La ricerca del disegno nei dipinti di Caravaggio è sempre stata una
sfida per gli studiosi dellartista, nel tentativo di convalidare o contraddire
alcune fonti storiche sul fatto che il pittore non ricorresse alla fase grafica
preliminare. La scoperta dellunderdrawing nella Cena in Emmaus,
capolavoro conservato nella Pinacoteca di Brera, getta nuova luce sulla genesi
dellopera di Caravaggio. La rivelazione si deve allo studio
effettuato da parte dellOpificio delle Pietre Dure (OPD) e ad una sofisticata
tecnologia, lo scanner Multi-NIR (Scanning Multispectral IR reflectography)
realizzato dallIstituto Nazionale di Ottica (INO) del Consiglio Nazionale
delle Ricerche di Firenze che da oltre ventanni collabora con le Soprintendenze
e gli istituti di restauro nel settore della diagnostica dei Beni Culturali.
Mai come in questo caso una scoperta storico-artistica è stata
fortemente voluta e perseguita, in un intreccio dintuizione storica, concretezza
dellanalisi delle pratiche di lavoro e avanzamento scientifico,
afferma Cecilia Frosinini Direttore Storico dellArte dell'Opificio delle
Pietre Dure. La sorprendente realtà si è concretizzata sotto gli
occhi degli studiosi dellOpificio delle Pietre Dure, dove ha sede uno
dei laboratori dellINO-CNR: lo Scanner Multi-NIR come un terzo occhio
ha indagato il dipinto a livelli di profondità e con una risoluzione
mai raggiunti prima. Questa apparecchiatura realizzata grazie ai finanziamenti
del progetto europeo EU-Artech e alla stretta collaborazione tematica con lOPD,
spiega Luca Pezzati Responsabile del Gruppo Beni Culturali dellINO-CNR,
è in grado di acquisire limmagine allinfrarosso in
14 lunghezze donda, raggiungendo i 2300 nanometri, anziché i 1050
dei mezzi tradizionali. Il risultato è una successione di immagini monocromatiche,
multi banda, perfettamente sovrapponibili, rivelatrici di numerose caratteristiche
delle parti nascoste, come lunderdrawing, pentimenti e tecnica esecutiva.
La potenza dello strumento è tale da poter visualizzare un disegno nero
su preparazione scura. Dallindagine sono infatti affiorati i contorni
grafici del volto di Cristo, degli apostoli, delle mani, oltre alla presenza
di incisioni tipiche della fase giovanile del Caravaggio. Si può
quindi sintetizzare, secondo gli esperti dellOPD, che Caravaggio,
sebbene non avesse bisogno di una lunga preparazione preliminare, non rinunciasse
a fermare idee e modelli sulla tela tramite dei segni.
Il dato assume quindi un rilievo che va al di là del singolo quadro
e induce ad intervenire con uguali indagini nelle restanti opere autografe con
la prospettiva di importanti sorprese. Allinizio delle ricerche
tecniche sullartista, la riflettografia (a causa delle limitazioni della
strumentazione disponibile) non offrì risultati immediati o eclatanti
come quelli della radiografia e la si abbandonò, scambiando per una risposta
negativa («non cè un disegno preparatorio») quello
che invece era un limite strumentale. I risultati oggi possibili grazie allo
scanner Multi-NIR di Opificio delle Pietre Dure e INO-CNR sono quindi perseguibili
su tutto il corpus dellartista, afferma Cecilia Frosinini dellOPD.
Infatti, non finiscono qui i segreti della tela che è giunta oggi a Roma
presso lAmbasciata della Santa Sede in Italia e da domani, 19 febbraio,
sarà presso le Scuderie del Quirinale ove rimarrà fino al 13 giugno.
Lo scanner del CNR ha svelato anche la presenza di un significativo pentimento
di Caravaggio. Sul lato sinistro è riaffiorata una finestra da cui si
scorge un paesaggio dominato da un albero frondoso. Tale apertura era fonte
di luce naturale che si posava sui personaggi illuminandoli. Nella stesura definitiva
Caravaggio occultò questi elementi spaziali e naturalistici, a favore
di uno sfondo scuro, adatto alla resa di unatmosfera più raccolta
e spirituale, rischiarata da una luce innaturale rivelatrice della
presenza divina. Grazie ai risultati del Multi-NIR CNR, gli studiosi oggi possono
affermare che tale dipinto si pone come spartiacque delle due differenti poetiche
ravvisabili nel corpus caravaggesco e, in questo caso, nella stessa tela. Secondo
Isabella Lapi Ballerini, Soprintendente dellOpificio delle Pietre Dure,
essa rappresenta infatti la boa intorno alla quale avviene la virata da
unespressione implicata nel naturalismo al denso e teatrale spiritualismo
degli ultimi anni.
La Cena in Emmaus fu infatti dipinta da Caravaggio nel 1606, allindomani
dellomicidio che lo portò alla fuga da Roma, durante il rifugio
presso la famiglia Colonna, nei feudi laziali. La stesura finale anticipa quegli
elementi stilistici riscontrabili nella fase della maturità dominata
dagli eventi tragici: lapprodo a Napoli, a Malta, in Sicilia, fino alla
morte avvenuta a Porto Ercole il 18 luglio 1610.
Quasi sconcerta il pensare che nonostante le numerose radiografie e riflettografie
compiute finora sullintera opera dellartista, commenta Isabella
Lapi Ballerini, solo grazie al perfezionamento del metodo nellun
caso e allavanzamento del mezzo tecnico nellaltro si sia potuta
rivelare, di quel dipinto cruciale, una nuova sorprendente realtà.
Infine, indagini non invasive mediante la fluorescenza a raggi X, eseguite
dallUniversità di Perugia e dallIstituto di scienze e tecnologie
molecolari del Cnr, hanno potuto acquisire ulteriori dati sulla composizione
dei materiali pittorici. Che confermano la presenza di un paesaggio verdeggiante
oltre lapertura sullo sfondo.