Difficile definire in poche parole questo personaggio poliedrico, perché
durante la sua breve vita si occupò un po di tutto: fu storiografo,
etnografo, naturalista, geografo, geologo, alchimista e numismatico, ma anche
scrittore, editore, cartografo, disegnatore e incisore. Il suo colto eclettismo
lo fa annoverare tra gli antesignani dellenciclopedismo illuminista settecentesco
europeo e non a caso fu accolto come membro della Royal Geographical Society
inglese, la più prestigiosa accademia culturale dellepoca. Tra
i tanti meriti gli va riconosciuto quello di essere stato il primo a spiegare
scientificamente il complesso meccanismo idrologico di intermittenza dei laghi
carsici di Cerknica e Planina, di aver intuito e verificato i percorsi ipogei
dei fiumi carsici Reka-Timavo, Piuca e Lokva, a descrivere il proteo (il più
straordinario abitante delle grotte slovene), a tramandarci lavventurosa
storia del cavaliere Erasmo Lueger, il Robin Hood della Carniola, e dellimprendibile
castello di Predjama, a descriverci i primitivi sci con cui si spostavano dinverno
i montanari carniolani. E lelenco potrebbe continuare a lungo.
Nato a Lubiana in un edificio tuttora esistente sulla Piazza Vecchia nel 1641
da nobile famiglia di origine bergamasca, il giovane Janez studiò dai
Gesuiti prima in patria poi in Germania, combattè assieme agli Ungheresi
contro i Turchi e viaggiò parecchio per la sua epoca, visitando Germania,
Svizzera, Francia, Italia e nord Africa. Ma soprattutto visitò accuratamente
le regioni slovene di allora, che oltre alla Carniola comprendevano anche la
Carinzia e lIstria, descrivendola nella monumentale opera La Gloria
del ducato carniolano, un libro in 4 volumi pubblicato a proprie spese
a Norimberga nel 1689 con lintento di far conoscere allestero la
propria terra. Se le sue 3. 532 pagine costituiscono ancora oggi la più
ricca messe di informazioni geografiche, storiche, etnografiche, naturalistiche
e descrittive sulla Slovenia del 1600, le 535 stupende incisioni allegate illustrano
e fotografano città, villaggi, castelli e monasteri, chiese e monumenti
come erano a quei tempi, che ne fanno la più antica e completa guida
turistica ante litteram di una regione europea.
La presenza del colto barone si può cogliere ancora oggi visitando lelegante
bianco castello rinascimentale di Bogensperk, 40 km ad est della capitale Lubiana,
che Valvasor acquistò nel 1672 per trasferirvi la sua ampia biblioteca
e le sue molteplici collezioni e per impiantarvi la sua preziosa stamperia,
la più antica della Slovenia. A quei tempi infatti per fare leditore
occorreva per prima cosa produrre la carta e, per tradurre i disegni in immagini,
incidere lastre di rame e poi stamparle con inchiostro e pressa. Lattività
di scrittore, ricercatore ed editore, se da un lato gli garantì una fama
imperitura, dal punto di vista economico non si può purtroppo dire che
gli portò fortuna. Oberato dai debiti, nel 1692 fu infatti costretto
a vendere tutte le sue proprietà, compreso il bel castello, per ritirarsi
a vivere in una modesta abitazione a Krsko, dove morì un anno dopo solo,
povero e negletto. Gli sopravvisse invece la sua corposa biblioteca, tra le
più ricche dellEuropa centrale dellepoca, conservata quasi
intatta a Zagabria.
A Bogensperk, ora trasformato in museo, la presenza di Valvasor è rimasta
però immutata nel tempo: cè ancora il suo studio, una copia
originale del suo ponderoso libro, il laboratorio della carta e la macchina
per la stampa, unesposizione delle sue suggestive incisioni, gli strumenti
cartografici e geodetici, i trofei di caccia, una raccolta di costumi sloveni
seicenteschi e una curiosa collezione di oggetti di medicina popolare, di magia
e di stregoneria. Il castello venne eretto allinizio del Cinquecento su
uno sperone di roccia con pianta rettangolare, cortile interno e torri angolari.
Ulteriori notizie su Valvasor e sul castello di Bogensperk possono essere richiesti
allUfficio del Turismo Sloveno in Italia, tel. 02. 29511187, slovenia@tin.it.www.slovenia-tourism.si