Dopo il grande successo di Samurai, Palazzo Reale e la Fondazione
Antonio Mazzotta affrontano nuovamente unepoca doro della storia
giapponese, il periodo Edo (1603-1867), presentando la più grande esposizione
mai realizzata dedicata alle stampe giapponesi di soggetto erotico, gli Shunga,
insieme con una selezione di preziosi Kimono e una altrettanto significativa
scelta di antiche pitture di soggetto erotico, che permetteranno di contestualizzare
ampliamente il tema in mostra.
La mostra, promossa dallAssessorato alla Cultura del Comune di Milano,
è il risultato di una lungo lavoro condotto dal Museo delle Culture di
Lugano, che ha ideato lesposizione e coordinato la ricerca scientifica.
La sua realizzazione è il frutto di una grande collaborazione tra il
capoluogo lombardo e la città svizzera, dove la mostra si sposterà
nellautunno del 2010 e rientra nel programma Milano-mondo,
mirato a focalizzare le dimensioni internazionali della città e ad elaborare
e proporre linee concrete di azione per la sua crescita nel panorama artistico
globale in previsione di Expo 2015. Gli Shunga, termine giapponese che letteralmente
significa «immagini della primavera», sono opere a soggetto erotico
considerate tra le più significative espressioni della corrente artistica
dellukiyo-e. Create con la tecnica della stampa xilografica (dal 1791
anche policroma), esse raggiunsero la loro massima fioritura nel periodo dello
shogunato dei Tokugawa, tra il 1603 e il 1867. Gli Shunga esprimono i valori
del nuovo ceto borghese delle grandi città - composto da mercanti, artigiani
e artisti, escluso dal potere politico, ma economicamente fiorente - con il
quale si affermò in quegli anni una concezione edonistica dellesistenza,
in contrasto con la rigida morale neoconfuciana, sostenuta dalla classe guerriera
dei Samurai che reggeva il governo centrale del Giappone. Questi cittadini offrivano
un esempio di vita raffinata, ostentando il lusso, organizzando feste, frequentando
i teatri e le case di piacere: così il termine ukiyo-e, che designava
larte ispirata a tale genere di vita, diventa sinonimo di moderno,
alla moda, esprimendo una sorta di filosofia incentrata sul gusto di unesistenza
piacevole e, per quanto possibile, appagante dei desideri personali. Superando
i divieti e gli ostacoli del potere politico, gli Shunga si affermarono come
componente fondamentale della produzione dei più importanti artisti del
tempo come Harunobu, Koryusai, Kiyonaga, Utamaro e Hokusai.
Furono molto apprezzati sia come stampe a se stanti, pubblicate generalmente
in album di 12 fogli e destinate a un pubblico di amatori darte, sia come
illustrazioni per libri erotici fruiti soprattutto attraverso le librerie ambulanti
a prestito. Questi libri Shunga inoltre erano destinati alleducazione
delle cortigiane e delle fanciulle che andavano spose, come utile vademecum
per l´avviamento alla vita sessuale, oppure inseriti nei bauli dei guerrieri,
per il loro potere di preservare dalla distruzione e di condurre alla vittoria.
Gli Shunga furono espressione di unideologia che fece da contraltare visivo
a una produzione letteraria piena di sensualità che si affermò
con i cosiddetti romanzi del mondo fluttuante, fra i quali ricordiamo
le opere dei celebri scrittori come Ihara Saikaku e Ejima Kiseki. Collezionate
segretamente in Europa, a partire dalla seconda metà dellOttocento,
dopo che il Giappone fu costretto ad aprire le sue isole alle navi straniere
e agli scambi commerciali col mondo occidentale, esse furono motivo di ispirazione
diretta di letterati e artisti della levatura di Zola, di Van Gogh, di Toulouse-lautrec
e di Klimt, e influirono in modo significativo sulla riflessione artistica nell´ambito
dell´Orientalismo della fine del Xix e dell´inizio del XX secolo.
Considerati per molto tempo immagini di carattere pornografico, nonostante il
loro altissimo valore artistico, gli Shunga sono stati da più di venti
anni rivalutati sia come espressione «alta» della cultura giapponese
e specchio raffinato dei costumi del loro tempo, sia come uno dei vertici assoluti
dell´espressione dell´eros nell´arte. Il percorso espositivo
- L´esposizione, a cura del Museo delle Culture, è allestita nelle
sale degli appartementi storici di Palazzo Reale e si articola in quattro sezioni
di carattere, al contempo, tematico e cronologico. In Giappone, le prime rappresentazioni
di scene erotiche furono di carattere pittorico e risalgono all´epoca
Kamakura (1185-1333). Si trattava per lo più di rotoli orizzontali di
soggetto umoristico o di pitture destinate a decorare i pannelli scorrevoli
(fusuma) che permettevano di dividere le stanze delle case di piacere.
