Il Comune
di Monte San Vito è posto su di un colle (135 metri s.l.m.)
a ridosso del mare Adriatico nel versante sinistro della Valle dell'Esino.
Il centro storico è situato sulla punta del colle compreso
fra i torrenti Triponzio e Guardengo. Il resto del territorio comprende
le frazioni di Santa Lucia, Borghetto e le Cozze.
Di notevole interesse storico risulta essere il Palazzo Malatesta,
eretto dalla famiglia omonima agli inizi del XV secolo che nel
1430 Carlo Malatesta cedette al Comune.
A partire dal XVI secolo il Palazzo ha subito delle modifiche,
conservando però la sua originaria localizzazione planetaria.
Nella facciata è rimasto solamente il grande arco privato
dagli infissi e dal ponte levatoio ed è tutto ciò
che rimane della porta d'accesso al castello.
Un'altro monumento storico è la Chiesa collegiata di
S. Pietro Apostolo. fu edifica nel 1753, disegnata dall'architetto
Cristoforo Moriconi. E' in stile tardo barocco con tratti vanvitelliani
e neo classici. Ha forma di una croce latina. Al suo interno vi
è un grande organo a canne che risale al 1820 ritenuto da
sempre un Vici da Montecarotto.
Il Teatro "La Fortuna" fu costruito verso il 1758
dal notaio Tarlati Vitali. Il locale è stato ricavato da
un vecchio mulino, ripulito dai frantoi. Con il ricavo dei primi
spettacoli, si presume, furono fatte delle migliorie e furono costruiti
i palchetti. Non ci sono notizie di questo teatro fino al secondo
decennio del 1900. Infatti, il 28 gennaio 1928, all'inaugurazione
del restauro, fu rappresentato il "Don Pasquale" di Donizetti.
Poi ci furono numerose rappresentazioni che seguirono fino al 1966.
Da allora il teatro fu dichiarato inagibile. Solo nel 2001 il Teatro
condominale "La Fortuna" è stato riportato al suo
naturale splendore.
In Via Gramsci di Monte San Vito, da oltre 200 anni, si trova
il Mulino dell'olio. E' il simbolo della civiltà e
della cultura monsavitese e non sembra aver risentito dell'usura
dei secoli. La macina di pietra risale al 1688 che girata
non faticosamente, grazie ad un meccanismo di leve, da un asinello,
frantumava le olive che cadevano attraverso un'apertura, dal magaz-zino
sovrastante.
Tra le manifestazioni più importanti di questo paese c'è
la "Sagra del Castagnolo" che si festeggia verso
la 3° o la 4° domenica di quaresima. Quella di quest'anno
è stata la 40° edizione. E' una tradizione contadina,
serviva per alleggerire il lungo periodo di sacrifici che precede
la Pasqua
Oggi la "Sagra del Castagnolo" si divide in tre
parti. Nel primo pomeriggio c'è una sfilata dei gruppi mascherati,
senza carri allegorici, al secondo pomeriggio si può invece
ascoltare la musica dal vivo, partecipare ai giochi organizzati
dai gruppi mascherati, e, soprattutto, gustare i tipici dolci del
luogo com-preso il dolce omonimo della festa. Nella tarda serata,
si svolge l'ultima parte della festa, ed è la parte più
divertente: "il lancio delle salsicce con il paracadute".
questa è la parte della festa che ha rivalutato la sagra
e ha attirando una moltitudine di gente.
I Castagnoli: Dolce caratteristico di Monte San Vito.
Ingredienti: 4 uova, 2 prese di sale, 6 cucchiai di zucchero, 3
cucchiai olio extravergine, 5 cucchiai di anice o mistrà,
1 fialetta di limone, 1 fialetta di arancio, 2 cucchiai di latte,
1 dose di lievito vanigliato per mezzo Kg., farina q.b.
Amalgamate bene il tutto, aggiungendo la dose prima dell'aggiunta
di farina. Lasciare la pasta morbida. Dalla terrina depositare la
pasta sulla "spianarola" ed aiutandosi con la farina fare
dei castagnoli modellati a piacere. Friggete solo con strutto fresco
ed abbondante e a fuoco moderato. Rigirare i castagnoli per non
farli bruciare. Appena scolati su una carta piuttosto assorbente
coprirli con zucchero semolato normale o a velo. La ricetta va eseguita
nei minimi dettagli.
A Monte San Vito vi è un gruppo folkloristico e di canto
popolare denominato "La damigiana". Il repertorio delle
loro musiche comprende balli tradizionali (saltarello), canzoni
a ballo, canti di questua, strofe improvvisate, canti licenziosi
e da osteria. I soci fondatori della damigiana sono Mario Amici
(padre di Stefano) e Nardino Beldomenico.
Marche
Le Marche sono l'unica regione italiana con un nome al plurale, forse
riflesso di quella vocazione alla varietà che è uno dei
suoi tratti distintivi. Molte sono le bellezze che questa regione custodisce,
sparse ovunque nelle sue eleganti città, nei centri antichi ricchi
d'arte, dove storia e tradizione costituiscono ancora un valore preciso.
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cose da fare nelle Marche almeno una volta nella vita
Dagli Appennini all'Adriatico, attraversando l'Italia centrale. Le Marche
hanno la fortuna di accogliere un territorio eterogeneo che va dalle alte
montagne dell'entroterra fino al mare, con una costa a sua volta variegata,
ricca di spiagge basse come pure di riviere scoscese...
Pesaro-Urbino
e il Montefeltro
Gli Appennini da un lato; l'Adriatico dall'altro, e, in mezzo, un susseguirsi
di rilievi ora dolci ora più aspri, punteggiati da boschi intatti.
Di castello in castello per rivivere l'epopea dei Malatesta, dei Della
Rovere e dei da Montefeltro, che fecero di Urbino una delle culle della
cultura umanistica e rinascimentale d'Italia.
La
cucina delle Marche
Brodetti, vincisgrassi, maccheroncini di Campofilone, arrosti morti, preparazioni
in potacchio: Petra Carsetti, da anni coautrice con Carlo Cambi de "Il
mangiarozzo", ha intrapreso un viaggio tra i profumi e i sapori delle
terre marchigiane per compilare un ricettario completo e accurato, che
ha lo spessore della ricerca, la praticità del ricettario e il
fascino del romanzo.
Marche
Gli ambiti geografici sono posti in evidenza attraverso gli itinerari
didattici sviluppati sia in ambito urbano, che extraurbano. Aneddoti curiosi
e specialità gastronomiche tipiche del luogo descritto vanno a
integrare le sezioni di ogni singola provincia.
Mille altre
curiosità su: www.vlady-luisa.it/montesanvito