Palazzo dei Diamanti dedica la mostra di primavera ad una figura chiave della
scena artistica del secondo Novecento. Amico di maestri come Bonnard, Matisse,
Braque, Chagall, Miró e Giacometti, Aimé Maeght fu un editore
di fama e soprattutto il fondatore a Parigi di una delle gallerie più
innovative del secolo, nonché, a Saint-Paul de Vence, della Fondation
Marguerite et Aimé Maeght, un tempio dedicato alla creazione artistica
e un crocevia internazionale di pittori, scultori, scrittori, musicisti e intellettuali.
Aimé Maeght promosse l'attività di maestri affermati e contribuì
alla nascita di una nuova stagione della loro arte incoraggiandoli a utilizzare,
oltre alla pittura, altri linguaggi. Nello stesso tempo si dimostrò attento
alle ricerche delle generazioni più giovani, dando prova di saper competere
con le gallerie americane protagoniste del rinnovamento artistico del secondo
dopoguerra. Inoltre, la sua instancabile attività di editore attrasse
grandi personalità del mondo artistico e intellettuale, dal cui confronto
nacquero straordinarie creazioni collettive.
Per approfondire la conoscenza di un capitolo così avvincente della storia
dell'arte moderna, Ferrara Arte organizza la mostra Da Braque a Kandinsky a
Chagall. Aimé Maeght e i suoi artisti. L'esposizione, a cura di Tomàs
Llorens e Boye Llorens, è anche l'occasione per studiare un aspetto della
storia dell'arte del Novecento fino ad oggi poco indagato ma assolutamente fondamentale:
il mercato dell'arte e i suoi principali animatori, i mercanti e i galleristi.
Un centinaio di opere, soprattutto dipinti, ma anche sculture, ceramiche, disegni,
incisioni, affascinanti fotografie e volumi illustrati delle Edizioni Maeght,
permettono di ripercorre il ventennio d'oro che va dall'apertura della galleria
parigina nel 1945 all'inaugurazione della Fondazione, nel 1964.
La rassegna è suddivisa in sezioni tematiche, legate tra loro dai numeri
della rivista Derrière le miroir, le cui uscite accompagnavano ogni esposizione
con funzione di catalogo, coniugando creazioni letterarie e litografie originali.
Il tema della prima sezione della mostra è l'amicizia che univa Aimé
e la moglie Marguerite ai propri artisti, un legame nutrito anche dalla sensibilità
e dall'ospitalità che la donna seppe sempre dimostrare loro. Ne sono
testimonianza i ritratti di Marguerite realizati da Matisse nel 1944 e da Giacometti
nel 1961, due icone che ne esaltano l'una il fascino della maturità,
l'altra l'autorevolezza dell'età avanzata, nonché il bellissimo
dipinto di Bonnard, Fanciulla distesa del 1921, che Marguerite custodiva nella
propria camera.
Tramite la figlia di Matisse, Marguerite, nel 1945, Aimé conobbe Braque
con il quale nacquero un'amicizia profonda e uno scambio fecondissimo. Il mercante
incoraggiò l'artista a riaccostarsi alla litografia e acquistò
la sua intera produzione, tra cui i grandi pannelli decorativi con motivi mitologici
del 1931 e uno dei celebri Atelier del 1950-51, considerati uno dei suoi vertici
espressivi.
La terza sezione della rassegna è dedicata ad uno degli episodi che fecero
più scalpore nella storia della galleria, l'esposizione Le Surréalisme
en 1947 organizzata da André Breton e Marcel Duchamp. Vengono riproposti
il catalogo con la provocatoria copertina ideata da Duchamp, con applicata una
protesi di seno femminile in gomma, e la celebre tela Superstizione-Serpente
di Miró, una successione di motivi arcaicizzanti dipinti su una lunga
banda di tessuto.
In quell'occasione Aimé iniziò a collaborare con Giacometti, che,
anche grazie alle mostre della Galleria Maeght, divenne una delle figure più
rappresentative dell'arte del dopoguerra. I bronzi riuniti nella quarta sezione
della rassegna, tra cui Foresta del 1950 e tre delle celebri Femme de Venise
del 1956, sono rivelatori della capacità di Giacometti di trasmettere,
con un linguaggio inedito, il senso di precarietà dell'esistenza umana.
