La recente bufera mediatica scatenatasi sul latte crudo ha causato ingenti
perdite agli allevatori che avevano investito su questo nuovo prodotto, creando
un ingiustificato allarme e un diffuso disorientamento tra i consumatori. Il
punto sulla situazione è stato fatto questa mattina da ricercatori, nutrizionisti,
produttori ed esperti del settore in un convegno dal titolo Latte: la cruda
verità. Il latte crudo, i suoi vantaggi, i suoi pericoli, organizzato
da Slow Food Italia e dallUniversità di Scienze Gastronomiche di
Pollenzo, tenutosi presso lAula Magna dellateneo piemontese.
A seguito dei casi di tossinfezione oggetto delle cronache, il 10 dicembre
2008 il Ministero della Salute ha emesso unordinanza che introduce lobbligo
di riportare sugli appositi distributori la dicitura da consumarsi solo
dopo bollitura. Tuttavia le statistiche dimostrano che non ci sono state
variazioni nella casistica di SEU (Sindrome emolitico-uremica), una malattia
molto rara causata da tossinfezioni di Escherichia Coli, da quando si sono diffusi
in Italia gli erogatori di latte crudo.
«Il latte crudo è un prodotto nuovo e diverso ha affermato
Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, introducendo il convegno. Consumarlo
non vuol dire tornare indietro, ma servirsi delle moderne tecnologie per usufruire
in tutta sicurezza di un prodotto nutrizionalmente valido ed economicamente
conveniente per il consumatore, che rappresenta unopportunità di
differenziazione delle entrate per le aziende zootecniche.»
«Si tratta di un alimento integro e vivo che contiene elementi nutrizionali
fondamentali per lalimentazione umana a tutte le età ha
dichiarato Giorgio Calabrese, docente di Nutrizione Umana presso lUniversità
di Torino e consulente del Ministero della Salute. È necessario mettere
in atto tutte le iniziative utili a prevenire patologie e controllare il livello
di rischio. Per questo ha aggiunto Calabrese sarebbe utile trovare
nuove strumentazioni che permettano di distribuire latte pastorizzato garantendo
la catena del freddo senza interrompere tuttavia il rapporto diretto tra produttore
e consumatore.»
«Latto di spillare il latte crudo da un distributore ha
continuato Cinzia Scaffidi, direttore del Centro Studi Slow Food e moderatrice
dellincontro - è la sintesi perfetta del buono, pulito e giusto:
questo latte ha proprietà nutritive superiori a quelle del prodotto pastorizzato
ed è più gradevole al palato; percorre pochi chilometri per giungere
al consumatore e non produce rifiuti in packaging; infine, la filiera diretta
consente una politica di prezzo più rispettosa del lavoro degli allevatori.
Roberta Lodi, responsabile della sede di Milano del CNR - ISPA (Istituto di
Scienze delle Produzioni Animali), ha raccontato la pionieristica esperienza
lombarda: i primi distributori sono nati nel 2004 dalla volontà di alcuni
produttori che vendevano direttamente il loro latte crudo di grande qualità.
Già alla fine di quellanno una circolare della Regione Lombardia
fissava rigidi livelli di sicurezza igienico-sanitaria. Da quelle prime esperienze,
gli erogatori di latte crudo si sono diffusi in tutta Italia e oggi se ne contano
oltre 1100.
Una goccia di latte contiene tutti gli elementi nutrizionali necessari allalimentazione
in un equilibrio perfetto quanto precario. Per questo il latte deve subire il
minor numero possibile di trattamenti e alterazioni. Il latte prodotto in una
stalla sana, in cui si rispettano tutte le norme igieniche, filtrato, refrigerato
a 4° e mantenuto in stato di blanda agitazione conserva inalterate le proprie
caratteristiche. «Lesperienza lombarda - ha concluso Lodi
ci ha permesso di costruire le regole per una gestione sanitaria del latte crudo:
lallevatore garantisce che la sua stalla è sana, grazie anche agli
strumenti per ridurre il rischio di proliferazione di elementi patogeni forniti
da veterinari e tecnici del latte; il consumatore, infine, conserva correttamente
il prodotto prelevato dallerogatore.»
Per Roberto Rubino, ricercatore del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura,
i latti non sono tutti uguali: «Si differenziano, oltre che
per lanimale che li produce, per il tipo di allevamento e alimentazione
e, infine, per il trattamento che subiscono. È necessario che il produttore
differenzi lofferta per offrire al consumatore possibilità di scelta
tra i latti, anche quelli crudi, così che il prodotto sia legato direttamente
al produttore e al suo territorio.»
Jean Claude Le Jaouen, giornalista esperto del settore lattiero-caseario, ha
raccontato lesperienza francese, dove si punta sulla sicurezza assoluta
per i consumatori e la responsabilizzazione dei produttori. Sulla base di questo,
già nel 1999 è stata realizzata una guida delle buone pratiche,
ripresa poi nel 2006 con il cosiddetto pacchetto igiene.