.
Gli abbinamenti cibo-vino hanno iniziato in qualche modo
ad essere codificati solo a partire dal XIX secolo.
Nel secolo successivo sono emerse varie scuole di pensiero
tra cui le più importanti sono quella francese (che ha dettato
da sempre regole molto rigide e la tendenza attuale va verso
la teoria del contrasto/analogia), quella inglese (basata
sostanzialmente sul gusto soggettivo) e quella italiana. È
soprattutto a quest’ultima che faremo riferimento.
ANALISI SENSORIALE DEL CIBO
Tutte le teorie sull’abbinamento, che andremo a descrivere
più oltre, prendono in considerazione, oltre che le caratteristiche
organolettiche del vino, anche quelle del cibo. Abbiamo detto
che in un giusto abbinamento, le caratteristiche di un vino
non devono mai sovrastare quelle di un cibo e viceversa. Nasce
da qui l’esigenza di saper effettuare l’analisi sensoriale
anche dei cibi. Vediamola quindi brevemente per imparare i
termini che saranno utilizzati nei paragrafi seguenti.
ESAME VISIVO
Si valutano i colori e la disposizione della pietanza nel
piatto. L’aspetto del cibo è importante a livello psicologico
perché ci invita o meno a mangiare.
ESAME OLFATTIVO
Si valutano i profumi di cottura (per gli alimenti cotti)
o l’aromaticità naturale (per gli alimenti crudi). Molto importante
è la temperatura di servizio degli alimenti poiché, a seconda
di quest’ultima, varia la persistenza degli odori. Bisogna
inoltre ricordare che cibi a temperatura troppo alta o troppo
bassa non sono abbinabili a nessun vino perché portano all’atrofia
temporanea delle papille gustative.
Le sensazioni visive e olfattive insieme influiscono sulle
nostre sensazioni gusto-olfattive provocando il fenomeno dell’acquolina
in bocca, una reazione nervosa naturale che comporta
una secrezione ghiandolare in bocca e che ci fa avvertire
il senso dell’appetito anche se abbiamo già mangiato.
ESAME GUSTATIVO
Come per il vino, nell’esame gustativo di un cibo andremo
a valutare i quattro sapori fondamentali (acido, dolce,
amaro, salato). Si valuta inoltre la persistenza, cioè quanto
a lungo dopo la masticazione e la deglutizione il sapore del
cibo si mantiene in bocca.
Le sensazioni tattili invece si dividono in:
- SENSAZIONI MORBIDE:
- grassezza (data dai grassi solidi, es.: burro);
- untuosità (data dai grassi liquidi, es.: olio);
- tendenza dolce (non dovuta a zuccheri aggiunti
e simile all’insipido);
- succulenza (presenza di liquido in bocca).
- SENSAZIONI DURE:
- sapidità (dovuta ad aggiunta di sale o insaporitori);
- tendenza amarognola (data da ingredienti amari,
abbondanza di erbe aromatiche o da cotture alla griglia
o alla brace);
- tendenza acida (data da presenza rilevante di ingredienti
aciduli);
- speziatura (data da spezie o erbe aromatiche cotte);
- aromaticità (data da ingredienti con aromi particolari
o da erbe aromatiche crude).
TECNICHE DI ABBINAMENTO
Le diverse teorie e i diversi studi sugli abbinamenti sono
finalizzati allo scopo di fornirci regole, o meglio, indicazioni
su come procedere nella scelta del vino con le più diverse
pietanze senza cadere in errori eclatanti.
A questo proposito, prima di passare ad elencare le varie
teorie sugli abbinamenti, è bene anche ricordare cosa dice
il galateo in proposito e cioè che i vini si servono
in base ai piatti, alla stagione, all’età degli invitati e
all’esperienza personale. Al variare delle portate andrebbe
cambiato il vino perché ogni piatto presenta proprie caratteristiche
gustative.
ABBINAMENTO PER TRADIZIONE
Significa abbinare un piatto tipicamente regionale con un
vino della stessa zona, creando un’affinità di sapori e profumi
tipici. È forse la tecnica di abbinamento più antica e naturale,
non a caso si pensi alla tradizione enogastronomica del nostro
Paese che ha da sempre visto piatti regionali e vini del
territorio andare a braccetto, integrandosi in un connubio
omogeneo di sensazioni e sapori.
ABBINAMENTO PER STAGIONE
Un’altra tecnica di abbinamento, che ha da sempre seguito
una logica istintiva, è quella degli abbinamenti stagionali
che si basa sul principio di servire cibi leggeri accompagnati
da vini freschi in estate, e piatti complessi accompagnati
da vini altrettanto strutturati in inverno.
