Da sempre il cavallo partecipa alla storia dell'umanità da autentico
protagonista: non è un caso che se ne sia usato uno, seppur di legno,
per espugnare limpenetrabile Troia. Il rapporto tra il cavallo e il suo
compagno di elezione, il cavaliere, non è un rapporto tra mezzo e utilizzatore,
è un binomio paritetico. Efficace strumento in una serie di attività
fondamentali, dalla circolazione al traino, dal trasporto allagricoltura,
fedele compagno a caccia e in guerra, nobile partner in manifestazioni ludiche
o religiose, apprezzato per lelevato valore economico, da sempre il cavallo
è un'icona di prestigio e di potere, vero e proprio status symbol. Già
nel mondo antico il suo possesso è un tale segno di distinzione sociale
da far sì che agli inizi dell'età del Ferro cominci ad affermarsi,
anche a livello iconografico, unaristocrazia che potremmo definire equestre.
Man mano che allinterno delle prime comunità protourbane iniziano
a differenziarsi, per rango, ricchezza e prestigio, i primi gruppi emergenti,
le loro sepolture si riempiono di morsi, finimenti e bardature equine, puntali
e sonagli da carro, fibule ed altri oggetti configurati a cavallino, a volte
carri, a volte addirittura cavalli (come nella necropoli di Via Belle Arti a
Bologna o in quella di Verucchio, nel riminese), ad indiziare la progressiva
identificazione di cavalleria e patriziato, e a ribadire, anche a livello funerario,
il ruolo eminente dei possessori di carri e cavalli. La mostra "Cavalieri
Etruschi dalle Valli al Po" illustra i più recenti studi sulle testimonianze
della prima età del Ferro ad ovest di Bologna, dati e confronti da cui
emerge una connotazione specifica leggibile a livello di testimonianze
funerarie legata alluso e allesibizione del cavallo e del
carro da parte di individui eminenti allinterno delle comunità
dislocate nelle valli del Samoggia, del Reno e del Panaro. L'esposizione è
curata da Rita Burgio e Sara Campagnari ed è promossa dal Museo Civico
Archeologico Arsenio Crespellani di Bazzano (BO) e dalla Soprintendenza
per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna. Partecipano alla mostra, e
relativo catalogo, gli Istituti prestatori di una parte dei reperti, Museo Nazionale
Etrusco "Pompeo Aria" di Marzabotto, Museo Civico Archeologico di
Bologna, Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, Museo Civico di Castelfranco
Emilia, Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto, Museo Civico
di Stellata di Bondeno e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Corredo ceramico dalla Tomba 2 (prima metà VII sec.a.C.), rinvenuta in
via Isonzo a Casalecchio di Reno - scavi 1975 Fulcro dellesposizione è
lanalisi del popolamento della Valle del Samoggia, attestato probabilmente
sin dagli inizi dellVIII secolo a.C. e ben ricostruibile nel VII sec.a.C.,
purtroppo quasi esclusivamente sulla base di materiali rinvenuti in contesti
tombali scavati nellOttocento. A tal fine sono stati analizzati topograficamente
i siti dellarea collinare, dellalta, media e bassa valle.
