Ridurre di un terzo il tempo di fermentazione necessario alla produzione del
vino e apportare una vera rivoluzione nel campo dellindustria vinicola.
E quanto potrebbe attuarsi a breve in base ai risultati che stanno emergendo
dalle ricerche condotte da Carlo Bruschi sui meccanismi di controllo dei processi
replicativi dei lieviti.
Massimo esperto italiano di genomica del lievito e coordinatore nazionale della
società scientifica italiana Zymi (Zestful Yeast Model system in Italy),
Carlo Bruschi ha fatto parte del gruppo di esperti scientifici della delegazione
del Ministero italiano delle politiche agricole e forestali che ha partecipato
al 29° Congresso mondiale dellorganizzazione intergovernativa Oiv
(Organizzazione Internazionale della Vigna e del vino), svoltosi il mese scorso
a Logroño (Spagna).
In tale occasione Bruschi ha proposto di creare nellambito dellOiv
una commissione dedicata agli studi sul lievito da vino, che ne promuova e divulghi
i risultati raggiunti dalla ricerca internazionale in campo biotecnologico per
un aggiornamento continuo degli operatori del settore e una ricaduta tecnologica
immediata. «Allinterno delle commissioni dellOiv cè
una mancanza rilevante per quanto riguarda lapprofondimento scientifico
di uno dei momenti più importanti della produzione vinicola: la fase
fermentativa del mosto» ha denunciato Bruschi, direttore del Laboratorio
di Microbiologia e Genetica Molecolare del Lievito presso il Centro Internazionale
di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (Icgeb) di Trieste. «Conoscere
meglio il ruolo svolto dai lieviti nella fermentazione e i meccanismi che regolano
la loro riproduzione e laumento della loro densità nel mosto può
risultare estremamente interessante per le aziende vinicole. Si potrebbe arrivare
a incrementare la velocità del processo fermentativo delluva, ottenendo
in minor tempo vini con immutate qualità organolettiche e meno esposti
alle variazioni ambientali o a possibili contaminazioni microbiche».
Recenti studi condotti dalléquipe di Bruschi hanno infatti permesso
di comprendere i meccanismi biochimici che regolano la crescita numerica delle
cellule fungine in un determinato ambiente. I lieviti crescono fino a raggiungere
una certa densità tipica del substrato su cui si trovano, poi si fermano
e conseguentemente bloccano anche la fermentazione. Un fenomeno simile è
già noto nei batteri e viene chiamato quorum sensing. Il processo di
crescita dei lieviti è regolato dalla presenza di alcuni alcoli che fungono
da comunicatori tra cellula e cellula: per Saccharomyces cerevisiae, il più
comune lievito da vino, si tratta del feniletanolo e del triptofolo. Imparare
a dosare la presenza di questi alcoli allinterno del mosto, o utilizzare
ceppi di lievito geneticamente adattati, significherebbe dunque poter controllare
la densità finale delle cellule fungine e quindi la velocità di
vinificazione nel processo produttivo. «Se oggi solitamente per ogni millilitro
di mosto si hanno 100 milioni di cellule di Saccharomyces» spiega Carlo
Bruschi «mettendo a punto queste tecniche biotecnologiche si potrebbe
arrivare ad aumentarne di 100 volte la densità, raggiungendo i 10 miliardi
di cellule di lievito per millilitro, e a ridurre di un terzo il tempo di fermentazione
necessario alla produzione di vino. Questi nostri studi e altri che si stanno
compiendo a livello internazionale potranno avere enormi ricadute economiche
e permetteranno alle aziende vinicole di ottenere prodotti di inalterata qualità
più rapidamente e a costi più bassi».