Un evento atteso, quasi epocale nel panorama dei Beni Culturali italiani, che
giunge a conclusione di un processo di straordinario respiro. La riapertura
di Palazzo Madama a Torino, uno degli edifici maggiormente rappresentativi della
storia millenaria della città,sede imponente e scenografica del Museo
Civico dArte Antica, giunge dopo 18 anni di chiusura e un complesso di
studi, ricerche e indagini, di restauri e recuperi che ha pochi eguali; che
ha visto il coinvolgimento di centinaia di persone e il fondamentale intervento,
accanto alla Città di Torino, della Fondazione Crt, unico finanziatore
privato e tenace sostenitore delloperazione.
Il monumentale scalone dello Juvarra, il percorso archeologico della Corte
Medievale, le fastose sale barocche del piano nobile ove erano gli appartamenti
delle due Madame reali (Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista Savoia
di Nemours), o ancora il Salone del Senato che ospitò i lavori
delle Camere allindomani dellUnità dItalia e
le grandi sale del secondo piano, dedicate allimportante collezione di
arti decorative del museo, con una vista straordinaria sulla città, sono
nuovamente aperti al pubblico: completamente restaurati e valorizzati sul piano
storico-artistico e funzionale e con un nuovo allestimento delle collezioni
museali, vaste ed eterogenee, che Palazzo Madama ospita dal 1934.
È in realtà con lapprovazione del Progetto Palazzo
Madama, nel 1998, che ha preso il via dopo una fase difficile e
confusa una nuova e positiva stagione di interventi, con lintento
di coniugare il restauro architettonico e la ri-costruzione di configurazioni
passate alle moderne esigenze museali, in termini di esposizione, fruibilità
e servizi, e dunque al contemporaneo ri-allestimento del Museo. Da allora si
sono succeduti il rilievo architettonico delledificio,condotto con moderne
tecnologie informatiche, e il rilievo archeologico; unintensa campagna
di saggi stratigrafici su superfici decorate e stucchi; lo studio dei manufatti
del palazzo e molteplici indagini storiche e darchivio, che hanno coinvolto
oltre 40 collaboratori scientifici e che hanno chiarito, in parte, levoluzione
costruttiva e duso del Palazzo e le funzioni degli ambienti nelle diverse
epoche. Sono stati restaurati le pareti, le volte e gli apparati decorativi
del palazzo, in particolare quelli che concorrono a definirne il volto barocco
(dagli intonaci alle decorazioni a stucco, dalle boiseries ai manufatti lapidei
e vitrei, dalle sovrapporte ai pavimenti, dagli specchi agli affreschi), riportando
in luce cromie originarie e decorazioni, talvolta completamente occultate: come
nel caso della facciata e dello scalone juvarriani, ove è riemersa la
decorazione scenografica voluta dal grande architetto, o come per il recuperato
allestimento ottocentesco nei registri superiori delle pareti e nella volta
del Salone del Senato.
Contestualmente a tutto ciò, si è proceduto alladeguamento
funzionale degli spazi e ad un restauro complessivo e sistematico delle collezioni
in vista del nuovo allestimento, nonché alla loro catalogazioni informatica:
70.000 opere circa tanto è ricca limponente collezione del
Museo dArte Antica di Torino, con lavori che vanno dal Medioevo al Barocco
e oltre 10.000 immagini digitali. Complessivamente oltre 150 restauratori
si sono alternati negli interventi sul palazzo e ben 71 ditte sono state impegnate
nei restauri architettonici e delle collezioni museali. Collezioni che con la
loro eterogeneità dipinti, sculture, codici miniati, maioliche
e porcellane, ori e argenti, arredi e tessuti testimoniano la ricchezza
e la complessità di dieci secoli di produzione artistica italiana ed
europea. Il percorso museale riallestito in modo da intrecciare un dialogo
continuo tra opere e ambiente, razionalizzato, aggiornato nel profilo scientifico,
arricchito delle oltre 900 opere acquisite dal 1988 ad oggi, (a testimonianza
di una vitalità del museo mai venuta meno), commentato come mai prima
da un apparato di oltre 3000 didascalie, 35 schede descrittive, 150 approfondimenti
multimediali si snoda su quattro piani che corrispondono ad altrettante
tappe di sviluppo nel tempo.
