Per Harry Bertoia si potrebbe parlare della "maledizione della sedia",
nel senso che tale e tanto è stato il successo davvero planetario di
una sua creazione, la sedia Diamond appunto, da offuscare o porre in secondo
piano ciò che di altrettanto e forse più grande questo friulano
trapiantato negli States creò in campi diversi.
A "risarcirlo" idealmente, a trent'anni dalla morte, viene ora la
grande mostra che Pordenone, suo territorio natale, gli dedica dal 23 maggio
al 20 settembre. Due sedi, il Civico Museo d'Arte e gli Spazi Espositivi della
Provincia di Pordenone, sono necessari per dare conto della sua poliedricità
creativa.
Lei, la celeberrima Diamond, avrà com'è giusto il posto d'onore
ma Gilberto Ganzer e Marco Minuz, che della mostra sono il curatore e il contributo
curatoriale, hanno scelto di dare a Bertoia quello che è di Bertoia,
proponendo ciò che di grande egli creò anche prima e dopo il fatidico
1951, l'anno della sedia.
Lo scenario è quello dell'America di Jackson Pollock, Alexander Calder,
Josef Albers, della diffusione dell'astrattismo europeo in America e dell'Espressionismo
Astratto. Ma è anche quello dell'esplosione del design: nel 1949, Time
dedica per la prima volta una sua copertina ad un designer, Raymond Loewy, il
vetrinista francese che arrivato in America diede nuova veste a treni, automobili,
frigoriferi.
Bertoia, emigrato negli States nel 1930, non ancora quindicenne, si conquistò
un suo autorevole spazio proprio a cavallo dei due mondi, quello dell'arte e
quello del design, diventando protagonista di rilievo assoluto di entrambi.
Bertoia rifuggì e sfugge tutt'ora alle etichettature che lo vorrebbero
industrial designer, scultore, grafico o musicista. Si mosse, infatti, con naturalezza
da un campo all'altro, senza soluzioni di continuità. E da questo muoversi
che si sprigiona l'innovazione che ne pervade l'opera. E' vero - scrive Anna
Lombardi - che Harry Bertoia ha creato pochi oggetti di design, ma è
anche vero che la sedia che ha ideato per la Knoll International ha fatto storia.
Parimenti le sue sculture si stagliano sul panorama dell'arte non fosse altro
perché ci regalano una sorpresa: caratterizzate da una funzione d'uso,
suonano".
Harry Bertoia cominciò a realizzare le sue prime sculture quando era
già riconosciuto come disegnatore. La sua esperienza maturò in
un straordinario contesto quale appunto quello della scuola americana Cranbrook
di Bloomfiel Hills, dove ebbe modo di perfezionare le tecniche della lavorazione
dei metalli, della realizzazione orafa e delle tecniche di disegno. D'altra
parte, quando Florence Knoll gli offrì l'opportunità di lavorare,
senza vincoli contrattuali e con completa libertà, ad un progetto che
s'inserisse nella logica aziendale della Knoll protesa a confrontarsi con l'era
del modernismo americano, Bertoia impiegherà proprio le conoscenze maturate
precedentemente presso la scuola di Cranbrook. Nacque la serie Diamond, creata
nel 1951 ed esposta, in anteprima mondiale, nel 1952 a New York in quella che
fu la prima mostra mai dedicata dalla Knoll ad un singolo designer.
Fatto per nulla casuale perché in mostra, con la poi celebre sedia, venivano
proposti sculture e dipinti realizzati dallo stesso.
Fu un momento cruciale perché permise a Bertoia, proprio nell'osservare
quel nucleo di sculture esposte pubblicamente, di comprendere, per la prima
volta, che ormai aveva intrapreso una nuova strada, quella della scultura. Decise
così di abbandonare il design nel momento in cui la serie di sedie Diamond
viveva il pieno successo commerciale e il riconoscimento da parte di riviste
specializzate. Una decisione drastica - ricorda Marco Minuz - che non minò
affatto i rapporti con Hans e Florence Knoll che continuarono ad organizzare
numerose mostre di Bertoia in giro per il mondo.
