Itinerari
tra i misteri, i miti e le leggende di Padova e del territorio circostante
Padova tra misteri, miti e leggende" è la nuova
proposta turistica abbinata ideata da Turismo Padova Terme Euganee
e curata da Immaginarte, Assoguide Veneto e Guide Padova, che prevede
3 itinerari, alla scoperta dell´aspetto più enigmatico
e misterioso del territorio padovano e dei luoghi più leggendari.
Ricchi di storia e di un passato per molti aspetti sconosciuto ed
enigmatico i castelli, le città murate, i romitori isolati
tra le colline, i siti naturalistici e le ricchezze monumentali
patavine potranno essere scoperti da una prospettiva tutta nuova,
in grado di suscitare una particolare curiosità e un interesse
cui è difficile sottrarsi.
Si parte con il Tour dei Castelli e il Tour per luoghi misteriosi,
particolarmente adatti alla stagione, per arrivare a scoprire, in
autunno, laffascinante percorso dedicato a Padova Misteriosa.
Tour Dei Castelli: Ad Ogni Castello Il Suo Fantasma
Ormai è noto, gli spiriti prediligono soggiornare in suggestivi
castelli e severe roccaforti medievali. Nella provincia di Padova
sono diversi i castelli da visitare unoccasione da non
perdere per gli amanti del brivido che credono alle leggende
Castello Di Monselice
Questo imponente castello, ai piedi del colle della Rocca, sarebbe
abitato da due Fantasmi: quello di Avalla e quello di Jacopino da
Carrara. La donna, che venne uccisa nel castello di Monselice per
mano del marito Azzo dEste a causa del suo travolgente amore
per un trovatore (o secondo altre versioni fu amante di Ezzelino
da Romano), a quanto pare è di bassa statura e dalla carnagione
bianchissima, mentre Jacopino (reggente della città, morto
in cella nel castello di Monselice dopo 12 anni di ingiusto isolamento)
apparirebbe come un uomo smilzo, dai capelli grigi e spettinati,
che trascina i suoi passi incerti aiutandosi con un bastone. Anche
la sua amante Giuditta fu imprigionata e morì nel castello
di fame e di sete. Il castello ebbe pietà dei due amanti
e non fece mai trovare alle guardie i loro resti. Quando di notte
il vento sibila e soffia forte, il fantasma di Jacopino erra per
il castello. Oltre che per i fantasmi, questo antico maniero perfettamente
conservato si visita per la ricca collezione darmi, la cucina
romanica, le opere darte collezionate nel Novecento dallallora
proprietario conte Cini.
Castello Del Catajo, Battaglia Terme
Splendida residenza-fortezza fatta erigere da Pio Enea I degli
Obizzi, inventore di unarma da guerra che ancora oggi porta
il suo nome, lobice. Pare che in questo luogo vaghi cercando
pace lo spettro di Lucrezia Dondi, moglie di Pio Enea Ii degli Obizzi,
assassinata nella sua camera da letto durante la notte del 15 Novembre
1654, dopo aver respinto per lennesima volta le avances del
suo pretendente. Si racconta che si aggiri inquieta per le stanze
dellultimo piano, mostrandosi spesso alle finestre vestita
con un abito azzurro. Si dice che sul luogo del delitto sia ancora
visibile il sangue che ella versò dalla gola quando venne
uccisa. Sebbene non si disponga di informazioni più precise
in merito a questa presenza, il Catajo merita sicuramente una visita
per gli affreschi dei G. B Zelotti che decorano la parte nobile
e per il piacevole circondario dei Colli Euganee.
