Aprirà i battenti il prossimo 26 marzo la mostra curata da Max Seidel
Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento
che avrà come sede principale il Complesso Museale di Santa Maria della
Scala ma che porterà il pubblico a godere di itinerari particolari alla
scoperta di una Siena che nei primi decenni del Quattrocento visse, parallelamente
a Firenze, una straordinaria stagione artistica, che vide il trascorrere dal
Gotico al Rinascimento.
Nel corso della presentazione della mostra - avvenuta oggi a Roma alla presenza
di Gabriello Mancini, presidente Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Marcello
Flores d´Arcais, assessore alla Cultura del Comune di Siena, Max Seidel,
curatore della mostra Gabriele Borghini, Soprintendente per il Patrimonio Storico
Artistico ed Etnoantropologico per le province di Siena e Grosseto, Annamaria
Guiducci, direttore della Pinacoteca Nazionale di Siena e della mostra, Isabella
Lapi Ballerini, Soprintendente dellOpificio delle Pietre Dure di Firenze,
Cecilia Frosinini, funzionario dellOpificio delle Pietre Dure di Firenze
e Fiorenza Guerranti, direttore Apt Siena - sono state illustrati alcuni restauri
che verranno presentati nellesposizione e i risultati delle tecniche diagnostiche
non invasive utilizzate su molte delle opere della Pinacoteca. In particolare
la riflettografia Ir, che consente di visualizzare il disegno sottostante gli
strati pittorici, ha permesso di riappropriarsi di un patrimonio di studio eccezionale
e del tutto ignoto. Si leggono, infatti, i disegni sottostanti le pitture, che
servono per approfondire lambito culturale dellartista e le sue
conoscenze di prospettiva geometrica finora mai così chiare agli studiosi
che se ne erano occupate. Lesposizione si apre con una sezione monografica
dedicata a Jacopo della Quercia (Siena, 1371 ca. 1438), il grande scultore
che seppe essere il più rilevante artista della città nel primo
Quattrocento e esponente di spicco del Gotico internazionale europeo.
La carriera di Jacopo è ripercorsa fin dagli inizi, con la monumentale
Madonna della melagrana destinata alla Cattedrale di Ferrara (1403-1408), per
passare ad alcuni dei marmi scolpiti per la Fonte Gaia a Siena (1414-1419),
fino alle sculture in legno policromo, come lAnnunciazione della Collegiata
di San Gimignano (1421-1426) e la Madonna col Bambino del Louvre. Accanto a
Jacopo si fanno apprezzare anche gli altri primi attori della scultura senese
di quel tempo: dal leggiadro Francesco di Valdambrino al severo Domenico di
Niccolò dei cori. Il percorso prosegue quindi con due sezioni
tematiche, che introducono il visitatore alla pittura. Luna è dedicata
alla fortuna della quale continuarono a godere presso i pittori senesi del Quattrocento
certi prototipi messi a punto nel secolo precedente dai fratelli Lorenzetti
e da Simone Martini: un fenomeno che ha il suo manifesto nella pala di San Pietro
a Ovile in cui Matteo di Giovanni, ormai nel terzo quarto del secolo, ricopia
fedelmente la celeberrima Annunciazione di Simone del 1333. Laltra sezione
presenta i maestri forestieri che, lavorando in città nel corso degli
anni venti, giocarono un ruolo fondamentale nellevoluzione dellarte
senese verso il Rinascimento.
Tra questi Lorenzo Ghiberti e Donatello, coinvolti insieme con Jacopo e altri,
nel cantiere del nuovo Fonte battesimale, al quale apparteneva il bellissimo
Spiritello tamburino del Bode Museum di Berlino del 1429 e che torna per la
prima volta a Siena dopo qualche secolo. La Madonna dellumiltà
(Pisa, Museo Nazionale di San Matteo) racconta del passaggio senese di Gentile
da Fabriano, autore nel 1425 di una perduta immagine mariana in Piazza del Campo,
che fu determinante per la nuova generazione che si stava imponendo sulla ribalta
pittorica cittadina. Era la generazione del Rinascimento umbratile,
che ha i suoi campioni in Giovanni di Paolo (del quale si è ricostruito,
per quanto possibile, il giovanile polittico destinato nel 1426 allaltare
Malavolti della chiesa di San Domenico), in Stefano di Giovanni detto il Sassetta
(di cui si sono raccolti per la prima volta tutti i frammenti della pala dipinta
nel 1423-1424 per lArte della Lana, insieme con altri capolavori) e nei
suoi stretti seguaci: da Pietro di Giovanni dAmbrogio, al Maestro dellOsservanza
(ben rappresentato dalla pala eponima e quasi dallintera serie delle famose
Storie di Santantonio Abate) e Sano di Pietro (del quale si mostra il
restaurato polittico dei Gesuati del 1444). Chiude il gruppo Domenico di Bartolo:
un senese atipico che, come dimostra la Madonna dellumiltà firmata
e datata 1433, seppe essere più fiorentino degli stessi fiorentini, tanto
da poter confrontare le sue opere con quelle di Filippo Lippi e Luca della Robbia.