Durante il XVII secolo, dal rotolo di carattere narrativo si passò a
singoli fogli dipinti, raccolti generalmente in album che componevano un assortimento
di dodici diverse posizioni amorose, una per ogni mese dell´anno. Per
quanto riguarda l´evoluzione del genere shunga, il percorso espositivo
suggerisce quattro fasi: nella prima sezione (Sale 2 e 9) sono presentate le
opere che vanno dalla prima metà del Seicento al 1760, che mostrano gli
esordi tecnici e stilistici del genere e manifestano una fresca curiosità
narrativa; nella seconda sezione (Sale 3-6), che riguarda il trentennio 1760-1790,
l´accento è posto su alcuni artisti, come Koryusai, Kiyonaga e
Shuncho, che furono capaci di declinare, in modo originale, e con un linguaggio
ricco di citazioni letterarie, l´ideale femminile del loro tempo. Si tratta
di opere delicate, dai colori tenui e dai tratti finissimi, in cui le cortigiane
trascendono i loro ruoli, per elevarsi a icone muliebri che, per l´ovale
dei loro volti, ricordano le bambole di porcellana; nella terza sezione (Sale
7 e 8) vi sono alcuni pregevoli risultati formali del sotteso studio psicologico
dell´amore che ritroviamo nelle opere di Utamaro e dei suoi contemporanei
che operarono nell´arco temporale che va dal 1790 al 1820. Sono opere
di grande intelligenza formale, di ricerca del doppio senso e, a volte, di grande
arditezza concettuale, opere dalle forme piene, corporee, in cui i segni distintivi
della realtà, lungi dal sublimarsi, sono acutamente analizzati e interpretati;
nella sezione conclusiva (Sale 10-11), che propone opere che vanno dal 1820
all´inizio del XX secolo, è affrontato il tema dell´amore
affettuoso e provocante, che talvolta diventa passione e furore. Nelle opere
di artisti come Hokusai, Kunisada e Kuniyoshi, interagiscono linee nervose e
concitate che eccitano vivaci campiture cromatiche, inquadrando figure e scene
di un erotismo aggressivo che precorre esteticamente i tratti decadenti della
cultura giapponese dell´epoca Meiji (1868-1912). Il percorso espositivo
sarà costellato dalla presenza di kimono di squisita fattura, datati
dal periodo Meiji (1868) al periodo Taisho (1960), provenienti dalla collezione
romana Antichi Kimono.
La presenza di questi abiti ci ricorda come la massima espressione dellerotismo
giapponese non sia costituita dal corpo nudo, bensì dalla nudità
che trapela attraverso il rivestimento dellabito. Le opere - L´esposizione
si compone di circa 100 opere, 30 libri originali e 10 preziosissimi Kimono.
Le opere provengono dal Museo delle Culture della Città di Lugano e da
collezionisti privati svizzeri e italiani. La rassegna presenta levoluzione
degli Shunga dal loro momento formativo, che affonda le sue radici nella pittura
di soggetto erotico, fino allinfluenza che ebbero nellarte realista
del periodo Meiji di cui è la più alta espressione lopera
di Hashiguchi Goyo (1880-1921). In mostra vi sono opere di tutti gli artisti
più noti del genere shunga Harunobu, Koryusai, Kiyonaga, Utamaro, Hokusai
e Schuncho. Si tratta della più grande esposizione mai realizzata dedicata
al genere degli shunga. Maggiore anche della celebre esposizione curata da Marco
Fagioli a Bruxelles nel 1989. La rassegna milanese inoltre si distingue per
la forte interazione tra stampe, pitture e libri, questi ultimi di particolare
rarità in quanto molto spesso smembrati per ricavarne singole tavole.
I kimono, posizionati accanto alle immagini erotiche, forniscono un prezioso
contesto esteticamente sontuoso e utile ad approfondire le consuetudini di vita
delle cortigiane o delle spose. Attività e approfondimenti - Sulla scia
del successo ottenuto dagli eventi collaterali di Samurai, e dalla
parallela mostra sul web, anche questa iniziativa prevede un sito interattivo
dedicato, nonché conferenze, incontri di approfondimento e una rassegna
cinematografica al Cinema Gnomo di Milano.
Informazioni www.mostrashunga.it
Il catalogo - L´esposizione è accompagnata da un catalogo curato
da Marco Fagioli e Günther Giovannoni edito da Mazzotta, che contiene quattro
saggi introduttivi e la riproduzione a colori di tutte le opere in mostra, corredate
da scheda critica. I saggi affrontano il tema della pittura erotica, inquadrandone
le sue motivazioni etiche ed estetiche e i necessari riferimenti alla storia
e alla cultura del Giappone. Le schede critiche illustrano in maniera sintetica
ed esaustiva i principali significati e i valori delle opere esposte, da un
punto di vista tecnico come storico-critico, tematico e antropologico. Gli autori
dei saggi sono Francesco Paolo Campione (Gli shunga fra anticonformismo ed eros),
Marco Fagioli (Shunga: immagini erotiche del Giappone), Bonaventura Ruperti
(Il gioco delle parole. Immagini, sensualità e umorismo nelle stampe
dell´ukiyo-e), Marcello Ceccherini ed Enrico Giannini (Le tecniche, gli
artigiani, i prodotti). Le schede critiche sono di Günther Giovannoni.
Il volume si conclude con le Biografie degli artisti in mostra e un Glossario
dei termini giapponesi, entrambi a cura di Adriana Mazza