| CAPO
NOLI
Capo Noli, fin dallepoca bizantina, è stato uno strategico punto
di difesa di Finale. Molte tracce di quel passato sono quasi scomparse:
si dice che vi fossero torri, edifici vari e fortificazioni in seguito
distrutte dai Rotari. La sola costruzione che si salvò fu
loriginario monastero, presumibilmente di origine benedettina
sul quale poi venne eretta la chiesa di S. Lorenzo. Questultima
si raggiunge con un sentiero che dallAurelia porta al mare.
Si narra che allepoca lapprodo a Capo Noli fosse il
migliore di tutto il Ponente; i Genovesi, temendo che i Del Carretto
potessero così estendere il proprio dominio sul mare, interrarono
gli ormeggi nel 1341. Oggi la zona, nella sua punta più estrema,
viene detta Del Malpasso in quanto la più esposta
alla furia dei venti.
NOLI
Di struttura tipicamente medioevale, Noli è lerede
dellantica e gloriosa Repubblica Marinara, rimasta indipendente
per secoli. Già nel 1193 era comune autonomo e intorno al
XIV secolo raggiunse il massimo del proprio splendore vantando la
bellezza di ben 72 torri fortificate. Era usanza che ogni famiglia
che allepoca avesse fornito a Genova una galea armata conquistasse
il diritto di costruire la propria torre. Di queste attualmente
ne rimangono soltanto cinque; la più alta è quella
chiamata dei quattro canti risalente al XIII secolo,
mentre quella del Papone, nel suo aspetto originario, presenta delle
preziose finestre a bifora e monofora. Il castello edificato nel
XII secolo è visibile sulla sommità del monte Ursino;
anticamente, nei pressi del maniero, cera il primo nucleo
originario di Noli abbandonato successivamente quando gli abitanti
si spostarono sulla costa. Furono i marchesi Clavesana a erigere
la fortezza estendendo così i propri domini sullintera
baia e costruendo le mura in modo che giungessero fino al mare.
A Noli avrete lopportunità di vedere altre importanti
tracce del passato soprattutto medievale; ci sono tre porte, rispettivamente
Porta Zacca, Porta Piazza e Porta Viale. Ma il vero gioiello rimane
senza dubbio, oltre alla cattedrale di S. Pietro vicino al Castello,
la chiesa di S. Paragorio. Questultima è il tipico
esempio di stile romanico ligure; poco distante dal borgo, in una
bella cornice naturale, circondata da unarea in cui sono visibili
rari sarcofagi bizantini, S. Paragorio riunisce stili differenti.
Vedrete le absidi e i loggiati gotici, le tombe ad arcosoglio e
riconoscerete nella struttura a tre navate con pilastri in mattoni
ottagonali lorigine paleocristiana delledificio. Allinterno
poi oltre alle scenografiche capriate lignee spicca un grande Cristo
di legno dorigine bizantina, portato qui dallOriente
intorno allanno 1000. Lara della cripta si dice sia
dorigine pagana.
Gesù a Noli
Si racconta che sia stato proprio Gesù a fondare lantica
Noli; durante la sua predicazione in terra di Liguria, la leggenda
vuole che una sera insieme ai suoi discepoli, sostò in una
spiaggia deserta, circondata da imponenti montagne.
Solitamente quando Gesù riposava, gli stessi angeli preposti
alla sua protezione di notte erigevano una città là
dove lo stesso figlio di Dio aveva dormito. In quelloccasione
Simon Pietro notando che cera troppo poco spazio tra i due
promontori, consigliò a Gesù di non far costruire
nessuna città Domine, no lì facere!
disse Pietro. Proprio mentre Gesù stava per addormentarsi
avvolto nel proprio mantello, così rispose al discepolo:
- Se la città sarà stretta, ci sarà anche meno
posto per i peccati Così il giorno dopo sorse la città
che Gesù volle chiamare Noli, in ricordo della poca fede
del suo discepolo.
La Noli dillustri memorie
Lo stesso Dante Alighieri subì il fascino di Noli e certamente
sperimentò di persona limpervia strada che allepoca
conduceva da Capo Noli al centro della piccola Repubblica Marinara.
