A Pisa, dall'8 ottobre 2010 al 23 gennaio 2011, le sale sul Lungarno di BLU
| Palazzo d'arte e cultura, ospitano la mostra "Joan Mirò. I miti
del Mediterraneo". L'iniziativa è la seconda di un ciclo triennale
di mostre dedicato ai grandi protagonisti dell'arte del Novecento e al loro
rapporto con le tradizioni, la luce e le culture del Mediterraneo.
Continua così il programma che caratterizza le attività espositive
di BLU | Palazzo d'arte e cultura, istituzione creata dalla Fondazione Cassa
di Risparmio di Pisa, col fine di essere un rilevante punto di riferimento per
le proposte culturali non solo per la città.
"Joan Miró. I miti del Mediterraneo", curata da Claudia Beltramo
Ceppi, Teresa Montaner - conservatrice alla Fundació Miró di Barcellona
- e Michel Draguet - direttore generale dei Musées Royaux des Beaux Arts
del Belgio, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, con il patrocinio
del Comune di Pisa e dell'Ambasciata di Spagna in Italia, organizzata da Giunti
Arte mostre musei, presenterà 110 opere, tra dipinti, sculture, litografie,
disegni e illustrazioni, nelle quali, attraverso il potere trasformatore della
poesia e del mito, l'artista catalano esprime la complessità del reale.
Se da un lato, la poesia costituisce per Miró lo strumento per aprire
lo spazio e accrescere le sue capacità di artista, il mito è una
forma di racconto che aiuta la comprensione della realtà.
Proprio la realtà è il fulcro attorno cui ruota tutta l'arte di
Miró, sia che si tratti di quella esterna, quotidiana, sia che si tratti
di quella interiore, ovvero dei sentimenti e della rielaborazione del vissuto
effettuata dai ricordi.
Il mito è anche lo strumento utilizzato per rivendicare l'identità
catalana. All'inizio del '900 gli artisti della Catalogna, di fronte alla tragedia
della guerra civile e a un nuovo governo sempre più autoritario, condividono
con i compatrioti la necessità di rivendicare un'identità che,
fino ad allora, era un dato di fatto che non necessitava di una narrazione.
Miró ritrova questa identità nel paesaggio, nella luce, nelle
montagne, nei campi lavorati e nelle spiagge brillanti sotto il sole.
Tutto ciò conduce Miró verso un'identificazione intensa, quasi
atavica, con la natura e il paesaggio del Mediterraneo. I motivi preferiti di
Miró, che poi ritorneranno trasfigurati nel corso di tutta la sua lunghissima
produzione artistica, sono insetti, lumache e serpenti, oltre naturalmente alle
donne, simbolo stesso della Madre Natura, e agli uccelli, visti come animali
mitologici.
Il percorso espositivo si apre con alcune opere dedicate al mito di Dafne e
Cloe e a quello del Minotauro. Il primo, con la sua attenzione per l'aspetto
bucolico, ben si adatta all'esaltazione da parte di Miró della sua terra
e della forza dell'uomo quando è in comunione con essa. Quello del Minotauro,
evocato da litografie come L'éveil du géant del 1938, e poi ripreso
nel 1970 con la scultura Tête de taureau, oltre a rappresentare la relazione
e l'interdipendenza fra l'uomo e la natura, simboleggia la bestialità
e la violenza cieca dell'uomo che caratterizza quegli anni di guerra.
Lo spazio di Miró, i suoi colori e la sua iconografia, raccontano con
chiarezza il temperamento catalano, abitualmente definito come il sentimento
della terra, associato a un misticismo esacerbato e a una identificazione con
un universo ineffabile. Tale ambivalenza viene risolta, da un lato, con la figura
della contadina catalana sfigurata da piedi enormi, dalle lumache, dai serpenti,
dagli insetti, dai fiori e dagli alberi, mentre, dall'altro, le scale, gli uccelli,
gli insetti volanti, le stelle e le comete descrivono l'evasione dalle contingenze
terrene.
Analogamente, lo stile si scinde in creazioni in cui si identificano pennellate
uniformi di colori vivi, forme dai contorni vigorosi, immagini riconoscibili,
a pitture cosmiche, quasi astratte, nelle quali una linea tenue o qualche segno
sparso divengono trasparenti in un grande vuoto spaziale.
Anche nella sua maturità, Miró continuerà questa ricerca
parallela tra rappresentazione della realtà esterna, attraverso la narrazione
di tipo mitologico, e l'aspirazione a una pace interiore, ben espressa dalle
illustrazioni per le Costellations di André Breton, in cui la poesia,
grande passione di Miró, si coniuga con la sua raffigurazione di uno
spazio infinito in cui linee, colori e forme si compongono e si scompongono.
Le serie Archipel Sauvage del 1970 e L'espoir du navigateur del 1973 fanno
parte, insieme a altre importanti tele raramente esposte e agli haiku illustrati,
di una sezione dedicata ai viaggi come evasione dal contingente verso gli spazi
infiniti della mente.
Chiudono il percorso espositivo le sezioni dedicate al mito della donna, della
Madre Natura e dell'uccello mitologico. Qui s'incontreranno lavori caratterizzati
da colori vivi, pennellate spesse, pesanti tracce di nero che esprimono la violenza
del ciclo vitale e della natura; spesso la donna è raffigurata stuprata
da un uccello. L'esasperazione delle linee, la rarefazione dell'aria intorno
alle figure atrocemente deformate costituiscono il tentativo disperato di esorcizzare
i mostri che il mito porta con sé.
Accompagna la mostra un catalogo Giunti Arte mostre musei.
JOAN MIRÓ. I MITI DEL MEDITERRANEO
Pisa, Palazzo Blu (via Pietro Toselli 29)
8 ottobre 2010 - 23 gennaio 2011
Enti Promotori
Fondazione Caripisa
in collaborazione con
Fundació Joan Miró, Barcelona
con il patrocinio del
Comune di Pisa
Ambasciata di Spagna in Italia
Produzione
Giunti Arte mostre musei
Via Bolognese 165
50139 Firenze
gamm@giunti.it
Catalogo
Giunti Arte mostre musei
Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria
chiude un'ora prima); lunedì chiuso
Biglietti: intero € 8,00; ridotto € 6.50; gruppi € 6.00 ; scuole
€ 4.50
Informazioni BLU Palazzo d'Arte e Cultura: tel. 050.500197
Informazioni e prenotazioni gruppi:
Impegno e Futuro, tel. 050 28515, Fax 050 503532; info@impegnoefuturo.it