Sono anni di successo e riconoscimenti. Grandi architetti come Eero Saarinen
e Minoru Yamasaki gli chiedono grandi sculture pensate specificamente per dialogare
con gli spazi architettonici. Le sue opere entrano in importanti collezioni
pubbliche e private americane.
Di queste e delle altre esperienze di Bertoia darà conto la mostra pordenonese,
contestualizzandole nel clima sociale e americano di quei decenni.
Una sezione introduttiva, ospitata presso il Museo Civico d'Arte di Pordenone,
focalizzerà l'attenzione sugli anni giovanili di Bertoia, indagati anche
tramite un documentario realizzato per l'occasione; in questa prima parte verranno
esposti i suoi disegni giovanili, le sue prime produzioni grafiche e i suoi
gioielli, vero e proprio banco di prova per la sua successiva esperienza scultorea.
Al centro della successiva sezione sarà l'evoluzione del disegno Bertoia
proponendo anche un nucleo di opere che testimoniano il rapporto fra Bertoia
e Hilla Rebay, fondatrice del Museo di Non-Objective Art di New York, nucleo
embrionale del celebre Guggenheim Museum.
Una sezione verrà naturalmente dedicata alla straordinaria collaborazione
fra l'azienda Knoll e Bertoia che darà avvio alla realizzazione della
celebrata serie di sedie in tondino d'acciaio.
Per entrare finalmente nella parte dedicata alla scultura che riunirà,
per la prima volta in Europa, tutte le sue principali esperienze. E' un percorso
che si avvia, dalle prime sculture degli anni cinquanta di impostazione ancora
geometrica, per arrivare alle famose scultore sonore.
Il percorso proseguirà nelle Sale Espositive delle Provincia con un approfondimento
legato alla sua importantissima produzione nel campo del disegno. Il fondamentale
nucleo presente permetterà di visualizzare le profonde trasformazioni
e fasi che il disegno assunse nel corso della sua carriera; saranno evidenti,
attraverso la presenza di significative sculture, le forti analogie che sussistono
tra il disegno e la scultura.
Tutte le opere presenti in mostra, molte inedite e per la prima volta presentate
al pubblico europeo, dialogheranno con documentazione d'epoca tra cui fotografie,
video, documenti proprio per operare una contestualizzazione dei riferimenti
in cui il genio di Bertoia prese forma e raggiunse i vertici internazionalmente
riconosciuti. Si tratterà della prima grande esposizione realizzata in
Europa con prestigiosi prestiti provenienti dal Guggenheim Museum di New Work
e dal Vitra Museum di Weil am Rhein.
La casa natale dell'artista a San Lorenzo d'Arzene (PN) resterà aperta
alle visite nei fine settimana.
HARRY BERTOIA 1915 - 1978. "Decisi che una sedia non poteva bastare".
Pordenone, Museo Civico d'Arte (Corso Vittorio Emanuele II, 51) e Spazi Espostivi
della Provincia (Corso Garibaldi, 8), dal 23 maggio al 20 settembre 2009. Mostra
promossa dal Museo Civico d'Arte, dal Comune di Pordenone e dalla Provincia
di Pordenone, in collaborazione con il Comune di Arzene e la Pro Loco di San
Lorenzo d'Arzene. Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le attività
Culturali e con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia. Mostra che
gode del sostegno di Banca Friuladria - Crédit Agricole, Knoll e Videe.
Mostra a cura di Gilberto Ganzer con il contributo curatoriale di Marco Minuz.
Il catalogo sarà edito dal Comune di Pordenone e Silvana Editoriale,
Milano.
Orari e giorni d'apertura: dal martedì al venerdì dalle 15.30-20.00,
sabato e domenica dalle 10.30-20.00, giovedì sera dalle 20.30-22. Lunedì
chiuso.
Ingresso Gratuito.
Per informazioni e prenotazioni: Civico Museo di Pordenone, tel. 0434. 392311-312
Ufficio Cultura Amministrazione Provinciale, tel. 0434. 231418 cultura@provincia.pordenone.it
Sito Internet: www.harrybertoia.net