Lo studio di queste testimonianze è stato il pretesto per
addentrarsi in tematiche di ben più ampia portata, illustrate attraverso
il confronto con alcuni dei reperti più significativi dalle valli del
Reno e del Panaro, e lanalisi dei rapporti tra esse e quel versante della
Toscana costituito dalle aree di Firenze, Prato e Pisa. La mostra "Cavalieri
Etruschi dalle valli al Po. Tra Reno e Panaro, la valle del Samoggia nellVIII
e VII sec. a.C." espone più di 400 reperti archeologici provenienti
da corredi tombali dalle aree esaminate: ci sono parures di fibule ed altri
oggetti di ornamento in bronzo, osso, ambra e pasta vitrea, ceramiche, tutti
oggetti deposti nelle tombe con evidente valore simbolico collegato al rito,
nonché espressione del rango e del ruolo di individui appartenenti a
quel ceto aristocratico che a partire dalla metà dellVIII secolo
a.C. iniziò ad affermarsi con forza sempre maggiore. Un esempio evidentissimo
della presenza delle aristocrazie rurali ad ovest di Bologna è poi costituito
dalle stele protofelsinee e dai segnacoli funerari con immagini antropomorfe
esposti. Simbolo e star del percorso espositivo è la ricostruzione a
scala naturale della Tomba 2 di Casalecchio di Reno, con stele protofelsinea
e corredo originali. La Tomba 2, rinvenuta a Casalecchio di Reno (Via Isonzo)
nel 1975. La tomba sarà ricostruita a scala naturale e con il corredo
originale nella mostra di Bazzano Prodotto naturale degli studi degli anni passati,
questa mostra offre l'occasione per presentare nella loro interezza, talora
per la prima volta, le testimonianze della prima età del ferro provenienti
dalla vallata del Samoggia. Tra queste, l'esposizione integrale dei reperti
bazzanesi, (attualmente conservati anche al Museo Civico Archeologico Etnologico
di Modena), insieme a quelli della vallata, rappresenta per il visitatore unoccasione
unica per una visione esaustiva delle testimonianze attualmente provenienti
dal territorio. All'interno del percorso espositivo, un ruolo non secondario
è rivestito dall'analisi della figura del cavallo e del cavaliere. Nelle
tombe più ricche di epoca villanoviana la figura del cavallo è
una costante, sia (e soprattutto) attraverso la deposizione di oggetti connessi
alla sua bardatura o al carro, che sotto forma di raffigurazioni in ceramica.
È una figura che presenta due valenze inscindibilmente legate, quella
di indicatore sociale di personaggi di alto rango e quella di simbolo del viaggio
degli stessi nelloltretomba. Gli ultimi studi, di sintesi, sulle testimonianze
della prima età del ferro ad ovest di Bologna hanno fatto emergere una
connotazione specifica leggibile a livello di testimonianze funerarie
legata alluso e allesibizione del cavallo e del carro da parte di
individui eminenti allinterno delle comunità dislocate nelle valli
del Samoggia, del Reno e del Panaro. Numerose tombe restituiscono infatti morsi
equini, oggetti legati alla bardatura del cavallo nonché riferimenti
più o meno espliciti al suo possesso, esibiti allinterno di un
complesso rituale funerario che prevede la deposizione di offerte alimentari,
di oggetti con funzioni squisitamente rituali, caratterizzati da forme e decorazioni
peculiari, e di oggetti sottratti alla sfera dei vivi mediante defunzionalizzazione.
Particolarmente interessanti, infine, i risultati delle analisi archeobotaniche
effettuate in sezioni di scavo limitrofe alle tombe. Gli studi pollinici, antracologici
e carpologici dei campioni prelevati ai margini delle sepolture villanoviane
hanno reso possibile approfondire aspetti collegati non solo al contesto rituale
e funerario, ma anche alla vita quotidiana e alle attività che si svolgevano
nell'area circostante la zona del rinvenimento, consentendo di ricostruire il
quadro ambientale e vegetazionale che faceva da sfondo alle tombe e, più
in generale, alle aree dalle Valli al Po tra l'VIII e il VII sec. a.C.
L'esposizione è affiancata da un percorso didattico sugli Etruschi,
per le scuole, relativo alle tematiche affrontate in mostra; sono inoltre disponibili
audioguide e visite guidate per gruppi di adulti. Contatti tra vallate e rapporti
con l'Etruria settentrionale Per ogni vallata sono state analizzate idrografia,
popolamento (villaggi, necropoli e tipologie tombali) e i contatti con Bologna
e le altre valli. La Valle del Samoggia, sostanzialmente chiusa
in direzione dellAppennino allaltezza di Savigno, è tuttavia
risultata collegata con itinerari transvallivi (oltre che con il percorso pedemontano)
con le due ben più importanti vallate/direttrici di traffico del Reno
(attraverso la valle della Venola) e del Panaro (attraverso il rio Marzatore
e il torrente Ghiaie), principali vie di contatto con lEtruria Settentrionale.
