La mostra, per la prima volta in Italia, presenta 200 opere di Utagawa Hiroshige
(1797-1858), uno dei più grandi artisti giapponesi di ogni tempo, che
ebbe una notevole influenza sulla pittura europea e soprattutto sull'impressionismo
e post-impressionismo. Imitato da numerosi artisti del XIX secolo, il caso più
celebre resta quello di Vincent Van Gogh che si ispirò profondamente
alla sua tecnica e alle sue tematiche e riprodusse in modo fedele alcune delle
sue opere in quadri famosissimi.
Promossa dalla Fondazione Roma in collaborazione con The Honolulu Academy of
Arts e prodotta in collaborazione con Arthemisia, la mostra è a cura
di Gian Carlo Calza, con il coordinamento scientifico di The International Hokusai
Research Centre. E rappresenta un'occasione unica per conoscere un artista che,
per la straordinaria capacità di contemplare ed esprimere la natura nel
suo lato più armonico, anche nel bel mezzo di tempeste di neve o gorghi
di mare, ancora oggi veicola il messaggio di una intensa capacità di
ascolto religioso che accomuna i sentimenti dell'uomo al respiro del cosmo,
avvicinando l'infinitamente piccolo allo sconfinatamente grande.
"Dopo l'esposizione 'Capolavori dalla Città Proibita. Qianlong
e la sua corte' del 2008 - dichiara il Presidente Emanuele - la Fondazione Roma
rivolge ancora una volta il suo sguardo e la sua attenzione al mondo orientale
con una mostra dedicata ad un pittore considerato uno dei massimi esponenti
dell'arte ukiyoe (immagini del mondo fluttuante) che tra gli inizi del Seicento
e la fine dell'Ottocento espresse i gusti e lo stile della società giapponese
proto-moderna delle grandi città, delle classi mercantili e imprenditoriali
e della borghesia in genere. Una società della quale Hiroshige è
indiscusso maestro del paesaggio, e, secondo alcuni, addirittura superiore a
Hokusai per il suo particolare approccio religioso alla natura rispecchiante
un sottile afflato shintoista". "La mostra - continua Emanuele - è
un ulteriore tassello del progetto interculturale che la Fondazione Roma porta
avanti attraverso l'iniziativa propria del suo Museo, che nel 2009 celebra i
primi dieci anni di attività. Dieci anni durante i quali la Fondazione
ha promosso esposizioni ed eventi collaterali innovativi, che hanno contribuito
sensibilmente ad arricchire l'offerta culturale della città di Roma".
Provenienti dall'Honolulu Academy of Arts, le opere in mostra saranno poi esposte
dal 1 luglio al 10 settembre 2009 alla Dulwich Picture Gallery di Londra. La
rassegna romana è stata realizzata con il contributo di Takeda Italia
Farmaceutici.
LA MOSTRA
La produzione di Hiroshige è essenzialmente di stampe policrome, il principale
veicolo di diffusione dell'arte del Mondo Fluttuante con fogli singoli e libri
di illustrazioni di cui si stima ne abbia prodotte oltre 4000, oltre alle immagini
per 120 libri. Si tratta di un'arte per fruizione diretta, privata, non per
esposizione monumentale: nella quiete della visione domestica, infatti, la sua
qualità e creatività potevano arrivare a trasmettere il senso
della grandiosità delle gole e fiumi fra vertiginose montagne, di gorghi
e correnti negli stretti del mare, intere penisole estese sotto la luna. Come
nei tre celebri trittici, presenti in mostra, realizzati alla vigilia della
scomparsa di Hiroshige a Edo nel 1858 durante un'epidemia di colera.
Divisa in cinque sezioni, la mostra della Fondazione Roma Museo, "Hiroshige.
Il maestro della natura" presenta opere provenienti dall'Honolulu Academy
of Arts che possiede forse la più grande raccolta di stampe di Hiroshige
in Occidente con oltre 3.000 fogli derivanti per la massima parte dal lascito
di James Michener, il celebre romanziere di Sayonara e Hawaii oltre a foto della
fondazione JCII di Tokyo il più importante museo giapponese di strumenti
fotografici e uno dei più grandi di fotografia.
La prima sezione, "Il mondo della natura" raggruppa stampe che sono
dei capolavori di rappresentazione di elementi della natura: uno stormo di oche
selvatiche che in volo attraversano uno scorcio di luna piena o un piccolo branco
di salmonidi, ayu, che risale la corrente striata di bianco e d'azzurro o l'improvviso
scroscio di una cascata che aggetta da una roccia su un abisso con un rosso
acero d'autunno. La seconda, "Cartoline dalle province" è dedicata
a opere in cui Hiroshige interpreta località del Sol Levante divenute
famose per una caratteristica naturale (una cascata suggestiva, rocce di forma
singolare, un albero contorto sulla scogliera), per una veduta spettacolare
(gorghi profondi in uno stretto di mare, un lieve ponte sospeso su un precipizio)
o per i loro valori mitologici, letterari o come frequentati punti d'incontro.