ABBINAMENTI PER CONTRASTO/ANALOGIA
La tecnica più utilizzata attualmente è quella che si
basa su due criteri specifici:
- CONTRASTO si basa sui quattro sapori fondamentali poiché
tra loro tendono a rafforzarsi o a smorzarsi. Il principio
è quello che alcune sensazioni del vino e del cibo bilancino
gli squilibri dell’altro;
- ANALOGIA l’abbinamento per analogia è quello che sposa due
elementi che hanno molte similitudini e si utilizza quando
ciò che deve prevalere è l’aspetto della quantità della sensazione
gustativa piuttosto che la necessità di smorzare e riequilibrare
le tendenze prevalenti.
Quindi in breve:
| SENSAZIONE |
RINFORZATO DA: |
ATTENUATO DA: |
| Acido |
amaro/salato |
dolce |
| Amaro |
salato/acido |
dolce |
| Dolce |
salato |
acido/amaro |
| Salato |
amaro/acido |
dolce |
Su questi due criteri sono stati elaborati tre metodi statistici:
- METODO MERCADINI
È quello utilizzato dall’A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier).
Si tratta di utilizzare uno schema grafico in cui vengono
assegnati dei punteggi alle diverse caratteristiche sia del
vino che del cibo. Unendo i punti sullo schema si otterranno
due poligoni: più simili tra loro saranno i poligoni, più
è alto il grado di compatibilità tra i due elementi.
- METODO PICCINARDI
Come per il metodo precedente, la scheda ideata da Piccinardi
considera alcune caratteristiche del vino e del cibo: ad ogni
caratteristica del vino ne viene abbinata una del cibo e ad
ognuna si assegna un punteggio. Si calcola il totale dei punti
per il cibo e il totale dei punti per il vino: quanto minore
è la differenza di punteggio tra le singole caratteristiche
del vino e le corrispondenti del cibo, tanto maggiore è l’efficacia
dell’accostamento.
- METODO SICHERI
Si tratta di confrontare alcune caratteristiche del cibo e
altrettante del vino assegnando ad ogni caratteristica un
punteggio: più i due punteggi sono vicini, più l’abbinamento
è giudicato riuscito. I singoli punteggi possono inoltre essere
utilizzati per disegnare un grafico che renda subito evidente
il confronto e il grado di validità dell’abbinamento.
Pur essendo molto “scientifici”, tutti e tre i metodi sopra
descritti hanno un limite: sono esami di compatibilità tra
un vino e un cibo predeterminati ovvero scelti a priori, mentre
nella realtà ci troviamo a dover scegliere che vino abbinare
ad un piatto che abbiamo cucinato o che abbiamo ordinato al
ristorante.
ALTRI CRITERI
Un abbinamento riuscito per una certa tavolata di ospiti potrebbe
non essere ugualmente vincente se offerto ad altri: è il caso
in cui subentra il fattore PSICOLOGICO. L’abbinamento A TEMA
è invece quello in cui si sceglie prima il vino e solo successivamente
a quella scelta si decide il menù.
ESEMPI PRATICI
È giudizio personale dell’autore che vi scrive che per abbinare
nella pratica un cibo a un vino è bene tener conto delle prime
tre tecniche che abbiamo visto e cioè:
- preferire con i piatti della tradizione locale i vini del
territorio;
- scegliere cibi freschi d’estate e più complessi d’inverno;
- tenere conto dei criteri di contrasto e analogia dei sapori.
In ogni caso non bisogna esasperarsi alla ricerca del giusto
abbinamento, in fin dei conti cibo e vino raramente stanno
insieme in bocca. Una regola però da rispettare è che un elemento
non deve alterare il sapore dell’altro, ma per il resto è
giusto anche dar via libera alla fantasia e al gusto personale.
Facciamo degli esempi di abbinamenti in base agli ingredienti
principali di alcune portate:
PASTA E RISO
Gli abbinamenti qui dipendono dal sugo con cui sono conditi
la pasta o il riso, ricordando che, a parità di condimento,
il riso rispetto alla pasta richiederà un vino più strutturato
e alcolico.
1) Pasta a base di pesce: bianchi morbidi, leggermente
abboccati;
2) Pasta a base di carne: rossi giovani;
3) Pasta o risotto a base di verdure: bianchi secchi;
4) Risotto di pesce: bianchi strutturati;
5) Minestre: bianchi secchi con buona acidità;
6) Zuppe: rossi giovani, novello.
CARNE
I parametri da tenere in considerazione per i piatti a base
di carne, come per quelli a base di pesce, sono:
- il metodo di cottura;
- il tipo di animale.
In base al metodo di cottura distinguiamo:
1) Carne alla griglia o ai ferri: rossi giovani, freschi,
leggermente tannici (richiedono un vino che attenui la tendenza
dolce e equilibri la succulenza);
2) Bolliti: rossi con pochi tannini, buon tenore in
alcol e acidità (necessitano di vini che attenuino la tendenza
dolce e il grasso);
3) Carni al forno o in padella: necessitano di vini
rossi poco tannici e con buon tenore in alcol;
4) Stufati, brasati, umido e selvaggina: rossi strutturati
e corposi (più maturi per la selvaggina);
5) Carni fredde (non marinate): bianchi strutturati
e aromatici;
6) Carni marinate: se la marinata è a base di vino
si berrà lo stesso vino utilizzato per la preparazione del
piatto, altrimenti non va abbinato alcun vino;
7) Carni impanate: vini frizzanti per “sgrassare la
bocca”.
