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La piccola farmacia da portare in viaggio.
Un piccolo pronto soccorso
Cosa
non dimenticare per un piccolo 'pronto soccorso' in caso di comuni
malesseri:
- Un antipiretico per la febbre (paracetamolo)
- Un antidolorifico comune
- Un collirio
- Un prodotto per il mal d'aria, d'auto o di mare
- Un antidiarroico comune a base di loperamide e flaconcini
di spore di Bacillus clausii per ripristinare la flora batterica
- Un antistaminico che già avete usato, se siete allergici
- Una pomata per le scottature
- Un disinfettante, meglio in polvere (ottima la pennicillina)
- Un prodotto contro gli insetti e zanzare
- Gel astringente al cloruro di alluminio per le meduse,
ma anche per punture di zanzare
- Pomata all'arnica ottima per strappi, crampi ed ematomi
- Polveri antimicotiche per i piedi e l'inguine
- Garze e cerotti (anche per piccole vesciche per troppo
camminare!)
- Forbici e termometro (MAI nel bagaglio a mano, sono
proibiti in aereo)
- Eventuali soluzioni per disinfettare l'acqua
- Eventuali preparati a base di metoclopramide per la nausea e il
vomito
- Preservativi
- Un paio di occhiali da vista di scorta (obbligatori se
guiderete) o/e eventuali prodotti per le lenti a contatto
- Creme protettive e lozioni per il sole o
per la neve
Contro
il mal di movimento
Se non volete prendere un farmaco, potete trarre effetti
benefici subito prima di partire con caramelle alla menta peperita
o delle capsule allo zenzero; mangiate solo cibi secchi
(pane, biscotti, crackers) e bevete poco. In viaggio non sbucciate
frutta e non spruzzate profumi. Appena arrivati massaggiatevi polsi
e tempie con olio essenziale di pompelmo, rosmarino o sedano:
vi sentirete meglio.
Antibiotici e diarrea del viaggiatore
Gli antibiotici devono essere sempre somministrati sotto
controllo medico e non dovrebbero mai essere assunti indiscriminatamente.
Fatevi quindi consigliare dal vostro medico, specie se viaggiate
al di fuori delle zone turistiche, in particolare per antibiotici
intestinali per curare forme serie di diarrea del viaggiatore,
congiuntamente a soluzioni reidratanti, importanti se viaggiate
con bambini.
Per maggiori informazioni sulla diarrea del viaggiatore, cliccate
qui.
Punture velenose... in acqua
È utile calzare scarpe di gomma, in spiaggia e in acqua:
un suggerimento che è una necessità quando ci si reca
nei Paesi tropicali, i cui mari sono popolati da varie specie
di pesci velenosi e anche alcuni parassiti che vivono nella
sabbia e che possono penetrare nella cute umana.
La puntura degli aculei di un riccio di mare può
causare dolore e bruciore, soprattutto se le spine si spezzano allinterno
della pelle. Accertatevi che la spina sia completamente eliminata
senza penetrare nella pelle, in caso contrario rivolgetevi ad un
medico.
La Tracina o pesce ragno, vive in acque poco profonde
o lungo le spiagge, mimetizzandosi sui fondali sabbiosi. Se calpestata
utilizza le pinne dorsali contenenti aculei velenosi per difendersi.
Il dolore è molto acuto e progressivamente, nel giro di 30
minuti, può risale lungo larto sino allinguine.
Può durare 16-24 ore. Vanno rimossi gli aculei conficcati
e bloccato il flusso del veleno, è necessario un supporto
medico.
Gli stessi consigli valgono per gli aculei dello scorfano
e per il pesce pietra dei paesi esotici: posare il piede
sopra gli aculei aghiformi della pinna dorsale provoca dolori che
risalgono dal piede, formicolii e intenso malessere con sudorazione,
dispnea e insufficienza cardiaca.
Importante rivolgersi tempestivamente al soccorso medico.
Speciale Meduse: cosa fare
Le meduse del Mediterraneo sono fra le meno pericolose, ma
i loro filamenti possono causare bruciore intenso e dolore, seguito
da prurito, causati dalla sostanza urticante che le meduse iniettano
nella nostra pelle, ovvero una miscela di tre proteine a capacità
paralizzante, urticante e neurotossica. Il nostro organismo
reagisce naturalmente, liberando adrenalina che contrasta
gli effetti della sostanza liberata dalla medusa.
Attenzione anche alle attinie vicino agli scogli, che hanno
il medesimo comportamento.
Nel
Mediterraneo...
La Pelagia noctiluga detta medusa luminosa perché
di notte è fosforescente, è la più pericolosa
presente nel Mediterraneo. Le sue dimensioni sono ridotte, circa
10 cm di diametro, colore rosa-marroncino, spesso se ne vedono interi
banchi; ha tentacoli esili e quasi invisibili, che arrivano anche
a un metro, molto urticanti al punto da lasciare anche cicatrici.
