Una farina con scarso glutine e' di minore qualita', il lievito puo' essere
chimico e puo' lasciare un sapore sgradevole al pane, l'acqua di pianura puo'
contenere residui chimici che interferiscono con il gusto, il macinato dovrebbe
essere lasciato maturare per un mese ma viene trattato con "maturanti"
chimici che ne diminuiscono la qualita', la lievitazione forzata da' luogo a
odori sgradevoli, una cattiva cottura produce un pane di color chiaro decisamente
meno saporito di uno scuro. Insomma tutti questi elementi contribuiscono o meno
alla qualita' del nostro "pane quotidiano", per il quale lavorano
direttamente 230mila addetti ai quali si aggiungono 180mila occupati nell'indotto.
Il consumatore dovrebbe indirizzare il mercato verso la produzione di un prodotto
di qualita' ma spesso la fretta, l'ignoranza e la scarsa informazione vincono.
Insomma non basta piu' dire "pane cotto nel forno a legna" (gia',
quale legna?) ma sarebbe indispensabile fornire al consumatore le informazioni
per scegliere. Con W si indica la qualita' della farina che per un buon pane
dovrebbe essere superiore al numero 350.