Sulla valle del Reno, ad ovest di Felsina e posto su unimportante guado
del fiume, linsediamento di Casalecchio (allimbocco della strada
verso la Toscana) ha restituito nella sua interezza il ricco corredo della Tomba
2 inizi del VII sec.a.C., con stele protofelsinea- che verrà esposto
contestualmente alla ricostruzione della tomba e con una selezione di materiali
dalla necropoli. Proseguendo verso sud è Pontecchio, in località
San Biagio, ad offrire le testimonianze della presenza di gruppi che controllano
la via del Reno, con la ricca Tomba 1, databile alla prima metà del VII
sec.a.C., ancora ben inserita nella temperie culturale bolognese ma aperta probabilmente
ad influssi dellEtruria Settentrionale. Dopo Marzabotto, che presenta
tracce di frequentazione di fase villanoviana nellarea della futura città
etrusca, sul versante occidentale della vallata, si apre la via della Venola
(collegata al Samoggia), con importanti attestazioni dalla piccola necropoli
di cinque tombe, di cui una contraddistinta da una stele con figura di defunta
(esposta in mostra), della seconda metà dellVIII inizi VII
sec. a.C. Lanalisi dei corredi ha consentito di precisare ulteriormente
l'eventuale presenza di influssi diversi da quello bolognese. Oltre lAppennino,
il diretto referente della Valle del Reno è costituito dalle comunità
stanziate nella piana tra Firenze, Prato e Pistoia. Qui, in fase villanoviana,
si concentrano le testimonianze più significative, provenienti principalmente
da piccole necropoli che confermano, già a partire dalla metà
dellVIII sec. a.C., la vivacità dei contatti con larea padana,
evidenti nella composizione dei corredi funerari più che nel rituale
o nell'architettura della tomba.Particolarmente interessante è il confronto
tra le tombe del villanoviano bolognese e quelle di Sesto Fiorentino, Val di
Rose e Madonna del Piano, nonché con i corredi di Firenze e i materiali
villanoviani di Fiesole.Numerosi elementi di confronto con larea bolognese
offre infine la tomba a pozzo dal tumulo B della necropoli di Prato Rosello
di Artimino, che attesta la presenza di individui eminenti alle soglie dellOrientalizzante
-in diretta continuità con i loro discendenti che costruiranno i tumuli-
nellarea alla confluenza tra Arno e Ombrone, egualmente ben collegata
con gli itinerari transappennici.
Il Panaro costituisce un altro e non secondario collegamento per la valle del
Samoggia, sia attraverso gli itinerari transvallivi, sia soprattutto attraverso
la via pedemontana sulla quale si attesta limportante nucleo di insediamenti
facente capo a Savignano sul Panaro. Se per lalta valle del Panaro le
tracce di insediamenti nel Villanoviano sono particolarmente evanescenti, già
allaltezza di Marano alcuni materiali in bronzo, tra i quali una fibula
con numerali incisi della seconda metà del VII sec. a.C. attestano una
notevole vitalità dellarea. Ma sono soprattutto i sepolcreti savignanesi
che, a partire dallVIII e addirittura dal IX sec.a.C (necropoli Cà
Bianca e podere Fallona), testimoniano linserimento del territorio nellambito
dellespansione bolognese, con modalità da precisare ulteriormente
alla luce delle testimonianze più antiche. Più a nord, in corrispondenza
del tracciato della futura via Emilia, Castelfranco ha restituito un importante
sepolcreto databile tra la metà dellVIII e il VII sec. a.C., anchesso
ben riconducibile alla fase espansionistica di Felsina verso Ovest. Morsi equini
in bronzo con montanti a pelta (VIII sec. a.C.). Castelfranco Emilia
(MO), podere Pradella, scavi ottocenteschi (Museo Civico Archeologico di Bologna)
La valle del Panaro a Nord, verso il Po è aperta invece ad influssi non
solo bolognesi, ma anche atestini, romagnoli e dellEmilia occidentale,
ben evidenziati nei reperti dalla necropoli di Bondeno - Santa Maddalena dei
Mosti, databile al Villanoviano IV, nonché dai resti di abitato del Fondo