Castello Di S. Zeno, Montagnana
Allarrivo delle truppe della Serenissima Repubblica di Venezia
nel 1405, Tommaso da Montagnana, che era Podestà cittadino
per conto di Francesco Novello da Carrara, rifiutò di seguire
il suo popolo nella dedizione alla Dominante e preferì restare
fedele al suo signore fino allultimo, asserragliandosi con
pochi fedelissimi allinterno della Rocca degli Alberi, fortezza
inespugnabile voluta da Francesco il Vecchio Da Carrara nel XIV
secolo. Riuscì a resistere per alcuni giorni, fino a che
il castello fu occupato e Tommaso, caduto vittima di una rivolta
popolare, fu giustiziato. Il suo fantasma ancora infesta le sale
del castello di San Zeno, accendendo e spegnendo luci fatue nelle
antiche stanze e soprattutto lungo le scale dellantico Mastio
voluto nel 1242 dal tiranno Ezzekino III da Romano.
Rumori inspiegabili provenienti dal nulla, luci che si accendono
e si spengono senza motivo ma non è tutto. Nel 2005
un team di parapsicologi affiancati da un sensitivo, intenzionati
a rilevare presenze di fantasmi nel cortile interno del castello
con una sofisticatissima apparecchiatura infra-red, hanno ripreso
in modalità video una figura eterea. Si trattava allapparenza
di una dama, che pareva apparsa intenzionalmente come a voler dare
una dimostrazione della propria esistenza in loco, un fugace saluto
prima di sparire con estrema grazia tra le sale antiche del Museo
Civico ospitato nel castello.
Castello Di Valbona
Nel Castello di Valbona siamo in presenza di una triste storia
di amore contrastato. In quello che oggi è uno dei castelli
più suggestivi dei Colli Euganei che allinterno ospita
un ristorante tipico, si aggira ancora la giovane figlia di Germano
Ghibelli, morta di disperazione per non aver potuto sposare luomo
che amava.
LUOGHI LEGGENDARI E MISTERIOSI
Villa Beatrice sul Monte Gemola
Il convento di Beata Beatrice d’Este sul Monte Gemola Figlia di
Azzo d’Este e di Sofia di Savoia, Beatrice crebbe bella e virtuosa,
come riportano le numerose poesie che i poeti trovatori le dedicarono.
Pur non sottraendosi ai doveri di Corte, ella si sentiva nata per
vivere nell’amore di Dio. Si narra che in una notte bianca di brina,
udendo il belato di un agnellino che invocava aiuto, Beatrice uscì
scalza nella notte e si diresse verso il luogo da dove proveniva
il richiamo: tra la sterpaglia anziché l’agnellino trovò una gran
luce risplendente e nella luce le lettere J.C. (Jesus Christus).
Tra i tanti ammiratori che richiedevano la mano di Beatrice vi era
Ottrone, un poeta trovatore in grado di cantare versi dolcissimi.
Solo a lui Beatrice comunicò che era sua intenzione lasciare in
segreto il castello per rinchiudersi nel monastero di Salarola.
La notte prescelta Beatrice lasciò con una compagna il castello
e Ottrone, che temeva per la sua vita la scortò con la fiaccola
fino al monastero e poi lasciò l’Italia.
Dopo qualche tempo Beatrice decise di fondare un nuovo convento
sopra la cima del monte Gemola. Ottrone, nel frattempo era rientrato
in Italia, aveva conosciuto s. Francesco, che gli aveva ridonato
gioia e serenità. Quando venne a saper del convento sul Gemola,
si recò sul monte di fronte, il Monte Fasolo e si fabbricò una capannuccia
all’ombra dei cipressi, chiamati da allora i cipressi di S.Francesco,
e lì visse da santo eremita. Quando Ottrone morì il sasso davanti
alla sua capanna si coprì d’erica, che fiorisce ancora e sempre
e la sua mandola suonò dolcemente. Nelle notti tranquille e stellate
quando tutto è immerso nel silenzio si sentono vibrare nell’aria
le corde di una mandola e un tenue profumo d’erica montana si espande
nel cielo investendo Este, Solarola e Gemola i tre vertici di santità.
