Anticipando la partecipazione dell'artista alla 53^ Biennale di Venezia, il
MAN di Nuoro ospita la prima antologica italiana di Mark Lewis (Hamilton, Canada,
1958). Alla Biennale Lewis è stato scelto per rappresentare il suo paese
d'origine, il Canada, con lavori cinematografici realizzati nel 2009, al MAN
sarà invece presente con un'ampia rassegna delle più importanti
opere del periodo 1998-2008.
Dopo aver praticato la fotografia e realizzato diverse installazioni in spazi
pubblici, Lewis rivolge la sua attenzione all'immagine in movimento e, a partire
dalla metà degli anni Novanta, inizia ad esplorare linguaggi e forme
del cinema con il fine di interrogarne la storia e le convenzioni. Le sue opere,
spesso realizzate in cinemascope e trasferite in dvd, sono state proposte in
tutte le grandi mostre internazionali che, nel corso degli anni, hanno tematizzato
il crescente interesse dell'arte contemporanea per il medium cinematografico
e, in breve, Lewis è divenuto uno degli autori maggiormente rappresentativi
fra quanti utilizzano il cinema in ambito artistico.
Nello spirito dei primi film Lumière, le opere di Lewis, spesso caratterizzate
da una ripresa continua e priva di montaggio, che restituisce un momento unitario
di spazio e tempo, sono proiettate sotto la forma di piani-sequenza, direttamente
sulle pareti dello spazio espositivo. Ogni opera, realizzata con i mezzi tecnici
del cinema professionale (troupe, attori, pellicola da 35 mm), eccede di gran
lunga la produzione necessaria alla realizzazione di un video, ma il risultato
non è mai un film nel senso tradizionale del termine: nessuna di esse
infatti racconta una storia e raramente la loro durata supera i 5 minuti.
Attraverso sottili movimenti della macchina da presa (zoom, travelling) e gusto
del dettaglio, l'artista gioca con differenti strati di informazione e di codici
visivi stabiliti, mettendo così alla prova la capacità d'attenzione
dello spettatore e inducendolo a rivedere il film più volte per apprenderne
tutti i risvolti e la misteriosa complessità. Mirabili operazioni di
decostruzione del linguaggio cinematografico tradizionale, i suoi film proiettati
a ciclo continuo reclamano di essere appresi alla maniera di opere visive, contribuendo
a far saltare la linea di confine che per lungo tempo ha tenuto separati i rispettivi
domini di cinema e arte contemporanea.
Veri intrighi visivi, privi di esplicita narrazione, questi film brevi e silenziosi
non si limitano ad esplorare le convenzioni formali della settima arte, ma si
interessano agli aspetti "cinematografici" del mondo in cui viviamo,
nel quale le tecnologie dell'immagine in movimento hanno radicalmente trasformato
la percezione spaziale e temporale. L'artista parla a questo proposito di "cinema
permanente".
Spesso nelle sue installazioni cinematografiche incentrate su luoghi dimessi
e abbandonati, rovine dell'utopia modernista o paesaggi intemporali marcati
dal passaggio della luce, modalità di ripresa, taglio delle inquadrature,
movimenti di macchina donano all'immagine una intensità e una dimensione
d'estraneità che fa oscillare senza posa il rapporto tra l'identità
di ciò che vediamo e la percezione che ne abbiamo, rinviando alla tradizione
del pittorico e del fotografico che ha forgiato la sensibilità dello
sguardo occidentale.
Che utilizzi l'immagine fissa o in movimento, Lewis è sempre interessato
a "ciò che resta dietro di noi allorché il mondo si sposta,
o sembra spostarsi, in un'altra direzione", un "dopo" che gli
consente la più ampia libertà di indagine, senza alcuna costrizione
di tempo.
Oggetto della ricerca di Lewis non sono solo e tanto i paesaggi esotici o gli
ambienti impossibili, ma i luoghi della quotidianità che l'artista narra
con l'intento di evidenziarne la forza, la potenza e la straordinarietà,
caratteristiche che sono, a saperle vedere, anche dei luoghi più apparentemente
abituali o "banali". Dietro l'apparenza - sembra dirci Mark Lewis
- non c'è la cosa in sé ma lo sguardo. È dunque a quest'ultimo
che le sue opere si rivolgono. Esse non "rappresentano" ma "rendono
presente qualcosa" tramite l'interdizione della loro "eloquenza"
e della loro "trasparenza".
Opere in mostra: The Pitch 1998, Central 1999, Smithfield 2000, North Circular
2000, Algonquin Park September 2001, Algonquin park Early March 2002, Children's
Games 2002, Harper Road 2003, Downtown, Tilt, Zoom, Pan 2005, Rush Hour 2005,
Quesnay: Pan and Zoom, 2005, Spadina, Reverse Dolly, Zoom, Nude 2006, Golden
Rod 2006, Rear Projection (Molly Parker) 2006, 5262 Washington Boulevard 2008,
Brichlayers Arms 2008.
Mark Lewis. Anticipando Venezia. MAN, Nuoro, via Satta 27, dal 15 maggio al
28 giugno 2009.
Mostra a cura di Cristiana Collu e Saretto Cincinelli
Orario: 10:00/13:00 - 16:30/20:30 dal martedì alla domenica.
Ingresso gratuito. Servizio gratuito di visita guidata (attivo dal martedì
al sabato dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 16:30 alle 19:30 e le ultime domeniche
del mese).
Catalogo: Silvana editoriale
Informazioni e prenotazioni: MAN T&F +390784252110 info@museoman.it