All'Isola Madre, uno dei tre "Paradisi in terra" dei Principi Borromeo
sul Lago Maggiore (gli altri due siti compresi nell'Itinerario Verde sono l'Isola
Bella e la Rocca di Angera con il suo giardino medievale), i mesi che si avvicinano
all'autunno si colorano dei meravigliosi colori dell'ibisco.
Circa cento le varietà di Hibiscus rosa sinensis che, acclimatate e
coltivate negli anni dagli abili giardinieri delle isole, che adorneranno di
colori che rimandano a paesi lontani le terrazze delle isole Borromee.
Il genere Hibiscus appartiene alla classe delle Dicotiledoni ed alla famiglia
della Malvaceae. A questa sono state ascritte più di 300 specie di piante
che vanno da forme erbacee annuali, fino ad arbusti perenni. Gli Ibischi vengono
generalmente coltivati come cespugli. I loro rami robusti ed il fogliame scuro
e lucido li rende già ornamentali in assenza di fiori, tuttavia sono
questi ultimi a destare la maggiore ammirazione: si tratta di veri capolavori
dai colori accesi e cangianti; purtroppo la loro durata è brevissima
sbocciando per un solo giorno e al calare della notte chiudono le loro corolle
morendo.
Il termine Ibisco deriva dal greco antico e fu probabilmente assegnato da Dioscoride,
il più famoso medico dell'antichità, vissuto nel primo secolo
dopo Cristo. Notizie più precise ci sono state riportate da Ghislain
de Busbeck, ambasciatore fiammingo alla corte di Solimano il Magnifico a Costantinopoli;
durante la sua permanenza in Asia Minore studiò la botanica inviando
numerosi esemplari di piante, tra cui l'ibisco, in Olanda. Già in antichità
se ne scoprirono le virtù medicinali. Il naturalista romano Castore Durante
ne consigliava per esempio la radice cotta nel vino e nell'acqua mielata per
curare "tutti i vizi del petto e del polmone". L'acqua stillata dalle
radici dell'ibisco mescolata al vino si prescriveva agli asmatici e ancora il
decotto di ibisco con aceto o vino curava dalle punture d'insetto.
Ai giorni nostri l'uso dell'ibisco è invece per lo più ornamentale
e ben diffuso in ogni parte del mondo. In Polinesia la varietà rosa sinensis,
come ci ricorda Gauguin nei suoi dipinti del periodo tahitiano, è un
vero e proprio simbolo; le ragazze, infatti, sono solite appuntarsi tra i capelli
un ibisco rosso cremisi o bianco col centro color porpora, specie quando si
recano a ballare. In Giamaica, invece, i petali sono usati per lucidare le scarpe
nere; da qui il soprannome "shoe flower", ossia "fiore per le
scarpe".
Alla varietà rosa-sinensis appartiene il più bello, variegato
e diffuso degli Ibischi detto anche "Ibisco della Cina" giunto in
Europa dalle Indie orientali nel 1731. A renderlo famoso sono gli splendidi
fiori, dall'aspetto tropicale: imbutiformi, larghi anche 12 centimetri, mostrano
un lungo stilo prominente, circondato da una corolla a cinque petali. Se coltivato
in condizioni ideali diviene un vero albero raggiungendo i 6-7 metri d'altezza.
Si tratta di un sempreverde da cui sono state ottenute infinite varietà:
tra queste anche una forma nana che cresce poco ed in maniera compatta. Alle
nostre latitudini fiorisce ininterrottamente dalla primavera all'autunno, dando
il meglio di sé in estate. I fiori, molto grandi, esistono ormai sotto
forma di infinite varietà che vanno dal bianco, all'arancione, al rosa,
al fucsia, con varietà multicolori, multipetale o "stropicciate".
Benché abbastanza resistente al freddo, necessita di alcune attenzioni
dovendo svernare in posizione riparata dal gelo e ben esposta al sole. A causa
della sua crescita rigogliosa e della fioritura continua l'Hibiscus rosa-sinensis
necessita di un terriccio neutro ricco in materiale organico e di concimazioni
regolari. In estate va annaffiato regolarmente per evitare che i fiori ed i
boccioli cadano.
La coltivazione
L'ibisco rosa sinensis in Italia cresce solo in zone dal clima particolarmente
caldo, come l'isola di Capri o la Sicilia dove il clima permette alla pianta
di resistere in esterno anche durante l'inverno a patto che sia posizionato
in zone molto riparate. Nel resto dell'Italia è invece è necessario
coltivare la pianta in vaso in modo da poterla agevolmente ritirare durante
l'inverno in ambiente idoneo. In serra gli Ibischi vanno posizionati in capaci
tini e nutriti frequentemente diminuendo le annaffiature durante i periodi di
riposo. Anche durante le stagioni più calde è necessario che la
pianta sia posta in posizioni ben calde e soleggiate avendo cura che il terreno
sia fertile, ricco e costantemente umido. La concimazione deve essere regolare
durante tutto l'arco dell'anno avendo cura di intensificarla (fino ad arrivare
ad una cadenza quindicinale) nel periodo di maggior crescita. Il concime deve
essere chimico o organico ad alto contenuto di potassio onde evitare l'ingiallimento
delle foglie e la caduta dei boccioli durante la fioritura.
Oltre che ammirare sarà possibile fotografare queste meraviglie. Come
è ormai noto, quest'anno si potranno fotografare le Fioriture e, chi
lo vorrà, potrà inviare le immagini anche di questa Fioritura
al sito delle Isole Borromeo e della Rocca di Angera dove le foto più
belle saranno messe on line con il nome del loro autore e la data in cui è
stata documentata la fioritura
Prossima fioritura: a maggio 2010, il trionfo delle rose
Per informazioni e prenotazioni: (+39) 0323 30556. www.borromeoturismo.it