L’ex convento di Beata Beatrice, in splendido contesto paesaggistico,
ospita oggi il Museo Naturalistico dei Colli Euganei. (Tratto da Leggende Euganee, di Silvia Rodella)
Valle S. Giorgio e Valle di Donna Daria
Valle San Giorgio, frazione di Baone, è diviso a sua volta in
due sotto frazioni: la Valle di sopra e la Valle di sotto. Quest’ultima
è detta anche Valle di Donna Daria, contessa della famiglia dei
da Baone, famosa perché diede sepoltura - sfidando il vicario imperiale
Ezzelino - a Guglielmino da Camposampiero suo parente, da questi
fatto decapitare. In una calda giornata estiva Donna Daria udendo
uno scalpiccio di cavalli si nascose nel bosco. Poco dopo vide passare
Ezzelino da Romano, vicario dell’imperatore Federico II nella Marca
Trevigiana, diretto a Padova col suo esercito e, in uno dei carri
che trasportavano i prigionieri, scorse il suo amato nipote Guglielmo.
Nessun castello di parte ‘guelfa’ si salvava da Ezzelino e nemmeno
l’infanzia trovava grazia davanti al suo senso del potere. Quella
notte Donna Daria scese sul fondo della valle, dove giaceva il giovane
Guglielmo con il biondo capo staccato dal busto. Sfidando la morte
– nessuno poteva toccare le vittime di Ezzelino - attraversò macchie
e roveti.
La valle era immersa nelle tenebre, in nessun modo avrebbe potuto
individuare il nipote. Allora invocò la Madonna e dal fondo buio
apparve uno sciame di lucciole che avvicinandosi formò una zona
luminosa e guidò Donna Daria fino al suo caro. Caricato Guglielmo
su un letto di frasche intrecciate e guidata dalla lucciole giunse
fino alla casa della nutrice, dove le due donne lo trasferirono
su un carro trainato da buoi e seguendo le vie più nascoste lo condussero
a Padova alla Chiesa del Santo, che allora era ancora una piccola
chiesa. I frati compresero e il corpo fu sepolto lì. Quando Daria
morì fu sepolta nel cimitero di Valle s. Giorgio. Si dice che da
allora ogni anno in una notte di giugno le lucciole rifacciano la
strada percorsa da Donna Daria per raggiungere il corpo del nipote. (Tratto da Leggende Euganee, di Silvia Rodella)
La carega del diavolo
Vicino a Calaone, a poca distanza l’uno dall’altro, si trovano
la Carega del Diavolo, la Fontana delle Muneghe, e il poggio di
Salarola, dove sorgeva il monastero benedettino femminile di S.
Margherita, che nel 1220 accolse Beatrice d’Este, futura beata.
Questi luoghi hanno ispirato la leggenda della Carega del Diavolo
La “carega del diavolo” è un grande macigno trachitico a forma di
sedia, circondato da altri massi minori, che si trova sulla strada
che porta da Calaone a Valle San Giorgio. Poco distante si trovava
il piccolo monastero di Salarola, ora ridotto a pochi resti. Dalla
“carega” il diavolo esercitava le sue lusinghe su chi passava nei
pressi, assumendo aspetti diversi per impadronirsi delle anime,
e con un raggio di luce abbagliava i viandanti.
Fu di là che un giorno un bruno cavaliere si diresse verso la
fontana dove una monaca stava riempiendo la sua anfora. Un bagliore
confuse la vista della monaca che cadde annegando nella fontana.
Dal vicino monastero di Salarola due consorelle subito accorsero,
ma nel tentativo di salvataggio anch’esse annegarono. Così si era
compiuto il vaticinio: tre anime pure avevano liberato la “Carega
del Diavolo” dal maleficio. Da allora la fontana prese il nome “delle
Muneghe”, ogni fantasma maligno e adescatore scomparve dai luoghi
e la “strigheta” o barbaglio, ottenuto con uno specchio che riflette
i raggi solari, divenne gioco di fanciulli.