Ecco come il poeta vi fa riferimento nel IV canto del purgatorio:
Maggiore aperta molte volte impruna con una forcatella di
sue spine luom della villa quando luva imbruna, che
non era la calla onde saline lo duca mio, e io appresso, soli, come
da noi la schiera si partine. Vassi in Sanleo o discendesi Noli
montasi su in Bismantova in cacume con esso i piè; ma qui
convien chom voli. [Purgatorio, IV, 19-27) [Quando luva
è quasi matura il contadino con una piccola forcata di rovi
costruisce un sentiero non più largo della salita che la
mia guida ed io affrontammo, ormai soli, dopo lallontanarsi
della schiera. A S. Leo si va a piedi, e così si discende
a Noli,; o si sale alla cima della montagna di Bismantova, ma qui
bisognerebbe avere le ali.]
Bazure
Anche qui le streghe si davano convegno: si dice che le si vedessero
animare la notte dalla collina tra Noli e Varigotti
in località detta appunto Pian delle Streghe dove cè
anche una torre abbandonata.
SPOTORNO: Il fantasma della torre
Nei pressi di Spotorno, in corrispondenza dellIsola di Bergeggi
sono visibili ancora due torri, una sul mare e laltra, più
interna, detta di Coreallo. Cè chi asserisce che entrambi
le torri siano state innalzate dai Saraceni intorno allanno
1000 (
altri le considerano i resti di quella fortificazione
in cui visse i suoi primi anni la giovane Ines amante del principe
saraceno Achmet); da qui il nome di castello del saraceno che tuttora
portano.
La leggenda vuole che in certe notti appaia un fantasma nero che
si arrampica lungo i resti scoscesi della fortificazione; ad attenderlo
alla finestra ci sarebbe il fantasma di una donna vestita di bianco
e dallaspetto malinconico che lo trascinerebbe poi fino allalba
per le stanze del castello gemendo sommessamente.
Saraceni
o quasi
Questa è una leggenda ascrivibile alla cittadina di Spotorno
ma non è raro trovarne versioni simili riguardanti altre
località della Riviera di Ponente. Si racconta che allepoca
delle incursioni saracene, una notte, un soldato che era di guardia
alla spiaggia di Spotorno si insospettì udendo strani rumori.
Nel buio ordinò al probabile nemico di retrocedere, ma nessuno
rispose. Terrorizzato cominciò ad arretrare sperando di arrivare
in paese per lanciare lallarme. Ad un certo punto avvertì
qualcosa di appuntito appoggiarsi sulla sua schiena. Inevitabilmente
pensò che i turchi lo avessero preso alle spalle; si sentì
senza via di scampo e gettando a terra la lancia gridò disperato:
Sciò, turco, me rendu! Me rendu, sciò turco,
ho dito che me rendu!. Ancora una volta nessuno parlò
e luomo rimase immobile attendendo ormai la fine. La luna
che fino a poco prima era oscurata, illuminò col suo chiarore
la spiaggia. Il soldato vedendosi praticamente spacciato si voltò
così dicendo: "Ormai pe mì a lè
finia. In quel momento si rese conto che la lancia nella schiena
altro non era che la prua di una barca abbandonata sulla spiaggia.
Allora rapidissimo riacquistò tutto il suo coraggio urlando
al mare e alle stelle: No me rendu, e no me renderia pè
tutti li turchi de la Barberia.
ISOLA DI BERGEGGI: Lisola che non
cera
Ecco come unantica leggenda racconta la comparsa in Liguria
dellIsola di Bergeggi. Siamo nel VII secolo e i vescovi africani
Eugenio e Vindemmiale cercano di sfuggire alle persecuzioni del
vandali
«Si spezzarono le catene, si aprirono le porte,
uscirono di città, indisturbati verso il mare. Cera
una barchetta pronta e con essa vagarono fino ad uno scoglio vicino.
Scesero sullo scoglio che era in vetta illuminato da una misteriosa
luce, e lo scoglio si mosse. Passarono la Sicilia, il Tirreno e
giunti nel golfo ligure di fronte alla città dei Vadi Sabazi,
a poca distanza dalla costa, lo scoglio si arrestò. Ritrovarono
la barchetta e con essa misero piede in terra di Liguria dove predicarono
con ardore la fede di Cristo tra quelle genti pagane. Ma ogni sera
tornavano al loro rupestre isolotto, detto di Bergeggi, che da allora
non si mosse più e sul finire del secolo X, vide sorgere
unabbazia dedicata a S. Eugenio.
