Udine, sala didattica, Galleria d'Arte Moderna, 1. 12. 2007 - 30. 3. 2008
In occasione dell'antologica che dal 23 giugno al 14 ottobre di quest'anno
Matera ha voluto dedicare in collaborazione con questi Musei a Mirko Basaldella
nelle chiese Rupestri e nel Musma, curata Giuseppe Appella e Isabella Reale,
la Galleria d'Arte Moderna di Udine espone la sezione dedicata alla sua intensa
produzione disegnativa, che si affianca parallela all'opera plastica e pittorica
dell'artista, e presenta i risultati della campagna di restauro condotta sui
gessi donati al Museo nel 2001 da Vera Zariski, nipote di Serena Cagli Basaldella,
moglie di Mirko.Sessanta disegni tra il 1935 e il 1969, già esposti a
Matera, ripercorrono le varie fasi della sua produzione a partire dall'alunnato
presso Arturo Martini, rivelando da subito l'interesse per la sperimentazione
tecnica e la ricerca di uno stile grafico individuale. Accanto al fratello Afro
e come molti artisti della Scuola Romana, Mirko adotta il disegno a calco e
la punta d'argento, figurando con tale produzione in molte esposizioni lungo
gli anni trenta e quaranta.
Analogamente alla sua concezione plastica, anche nel disegno divarica le strutture
compositive non chiudendo l'oggetto entro la rigidità dei contorni. Il
segno si dilata nello spazio bianco del foglio negli intensi autoritratti e
ritratti alternando, nei paesaggi e nelle nature morte, zone di luce e addensamenti
d'ombra, mantenendo sempre un senso dinamico nella resa spaziale. A partire
dal 1944 il disegno rivela il deciso cambiamento di rotta impresso alla composizione
dalla lezione cubista, che vede l'intervento più deciso del colore attraverso
l'acquarello e la tempera, e l'evoluzione astratta nelle composizioni dove il
tema dell'intreccio tra bianco e nero e tra pieno e vuoto sviluppato nei monumentali
cancelli per le Fosse Ardeatine si ripropone in infinite varianti, fino a occupare
in un tessuto a incastro di alta valenza decorativa l'intera superficie del
foglio. Lungo gli anni Cinquanta l'immaginario mitico, già parte del
bagaglio culturale giovanile di Mirko, riaffiora sotto forma di presenze totemiche,
di maschere e animali simbolici, o come traccia di antiche figurazioni di civiltà
dimenticate, circondate da un alone fiabesco e magico. Il segno sperimenta ulteriori
possibilità di rilevamento dell'immagine nello spazio mediante tracciati
paralleli, mentre il supporto cromatico, che vede spesso il ricorso alla tempera
o al pastello ceroso, s'impreziosisce di suggestioni materiche sviluppando una
vena d'immaginazione segnica e iconica sollecitata da una dimensione onirica
di matrice surrealista. D
irettamente dallo studio romano dell'artista, una straordinaria sequenza di
gessi, terrecotte e cementi, facenti parte della donazione che la nipote di
Mirko, Vera Zariski, ha voluto recentemente destinare alla città natale
dell'artista, rivive alla luce di un accurato recupero conservativo condotto
da Manuela Querin e Simonetta Gherbezza per conto del laboratorio di restauro
di Renzo Lizzi. A partire dalle sculturine fittili di evocazione arcaizzante
con le figure dello Scita e dell'Oratore, ai richiami rinascimentali che animano
il Ragazzo con cane, la testa di Mercurio e la Deposizione del partigiano, riproposizione
dello "stiacciato" donatelliano in chiave drammaticamente contemporanea,
proseguendo con la ricerca astratta imperniata sul dialogo tra concavo e convesso,
pieno e vuoto e sui motivi a intreccio, condotta a partire dalla fine degli
anni quaranta, fino all'evocazione mitica dei Totem e degli animali simbolici,
percorsi da un decorativismo estremo, le principali tappe del percorso di Mirko
sono qui rappresentate anche attraverso importanti esempi della sua produzione
monumentale, come nel caso del bozzetto per il Monumento al Prigioniero politico
ignoto, col quale si aggiudicò il secondo premio insieme a Naum Gabo
in un concorso internazionale di scultura.
Tale sequenza va ad arricchire l'importante collezione di sculture in bronzo,
gessi, ceramiche, disegni e dipinti di Mirko che la Galleria d'Arte Moderna
conserva, accanto al bozzetto e agli studi preparatori per la Cancellata per
le Fosse Ardeatine, in un'apposita sala espositiva, in continuità con
le opere dei fratelli Dino e Afro Basaldella. L'esposizione, è visitabile
fino al 30 marzo 2008 presso la sala didattica della Galleria d'Arte Moderna,
appositamente allestita per l'occasione su progetto grafico di Bruno Morello,
ed è accompagnata da apparati didattici illustranti le varie fasi del
restauro e da una breve guida alla mostra a cura di Isabella Reale oltre che
dal catalogo edito da Edizioni della Cometa in occasione della mostra di Matera.
Orari di apertura: martedì-sabato 9.30-12.30 / 15.00-18.00 domenica
9.30-12.30. Lunedì chiuso