Lago di Lispida
La sirena del lago di Lispida Tanto tempo fa, il laghetto che oggi
chiamiamo Lispida, era abitato da sirene e fauni. Nella notte di
s. Giovanni, il giovane conte Monticelli, afflitto da un’incurabile
malattia alle gambe, mentre passeggiava nei pressi del lago, pensando
e ripensando alle sue sofferenze, prese la decisione di buttarsi
in acqua per dar fine al suo lungo supplizio. Una delle sirene,
notando la tristezza del giovane, gli si avvicinò e gli chiese cosa
facesse da quelle parti. Il ragazzo, abbagliato da quella splendida
visione, raccontò alla sirena la sua triste storia.
La sirena lo convinse che non c’era da disperare perché in fondo
al lago giaceva uno speciale fango, caldissimo, con il quale sarebbe
definitivamente guarito. Subito Monticelli si tuffò nel lago e raggiunse
il fango miracoloso… immediatamente guarì. Risalì a riva ma la bella
sirena era sparita e non si vece più vedere. Ancora oggi il fantasma
del conte si aggira disperato nei pressi del lago alla ricerca della
sua amata, ma fato vuole che la possa incontrare solo nella notte
di San Giovanni… notte in cui tutte le donne innamorate giurano
di sentire la melodiosa voce della sirena, che danza tutta la notte
con il conte, provenire dal fondo del lago.
Per visualizzare e scaricare il folder Padova tra misteri miti
e leggende: www.turismopadova.it/file/Misteri
Info: Iat di Monselice tel. 0429 783026 - Iat di Este tel. 0429
600462 - Turismo Padova Terme Euganee - tel. 0498767911.
Venezia
e il Veneto
I sestieri di Venezia. La pianura Veneta. Verona e il lago di Garda. Il
tour del vino in Valpolicella. Itinerari dettagliati. Carnevale, arte,
architettura, vini, gastronomia e altro ancora, nella classica visuale
Mondadori.
Venezia.
Con cartina
A Venezia incontrerete le tracce dei due grandi pittori veneziani, Tintoretto
e Tiziano, andando di bottega in scuola, di chiesa in chiesa; i commenti
degli spettatori esperti nei palchi del Teatro La Fenice; l'arte contemporanea
dell'ultima Biennale e delle collezioni Peggy Guggenheim e Pinault; un
prelibato "mangiare locale" a base di moleche, sarde insaor
e asparagi di Gassano; gli intrighi e i misteri di Palazzo Ducale; un'escursione
fra le isole meno frequentate della laguna a bordo di un bragozzo.
Verona
Amor Verona Amor è un percorso a enigmi nella città dellAmore
per svelare i suoi misteri e scoprire gli angoli più suggestivi.
Diventa il protagonista della storia.
Il
Veneto in cucina
Una raccolta di ricette tipiche del Veneto, dall'esecuzione estremamente
semplice, all'insegna della regola aurea che dovrebbe ispirare ogni buon
ristorante: far da mangiare pochi piatti, ma fatti bene. Come diceva Angelo
Beolco detto il Ruzante, citato nella prefazione dagli autori, "la
cucina veneta ha la prerogativa di accontentare il signore e il popolano".
I
bambini alla scoperta di Venezia
Venezia è la città dell'arte, del carnevale, dell'amore,
del fascino e del mistero. Questa guida pensata per i più piccoli,
conduce i bambini tra dedali di vie nascoste e piazze incantevoli, volando
tra i ponti e le acque di questa città "unica" al mondo,
protagonista di antiche storie, favole e leggende. Età di lettura:
da 8 anni.
Veneto
Aneddoti curiosi e specialità gastronomiche tipiche del luogo descritto
vanno a integrare le sezioni di ogni singola provincia. Inoltre una parte
dedicata all'interattività (Lavoro io) con testi e immagini su
cui lavorare giocando.