Immersi nella quiete e nella solitudine dellisola di Bergeggi
rimangono i ruderi di una chiesa romanica (XI secolo) e quelli di
un edificio di culto paleocristiano (V VII secolo). Intorno
al 1960 fu costruita una cappelletta. Nei secoli lisola fu
scelta da alcuni eremiti per vivere e pregare e si dice che in epoca
bizantina (così testimoniano anche le leggende
) vi
fosse un monastero nel quale nel 922 d.C., per voler del Vescovo
di Savona, giunsero i monaci lerinesi. Qui inoltre fino al 1588
riposarono le spoglie di S. Eugenio che furono poi trasferite nella
cattedrale di Noli.
Gli innamorati di Bergeggi
Unaltra leggenda è stata tramandata sino ai giorni
nostri; essa narra dellimpossibile e infelice storia damore
tra il principe saraceno Achmet e Ines, figlia di un nobile di Bergeggi.
La vicenda risalirebbe al X secolo quando la costa ligure era oggetto
di incursioni saracene. Sul capo più estremo di Bergeggi
viveva in una torre fortificata un nobile insieme ai propri figli
Roberto e Ines. Accadde che un giorno dovette assentarsi affidando
dunque la difesa della proprietà a Roberto. Durante la sua
assenza i turchi assalirono la torre e Roberto si ritrovò
a combattere da solo le orde di Saraceni venute dal mare e bramose
di distruzione. Fece scudo col suo corpo mentre i fendenti delle
scimitarre stavano per raggiungere lamata sorella. La scena
fu straziante e i Saraceni rimasero colpiti da quellatto di
valore nonché dal dolore della ragazza. In particolare tra
i Saraceni fu il principe Achmet a rimanere colpito dalla bellezza
di Ines e così, innamoratosi, decise che la ragazza avrebbe
dovuto vivere da principessa. Achmet fece costruire un bellissimo
e imponente castello in quellisola prospiciente alla costa
e lì condusse a vivere Ines. Lui si faceva vedere da lei
raramente; a volte passeggiavano insieme al tramonto sulla spiaggia
e in breve tempo il loro legame divenne indissolubile. Nel frattempo
la gente della costa osservava con crescente preoccupazione quella
fortezza nemica sorta sul mare. Si dice che Achmet la sera portasse
Ines sotto un bellissimo loggiato costruito in posizione panoramica
e lì le parlasse di mondi lontani e fantastici incantandola
per ore e ore. il loro idillio ebbe fine una mattina quando allorizzonte
comparvero le prime galee con i vessilli della Repubblica di Genova;
Achmet consapevole dellimminente battaglia si allontanò
con la propria flotta dallisola. Prima di affrontare il nemico
diede a Ines un anello con incastonata una pietra miracolosa che
si sarebbe magicamente offuscata quando lui si fosse trovato in
pericolo, al contrario la sua lucentezza avrebbe confermato la sua
salvezza. I due eserciti si fronteggiarono sul mare csì pure
i due rispettivi comandanti; Achmet lanciò il segnale ai
suoi uomini di non attaccare e avanzò da solo tra le schiere
nemiche giungendo al cospetto del condottiero cristiano. Dopo un
breve colloquio unespressione di gioia e di commozione comparve
sul volto di questultimo: Achmet gli aveva indicato il castello
dove avrebbe ritrovato sua figlia sana e salva. Il Principe saraceno
si allontanò poi con le proprie navi e scomparve. Pochi giorni
dopo la pietra magica che Ines portava al dito si offuscò
e la ragazza cominciò a trascorrere interi giorni scrutando
lorizzonte in attesa del ritorno di Achmet. Il castello detto
del saraceno andò lentamente in rovina e anche
Ines morì per il dolore. Trascorsero gli anni e sullisola
fu costruito un monastero. Un giorno vi sbarcò un anziano
pellegrino che chiedeva ospitalità. I monaci lospitarono
nelledificio assegnandogli una cella dalla quale si vedevano
le rovine del castello. Si racconta che il vecchio guardasse in
quella direzione sussurrando il nome di Ines e struggendosi dal
dolore. Poco dopo morì; solo in seguito di seppe che era
il principe Achmet tornato a cercare la sua amata. Ancora oggi si
dice che in certe notti di luna sia possibile scorgere il fantasma
dei due innamorati che tenendosi per mano passeggiano al chiaro
di luna.
