Come si dice in etrusco figlio? Clan. Figlia? Sekh. Piatto? Spanti. Per un
secco no, dovremmo invece rispondere ein. La lingua di questa affascinante civiltà
emerge dal mistero in cui è stata avvolta per secoli. Le più recenti
ricerche archeologiche, filologiche ed epigrafiche hanno consentito il raggiungimento
di grandi traguardi nella comprensione della sua struttura e dei suoi vocaboli.
Agli ottomila lemmi pubblicati nella prima edizione del Thesaurus linguae
etruscae del 1978 da Massimo Pallottino, padre degli etruscologi italiani,
se ne sono ora aggiunti cinquemila nella seconda edizione, curata con un nuovo
approccio critico da Enrico Benelli, ricercatore dellIstituto di studi
sulle civiltà del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale
delle ricerche. Il poderoso lavoro è stato presentato il 12 febbraio,
a Roma, presso lAccademia dei Lincei (Palazzo Corsini).
Le nuove acquisizioni, spiega Benelli, si devono al fatto
che gli studi, a partire dagli anni 70, non solo sono aumentati, ma si
sono estesi anche territorialmente interessando aree nuove. Se fino agli anni
50 il bacino di provenienza dei reperti e delle testimonianze era limitato
allEtruria settentrionale, corrispondente alle province di Grosseto, Arezzo,
Siena e Perugia, nei decenni successivi, le indagini si sono allargate allEtruria
meridionale (viterbese e parte dellUmbria) ricca di testimonianze dal
settimo al quarto secolo a.C..
Le parole raccolte nel Thesaurus sono perlopiù nomi di persona e termini
tratti dal lessico funerario e sacro. Grazie ai rinnovati studi è stato
possibile sciogliere alcuni nodi cruciali nella comprensione delletrusco:
la struttura dellidioma, individuando verbi, aggettivi e i principali
elementi grammaticali e la pronuncia.
Letrusco, che cadde in disuso intorno alla prima metà del
primo secolo a.C., continua Benelli, ha un alfabeto di 24 lettere,
prevede luso di più morfemi, quali singolare, plurale, caso; ha
una struttura molto diversa dalla maggior parte delle altre lingue parlate in
Italia e nel bacino del Mediterraneo e pur non avendo unorigine indoeuropea,
fu influenzato dagli idiomi dei popoli indoeuropei confinanti in area sabina
ed umbra.
Di origine etrusca è, tra le altre, la parola satellite, derivante dal
termine Zatlath, che significa colui che brandisce lascia
ovvero luomo di scorta, passata al latino satelles e attestata
per la prima volta nelle lingue moderne da Galileo Galilei. Il corpus presenta
una sistemazione ragionata delle testimonianze linguistiche, ordinata per lemmi,
per attestazioni di ogni parola, con lindicazione bibliografica e la citazione
dellintero segmento di testo nel quale il vocabolo compare; luogo di provenienza
e cronologia. La raccolta fornisce levoluzione nel tempo e luso
regionale di ogni termine.
Titolo
Thesaurus linguae etruscae. Vol. 1: Indice lessicale.
Autore Benelli E.; Pandolfini Angeletti M.; Belfiore V.
Prezzo € 445,00
Anno 2009, XXXIV-586 p., rilegato, 2 ed.
Editore Fabrizio Serra Editore
