La scultura, che misura dieci metri di lunghezza per un'altezza di dodici,
presenta due facce: l'una dedicata al mondo occidentale con le sue numerose
nazioni, l'altra all'immensa Cina con la sua secolare unità. Una sequenza
ritmica di segni emblematici, da un lato, che emergono da sotto la superficie
del bronzo corrugata e spaccata; dall'altro, una moltitudine di forme compongono
in un gioco di ombre e di luci una complessa narrazione, fatta di differenze
e di dialoghi, di scambi e di confronti.
Ho pensato -ha dichiarato Arnaldo Pomodoro- di intitolare la mia opera a Marco
Polo con questi due obiettivi: da un lato quello di rendere omaggio al mito
del grande viaggiatore veneziano e dall'altro di simboleggiare l'incontro tra
due grandi civiltà, che partecipano a uno scambio sempre più frequente
nell'epoca della globalizzazione."
Come sottolinea il Presidente dell'ICE Umberto Vattani, che ha fortemente voluto
quest'opera a Shanghai: "il Grande Portale Marco Polo è l'opera
più grandiosa nel perimetro dell'Expo e porta con sé un ulteriore
significato, quello di riconoscere al nostro Paese il ruolo che gli compete."
Il Grande Portale -scrive Bruno Corà- scisso nei due altissimi battenti
tenuti serrati, è una porta-soglia bifronte dove l'artista ha proiettato
molte soluzioni plastiche in cui l'intero repertorio geometrico attua una spazialità
piena di tensioni e sollecitazioni. Superata l'iniziale e giustificata stupefazione
suscitata dal trovasi di fronte a un'opera di tale importanza, anziché
restare sopraffatti dalla sua severa magnitudine, viene voglia di leggerne sia
la portata immaginifica e poetica, sia l'entità dell'impegno generativo."