In base al tipo di animale possiamo dire che:
- a parità di cottura le carni bianche richiedono vini più
giovani rispetto alle carni rosse;
- le interiora vanno abbinate a bianchi di buon corpo o rosati
morbidi (si deve contrastare la tendenza amarognola).
PESCE
1) Pesci bianchi crudi, al vapore o appena scottati:
bianchi delicati di medio corpo e alcol, bassa acidità;
2) Crostacei e molluschi: bianchi morbidi e aromatici
oppure spumanti leggeri;
3) Fritti di pesce, anguilla: spumanti con buona acidità
e alcool;
4) Pesci al forno o in padella: bianchi strutturati,
anche affinati in barrique, oppure rosati morbidi;
5) Zuppe: bianchi o rosati strutturati oppure rossi
giovani e leggeri;
6) Baccalà e stoccafisso: rosati di buon corpo o rossi
leggeri;
7) Pesce affumicato: spumanti di buona struttura e
alcol.
SALUMI
1) Bresaola: rossi giovani, leggeri con buona acidità;
2) Cotechino, zampone, salame cotto: rossi frizzanti
con buona acidità;
3) Prosciutto e salame crudi, coppa, speck: rosati
o rossi morbidi;
4) Salsiccia piccante, salame agliato, pancetta: rossi
di buon corpo.
FORMAGGI
1) A pasta dura, cotta e maturati: rossi ben strutturati
oppure bianchi passiti o muffati;
2) A pasta semicotta: rossi di corpo con qualche anno
di invecchiamento;
3) A pasta filata dura: rossi morbidi e strutturati;
4) A pasta dura cruda, anche maturi: Rossi di buona
struttura;
5) Semigrassi a pasta semidura: rossi equilibrati;
6) Molli, grassi, a pasta cruda, erborinati: bianchi
e rossi di buon corpo;
7) Grassi a pasta fresca: bianchi giovani e leggeri,
con buona acidità;
8) Freschi a pasta filata: bianchi frizzanti o spumanti.
DOLCI
1) Dolci al cucchiaio: vini aromatici frizzanti oppure
bianchi passiti;
2) A pasta lievitata: bianchi spumanti aromatici e
poco alcolici;
3) Torte a base di frutta: bianchi e rosati morbidi
con leggero residuo zuccherino;
4) Torte a base di creme: muffati, vendemmie tardive;
5) Torte non lievitate: passiti con buon tenore in
alcol.
INGREDIENTI PARTICOLARI
1) Uova: bianchi secchi, fini e vellutati;
2) Frutta secca: rossi abboccati e aromatici oppure
passiti;
3) Funghi: bianchi morbidi o rosati a seconda della
preparazione;
4) Tartufo: bianchi e rossi di gran complessità e struttura
a seconda delle preparazioni e della specie (bianco o nero).
ABBINAMENTI IMPOSSIBILI
Ci sono poi casi in cui sarebbe meglio evitare l’abbinamento
con il vino. Di solito i cibi che presentano questa difficoltà
sono quelli con caratteristiche talmente spiccate da offuscare
le qualità organolettiche del vino. Ecco alcuni esempi:
CIOCCOLATO e SACHERTORTE: è molto difficile l’abbinamento
di questi alimenti, tuttavia si può azzardare un rosso liquoroso
molto alcolico tipo Porto;
TORTE LIQUOROSE A BASE DI CREME: l’abbinamento è impossibile
vista la presenza di liquore che cozzerebbe con il sapore
di qualsiasi vino;
FRUTTA FRESCA e MACEDONIA;
CARCIOFI CRUDI: perché tendono a cambiare il sapore del vino
in metallico/amaro o ad aumentarne la dolcezza;
FINOCCHI: la persistenza aromatica è lunghissima e difficilmente
un vino può competere con essa;
PIATTI SPEZIATI: perché bruciano il palato quindi gli unici
vini che possono essere bevuti con piatti molto speziati sono
vini acidi e poco alcolici;
SOTTACETI e INSALATE CONDITE CON ACETO: perché il gusto dell’aceto
non si accorda con quello del vino;
GELATO: perché è troppo freddo.
Bibliografia utile:
Guatteri F., LA
DEGUSTAZIONE DEL VINO, 2005, Edizioni Grubaudo, Savigliano
Ratti R., COME DEGUSTARE I VINI, 1989, Edizioni Aeb, Brescia
Saracco C., VINI DOC E ABBINAMENTI, Arnoldo Mondatori editore,
1990, Milano
G. Sichieri, IL
LIBRO COMPLETO DEL VINO, De Agostani, Novara, 2002
Vaccarini G., MANUALE
DEL SOMMELIER, 1995, AIS, Milano
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