VADO LIGURE
Nacque come stazione militare romana (II secolo a.C.) e nel 89
a.C. prese il nome di Vada Sabatia. Il suo sviluppo fu rapido e
fiorente e prima della caduta dellImpero Romano si suppone
che fosse unimportante città dedita al commercio marittimo.
Nel V secolo gli abitanti, in cerca di maggiore sicurezza, la spopolarono
preferendole la cittadella del Priamar. Anche a livello istituzionale
Vado ebbe ruoli notevoli: fu sede del vescovo dal VII al XI secolo
e rimase sotto al dominio dei Del Carretto e dei Marchesi di Ponzone.
A Vado visiterete la chiesa di S. Giovanni Battista (XII.XIII secolo),
i resti di un sepolcreto romano detto Fossa do Re (
S.
Genesio), una torre testimonianza delloriginario castrum
vadorum e sul colle S. Elena i resti del castellaro. A Capo
Vado cè invece la fortezza di S. Stefano risalente
al 1614 e voluta da Genova. Curiosità: sotto la sede dellattuale
comune sono venute alla luce tombe romane e i resti di una villa
del I-II secolo a.C.
SAVONA: La città delle torri
È proprio una torre il simbolo di questa città dantica
tradizione marinara; i Savonesi la chiamano a Campanassa
perché al suo interno è conservata unenorme
campana che anticamente fungeva da segnale dallarme in caso
di pericolo. La Campanassa, che è poi la torre
campanaria del Brandale, è alta quasi 50 m. e sembra dominare
ancora oggi tutta la città. Poco distante troviamo la Torre
dei Corsi e la Torre degli Scolopi, mentre vicino al vecchio porto
cè la Torre di Leo Pancaldo, lillustre navigatore
già protagonista della leggenda qui di seguito riportata.
Altre due torri sono la Torretta originariamente inglobata
nelle mura trecentesche e quella già citata del Brandale,
allestremità del porto; in una nicchia di questultima
vedrete la statua della Madonna della Misericordia protettrice di
Savona. Il nucleo medioevale della città sorgeva un tempo
nei pressi del vecchio porto e di quel periodo Savona mostra orgogliosa
i palazzi nobiliari simbolo di un glorioso passato; ricorderemo
fra questi Palazzo Lamba-Doria, Palazzo Gavotti, Palazzo Multedo,
Palazzo Pozzobonello, eccetera.
Priamar, cuore di Savona
La incontrerete sulla strada che costeggia il porto della città:
nel vedere limponente sagoma non nutrirete dubbi sulla sua
passata funzione militare, sebbene il Priamar racchiuda in sé
un patrimonio storico di notevole importanza per la città.
Ancora oggi il nome della fortezza solleva non pochi interrogativi
in quanto non si è riusciti a stabilire se esso significhi
pietra a mare o pietra mala; nel secondo
caso ci sarebbe un ulteriore dilemma circa linterpretazione
sul destino storico della costruzione o sulla natura della roccia.
Il Priamar è il risultato di secoli di storia e cultura con
le sue architetture pre-romane, romane, bizantine, medioevali e
i rimaneggiamenti successivi risalenti al XIV secolo. Laspetto
attuale lo si deve alla grande ricostruzione del 1542 quando il
Priamar fu distrutto dai genovese guelfi. Allinterno vedrete
le rovine della chiesa di S. Domenico il Vecchio (XIV secolo), la
cattedrale di S. Maria del Castello, il Palazzo della Sibilla e
tra le scoperte più recenti la necropoli del VI secolo affiorata
grazie agli scavi del 1969.