E' velenoso anche l'ombrello.
Una meno pericolosa è la Rhizostoma pulmo, di colore
bianco latte-azzurrognola con il caratteristico bordo violetto dellombrello;
il diametro può essere superiore ai 50-60 cm, con tentacoli
corti e tozzi.
La "Caravella portoghese" si diffonde anche nel Mediterraneo
Pericolosissima anche la Physalia Phisalis, detta Caravella
portoghese, presente nei mari tropicali, con una parte
galleggiante simile a una piccola busta di plastica blu rigonfia,
con tentacoli sottilissimi, traslucidi, lunghi sino a 40 metri,
la cui tossicità è paragonabile a quella del serpente
cobra. Diffusa negli oceani, è recente notizia la sua presenza,
sempre più diffusa, anche nel Mediterraneo e nelle
coste italiane.
Non è una vera medusa, quanto una colonia di quattro diversi
tipi di polipi reciprocamente dipendenti per la sopravvivenza.
Laspetto
più preoccupante è lestrema difficoltà
nel percepire la sua presenza in mare: un tentacolo lungo una trentina
di metri è in grado di ustionare una persona che sta nuotando
senza che questa abbia la minima possibilità di vedere la
sacca dellanimale, lontana diverse decine di metri. I
lunghissimi tentacoli rilasciano aculei particolarmente urticanti
e che hanno il potere di far abbassare la pressione sanguigna con
il rischio di collasso. E' necessario prestare molta attenzione,
perchè i tentacoli rimangono attivi e potenzialmente urticanti
anche quando la caravella portoghese è morta da qualche tempo:
ha piu di 10 tipi di veleni diversi e non si conoscono ancora antidoti
efficaci.
In seguito ad una puntura il dolore è lancinante e può
causare perdita grave di coscienza. Sulla zona colpita si forma
quasi subito un eritema che poi si ricopre di bolle, mentre su tutto
il corpo si formano successivamente pompfi prurigginosi. Segue ansia,
angoscia, vomito, svenimento e sensazione di morte imminente. Nei
casi lievi le lesioni si risolvono con cicatrici che possono rimanere
per mesi, mentre ansia e vomito si risolvono in qualche giorno.
Nei casi gravi le lesioni possono trasformarsi in piaghe profonde
e purulente.
Come prima misura immediata, immergere in acqua a 45°C la parte
colpita per 20 minuti. Non bisogna fare bendaggi che aumentano la
quantità di veleno iniettato, non bisogna lavare con soluzione
alcoliche e non bisogna usare farmaci studiati per altre meduse
del tipo Chironex: sulle punture di Physalia e Sthomolopus provoca
l'effetto opposto.
... e negli oceani
La medusa più pericolosa vive nelle acque dellAustralia
settentrionale: è la Chironex fleckeri, chiamata cubo-medusa
(box jellyfish) per la forma quadrangolare, soprannominata dai
pescatori filippini e giapponesi medusa di fuoco. E piccola
(il diametro è di circa un palmo) con tentacoli che si possono
allungare da qualche centimetro a qualche metro, trasparente. Al
contatto, dolorosissimo, introduce un veleno neurotossico che può
portare rapidamente alla morte. Si nasconde nei bassi fondali
fra le radici delle mangrovie, presso gli sbocchi dei corsi
dacqua dolce. Nella stagione secca (da maggio ad ottobre),
abbandona la costa e si porta al largo. Si ritiene che faccia più
vittime dei pescecani.
Primo intervento
I consigli fondamentali: lavate con acqua calda la parte
urticata, non grattate, mettete gel al cloruro d'alluminio,
e chiamate subito il 118 in Italia o il soccorso medico all'estero,
se la reazione è diffusa e se si hanno difficoltà
respiratorie, pallore, sudorazione.
Uscite dall'acqua e fatevi aiutare da qualcuno, se sono rimaste
parti della medusa attaccate alla pelle cercate di rimuoverle con
movimenti simili a una rasatura, anche con un coltello (attenzione
a non tagliare, dovete rasare e rimuovere i tentacoli, e ovviamente
non con le mani nude!) e fate scorrere acqua di mare quanto più
calda possibile, per eliminare eventuali tossine residue: se non
rimosse o neutralizzate, continueranno ad aprirsi ed urticare, specie
se vengono toccate o strofinate.
Cosa applicare
Non grattate, non strofinate sabbia, non applicate
alcol o ammoniaca. Sono inutili anche cortisonici e antistamici.
Non utilizzate ghiaccio o acqua dolce, favorisce l'apertura
delle tossine residue.
Applicate, invece, sulla parte interessata di un
gel astringente al cloruro d'alluminio (venduto in farmacia),
che ha un'immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle
tossine.
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