La mostra raccoglie opere di una trentina di artiste della Collezione. Per
questa occasione la direttrice Francesca Pasini ha scelto di mettere in dialogo
il linguaggio dellarte visiva e quello del teatro con la rappresentazione
de Le Serve di Jean Genet, con la regia di Emanuela Rolla, che è anche
una delle interpreti insieme a Margherita Remotti e Gabriella Fossati.
Alle ore 18,30 si apre con lo spettacolo teatrale, che debutta in questa sede,
e alla fine si accendono le luci e si inaugura la mostra. In quel momento si
illumineranno le lampadine brillantissime della scritta Not For You, realizzata
da Monica Bonvicini nel 2006. Una scultura che è stata presentata in
altre versioni in molti musei internazionali, tra i quali nel 2007 il Museion
di Bolzano, ma in questa versione viene esposta per la prima volta. La scelta
delle opere dalla collezione Remotti abbina il tema del corpo a interpretazioni
dei luoghi che raccontano lo sguardo delle donne e la loro guadagnata presenza
nella storia dellarte contemporanea. Si percepisce un discorso forte sullidentità
femminile, particolarmente attuale oggi, in cui il corpo viene utilizzato come
status symbol del potere politico, economico, mediatico. Le donne artiste lo
avevano previsto, capito e raccontato in tantissime forme di cui si intende
dare qui testimonianza: si passa così dalla grande protagonista della
body art Gina Pane, Cicatrices de laction (le corps pressenti, Psychè)
(1974-75), a Marina Abramovic Lips of Thomas, anche questa una foto proveniente
dalla performance del 1975-1997, in cui lartista ha inciso sul proprio
ventre una stella a cinque punte. Mentre Nan Goldin ritrae una donna in posa
erotica e sfacciata che affronta di petto lo spettro e il sogno della prostituzione,
Vanessa Beecroft è presente con unimmagine del 1997 tratta da una
delle sue prime performance, quando, per creare la mobile fisionomia delle sue
sculture viventi, sceglieva come modelle amiche o ragazze che conosceva appena.
Shirin Neshat, con una delle sue Donne di Allah (1996), si fotografa tutta velata
mentre tiene per mano il suo bambino nudo, su cui ha tracciato decori tipici
delliconografia islamica. Elizabeth Aro, in un video del 1998 molto ironico,
mostra una ragazza nuda che immagina come indossare il proprio vestito da sposa.
Mentre la giovanissima e notissima Nathalie Djurberg con la video animazione
The Secret Handshake (2006), ci porta dentro un dissacrante incontro sessuale
tra un uomo adulto e una giovanetta. Marjetica Potrc rappresenta, in un disegno
colorato, La Grande Città di Medellin (2007), come un albero dalle molte
radici la cui chioma è formata da una donna nuda che danza. Immagini
e problemi dellincontro sessuale che oggi sono alla ribalta della cronaca
quotidiana e che queste artiste hanno fatto irrompere nellarte non per
moralizzare o giudicare, ma per segnalare la complessità della vita,
che ha sempre alla sua origine la dimensione sessuata. Sono visioni molto differenti
dallamore pacificato del romanticismo, o dalle icone della storia in cui
la donna era sempre una trasfigurazione allegorica. È stato un profondo
cambiamento che ha allargato la cultura e i sentimenti e che, come un fiume
carsico, continua a produrre figure che raccontano le case, le città,
gli oggetti, la vita. In mostra vi saranno anche Marzia Migliora, Paola Pivi,
Sylvie Fleury, Katharina Fritsch, Florence Henri, Candida Höfer, Hannah
Starkey, Laurie Simmons, Christine Erhard, Janieta Eyre, Chantal Joffe, Dacia
Manto, Tracey Emin, Annette Messager, Anna Gaskell, Raffaella Nappo, Paola Mattioli,
Ann Lislegaard, Moira Ricci, Silvia Levenson, Liliana Porter, Traslochi Emotivi.
Kimsooja avvolgerà le pareti del pianterreno con la sequenza di grandi
foto del Teatro La Fenice di Venezia, dove nel 2006 aveva presentato il video
To breathe. Invisible Mirror/ Invisible Needle, che era accompagnato dal suono
del suo respiro in un ritmo sempre più sincopato, mentre sullo schermo
frangifuoco del teatro scorrevano le immagini dello spettro dei colori. Not
for you di Monica Bonvicini e To breathe di Kimsooja interagiranno con la scenografia
di Le Serve, la prima con il monito di indipendenza che illumina metaforicamente
il testo stesso di Genet, la seconda con levocazione di un teatro reale.
Info: Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, tel + 39 0185 772137, www.Fondazioneremotti.it;
Comune di Camogli, +39 0185 729061; Pro Loco Camogli, +39 0185 5771066