Mistica e carnale, simbolo della Passione ma complice di ben altre passioni.
Attributo di Venere così come della Vergine Maria. Se abbinata a Santa
Rita ricorda un grande miracolo, ma per i veneziani è semplicemente il
"bocolo", strumento per innamorati un po' sognatori. Ha dato il nome
alla pia tradizione del Rosario ma per Carlo Magno era un fiore tanto bello
e perfetto da decretarne ufficialmente la coltivazione nei giardini di tutto
il suo Impero.
Tutti, almeno una volta nella vita, l'abbiamo offerta, o ricevuta, rigorosamente
rossa, si trattasse di dichiarare la nascita di un amore o di riprenderne le
fila dopo un qualche incidente di percorso.
È un simbolo così forte di bellezza ed eternità che non
pochi grandi uomini e meravigliose donne l'hanno tanto amata da volerle dare
i loro nomi e cognomi. È lei, la rosa, non a caso "la Regina di
tutti i fiori".
Dal 28 giugno e sino alle brume autunnali il culto della rosa avrà un
suo tempio: il Filatoio Rosso di Caraglio, luogo di singolarissima malia, la
"casa delle seta" che sembra uscita dalla fantasia di un cartonista
hollywoodiano e che invece da tre secoli domina l'ingresso della Val Grana,
una delle meravigliose valli che portano l'estremo cuneese a lambire il Parc
Natural de Mercantour, nella contigua Francia.
Di mostre dedicate alla rosa nel mondo se ne propongono oltre 20 mila ogni anno
ma nessuna potrà mai essere come quella di Caraglio. Qui infatti la rosa
trionferà non come piccolo arbusto da inserire nel proprio giardino ma
come oggetto-soggetto della grande arte e delle arti cosiddette applicate, in
un sontuoso, fantastico excursus che partirà dal tardo Medio Evo per
confluire all'oggi. Avremo rose dipinte, scolpite, trasformate in gioielli o
in vetrate, persino in poltrone, rose protagoniste di pale d'altare, di quadri
intimamente devozionali, di allegorie e baccanali, soggetto di pannelli decorativi
per privatissimi boudoir, ma anche di piatti, servizi da té, argenterie
preziose, stoffe.
Andreina d'Agliano e Alberto Cottino, curatori della grande mostra, hanno dovuto
scegliere precise linee di lavoro: il tema della rosa nell'arte è talmente
vasto da rischiare di ridurlo a genericità. Di qui la scelta di individuare
precisi ambiti di ricerca, corredandoli con opere di altissima qualità,
veramente emblematiche del tema di sezione in sezione individuato. Determinante,
per garantire il livello davvero altissimo alla mostra, è stata la collaborazione
"nel nome della rosa" di molti tra i maggiori musei italiani e non
solo.
Il percorso segue un ordine tematico e cronologico. Si parte dal tema della
"Rosa Mistica" ricordando come la rosa del Paradiso Terrestre fosse
senza spine, cresciute solo dopo la cacciata di Adamo. Se il colore rosso ricorda
il sangue di Cristo, i cinque petali e le spine richiamano la sua Passione e
morte. Senza spine è la rosa bianca che rappresenta la purezza virginea
della Madre di Dio. Ma, nella tradizione ebraica, la stessa rosa, bianca e senza
spine, arrossisce di vergogna e mette gli aculei dopo aver assistito alla disobbedienza
di Adamo.
Dalla rosa mistica alla rosa profana. Ed ecco il fiore accompagnare il ritratto
di dame, simbolo della vanità e della bellezza, a richiamare Venere e
Amore, talvolta fiore singolo tenuto in mano, più spesso profluvio di
fiori, tanto da dare alla rosa e non alla dama il vero ruolo di protagonista.
La rosa è sempre stata caricata di significati allegorici ed eccola come
Flora o come simbolo della caducità della bellezza. Ambivalente fiore:
la rosa è rinascita, sbocciare di nuove forze e memento dell'ineluttabilità
della morte, dell'Amor Sacro e dell'Amor Profano, come nell'omonima opera di
Tiziano.
Ma l'esplosione della rosa, la "rosamania" collettiva risale all'Ottocento
ed è vera, piacevole epidemia: naturale che la pittura, ma anche le arti
decorative ne siano influenzate, con esiti spesso altissimi. Si amano i fiori
e si indaga il loro linguaggio simbolico, fattori, entrambi, che portano ad
un aumento dell'elemento floreale sia nei mobili sia nelle arti applicate. In
pittura la rosa viene associata alla passione giungendo, verso il finire dell'Ottocento,
ad una pittura che suscita visioni oniriche animate di enigmi e mistero, con
un simbolismo estetizzante che si avvale di elementi decorativi naturalistici
e floreali, di rose in particolare.
Un capitolo della mostra è dedicato, non a caso, all'art nouveau che,
come il successivo dèco affonda le radici in un naturalismo che ha nei
fiori prototipi amatissimi Lo si evidenzia nelle arti applicate dove l'attenzione
al magnifico fiore non mostra cedimenti continuando anche oggi ad influenzare
designers e stilisti.
Tutto per la gioia degli infiniti adepti del meraviglioso, coinvolgente, eterno
culto del più bel fiore del mondo.
Rose. Purezza e Passione nell'Arte dal 400 ad oggi
Caraglio, Il Filatoio (via Matteotti, 40 - 12023 Caraglio)
28 giugno - 25 ottobre 2009
Orari:
dal 28 giugno al 30 agosto: da giovedì a sabato 17.00-22.00; domenica
e festivi 10.00-14.00 - 17.00-22.00;
dal 3 settembre al 25 ottobre: da giovedì a sabato 14.30-19.00; domenica
e festivi 10.00-19.00.
Ingresso: biglietto intero ? 7,00; biglietto ridotto ? 4,00 (7-14 anni; maggiori
65 anni; soci Marcovaldo; soci ACLI; Unitre Savigliano e Racconigi; docenti
di Lettere, Architettura e Belle Arti; possessori Conti Correnti Genius e Re-Play
di UniCredit Banca, soci Touring Club); ingresso gratuito: fino a 6 anni, giornalisti,
residenti in Caraglio (domenica mattina), possessori di Abbonamento Musei Torino
Piemonte in corso di validità, possessori di Tessera Artea.
Info: numero verde della Regione Piemonte 800 329 329 - www.marcovaldo.it