Colletta, dal Fondo Marchesa, Fondo Barchessa. I contatti transappenninici tra
la valle del Panaro e la Toscana nel villanoviano appaiono, stando allattuale
documentazione archeologica, piuttosto evanescenti. Probabilmente per lepoca
è possibile ipotizzare come già attivo il percorso viario costituito
dalla valle del Serchio che attraverso la valle del Lima risulta collegata al
Panaro. Sul versante toscano lattestazione più settentrionale è
costituita dalla fase di VIII sec. a.C. dellabitato del Chiarone di Capannori
nella piana di Lucca, i cui materiali presentano contatti con quelli bolognesi,
ma anche volterrani, alla quale segue una fase di ripiegamento e chiusura
delle comunità locali nella fase orientalizzante. Un altro importante
referente per la valle del Panaro era probabilmente anche linsediamento
di Pisa, attivo secondo gli ultimi importanti rinvenimenti già
a partire dalla fase villanoviana. Spada ad antenne, in bronzo, tipo Weltenburg
(770-720 a.C.) Rinvenuta in via di Gaibola a Ronzano (BO), scavi 1848 (Museo
Civico Archeologico di Bologna) Cavallo e cavaliere: una storia millenaria Difficilmente
l'uomo contemporaneo percepisce l'importanza che gli animali domestici rivestivano
per le condizioni di vita dell'umanità, non solo dal punto di vista alimentare
ma per molte altre funzioni oggi risolte con l'uso di macchine,
dai movimenti ai trasporti, dalla forza lavoro alla caccia, alla guerra. Fino
all'introduzione della macchina a vapore, il cavallo in particolare ha rappresentato
un compagno indispensabile dell'uomo in tutta una serie di attività fondamentali,
dalla circolazione veloce di persone montate, al traino di vetture per viaggi
più lunghi, al trasporto delle merci, agli usi secondari in agricoltura
(dove venivano preferiti buoi ed asini), all'utilizzazione in battaglia e per
gli inseguimenti della selvaggina.
Per questo abbiamo tutta una serie di autori antichi sia greci che latini che
hanno dedicato trattati specifici al cavallo, al suo allevamento e addestramento.
Tuttavia il possesso del cavallo, o di più cavalli, era considerato nel
mondo antico anche un segno di distinzione sociale, specie nel momento in cui
agli inizi dell'età del ferro si andavano differenziando all'interno
delle prime comunità protourbane gruppi emergenti dal punto di vista
del rango, della ricchezza e del prestigio. Le attenzioni e le cure da destinare
all'allevamento e all'addestramento dei cavalli, specie di quelli destinati
a compiti specialistici, come la guerra o la caccia, richiedevano possibilità
economiche e probabilmente la disponibilità di personale addetto a questi
compiti. Con l'età del Bronzo Finale (quando oltre al combattimento su
carro comincia a diffondersi quello da sella) e poi con la prima età
del Ferro, l'ideologia di un'aristocrazia che potremmo definire equestre
si afferma pienamente e in modo consapevole anche a livello iconografico, a
partire proprio dal mondo greco. Basterà ricordare il frequente comparire
di immagini di cavalli, plastiche e dipinte, sulla ceramica geometrica delle
varie produzioni greche, o i bronzetti votivi che li rappresentano. ma anche
la definizione che veniva data delle classi dominanti ad Atene (ippeis, tetrippotrophoi)
come in Eubea (ippobotai) e il rilievo sociale che in diverse città aveva
la condizione di cavaliere o di allevatore, anche in ragione dell'impiego militare
del cavallo. La documentazione archeologica del mondo greco conferma già
da un' età molto antica il ruolo eminente dei possessori di carri e di
cavalli, che si estrinseca anche a livello funerario. Anche a Roma la più
antica tradizione istituzionale prevedeva che tre centurie di cavalieri (300
uomini) fossero fornite all'esercito dai ranghi delle tre tribù (Ramnes,
Titienses e Luceres); il legame del cavallo alla simbologia regia è inoltre
ben testimoniato da una serie di cerimonie religiose di origine antichissima.