La leggenda dei fuochi di S. Elmo
La leggenda ha come protagonista il navigatore Leon Pancaldo
che nel novembre 1520 stava attraversando lo stretto di Magellano;
originario di Savona, Leone aveva lasciato a casa ad attenderlo
la moglie Silvia de Romana. Durante i giorni di navigazione, una
sera, preso da nostalgia e tristezza per la lontananza della sua
amata, affidò il timone al suo secondo e andò in coperta
a riposare. Sognò la propria nave colta da tempesta, in balia
dei flutti quasi vicina al naufragio; vide infatti i famosi fuochi
di S. Elmo posarsi accanto allalbero maestro. Secondo la tradizione
quelle magiche luci erano linvito del Santo ai marinai affinché
si preparassero da buoni cristiani alla morte ormai prossima. Il
naufragio era imminente se i fuochi scendevano dallalto fino
a raggiungere la coperta. Leone in sogno li vide invece risalire
dalla coperta e poi correre velocissimi sul mare fino a raggiungere
la torre di S. Elmo a Savona. Là cera Silvia che avvolta
dalle fiamme chiedeva disperata il suo aiuto. Leone la chiamò
svegliandosi di soprassalto; nei giorni seguenti il sogno si ripeté
destando nel navigatore grande apprensione. I giorni trascorsero,
ma Leone non poteva immaginare ciò che nel frattempo era
accaduto a Savona. Silvia abitava non lontano dal Priamar, nei pressi
di S. Elmo, accanto al vecchio arsenale dismesso che conteneva ancora
materiale facilmente infiammabile. Era una zona mal frequentata
e una sera vi capitarono Michele Solaro, noto mercante di schiavi
in Africa, e Brancaleone e Ludovico, due suoi amici. I tre, reduci
di una rapina in casa di tale Pietro Saluzzo, completamente ubriachi,
cercarono di penetrare anche nella chiesa di S. Caterina per rubare.
Poiché era buio i tre appiccarono un incendio, e in breve
rimasero imprigionati nella chiesa. Michele cercò di fuggire,
ma cadde picchiando la testa e svenne. Intanto le fiamme avevano
svegliato la gente nei dintorni e anche Silvia si destò accorgendosi
spaventata che la sua casa, vicina alla chiesa e allarsenale,
era avvolta dalle fiamme. Silvia pronunciò il nome di Leone
e in quellistante un tale Giovanni, udendo quel nome, corse
in suo aiuto. Giovanni, che quella sera era stato uno dei responsabili
del rogo, da piccolo fu salvato da Leone, unico ad aiutarlo mentre
stava per annegare. Giovanni prese una scala e incurante del fuoco
lappoggiò alla casa; salì, sfondò la
finestra e avvolgendola in una coperta, trasse in salvo Silvia portandola
dai guardiani della torre di S. Elmo che accorsero in loro aiuto.
Da quel giorno Giovanni cambiò vita. Silvia, ancora sotto
shock, nel suo delirio invocava incessantemente il nome del marito.
Curiosità: a Savona nel Convento Figlie N.S. della
Misericordia è conservato miracolosamente intatto il cuore
di Santa Maria Rossello (1811 1880) mentre il corpo è
custodito presso la Casa Generalizia. Ancora una volta la Liguria
è terra di miracoli
ALBISSOLA MARINA e ALBISOLA SUPERIORE
Albissola Marina è lodierno comune che si estende
a ovest del torrente Sansobbia, caratterizzato da un lungo e sabbioso
litorale diviso in due parti dal molo di S. Antonio. Su uno scoglio
quasi di fronte al porto della vicina Savona è visibile una
piccola statua della Madonna da cui prende nome la roccia denominata
appunto Scoglio della Madonnetta. La parte più antica del
borgo caratterizzata da pittoreschi budelli e carruggi è
quella che sorge intorno alla Chiesa della Concordia. Di epoca più
recente vi è da visitare la famosa villa Faraggiana immersa
in una cornice naturale di terre coltivate e giardini, risalente
al XVIII secolo, oggi sede del Centro Ligure per la Storia della
ceramica. Albisola Superiore, il comune che attualmente sorge a
est del Sansobbia vantava originariamente una vocazione prettamente
agricola oggi pressoché scomparsa e sostituita da quella
turistica. E così pur essendo molto cambiata ledilizia
urbana, tracce del passato continuano a testimoniare le antiche
origini di Albissola: nei pressi della chiesa di S. Pietro ci sono
resti di quello che fu lantico insediamento romano, ovvero
Alba Docilia. Da non dimenticare è il fatto che proprio qui,
appena più a monte, passava la famosa via romana Julia
Augusta, il cui tracciato è ancora oggi visibile.
Albisola o Albissola?