La successiva sezione illustra il peso avuto da Donatello, nei decenni a cavallo
della metà del secolo, su nuovi protagonisti dellarte senese come
Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Matteo di Giovanni. Questo fil-rouge
donatelliano, iniziato negli anni venti con il lavoro al Fonte battesimale e
proseguito allaprirsi degli anni cinquanta con la lastra tombale del vescovo
Pecci per la Cattedrale, sarebbe culminato con lultimo soggiorno del maestro
fiorentino a Siena (1457-1461), che coincise con lascesa al soglio pontificio
del senese Pio Ii (1458).
Lo spettacolare accostamento tra il bronzeo San Giovanni Battista lasciato
alla Cattedrale da Donatello, i Santi Pietro e Vittore scolpiti dal Vecchietta
e dal Federighi per la Loggia della Mercanzia e la luminosa pala di Spedaletto,
dipinta dallo stesso Vecchietta per una grancia prossima a Pienza, testimoniano
i formidabili esiti di questa combinazione di eventi. Dopo lesperienza
del percorso cronologico, la mostra offre la conoscenza delluniverso artistico
del primo Rinascimento senese attraverso alcuni altaroli e dipinti per devozione
privata, cofani, cassoni e un significativo nucleo di codici miniati, oltre
che una serie di preziosi e rari manufatti tessili quattrocenteschi. Nel procedere
verso luscita si transita infine attraverso il colorato ambiente della
sagrestia vecchia dellospedale, affrescato dal Vecchietta tra il 1446
e il 1449 con un ciclo di Articoli del Credo per poi giungere alla sala del
Pellegrinaio (istoriato tra il 1440 e il 1444 dal Vecchietta, Domenico di Bartolo
e Priamo della Quercia) con una serie di Episodi della storia e della vita dellospedale
che rappresentano il maggiore ciclo di affreschi della Siena quattrocentesca.
Una catena di articolate appendici prolunga la mostra a pochi passi di distanza
dal Santa Maria della Scala. Laccesso al Duomo permette di conoscere il
tempio cui furono destinate diverse testimonianze artistiche ammirate nel percorso
espositivo, mentre nel vicino Museo dellOpera è allestita una sezione
dedicata alla sopravvivenza del Gotico nella Siena dei primi decenni del Quattrocento
(protagonisti Gregorio di Cecco, Domenico di Niccolò dei Cori
e altri). Scendendo nella così detta cripta, al di là
dellatrio decorato con emozionanti pitture murali duecentesche, si scopre
il mondo delloreficeria senese del Quattrocento: intorno alla paradigmatica
Lupa di Giovanni di Turino ruotano calici, croci e reliquiari luccicanti doro,
dargento e di smalti. Infine si raggiunge il Battistero e qui, al di sotto
della volta affrescata dal Vecchietta ancora una volta con un ciclo di Articoli
del Credo (1450-1453), si innalza il grandioso Fonte battesimale: monumento
per eccellenza della scultura toscana del primo Quattrocento.
In occasione della mostra Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le Arti
a Siena nel Primo Rinascimento, le Apt Siena e Chianciano Terme Val di
Chiana, in collaborazione con la Fondazione Musei Senesi, offrono ai visitatori
l´opportunità e l´invito ad approfondire la conoscenza di
questo periodo storico, così denso di novità nella elaborazione
del linguaggio artistico, percorrendo i momenti salienti in itinerari che si
snodano in Città e nei luoghi del territorio senese segnati dai più
significativi artisti dellepoca. I percorsi tematici passando per sette
musei del territorio dove verranno allestite postazioni multimediali touchscreen,
attraverseranno le antiche pievi, le fortezze, i magnifici palazzi e le colline
di una terra che si configura un sorprendente museo a cielo aperto. Verranno
inoltre realizzati eventi ad hoc: concerti, conferenze, menu personalizzati,
degustazioni .