I primi secoli del medioevo corrispondono alle raccolte sistemate al livello
del fossato, nel Lapidario Medievale, con sculture, mosaici e oreficerie (tra
cui il prezioso Tesoro di Desana) databili dal tardo-antico al Romanico. Gli
ambienti quattrocenteschi del piano terra ospitano invece un itinerario che
va grosso modo dal Gotico al Rinascimento, con pitture, sculture, miniature
e oggetti preziosi (come il duecentesco scrigno di Guala Bicchieri), provenienti
in larga parte dai territori del Piemonte e databili tra il XIII e il XVI secolo;
nella sala circolare della Torre Tesori, una delle torri quattrocentesche del
vecchio castello, una selezione di capolavori, tra cui il celebre Ritratto duomo
di Antonello da Messina, il codice delle Très belles Heures de Notre
Dame de Jean de Berry, miniato da Jan Van Eyck, e una serie di oggetti darte
a cavallo tra Cinque e Seicento provenienti dal gabinetto delle meravigliedi
Carlo Emanuele.
Al piano nobile del palazzo, è allestita la quadreria moderna, con opere
che provengono dalle collezioni sabaude (lAssunta e al San Gerolamo di
Orazio Gentileschi, i paesaggi di Vittorio Amedeo Cignaroli, le opere di Jean
Miel e Bartolomeo Guidobono, per esempio) e unimportante selezione di
arredi frutto della perizia di artigiani ebanisti piemontesi, italiani e francesi.
Allultimo piano, infine, le raccolte di arte decorativa, cuore del patrimonio
del museo, con maioliche e porcellane, vetri e avori, tessuti e pizzi, oreficerie
e metalli e lo straordinario nucleo di vetri dorati, dipinti e graffiti, unico
al mondo per quantità e qualità di esemplari, donato al Museo
dal marchese Emanuele Tapparelli dAzeglio nel 1890. Nella riformulazione
degli spazi museali è da segnalare la scelta di destinare alle esposizioni
temporanee la grande Sala del Senato, cui si accede dopo aver percorso il monumentale
scalone, e di rendere accessibili liberamente quasi parte integrante
del percorso pedonale di Piazza Castello lavancorpo juvarriano
e la grande sala della Corte Medievale, al piano terra, ove lo scavo archeologico
e i camminamenti vetrati consentono di rileggere le molte stratificazioni e
le diverse fasi costruttive delledificio.
Se nellordinamento museale si sono seguite le suggestioni storiche presenti
nel palazzo, anche lallestimento ha puntato sullidea del dialogo
tra antico e moderno. Così accanto alla progettazione di nuove strutture
idonee a valorizzare al meglio le collezioni, si è scelto invece di conservare
nelle Sale delle Arti Decorative le 73 vetrine degli anni Trenta realizzate
dalla ditta Fontana Arte di Milano allepoca diretta da Giò
Ponti restaurando la struttura lignea e rifunzionalizzando le luci, i
grandi vetri curvi, il gioco di specchi dei ripiani e dei fondi. Infine i servizi
di cui il Museo si è dotato, nello spirito di un nuovo rapporto con il
suo pubblico: dalla libreria museale specialistica al bookshop; dal Caffè
Madama ospitato nella Camera della Galleria con i dipinti di Cignaroli
alle pareti e nella suggestiva cornice della Veranda Nord, progettata da Filippo
Juvarra allarea relax; dalle audioguide anche per ipoovedenti allarchivio
consultabile, fino ad un ascensore panoramico vetrato, inserito in una delle
antiche torri, dalla cui sommità si può lanciare uno sguardo sulla
città che cambia.