La terza "La via per Kyoto" è dedicata alle due grandi vie
che collegavano la capitale imperiale di Kyoto a quella amministrativa di (Tokyo)
Edo, rispettivamente lungo la costa (T?kaid?) e nell'interno (Kisokaid?). In
questa sezione è contenuta l'opera Cinquantatré stazioni di posta
del T?kaid?, universalmente considerato il capolavoro di Hiroshige realizzato
tra il 1833 e il 1834, poco dopo il viaggio fattovi dal grande maestro. Nella
quarta "Nel cuore di Tokyo" è rappresentato il vedutismo di
Edo, la "capitale orientale", l'attuale Tokyo dove risiedeva lo sh?gun,
il capo militare e politico del Giappone. Un centinaio e più di luoghi
che gli abitanti e i visitatori frequentavano costantemente come "la città
senza notte" di Yoshiwara coi suoi eleganti postriboli, Saruwach? la via
dei teatri, Nihonbashi punto di riferimento per ogni viaggio e di misura di
ogni distanza del paese.
Una sezione a parte "Il vedutismo di Hiroshige nella prima fotografia giapponese",
a cura di Rossella Menegazzo, testimonia con foto e cartoline di paesaggio e
di luoghi celebri, a qualche decennio di distanza, l'influsso che il maestro
ebbe sul nuovo mezzo visivo, e sull'immaginario dei primi fotografi: il taglio
visivo delle inquadrature, la scelta dei luoghi già da lui resi famosi
nelle stampe, il suo "modo di vedere" la realtà della natura
perdurarono anche nelle nuove immagini. Tanto da far percepire una continuità
quasi naturale dalla tradizione pittorica dell'ukiyoe alla modernità
del mezzo fotografico.
Infine, per un confronto ravvicinato Hiroshige - Van Gogh, in mostra sono presenti
anche tre riproduzioni di capolavori di Vincent van Gogh (Ponte sotto la pioggia:
dopo Hiroshige, Il giardino dei susini a Kameido: dopo Hiroshige e Piccolo pero
in fiore, conservate al Van Gogh Museum di Amsterdam e impossibili da trasportare
a causa delle delicate condizioni conservative) ispirati direttamente ai quadri
di Hiroshige (i primi due presenti in rassegna). Per volontà del Presidente
Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, le opere sono state riprodotte
al vero e in altissima risoluzione dalla Rai, secondo una speciale tecnica di
elaborazione digitale che rende visibili i colori e i particolari dell'originale
nei minimi dettagli. Riproduzioni che fanno parte del progetto "Le mostre
impossibili", ideato da Renato Parascandolo, e che consentono così
di vedere eccezionalmente a confronto i capolavori dei due maestri.
VITA E OPERE
Nato a Edo (Tokyo) nella famiglia di un samurai funzionario dei vigili del fuoco
nel 1797 a tredici anni, dopo la scomparsa di entrambi i genitori, ne ereditò
la carica. Questo fatto, e la rendita che ne derivava, lo resero relativamente
indipendente dalle fortune della sua passione di artista, ma anche ne ritardarono
la crescita. Divenuto allievo di Utagawa Toyohiro (1763?-1828) ne assorbì
l'interesse per il paesaggio, ma la sua fioritura lo portò a uno stile
totalmente diverso e al successo solo dopo la morte del maestro.
La produzione artistica di Hiroshige annovera diversi generi, tra cui stampe
di attori, guerrieri e cortigiane ma soprattutto immagini della natura: stampe
di fiori, uccelli e pesci e, dagli anni trenta, il paesaggio, in cui introdusse
un nuovo stile che lo portò alla fama immediata e a misurarsi con Hokusai.
Con le Cinquantatré stazioni di posta del T?kaid? ebbe un successo strepitoso
e stimolò la produzione di moltissime altre serie paesistiche. Nel 1837
iniziò a collaborare alla realizzazione delle Sessantanove [vedute] del
Kisokaid?, già iniziata da Eisen e a cui finì per subentrare del
tutto creando 47 delle 71 tavole. Così negli anni trenta divenne il paesaggista
più in voga e lavorò a molte altre serie, dalle Vedute celebri
di Kyoto del 1834 alle Cento vedute celebri di Edo, dal 1856 al 1858. Agli anni
tra il 1856 e il 1858 risalgono anche i tre trittici sul tema tradizionale dei
tre bianchi, di neve, luna, fiori: Monti e fiumi lungo il Kisokaid?, Veduta
notturna degli otto luoghi celebri di Kanazawa e Paesaggio dei gorghi di Awa.
CATALOGO SKIRA