Seconda puntata della quadriennale ricerca sulla pittura di paesaggio nel Veneto,
di Laguna e di Terraferma, che Dino Marangon sta portando avanti per conto di
Euromobil e del Comune di Pieve di Soligo.
Questo nuovo capitolo dell'indagine sfocia, dal 21 novembre al 27 febbraio,
in una ampia rassegna ospitata da Villa Brandolini a Pieve di Soligo, nel cuore
delle colline trevigiane del Prosecco. Un luogo paesaggisticamente emblematico,
quindi, per ospitare una mostra che indaga, questa volta sul versante più
specificatamente figurativo, quel connubio, incontro-scontro tra l'arte e il
paesaggio in artisti legati per residenza, attività, ispirazione al particolarissimo
territorio che dalle Alpi discende alla Laguna veneziana. Non un luogo qualsiasi,
quindi, ma un territorio italiano che, grazie anche alla Biennale, è
punto di incontro privilegiato, sul mondo e con il mondo.
Lo scorso anno, sempre a Villa Brandolini, Oltre il paesaggio puntava ad esemplificare
il paesaggio interiore, sublimazione e superamento di quello reale.
Nel paesaggio - questo il titolo del nuovo appuntamento espositivo - indaga
invece "le diverse ipotesi creative e le molteplici indagini contemporaneamente
sviluppatesi proprio a partire da un più ravvisabile rapporto con il
mondo fenomenico concepito come spunto e occasione di sempre nuove e diverse
possibilità di invenzione e di interpretazione".
Cento opere, molte inedite e con importanti prestiti da Ca' Pesaro e dall'Accademia
dei Concordi, per documentare l'intrecciarsi di differenti filoni creativi,
il formarsi ed evolversi di universi linguistici e spunti immaginativi nuovi,
talvolta sotterraneamente collegati alla grande pittura di tradizione.
Fermenti che contagiano anche Maestri dalla personalità consolidata,
come evidenzia il rarefarsi della pittura di Filippo De Pisis, mentre Guido
Cadorin rende magici i colori, le luci artificiali, la modernità di Venezia
e Giuseppe Cesetti sperimenta nuove e più trasognate variazioni coloristiche.
Per parte sua Nino Springolo penetra con sempre maggior lucidità la poesia
del comune vivere quotidiano, mentre Pio Semeghini viene ulteriormente distillando
le proprie immagini, quasi esplorando la loro fatica ad apparire.
Fedeli allo spontaneo mito delle atmosfere locali, artisti dotati di grandi
qualità pittoriche e disegnative come Fioravante Seibezzi, Luigi Scarpa
Croce, Eugenio da Venezia, Neno Mori, Carlo Dalla Zorza e i loro amici Marco
Novati, Eugenio Varagnolo, Mario Vellani Marchi, Gigi Candiani, pur senza sconvolgere
il loro ormai consolidato universo creativo, sanno variarlo e arricchirlo, mentre,
quasi a reagire alla loro mobilissima e raffinata pittura di tocco, Giorgio
Valenzin, Remigio Butera, Girolamo De Stefani, Aldo Bergamini, Guido Carrer
e Mario Dinon, vanno enucleando visioni più segreta e ferma espressività.
Se per questi pittori sarà soprattutto Venezia con le sue lagune a costituire
il riferimento più frequente, per altri artisti di grande sensibilità
e raffinatezza come Orazio Celeghin, Luigi Cobianco, Juti Ravenna, saranno soprattutto
Treviso, le sue strade, le sue abitazioni, i suoi giardini, unitamente all'ampio
corollario delle sue campagne, dei suoi fiumi e dei suoi colli a offrire lo
spunto per le loro equilibrate ricerche cromatiche e formali, ricerche che troveranno
magistrale espressione anche nelle acutissime indagini grafiche e pittoriche
di Giovanni Barbisan e di Lino Bianchi Barriviera.
Un capitolo a parte meriterebbe poi un'indagine sui pittori legati alle proprie
origini montanare: ci si dovrà limitare a documentare la dura consapevolezza
esistenziale dei paesaggi di Fiorenzo Tomea, le robuste cadenze consapevolmente
popolaresche e vernacole di Davide Orler, il sapido naturalismo di Luigi Cillo.
Venezia è officina dell'arte che assorbe personalità di diversa
tradizione. Quella ebraica di Giorgio Valenzin, o l'armena di Leone Minassian
o quella dei confini orientali di Zoran Music.
Il nuovo, di impronta internazionale, permea l'opera di Bruno Saetti quanto
le liriche marine di Gastone Freddo o le tele di Armando Pizzinato, protagonista
del Fronte Nuovo delle Arti. Giuseppe Zigaina intanto dilata le proprie sintesi
paesistiche in emblematiche visioni del mondo, emergenti dalla profondità
del ricordo, dagli infiniti meandri della psiche.
Riallacciandosi alle gloriose esperienze dei capesarini, nuove generazioni di
artisti, intraprendono nuove articolate ricerche: Renato Borsato, Giorgio Dario
Paolucci, Alberto Gianquinto, Saverio Barbaro, Corrado Balest, ciascuno con
una propria cifra e linguaggio. A testimoniare come il paesaggio, lungi dall'essere
un "genere" superato, continui ad essere luogo di ricerca e di confronto
privilegiato.
Realizzata nell'ambito PaesAgire (tutta una serie di convegni, iniziative e
incontri sui più diversi aspetti del paesaggio promossi dall'assessorato
alla Cultura del Comune di Pieve di Soligo) Nel Paesaggio si propone quindi
all'attenzione di chi voglia riflettere su questa essenziale tematica la cui
conoscenza appare per molti aspetti indispensabile ad una fruizione più
creativa, felice e consapevole dell'ambiente e del territorio.
Nel Paesaggio Pieve di Soligo (Treviso), Villa Brandolini centro culturale
F.Fabbri - Solighetto (piazza Libertà 7), 21 novembre 2010 - 27 febbraio
2011. Mostra promossa dal Comune di Pieve di Soligo - Assessorato alla Cultura,
dalla Regione Veneto e dal Gruppo Euromobil, con la collaborazione della Galleria
Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro - Venezia. A cura di Dino Marangon.
Catalogo edizioni Antia per Euromobil, a cura di Dino Marangon, con interventi
di Michele Beraldo e Franca Bizzotto.
Informazioni e prenotazioni: 0438985335