In ambito etrusco il quadro è più complesso, anche se l'impiego
della cavalleria a livello militare, come forza decisiva, è attestato
in età arcaica almeno per la battaglia di Cuma del 524 a.C.Più
significativi sembrano i riferimenti che collegano l'ordine equestre alla monarchia
etrusca a Roma. Le fonti sembrano indicare che almeno nella dinastia etrusca
di Roma, tra VII e VI secolo a.C., l'erede designato al trono, che sia o meno
figlio del sovrano in carica, comandi la cavalleria o, almeno, si legittimi
attraverso questo ruolo. Il carro parrebbe invece riservato al sovrano, almeno
nelle manifestazioni pubbliche (dagli Etruschi verrebbe a Roma l'uso del Trionfo,
in cui il condottiero vincitore sfila sulla quadriga insignito dei simboli ereditati
dai re etruschi e da Vetulonia). Ricostruzione grafica di una bardatura equina
di età villanoviana (disegno Maria Agnese Mignani, SBAER). In alto a
sinistra, morsi di cavallo in bronzo dal Museo Archeologico Ambientale di San
Giovanni in Persiceto (BO) Il Museo Civico Archeologico Arsenio Crespellani
nella Rocca dei Bentivoglio di Bazzano La nascita nel 1873 del Museo Civico
di Bazzano rappresentò lesito felice di una stagione di scavi e
scoperte nel territorio della Valle del Samoggia, ad opera di illustri cittadini
bazzanesi, ma anche di studiosi del calibro di Arsenio Crespellani che per primi
diedero un importante contributo alle ricerche archeologiche di questo territorio.
Il nucleo principale dellesposizione museale è costituito proprio
dai reperti provenienti dagli scavi dellimmediato periodo postunitario.
Si tratta dei materiali preistorici in selce e ftanite dai poderi Bellaria e
Livello, i reperti delletà del Bronzo dagli scavi sullaltura
della Rocca, parte dei materiali della necropoli etrusca Fornace Minellie
i reperti provenienti dai pozzi-deposito Casini e Sgolfo. Nel secolo scorso
le acquisizioni principali del Museo hanno riguardato letà del
bronzo, con i materiali dagli scavi di Ercole Contu nellarea già
interessata dalle ricerche ottocentesche, lepoca romana, con la raccolta
di reperti sporadici sia dal territorio bazzanese, sia dalla Valle del Samoggia
e le epoche medievale e moderna, con i materiali rinvenuti nellarea della
Rocca. I materiali del Museo sono stati oggetto di pubblicazione ad opera di
autorevoli studiosi, prima con un catalogo (1986) curato dalla prof. Sara Santoro
Bianchi, poi in altri studi, tra i quali il catalogo della mostra Il tesoro
nel pozzo del 1994 e i recenti atti del convegno Archeologia nella Valle del
Samoggia svoltosi a Bazzano nel 2001. L'opera più recente è il
catalogo "Il Museo Civico Archeologico Arsenio Crespellani
nella Rocca dei Bentivoglio di Bazzano", curato da Rita Burgio e Sara Campagnari,
realizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna
e presentato al pubblico il 31 maggio 2008.
Promosso da: Comune di Bazzano, Fondazione Rocca dei Bentivoglio e Museo Civico
Arsenio Crespellani in collaborazione con Soprintendenza per i Beni
Archeologici dellEmilia-Romagna. Istituti prestatori: Museo Nazionale
Etrusco di Marzabotto, Museo Civico Archeologico di Bologna, Museo Civico Archeologico
Etnologico di Modena, Museo Civico di Castelfranco Emilia, Museo Archeologico
Ambientale di San Giovanni in Persicelo, Museo Civico di Stellata di Bondeno
e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana Enti finanziatori: Comune
di Bazzano, Provincia di Bologna, IBC Istituto per i beni artistici culturali
e naturali della Regione Emilia-Romagna e Fondazione Carisbo
Quando: da sabato 12 dicembre 2009 a lunedì 5 aprile 2010
Orari: martedì-venerdì 15-19 - sabato 9-12 e 15-19 -domenica
15-19. Chiuso lunedì, Natale e Capodanno
Ingresso: € 5,00 comprensivo di audio guida. Possibilità di visite
guidate per scolaresche e gruppi max 30 persone Prenotazioni e visite guidate
339.7612628 Info: tel. 051 83 64 42 -83 64 05 museo@roccadeibentivoglio.it -
www.roccadeibentivoglio.it
Il catalogo della mostra è in vendita presso il bookshop della Rocca
dei Bentivoglio Via Contessa Matilde n. 10 a Bazzano (BO)