È una S che fa la differenza e che ha la sua ragion dessere.
Infatti Albissola Marina, quella con due S, deve questa particolarità
al fatto d essere stata così trascritta erroneamente presso
la Consulta Araldica per lottenimento dello stemma comunale,
quando nel 1615 divenne comune autonomo. Da allora ha mantenuto
la denominazione di Albissola.
Albisola, patria della ceramica
Le più antiche testimonianze riguardanti le maioliche
di Albisola risalgono alla fine del XV secolo. Questa forma di artigianato
è stata senza dubbio favorita dalla presenza dellargilla
rossa e di terra bianca, estratte da numerose cave. La produzione
si divise fra le terrecotte (soprattutto oggetti duso quotidiano
come brocche, vasi, piatti, eccetera) e le piastrelle maiolicate
(laggioni) che hanno reso famosa Albisola a livello mondiale. La
produzione nei secoli successivi si farà sempre più
varia, influenzata da nuovi stili e processi di lavorazione, ma
rimane ancora oggi uno dei capisaldi dellartigianato di Albisola
vantando una tradizione unica.
Apparizioni misteriose
A poca distanza dal mare, nellEntroterra di Albisola
Superiore cè una montagna detta Bricco Spaccato che
«
squarciandosi dallime viscere in parti uguali,
aprì nel mezzo una voragine, donde locchio si ritrae
quasi impaurito da quella profondezza e desolata solitudine. Non
filo derba, non canto duccello, non vestigio di piede
umano;
» [da G. Gatti Racconti storici e romantici,
Ed. Voghera, 1855]. Qui la leggenda vuole che la notte del 2 novembre
si svolga una delle processioni più terrificanti di tutta
la Liguria. I contadini raccontano che intorno alla mezzanotte le
anime degli annegati e di quelli non sepolti in terra consacrata
vaghino indossando cappe nere, muovendosi lente alla luce delle
torce e levando commoventi salmi, La processione ha termine allalba
con la luce del sole.
Streghe ad Albisola
Sembra proprio che la pratica della stregoneria abbia interessato
ogni angolo della Liguria. Così anche ad Albisola, nelle
vicinanze di Villa Gavotti, si racconta che le streghe si dessero
convegno per il sabba. Si dice che una di loro si fosse innamorata
del marchese e le sue colleghe tentassero allora con ogni sorta
dincantesimi e malefizi di distogliere la giovane dal suo
sentimento. Nonostante le loro arti magiche, fallirono, ma la strega
innamorata, presa da ira tremenda, salì sulla montagna e
provocò un terremoto che spaccò in due la vetta. Da
quel giorno il luogo fu chiamato Bricco Spaccato.
CELLE LIGURE
Il nome della località ci rimanda ai suoi trascorsi di pescatori
e marinai; le cellae erano infatti quei capanni utilizzati
per riporre le barche, le reti e gli attrezzi da lavoro. Il paese
oggi si divide nel nucleo di Piani, più moderno, a levante,
e in quello costituito dal vecchio borgo di pescatori, a ponente.
È un incantevole lungomare a unire le due anime di Celle,
entrambe piacevoli da visitare pur nella loro diversità.
A levante sorge la chiesa di Nostra Signora della Consolazione la
cui costruzione risale al 1468 ad opera degli Agostiniani; lattuale
facciata è del 1725. I primi documenti in cui viene citata
Celle risalgono al 1014 e la indicano come possedimento di Ugo di
Clavesana. Fu poi divisa tra i Marchesi di Ponzone, i Marchesi Del
Bosco, i Doria e i Malocello; dal 1398 al 1414 fu sotto il dominio
della vicina Genova fino a che non divenne Comune dotandosi di un
proprio statuto chiamato Negrin. Nel 1528 fece parte
della Podesteria di Varazze. Un tempo ci dovevano essere ben due
castelli a proteggere Celle dagli assalti saraceni, uno a monte
e laltro sul mare, ma di nessuno dei due è rimasta
traccia.