Tra i grandi nomi che la Galleria Maeght rappresentò in esclusiva vi
era anche Chagall. Aimé fu probabilmente affascinato dalla capacità
dell'artista russo di esplorare tecniche diverse per dare forma al proprio mondo
poetico: vedute parigine o paesaggi russi, popolati di amanti in volo, galli
fantastici, asini alati e musicisti, sono i protagonisti delle ceramiche, delle
incisioni, delle gouaches e dei dipinti presentati in mostra, tra cui il famoso
Sole giallo del 1958.
A differenza della maggior parte delle gallerie dell'epoca, che sostenevano
un'unica tendenza artistica, Maeght spaziò dall'arte figurativa a quella
astratta, seguendo una propria poetica personale e una ricerca instancabile
della qualità. È con questo spirito che in mostra vengono accostate
due personalità molto diverse come Kandinsky e Léger: del primo
sono presentate sia opere della fase del Bauhaus, inconfondibili nell'astrazione
geometrica, sia un dipinto del periodo parigino, Nodo rosso del 1936, giocato
sull'armonia di linee e forme fluide; del secondo spicca il trittico, Grandi
code di comete del 1930, che evoca il movimento del corpo celeste, richiamando
tanto la sfera dell'immaginario quanto l'ambito scientifico.
Segue una raffinata sezione dal titolo Bianco e nero, che rende omaggio alla
sensibilità di Aimé per le ricerche incentrate sull'economia dei
mezzi espressivi. Ne è un esempio emblematico il grande Cespuglio realizzato
su carta da Matisse nel 1951, un'immagine ad un tempo semplice e monumentale.
Lo affiancano, per analogia, le litografie del giovane americano Ellsworth Kelly,
ispirate al giardino di Saint-Paul de Vence, e un "mobile" di Calder,
In piedi del 1972, che sembra sfidare la legge di gravità.
Calder era, assieme a Miró, uno degli artisti più vicini ad Aimé.
Un legame confermato, tra l'altro, dal dono di nozze che lo scultore fece a
suo figlio Adrien, il bellissimo Sumac V del 1953, presentato in mostra assieme
ai due singolari uccelli modellati in fil di ferro attorno al 1930. L'amicizia
con Miró è a sua volta testimoniata dalla tecnica mista Per i
70 anni di Aimé, esposta assieme a gouaches e olii, tra i quali Gioia
di una fanciulla davanti al sole del 1960, che rivela il rapporto dell'artista
catalano con le ricerche degli espressionisti astratti.
Nel giro di pochi anni la Galleria si era imposta come il principale punto di
riferimento delle figure riconosciute come maestri del movimento moderno. Al
contempo era riuscita a rappresentare artisti di generazioni differenti, celebri
o emergenti. Per tale ragione in mostra sono state accostate opere di artisti
molto distanti come, ad esempio, Léger e Chillida, accomunati però
da un'analoga attenzione alla costruzione plastica del dipinto e, in questo
caso, dall'ispirazione ad elementi naturali: forme organiche, per Léger,
la terra, per Chillida.
La rassegna si chiude con un'ampia sezione dedicata alla Fondazione, una sorta
di "opera d'arte totale", nata in memoria del figlio Bernard morto
prematuramente, dove i diversi linguaggi espressivi dialogano tra loro. Una
selezione di affascinanti foto storiche racconta la nascita e momenti della
vita del complesso, che vide la stretta collaborazione dell'architetto catalano
Josep Lluís Sert con Aimé e la sua cerchia di artisti, e le "Soirées
de la Fondation Maeght", animate dalla partecipazione di grandi nomi della
musica e della danza contemporanea, da Duke Ellington a Karlheinz Stockhausen
a Merce Cunningham. Accanto alle foto, a ricreare la straordinaria suggestione
del luogo, vi sono i bozzetti di alcune delle sculture di Miró che popolano
il labirinto da lui realizzato nel giardino, capolavori di Giacometti come Il
cane del 1957, Donna in piedi I e Uomo che cammina I del 1960 e la spettacolare
scultura mobile di Calder, I tre soli gialli del 1965.
DA BRAQUE A KANDINSKY A CHAGALL. AIMé Maeght e i suoi artisti
La mostra, a cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens, è organizzata
da Ferrara Arte, in collaborazione con le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea,
il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Fondazione Cassa di Risparmio
di Ferrara e la Cassa di Risparmio di Ferrara.
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalle
9.00 alle 19.00
Aperto anche Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno
Ingresso: intero 10.00, ridotto 8.00, scuole 4.00
Catalogo edito da Ferrara Arte Editore con testi di Tomàs Llorens e
Boye Llorens
Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, www.palazzodiamanti.it