Tradizioni
È tradizione che a Celle la notte tra il 23 e il 24 giugno
in occasione della festa di S. Giovanni si accendano numerosi falò
sulla spiaggia; lusanza, praticata anche in altre zone, potrebbe
essere retaggio di un lontano culto pagano. Nellopinione di
Padre Francesco Ferraironi, famoso storiografo di Triora, i falò
della notte di S. Giovanni non hanno alcuna relazione con
la stregoneria: si tratta di un uso antichissimo, già praticato
nel secolo XV che esprime gioia popolare
, invece Orlando
Grosso (Gazzetta di Genova, 3 giugno 1919) sosteneva a riguardo
unaltra ipotesi secondo cui: i contadini accendevano
con le fiaccole i mucchi di sterpi e di ossami, nella illusione
che il fumo cacciasse dalle valli i draghi e gli spiriti maligni:
scendevano dai boschi - secondo la tradizione popolare - in quella
notte, le streghe in cerca di villaggi. Pendevano dalle finestre
e alle porte delle case le palme, i rami dulivo benedetti,
le scope nuove, per stancare le streghe nel contare ad uno ad uno
i fuscelli di saggina prima di entrare.
Il fantasma del mulino
È una vecchia struttura nei pressi di unarea picnic,
in zona collinare, appena fuori dallabitato di Celle; il mulino
sarebbe stato più volte luogo di apparizione di un fantasma
femminile non precisamente identificato, ma che in vita doveva essere
particolarmente legato al Mulino. Sono diverse le testimonianze
di coppie di fidanzati che avrebbero visto di notte la bianca figura
vagare intorno alle rovine.
VARAZZE
Già in epoca romana Varazze era conosciuta come centro di
mare per i rifornimenti e lo smercio postale (così la indica
la Tavola Peutingeriana del III secolo a.C.); si chiamava Ad Navalia,
nome rimasto in uso fino allarrivo dei Longobardi che la chiamarono
prima Varagia e poi Varagine. Fu feudo dei Marchesi Ponzone e Malocello
fino a quando venne ceduta da questi a Genova (XIII secolo). In
seguito, comprendendo Celle Ligure e Albisola, nel 1343 divenne
comune autonomo. Le sorti di Varazze rimasero sempre legate a Genova
e fu teatro di violente battaglie nel corso della storia tra le
quali ricordiamo lultima che vide contrapporsi Francesi ed
Austriaci. Borgo di pescatori, si distinse nel XIX secolo per limponente
attività cantieristica navale. Il turismo sarebbe nato in
seguito, prendendo come simbolica data dinizio la nascita
nel 1887 del primo stabilimento balneare intitolato alla Regina
Margherita.
Si dice che Giuseppe, Maria e Gesù, dopo la drammatica fuga
in Egitto, abbiano peregrinato ancora a lungo, giungendo addirittura
in Liguria. Un giorno però lasino sul quale Maria e
Gesù viaggiavano non ne volle più sapere di andare
avanti. Giuseppe allora gli disse: Va ase. Da quel momento
il paese che stavano attraversando cambiò nome traendo spunto
da quellinvito a proseguire.
Passeggiando per il centro vedrete, chiusi tra le recenti costruzioni,
i resti della cinta muraria del XI secolo, alcuni torrioni e la
facciata della parrocchiale di S. Ambrogio risalente al XII secolo.
Nei pressi della chiesa di S. Nazario ci sono i resti della seconda
cinta muraria del XV secolo che ingloba la Porta di via Coda, la
Torre di Ponente e altre fortificazioni.
Misteri
In località Salice, presso U Cian da Munega (il piano
della monaca) cè unenorme pietra infissa nel
terreno, alta più di 2 m., con una circonferenza di 4 m.,
che nelle forme ricorda limmagine di una monaca. Anche questa
pietra è un menhir, uno dei tanti della zona, autentica e
misteriosa traccia di un lontano passato.
Tradizioni
Quella della cassa di S. Bartolomeo è una
delle più celebri leggende di Varazze; si narra che i pirati
saraceni durante una delle numerose scorrerie avessero rubato una
preziosa statua che pesava più di quindici quintali, raffigurante
lo stesso santo. Tuttavia durante la navigazione nelle acque del
Tirreno i predoni, colti da unimprovvisa tempesta, se ne liberarono,
gettandola in mare. La corrente e un intervento miracoloso, alcuni
giorni dopo, fecero comparire la statua di nuovo sulla spiaggia
di Varazze da dove era stata trafugata.
Da allora la statua viene portata annualmente in processione durante
la festa di San Bartolomeo.
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